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Titolo L'uomo bicentenario
Titolo originale The bicentennial man
Produzione USA 1999
Regia Chris Columbus
Sceneggiatura Norman Reynolds tratta dal racconto di Isaac Asimov L'uomo bicentenario e dal romanzo The positronic man di Robert Silverberg
Cast: Robin Williams, Sam Neill, Embeth Davidz
Distribuzione Columbia Tristar
Durata 130 minuti
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  discreto |
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La fantascienza di Asimov, il suo sentire e quindi scrivere emozionalmente molto forte quando si parla di robot sono sviliti in questo film per famiglie da sabato pomeriggio d'inverno. Con l'aggravante che
L'uomo bicentenario, è diretto da
Chris Columbus, sciagurato autore di pellicole come
Mamma ho perso l'aereo, Mrs.Doubtfire e
Nemicheamiche, una sorta di moderno Re Mida al contrario capace di prendere in mano belle storie (sua ahimé l'idea per la trasposizione cinematografica degli albi de
I fantastici quattro) e tramutarle in film banali, carichi di un sentimento esagerato e di situazioni agrodolci portate all'estremo. La trama in sintesi estrema è molto semplice e ricorda solo alla lontana la complessa costruzione asimoviana: nel corso dei primi dieci anni del nuovo millennio gli sviluppi tecnologici minano la sovranità della razza umana. L'uomo d'affari Richard Martin (
Sam Neill) fa un regalo a se stesso e alla sua famiglia: un robot NDR-114 nuovo di zecca (
Robin Williams), in seguito battezzato Andrew dalla più piccola della famiglia. Il robot è programmato per occuparsi delle faccende di casa e giocare con i bambini. Tuttavia, i Martin si accorgeranno ben presto di non aver comprato un a macchina qualsiasi: Andrew è in grado di provare emozioni e dare vita a pensieri propri, sviluppando anche un discreto senso artistico. Il corso della vita porta il robot ad arricchirsi con i soldi guadagnati dalla vendita dei suoi manufatti, ma la morte e le scelte di vita dei suoi proprietari, lo obbliga a prendere decisioni difficili e a pensieri spesso in antitesi. Quello che è davvero impressionante del film è come vengano resi alla perfezione l'invecchiamento dei protagonisti e le ambientazioni futuribili di città come New York e San Francisco. Spazi visivi e immagini care alla letteratura e al cinema di fantascienza che colpiscono per la loro qualità, seppure non brillino per fantasia.
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Le leggi della robotica:
1. Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
2. Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
3. Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge.
(Manuale di Robotica, 56a edizione, 2058 d.C.)
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Quello che, invece, proprio non va è il
target per famiglie della pellicola, che rende il dramma di un robot desideroso di diventare un essere umano un Bignami mal riuscito di qualsiasi episodio di
Star Trek in cui sia protagonista Data. Concettualmente e filosoficamente l'ideologia in cui l'essere umano sia una forma di vita ineguagliabile è profondamente razzista e restrittiva. Più interessante sarebbe stato, invece, potere assistere a un film in cui il Robot rivendicasse il suo diritto all'individualità della sua forma di vita. Un essere nuovo, né peggiore, né migliore degli esseri umani. Detto questo, però,
L'uomo bicentenario raggiunge perfettamente il suo scopo. Tra questa oppure quella situazione smielata Andrew fa la sua vita e il suo percorso per diventare un uomo. Il sesso, il dolore, la felicità, l'arte, la morte gli scorrono a fianco con un Robin Williams che pian piano torna a essere se stesso.
L'umanità è meravigliosa: ricca, affascinante, piena di gioia. Povertà, disagi sociali, soprusi, delusioni. Ogni robot vuole diventare un uomo, perché non dovrebbe. In un mondo simile a Disneyland questa fiaba tecnologica che ricorda lo schiaccianoci vede impoverita ogni tensione e ogni dramma. Andrew è ovvio diventerà uomo tra qualche lacrima e tante risate, ma cosa impareranno gli spettatori? Quale sarà la vera problematica recepita da un essere umano superiore ai nove anni se non che la razza cui appartiene non si sa perché è la migliore? Superiore agli animali assenti nella pellicola e a qualsiasi altro essere.
Nessuno sviluppo originale, nessuna drammaticità. Nessuna alternativa a diventare dei perfetti ometti, ricchi, pieni di soldi sempre e comunque che non sanno che cosa sia il brutto della vita e quali tragedie, miserie e disgrazie possano incatenare ogni uomo alla sua stessa umanità. Un film perfetto nel suo sviluppo simil-Disney, ma anche deludente e sgradevole per la sua incapacità di offrire risvolti diversi da uno sviluppo forzoso sebbene molto lineare di una storia che è solo il pallido riflesso degli scritti di Asimov cui presuntuosamente si ispira. L'anima dello scrittore è distante da un mondo perfetto, in cui le aspirazioni di un robot assomigliano più che altro, al compimento di matrice burocratica di un qualcosa di difficilmente comprensibile.