Alcuni giorni fa mi intrattenevo in amabile conversazione telematica con lo scrittore
Alan Dean Foster, individuo dalla personalità spiccatamente poliedrica, autore di ben 87 libri di fantascienza, quando dopo intricati voli pindarici da un argomento all'altro, abbiamo finito con il parlare d'Arte Fantastica... e di Robot...!
"Cosa ti fa venire in mente questo evocativo binomio?" gli ho chiesto, e lui ha quasi automaticamente ribattuto: "Sorayama!".
Beh, non è la prima persona che risponde esattamente a questo modo partecipando ad un gioco di botta e risposta con il sottoscritto! Nel mondo dell'iconografia futurista, l'artista giapponese
Sorayama occupa una posizione di primo piano grazie alla sua consumata abilità di fondere la bellezza umana con i freddi contorni di cromate superfici metalliche.
Hajime Sorayama e i Sexy-Robot
Sorayama nasce nel 1947 nella Prefettura di Ehime, sull'isola di Shikoku, nel Giappone meridionale. Fin da piccolo dimostra pochissima voglia di studiare e grande predisposizione al disegno. Dopo un intermezzo poco proficuo nella città di Tokyo, frequenta la
Chuo Art School, un'istituto che non prevede esami d'ammissione - obbligatori invece per la maggior parte delle scuole giapponesi - e si diploma nel '69. Segue un intenso periodo al servizio di agenzie pubblicitarie, finché non si manifesta irrefrenabile il desiderio di mettersi in proprio, di divenire un 'freelance illustrator'.
Siamo alla fine degli Anni 70, nel periodo che precede l'esplosione di
Star Wars. La carriera di Sorayama come artista di Robot nasce quasi per caso. La casa di bevande alcoliche
Suntory chiede all'artista di rappresentare una scena spaziale in cui un robot sorseggia un bicchiere di whisky, appollaiato su un piccolo asteroide. All'inizio si è quasi tentati di sfruttare l'imminente saga cinematografica di Lucas e rappresentare il robot con sembianze decisamente simili a C3PO, il robot protagonista di Guerre Stellari, poi man mano che la commissione procede la figura metallica inizia ad assumere un tratto diverso e originale e viene affiancata ad un cane metallico, sagomato fisionomicamente come Snoopy.
Il cliente è soddisfatto. L'illustrazione presenta caratteristiche idonee a una distribuzione internazionale e si discosta decisamente nel gusto e nello stile dalla tradizione classica nipponica. Nel 1979 l'esperimento si ripete, sempre con la Suntory, e nasce il primo Sexy Robot, una creatura ironica e rilucente, rivisitata poi per anni e anni in posizioni, stili e gag innumerevoli. A tutt'oggi Sorayama ha sfornato decine di realistiche immagini, la maggior parte delle quali raccolte in una serie di preziosi volumi.
Nonostante la sua produzione si estenda a tanti generi, e a una vasta collezione di perfette pin-up umane (proprio in questi giorni esce un suo nuovo volume intitolato per l'appunto
PIN-UP), Sorayama sarà per sempre ricordato dalle generazioni future come l'artista dei Sexy Robot.
La Scienza del 2050
Alla fine ci arriveremo. E' solo questione di tempo, e l'Umanità è appena agli arbori del progresso tecnologico.
Hans Moravec, uno scienziato dell'Istituto di Robotica presso l'Università statunitense Carnegie Mellon, ha pubblicato l'anno scorso il volume
Robot: da semplici macchine a mente trascendente (Oxford University Press, 1999). Un suo articolo,
L'ascesa dei Robot, compare anche in un numero speciale di
Scientific American dedicato alla scienza del 2050. Secondo Moravec, nel giro di qualche decennio, nuovi 'cervelli' basati su computer in grado di eseguire 100 trilioni di operazioni al secondo inizieranno a competere con l'intelligenza umana. Basti pensare che l'intelligenza di una scimmia è paragonabile ad appena 5 milioni di operazioni al secondo.
E' qualcosa a cui non possiamo sottrarci, qualcosa che appartiene al nostro destino. Fin dall'epoca di
Jules Verne, gli illustratori del fantastico si sono sbizzarriti, immaginando robot dalle forme più aliene e spropositate: robot domestici, robot costruiti per il piacere dell'uomo, robot domestici o progettati da alieni, robot programmati per l'esplorazione dello spazio o per conquistare la Terra.
Seguendo il puro capriccio della fantasia, o le direttive di centinaia di Art Director, artisti di tutto il mondo hanno riempito le copertine di romanzi e riviste con avveniristici uomini di latta:
Michael Whelan,
Rowena Morrill,,
Luis Royo,
Barclay Shaw,
Rick Berry,
Tim White,
Gil Bruvel,
Michael Parkes,
David Mattingly,
Bob Eggleton, e la lista potrebbe dipanarsi per centinaia di pagine... In quest'articolo mi soffermerò su qualche sfaccettatura di questo incredibile polo attrattore dell'immaginario collettivo, nato con l'avvento dell'Era Industriale, un po' amato, un po' odiato, ma sempre desiderato...
Marco Patrito e Isaac Asimov
Il mondo è piccolo, molto piccolo. In genere crediamo sia composto da non più di 3 o 4 persone. Uno dei desideri di
Marco Patrito era quello di conoscere
Isaac Asimov: i robot erano già da diversi anni uno dei soggetti prediletti del nostro bravissimo artista torinese. Dopo la magica mano di Karel Thole e la parentesi di alcuni nomi internazionali, Patrito fu nominato illustratore ufficiale di tutta la produzione asimoviana in ambito
Mondadori:
Urania,
Classici,
Interno Giallo,
Oscar...e iniziò con piacere a immergersi nell'Universo della
Fondazione e di
Hari Seldon.
Ci pensate? ...Incontrare di persona Isaac Asimov! Ecco, è uno di quei desideri che si coltivano nei recessi della mente, che colpiscono talvolta un illustratore innamorato di una particolare atmosfera letteraria, ma alla fine il tempo passa inesorabile e alcune cose inevitabilmente accadono...
Asimov non amava viaggiare, non avrebbe preso un'aereo per nulla al mondo. Morì nel '92 e quando apprendemmo della sua morte la scomparsa di questa figura carismatica ci colpì procurandoci una immediata sensazione di vuoto interiore. Internet non era ancora diffusa e le notizie viaggiavano con una certa lentezza rispetto alla velocità con cui oggi siamo abituati...tuttavia Asimov era abbastanza famoso perché della notizia se ne interessasse anche la televisione...
Nel 1997 io e Marco conoscemmo online
Slawek Wojtowicz, il fondatore della più vasta gallery di artisti su Internet. Slawek era, per incredibile coincidenza, anche uno dei medici di famiglia Asimov e, in men che non si dica, consegnò alla sua vedova, Janet Asimov, un CD-Rom contenente tutte le immagini robotiche realizzate da Patrito nell'arco della sua decennale collaborazione con Mondadori. Una soddisfazione postuma in segno di omaggio al Buon Dottore, meglio che niente...
In campo italiano, Karel Thole (purtroppo scomparso lo scorso marzo) e Marco Patrito sono gli artisti che hanno dipinto il maggior numero di robot. Molte creature artificiali di Patrito si distinguono però da quelle di altri per una caratteristica fondamentale: sono in grado di muoversi e interagire con l'universo circostante, precorrendo così in un batter d'occhio gli studi dello scienziato Hans Moravec. Grazie all'incredibile sviluppo della computergrafica 3D, Marco Patrito ha 'scolpito' dal nulla intere serie di realistici robot, lavorando non solo sulla loro bellezza estetica, ma anche sulla credibilità dei loro servomeccanismi. Molte di queste creazioni popolano l'Universo Sinkha: una realtà alternativa che è stata sviluppata attraverso la pubblicazione di alcuni prodotti multimediali e un articolato sito web, www.sinkha.com. Questo universo sta per prendere ancor più forma e consistenza con il lancio di una spettacolare serie di fumetti fotorealistici. Nella gallery abbinata a questo articolo sono presenti alcune immagini bidimensionali tratte dal suo repertorio di ispirazione asimoviana, nelle quali si dimostra come sia possibile disegnare robot in modo originale ed elegante...
I Robot di Manzieri
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| La copertina di Maurizio Manzieri per Interzone |
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L'illustrazione mondiale di fantascienza è indissolubilmente legata alla visualizzazione del nostro domani, e i robot senzienti rappresentano senz'altro uno dei temi dominanti del nostro domani. In alcuni possibili universi le prospettive non rappresentano il massimo in termini di vivibilità:
Gregory Benford,
Fred Saberhagen, i fratelli
Wachowsky in
Matrix,
Arthur C. Clarke, con
Hal 9000, hanno immaginato luoghi in cui le macchine, una volta scaturito il barlume dell'intelligenza, iniziano a lavorare sistematicamente per eliminare o soppiantare il genere umano. In altri casi invece il robot diventa una creazione perfettamente integrata, un'estensione inavvertita del nostro pensiero, che con il passare dei secoli si trasforma in un androide, un essere artificiale composto da materia organica.
Il mio futuro è un luogo alieno in cui la materia è al servizio dell'uomo, e il libero arbitrio e la coscienza acquistano una dimensione e un significato diversi rispetto a quelli cui siamo correntemente abituati. La donna-robot di
Metropolis, il robot del
Pianeta Proibito incarnano interpretazioni manieristiche scaturite dal senso artistico delle epoche in cui veniamo progressivamente vivendo e maturando. Per farla breve, prima che venissero inventati i microchip, i robot venivano raffigurati come un ammasso di valvole e elettrodi!
Personalmente mi piace pensare che il progresso e il consumismo finiranno con il consegnarci delle città a misura d'uomo, affascinanti e completamente automatizzate. Non sarà necessario che i paesaggi odierni scompaiano soltanto, poiché schiacciati e assorbiti dal Pianeta Terra per la lenta traslazione delle placche tettoniche; ci penseranno nuovi stili architettonici e ardite tecnologie a modificare sostanzialmente la nostra vita, finché tra un milione d'anni non saremo più in grado di sapere con certezza se il DNA del nostro interlocutore sia
spontaneo o meccanico.
In alcune mie illustrazioni ho immaginato un periodo della storia umana in cui i robot vengono distribuiti capillarmente tra gli esseri umani, mimetizzati da una sottile pellicola di maquillage olografico. Per qualche secolo i robot saranno distaccati dal genere umano e antropomorfizzati, per permetterci di valutare al meglio le loro potenzialità. Cyborg, androidi, robot ed esseri umani finiranno con il fondersi in un'unica razza, anche se per frenare l'integrazione per molto tempo si cercherà di lasciare scoperte alcune parti metalliche a guisa di tatuaggi.
Donato Giancola e Frank Kelly Freas
Un illustratore di fantascienza che si rispetti non può esimersi dal concedersi per diletto, o per lavoro, escursioni in materia robotica. Con il passare degli anni quasi tutti gli artisti del fantastico si sono cimentati in un vortice incredibile di differenti rese stilistiche.
Le illustrazioni che più colpiscono il genere umano sono quelle che affiancano i robot a sentimenti di bellezza, di diversità e compassione. A questi sentimenti si ispira perdutamente il recente film d'animazione
Il Gigante di Ferro della
Warner Bros. Spesso si dimentica che queste creature potrebbero d'improvviso acquisire un'intelligenza di molte spanne superiore alla nostra. Ci piace invece rappresentarle come creature sperdute, ingenue, che magari osservano la Natura con meraviglia, di sottecchi, faticando ad uscire dalla rigida gabbia del loro pensiero matematico per assaporare le emozioni di tutti i giorni.
Nei lontani Anni '50
Frank Kelly Freas, uno dei grandi maestri viventi dell'illustrazione fantastica, disegnò per Planet Stories un triste robot tra le cui mani era riverso un essere umano privo di sensi. Questa immagine apparirà come l'illustrazione di copertina per un volume in uscita a Natale presso
Collins & Brown Limited [Paper Tiger Books]. Proprio a questo concetto si ispira a mio giudizio una delle più belle immagini di fine millennio: un'illustrazione realizzata da
Donato Giancola per
Playboy Magazine, in cui un robot viene ritratto nell'atto di osservare una galassia racchiusa nel palmo di una mano. Questo lavoro si è aggiudicato uno
Spectrum Silver Award come
Miglior Immagine su Rivista pubblicata nel 1999.
Epilogo
Sarei andato avanti per ore. Quest'articolo non può in alcun modo essere esaustivo: è solo una chiacchierata amichevole e stimolante su uno dei più affascinanti temi del nostro sognare; di tanto in tanto ci gongoliamo nell'esaminare le possibilità del futuro misterioso innanzi a noi. Concludo condividendo con voi il pensiero espresso da
Alan Dean Foster alla fine di quella piacevole conversazione in rete, durante una delle ultime sere d'inverno Duemila: "Caro Maurizio, - mi ha detto Alan - man mano che la computergrafica diverrà sempre più sofisticata e flessibile, vedrai che arriveremo al giorno in cui all'osservatore di un'opera d'arte sarà impossibile stabilire la differenza tra un lavoro eseguito a pennello ed uno completamente realizzato al computer...Forse a quel tempo i robot avranno già cominciato a dipingere esseri umani... Sai, mi piacerebbe vivere abbastanza a lungo per assistere alla prima 'interpretazione' artistica di un essere umano realizzata da un robot...!".