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| Quaglia il Grande davanti al palazzo di Pietro il Grande |
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A Roberto Quaglia, si sa, Genova e l'Italia stanno strette; è più portato per una dimensione internazionale. Così ogni tanto lo si trova a zonzo per l'Europa - dove è più conosciuto che non in Italia - alle convention più impensabili. Questo mese si è ritrovato a una convention a San Pietroburgo (ex Leningrado, per interndersi, dove fa freddo) in buona compagnia con due mostri sacri della fantascienza americana.
Sono seduto ad un tavolino nella livida luce di un neon che stona con l'atmosfera che dovrebbe esserci nel bar della hall di un grande albergo e di fronte a me ho un uomo anziano dal volto incredibile. Gli anni hanno forgiato in modo più che singolare la sua faccia, scolpendovi sopra un concerto di espressioni uniche e indescrivibili. Si chiama Poul Anderson, ed è uno scrittore di fantascienza.
Attorno a noi c'è San Pietroburgo, ex Leningrado ex Pietroburgo ex San Pietroburgo, l'unica grande città del mondo a cambiare nome ogni dieci minuti. Un luogo pieno di russi e di turisti giapponesi. Cosa ci facciamo allora lì, a tarda sera, seduti ad un tavolino, davanti all'ennesimo beveraggio alcolico, Poul Anderson ed io, che non siamo né russi né giapponesi?
Ascoltiamo sua moglie.
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| Poul Anderson e la moglie Karen |
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Karen Anderson, consorte di Poul, è una donna inconsueta e dall'eloquenza formidabile. Non è più giovanissima, ma è già al suo quinto whisky e lo regge benissimo. E' lei che conduce la discussione, e lo fa in modo vivace con argomenti arguti. Poul ha un'espressione eternamente distante. Quando è il suo turno a parlare, lo fa lentamente, e l'impressione è sempre che lui sia anche altrove. Neanche io sto zitto, e ogni tanto - meno spesso di quanto vorrei - mi esce fuori anche qualche divagazione brillante. E allora gli occhi di Poul Anderson si accendono per qualche momento della luce incredibile dei geni mentre lui sorride divertito e per un frammento di tempo non è più distante. Ma è un lampo che dura poco, e un attimo dopo Poul appare di nuovo lontano, come sperduto tra le lande di qualche saggia e misteriosa introspezione. Ed io torno a chiedermi: cosa ci faccio io qui, in Russia, seduto ad un tavolino rotondo di un bar poco attraente assieme a Poul e Karen Anderson, nella tarda serata di giovedì 23 settembre 1999?
Facciamo un passo indietro. E' mercoledì 22 settembre e mi trovo ancora a Monaco di Baviera. Ho trovato all'ultimo momento su Internet un biglietto aereo per San Pietroburgo, e chissà perché il volo mi costa di meno se faccio scalo a Londra che è in direzione opposta. Anche il visto per entrare in Russia l'ho rimediato all'ultimo istante, scoprendo che la cosiddetta urgenza ne fa lievitare di 170.000 lire il costo, portandolo a 220.000, quasi metà del prezzo del biglietto aereo andata e ritorno. Pazienza. Atterro a San Pietroburgo alle 17 e 30 del pomeriggio, e ancora non so bene perché. Mai sono stato in Russia, e questo viaggio, pur ipotizzato un mese prima, è stato da me deciso all'ultimissimo momento.
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| Robert Sheckley con la splendida moglie Gail |
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Non so cosa mi aspetta in Russia, a parte Robert Sheckley. E' lui che infatti è stato invitato in Russia da qualcuno e me lo ha detto, facendomi venire voglia di andarci anch'io. Sospetto che si tratti di una convention di fantascienza, ma ufficialmente io non lo so, perché non me lo ha mai detto nessuno né a me è venuto in mente di chiederlo. D'altra parte è ovvio che debba trattarsi di una convention di fantascienza - chi mai inviterebbe Sheckley ad un simposio sul lavoro all'uncinetto? - e allora perché perdere tempo a fare domande stupide? Per fortuna un fitto scambio di email con Cyril Korolev, uno degli organizzatori, durante gli ultimissimi giorni prima della partenza, è servito ad avvisare i russi che sto arrivando anch'io. E infatti all'aeroporto trovo una simpatica donna, Yana, che regge un cartello con sopra scritto Mr. QUAGLIA. Tirando un sospiro di sollievo mi qualifico. Non so una parola di russo, né una lettera in cirillico. In queste condizioni un po' di aiuto non guasta. Un attimo dopo vengo fatto accomodare in un'auto tutta piena di giapponesi. In effetti ce ne sono solo due, d'altra parte avendo il sedile di dietro solo tre posti, a me quell'auto sembrava davvero piena di giapponesi. Si chiamano Oono Norihiro e Koji Miyakaze e da buoni giapponesi sono incredibilmente gentili. In seguito, uno dei due mi regalerà un portachiavi-panda giapponese portafortuna, e l'altro un tovagliolo giapponese. Apprendo che uno dei due è il traduttore per il Giappone di Boris Strugatsky. La macchina si avvia verso l'hotel Sovetskaya, l'albergo dove alloggerò.
E' ormai sera quando nella hall dell'albergo incontro Sheckley e sua moglie Gail (in realtà Sheckley l'ho visto poco dopo il mio arrivo in albergo, mentre sua moglie era in camera, ma è folle volere essere così precisi, e la follia ogni tanto sta meglio tra parentesi). Fatico a comprendere che la donna accanto a lui è sua moglie, da quanto ella è più giovane di lui. E' una donna bella ed intelligente, e scrive anche lei, a Portland, Oregon, in quanto giornalista. Assieme a Robert e Gail c'è un'altra coppia, ed io stento a credere i miei occhi. L'uomo è Poul Anderson, un uomo che non necessita di presentazioni (il lettore che non conoscesse Poul Anderson farebbe bene a rimediare al più presto). La donna è Karen, sua moglie nonché scrittrice anch'ella. Dopo un rapido assortimento di convenevoli ci raggiunge Alex Khozensky, l'agente letterario di Sheckley per il mercato russo nonché nostro tutore e guida d'ora innanzi. Facciamo due passi nei dintorni dell'albergo e ci fermiamo a mangiare in un Café-trattoria.
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| Sheckley e Anderson firmano autografi a tutto spiano |
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Giovedì 23 settembre
Di pomeriggio, nel teatro della Znanie Society, c'è l'inaugurazione del congresso. Giungo al teatro insieme a Robert, Gail ed Alex, e lo spettacolo è impressionante. Fendiamo una folla di fotografi, teleoperatori, giovani e vecchi, uomini e donne in contemplazione estatica dello transitante Sheckley. Dato che io sto camminando subito dietro a Sheckley, telecamere e flash si abbattono per sbaglio anche su di me. Per un attimo mi sembra di essere Bruce Willis a Cannes, ma mi riprendo subito dall'allucinazione. L'adorazione che i russi hanno per Sheckley è impressionante e commovente. Anche dentro, il teatro è abbastanza pieno, e per buona parte si tratta di fotografi. La cerimonia comincia. Sul palco, Boris Strugatsky, Poul Anderson, Robert Sheckley e Alex Khozensky. Il presidente Yutanov esordisce con il suo discorso inaugurale, poi altri oratori si avvicendano al microfono, ma non saprei dirvi che cosa dicono. Immagino che parlino del congresso, ma il russo per me è arabo. La cosa non mi disturba, anzi! In genere detesto le cerimonie, e quindi il fatto di non capire un'acca è un vantaggio, dato che così posso pensare ai fatti miei senza il disturbo di non potere evitare di ascoltare quanto viene detto, e con tutti gli alibi del mondo per giustificare la mia disattenzione. Tuttavia, a questo modo continuo a non sapere a quale tipo di congresso mi sono ritrovato a partecipare. Persevero a supporre che l'argomento sia la fantascienza. Solo parecchi giorni dopo la fine del congresso scoprirò di che cosa esattamente fosse trattato, ma per ragioni di praticità ve lo anticipo subito: senza ancora saperlo, mi trovo al Quarto Congresso degli Scrittori di Fantascienza Russi. E' un appuntamento che raccoglie solo i professionisti della fantascienza russa ed infine assegna i primi Strannik, che potremmo chiamare i Premi Nebula russi. Ci sono circa 120 partecipanti, un centinaio dei quali sono scrittori, una manciata sono editori, e i fans sono solo due o tre. A tutto ciò bisogna aggiungere circa 150 tra giornalisti e operatori tivù. Dieci giorni dopo la fine della convention, più di cento articoli saranno apparsi sulla stampa in giro per il paese. Questo la dice lunga sull'importanza della fantascienza letteraria per il pubblico russo. L'altra grande convention nazionale russa si chiama Interpresscon, ed è la convention per i fans.
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| Poul e Karen Anderson, Cyril Korolev, Robert e Gail Sheckley, Roberto Quaglia |
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Tutto ciò non sapevo mentre ascoltavo, uno dopo l'altro, gli incomprensibili interventi succedersi sul palco di fronte a me. Finalmente, è il turno di Anderson e Sheckley, che sanno eloquire in modo a me comprensibile. Entrambi hanno preparato un discorso sul futuro, come a loro richiesto dagli organizzatori del congresso. Inizia Poul Anderson, sviluppando lo splendido, coerente, articolato e chiaro intervento che ci si attenderebbe da un grande scrittore della vecchia guardia della fantascienza americana. Tuttavia, ogni poche frasi tocca al buon Alex tradurre in russo quanto detto da Anderson e, curiosamente, la traduzione in russo impiega dal doppio al triplo delle parole e del tempo impiegati da Anderson. Più tardi, Poul Anderson commenterà che se lo avesse saputo avrebbe preparato un intervento più breve. Il suo discorso da venti-trenta minuti finirebbe infatti per durare ben più di un'ora se Anderson, saggiamente, ad un certo punto non decidesse di stringere. Viene allora il turno di Robert Sheckley. Per uno scrittore come me, inizia il grande Bob, con le mie carenze in campo tecnologico e con tutta l'antipatia che nutro per le serie previsioni in campo scientifico e politico, il futuro può essere uno solo: quello che io voglio che sia. Non ci sono dubbi: siamo dinanzi a Sheckley e per qualche minuto la noia scompare completamente dall'universo. Il mio futuro ideale non è un futuro probabile, ma abbiamo tutti visto come vanno a finire le previsioni probabili. Sheckley quindi cita il noto butterfly effect, e quindi parte per la tangente con tutta la forza della sua inventiva, ma soprattutto con tutta la bellezza della sua interiore saggezza. Ho videoregistrato tutto il suo intervento, e un giorno, quando ci sarà Delos-Tivù, potrete tornare su Fantascienza.com a godervelo.
Dopo Robert Sheckley è il turno di Boris Strugatsky. E da questo momento in poi torno a pensare ai fatti miei, dato che nessuno dirà più nulla in una lingua che io possa comprendere. La cerimonia si protrae a lungo, e da un certo momento pare volersi trascinarsi più in là del necessario. Iniziano gli interventi del pubblico, tutti rigorosamente in russo, che paiono di non volere finire mai. Più tardi, Sheckley commenterà di essere stato sul punto di alzarsi e andarsene. In effetti, per almeno un ora lui ed Anderson sono rimasti ostaggio di un chiacchiericcio a loro incomprensibile, nel quale essi non avevano più nulla da spartire. Anche a me, da un certo momento in poi, avevano iniziato a sembrare dei soprammobili, dimenticati lì in mezzo al palco mentre tutto intorno i russi parlavano dei fatti loro. Sono probabilmente incidenti inevitabili, durante le cerimonie. E' forse anche per questo che le cerimonie non godono della mia simpatia.
Alla sera ci portano tutti a mangiare al hotel Morskaya. Il cibo era probabilmente edibile, ma nulla di più. Gli Sheckley e gli Anderson decideranno di non ripetere l'esperienza, e da questo momento in poi cercheremo sempre di mangiare altrove. Trascorro la serata con i coniugi Anderson nel piccolo e livido bar nella sala d'ingresso dell'albergo. All'interno dell'hotel c'è anche una taverna come si deve, ma là è difficile trovare un tavolo sgombro da ragazzine in attesa di ciò che vogliono.
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| Il protagonista di Solaris, Donatas Banionis, avvinghiato a Roberto Quaglia |
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Venerdì 24 settembre
Alex Khozensky conduce me ed i coniugi Sheckley a perderci per San Pietroburgo. Alex vive a Mosca, è arrivato qui in auto dopo un viaggio di dodici ore e non conosce bene San Pietroburgo. Quindi è la guida ideale per portarci a perdere, un'esperienza che sia Sheckley che io preferiamo ai tradizionali itinerari turistici. Per onorare la nostra pigrizia, non usciamo mai dalla sua auto, che Alex guida a lungo stupendosi ogni dieci minuti per i luoghi per cui involontariamente transitiamo. Passa così un po' di tempo. Il trascorrere del tempo favorisce il procedere del pomeriggio. E quando un pomeriggio non cessa di trascorrere, prima o poi fatalmente giungono le ore 18.
E' infatti alle sei del pomeriggio che siamo attesi, davanti al Dom Knigi, al Saint Petersburg House of Books, la più colossale libreria di San Petersburg, situata a metà circa del famoso Nevsky Prospekt. Anderson e Sheckley sono attesi lì per una sessione di autografi. La libreria è gigantesca, ed il via vai di persone è impressionante. A tutte le casse noto un'incessante ressa di persone intente ad acquistare libri. Ci verrà detto in seguito che nel Saint Petersburg House of Books vengono ogni giorno venduti circa 40.000 libri (sì, avete capito bene quarantamila libri venduti ogni giorno!). Entriamo nella sala dove siamo attesi e fatichiamo ad entrare, tanta è la ressa di persone in attesa. Poul Anderson è già lì, seduto al tavolo dove emetterà i propri autografi. Non senza fatica riusciamo a condurre lì anche Sheckley. D'un tratto, mi ritrovo ad essere, letteralmente la sua guardia del corpo. Nel senso che devo adoperarmi affinché il suo corpo non venga schiacciato dall'esuberanza dei suoi estimatori. Finalmente Sheckley raggiunge la sua postazione e si siede accanto ad Anderson. L'assedio ha inizio. Proseguirà a lungo, poiché i cacciatori di autografi sono moltissimi e sono restii ad allontanarsi dai loro beniamini anche dopo aver ottenuto l'agognata firma. Io resisto accanto ai due firmatari per cinque minuti, poi devo affrontare la muraglia di calca, pronta anche a passare sul mio corpo pur di avvicinarsi di altri venti centimetri ai due miti americani, e finalmente scappo. Girovago con noncuranza per la periferia di quella grande sala facendo finta di guardare i libri. E' tutto dannatamente scritto in cirillico, ed anche l'illusione di capire una parola qua e là mi è negata. Non riesco neppure a leggere i nomi degli autori. Mi consolo pensando che in Giappone o in Cina mi troverei probabilmente peggio. Anche la classica targhetta congressuale che ho appuntata sul maglione è scritta in cirillico. Mi hanno assicurato che sopra c'è scritto ROBERTO QUAGLIA SCRITTORE. A fatica ho ormai imparato a leggere il mio nome, ma non il resto. Devo fidarmi. Ma non sono il solo a fidarmi. Una ragazzina al massimo tredicenne, dopo aver evidentemente letto la mia traghetta, decide di fidarsi e tenta di adescarmi insidiando la mia virtù con la diabolica arma della sua timidezza regolamentare. Mi rendo conto di trovarmi in un mondo insidioso. La società si accanisce contro i vecchi pedofili, ma sembra ignorare l'esistenza delle giovani gerontofile. Evito destramente la trappola, e a scanso di ulteriori tentazioni nascondo da quel momento in poi la mia targhetta identificativa sotto il giaccone (il che tuttavia è però solo una mia licenza letteraria la verità è che da quel momento in poi invece raddrizzo bene la targhetta che ho sul maglione in modo che chiunque la possa leggere meglio)
Anderson e Sheckley sopravvivono all'arrembaggio. Come premio vengono invitati ad un piccolo rinfresco assieme alla direttrice della libreria e pochi altri personaggi minori. La direttrice della libreria è una robusta e truccatissima signora bionda di mezza età, che davanti a brocche di tè e caffè caldi e vassoi di cioccolatini si lascia andare ad un quarto d'ora di sfrenati elogi in russo ai suoi pregevoli ospiti. Al termine, la donna si avventa su Sheckley e lo bacia con inaspettato vigore. Quindi tenta immediatamente di fare il bis, ma Sheckley è lesto a defilarsi. Poco dopo, Sheckley chiede un fazzoletto per ripulirsi del rossetto. I loved your kiss, dice il Nostro alla direttrice, but I won't wear your mark! (ho gradito il tuo bacio, ma non indosserò il tuo marchio!)
Alla sera, gli sponsor del congresso offrono un delizioso rinfresco in un raffinato edificio sito in una delle tante isole sulla Nieva che sono parte di San Pietroburgo. E' un autobus privato che ci conduce là, peccato che l'autista non sappia la strada. Impieghiamo una o due ore per arrivare a destinazione, ma non mi lamento. Come già detto, mi piace perdermi in luoghi che non conosco, soprattutto se la responsabilità di ritrovarmi è delegata ad altri. E poi fuori dal finestrino vedo un sacco di strade, cioè una bella percentuale di città, una cosa che non può non far piacere ad uno straniero in terra straniera. Inoltre, sono seduto vicino a Cyril Korolev, e finalmente abbiamo occasione di conoscerci meglio. E' una persona molto piacevole, anche se l'incedere impettito che lo distingue e gli occhiali scuri che quasi sempre gli nascondono gli occhi gli conferiscono in genere una certa aura sinistra.
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| Roberto Quaglia, Robert Sheckley, Poul Anderson... piacerebbe anche a voi una foto così, eh? |
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Sabato 25 settembre
E' una giornata piovigginosa. Il clima è quello che in Italia avremo a novembre. Il primo appuntamento della giornata è alla fiera del libro, nel primo pomeriggio. E' là che oggi verranno assegnati gli Sword Awards, i Premi della Spada (non chiedetemi però cosa ciò significhi). La cerimonia sta per iniziare, ed io sono pronto ad annoiarmi, il mio passatempo preferito durante gli avvenimenti formali. La cerimonia incomicia e, sorprendentemente, mi ritrovo a non annoiarmi per nulla. Non capisco un'acca di quanto sul palco viene detto, ma tutto si svolge secondo un ritmo veloce e sintetico, c'è una colonna sonora eccitante e piacevole che ti riempie la testa, e d'un tratto si materializzano sul palco anche splendide vallette che già da sole costituiscono un panorama perfettamente degno di essere contemplato. Anche ad Anderson e Sheckley tocca entrare nel ruolo di vallette e consegnare i premi principali. Al termine della cerimonia, Anderson e Sheckley vengono inscatolati in due stand attigui tappezzati di loro libri, e per il resto del pomeriggio dovranno firmare autografi su autografi. E così scopriamo che l'esperienza del giorno prima alla libreria era solo una prova generale. Altri stand ospitano altri autori, alcuni dei quali appena premiati. Sono tutti nome ignoti per me, e me ne dispiace. Mi presentano uno di essi e mi dicono che vende un milione di copie. All'anno. Uno scrittore di fantascienza che vende un milione di copie all'anno tutti gli anni! Il suo mercato è probabilmente ristretto alla Russia e dintorni, ma fossi in lui non mi lamenterei. Infatti non aveva l'aspetto di una persona insoddisfatta. Tutti gli stand sono adesso pieni di scrittori intenti a firmare autografi ad una marea di fans. Contemplare la venerazione che quei russi hanno per gli autori di SF farebbe venire voglia a chiunque di diventare uno scrittore di fantascienza. Ma è un'illusione o una trappola. Le televisioni russe vomitano adesso in continuazione audiovisivi trash americani come in tutto il resto del mondo, così che tra una generazione al massimo i russi saranno tutti rincoglioniti come gli italiani. Sarà dura che giungano a leggere poco come in Italia (anche perché in Italia nel frattempo i lettori diminuiranno ancora), ma con un po' di buona volontà riusciranno forse a leggere poco come in Germania.
Il secondo e principale appuntamento della giornata è la cerimonia di assegnazione degli Strannik Awards, il premio letterario analogo al Premio Nebula americano. Ci troviamo al Saint Petersburg Composers' House, uno dei tanti fra i bellissimi posti che si trovano in questa città. Diversamente da prima, la cerimonia è stavolta piuttosto lunga e non indolore. L'unica cosa che capisco bene è un altro gruppo di vallette mozzafiato, per il resto tutto viene detto in cirillico. Ogni tanto, gli oratori si defilano ed un gruppo di musicisti sale sul palco per suonare un po' di ottima musica da camera. E' il momento nel quale i russi ne approfittano per uscire di sala a fumarsi una sigaretta, mentre io ne approfitto per rimanere lì volentieri. Non è colpa dei russi se io mi annoio, d'altra parte immagino che un lettore intelligente mi riterrebbe completamente scemo se io adesso gli dicessi che mi diverto come un matto a non capire nulla. Sì, lo so, all'inizio di questo articolo ho accennato a qualcosa del genere, ma una cerimonia incomprensibile dopo l'altra ti porta prima o poi a cambiare idea. Decido che non tornerò in Russia senza prima studiarmi qualche parola di russo. Il cirillico è abbastanza facile. Giorno dopo giorno quello che c'è scritto in giro mi diventa un po' meno incomprensibile. Ma solo un po'. Finisce la cerimonia e si sale tutti al piano di sopra, dove in un salone maestoso ci attende un principesco rinfresco. Ed è subito sera, cioè ora di mangiare. C'è cibo a volontà, tutto di ottima qualità. Da bere c'è quello che loro chiamano Champagne, e che io chiamerei frizzantino dolce (quel tipo di Moscato che si vince al luna park), nonché vodka, a fiumi. E questa è buona. E' difficile resistere. Più tardi, ciondolando per l'atrio dell'albergo dove il pullman ci ha riportati alla ricerca di qualche buona ragione per non arrendersi alla stanchezza, incontro Karen Anderson. Suo marito Poul vuole andare a dormire, ma lei non ci pensa nemmeno. E' sabato sera, la convention sta per finire ed è tempo di room party. Ci sono room party ovunque in albergo. Basta giracchiare e si finisce in qualche stanza dove in genere si annega nella vodka. Ormai conosco un sacco di russi, qui, anche se per ora non ve l'ho ancora detto, e il rischio è incontrarne troppi che vogliano condividere con te la presenza della vodka. Mi rifugio nello room party dove c'è Karen Anderson. Karen ha portato una vasta e curiosa gamma di salatini cucinati da lei, e una bottiglia di Wild Turkey. Dura cinque minuti. Poi succedono un sacco di cose e va a finire che io vado a dormire alle otto del mattino passate. E' così che si deve sviluppare una buona convention di fantascienza.
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| Al rinfresco degli sponsor: Quaglia, i coniugi Anderson, Sheckley. In piedi, un fan russo zuppo di vodka |
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Domenica 26 settembre
E' una giornata corta, dato che la prima metà si dorme. Di pomeriggio ci portano in un cinema, dove viene celebrato un rito di premiazione in retrospettiva per il film Solaris. Ritira il premio l'attore protagonista di Solaris, Donatas Banionis, un'autentica leggenda vivente qui in Russia. Ed è proprio Donatas Banionis che poche ore dopo io ritrovo seduto esattamente davanti a me alla Cena di Gala, con la quale la convention si chiude. Costretti a guardarci in faccia, ci sembra il caso di dirci qualcosa, ma le barriere linguistiche paiono subito insormontabili. Banionis è lituano, ed io a malapena so che il lituano è una lingua. Banionis sa il russo, e tutti voi ormai sapete quanto io non sappia il russo. Azzardo qualche avance in inglese, ma i balbettii che ricevo in risposta mi convincono che lui non sia sufficientemente anglofono. Rassegnati, ci scambiamo qualche ultimo gesto e fonema disarticolato prima di tornare ad ignorarci, se non che di colpo e all'ultimo momento utile scopriamo che entrambi parliamo benissimo tedesco. A questo punto è un vero piacere iniziare a discutere e per un bel po' non la smettiamo. Casualmente, io sono un estimatore del regista teatrale lituano Eimuntas Nekrosius e mi è capitato di conoscere parecchie attrici e attori della sua compagnia e ciò mi da qualcosa di cui parlare. Dato che i nomi lituani sono difficilissimi da ricordare, io me li ricordo tutti (mi dimentico solo i nomi facili, cioè quasi tutti) e questo mi da l'occasione di farci bella figura con Banionis. Poi salta fuori che i miei conoscenti lituani sono anche i suoi, e la situazione si tinge di surreale. Nessuno dei russi qui presenti può vantare amici lituani in comune con Banionis! Discutiamo ancora a lungo, di teatro, finché Banionis non mi invita ad andare a trovarlo in Lituania. Dice che gli interessa molto approfondire la nostra conversazione sul teatro. Senza esitare, gli rispondo subito che ho detto esattamente tutto quello che so in merito, in modo che sembri che io ne sappia molto di più. Ci rimane un po' male. D'altra parte è la verità, o almeno così io credo che sia in questo momento. E' che per un attimo mi sono visto in Lituania, a casa sua, comodamente seduto in salotto, ritrovarmi dopo i convenevoli di circostanza a non avere più assolutamente nulla da dirgli. E' comunque una bella e interessante persona, Donatas Banionis, e credo che prima o poi accetterò il suo invito. E qualcosa da dire poi mi verrà pur in mente.
La cena di gala non è male, ma gli antipasti sono eccellenti. E tra l'inizio degli antipasti e il resto trascorre almeno un'ora. Durante la quale, ogni tanto qualcuno di alza a fare un discorso e a proporre un brindisi. Di solito a base di vodka. Ognuno di noi ha di fronte a sé un bicchiere di Champagne (frizzantino dolce) ed un bicchierino di vodka. Entrambi sono sempre pieni. I camerieri non hanno pietà. Guai a lasciare un bicchiere semivuoto! E' pressoché impossibile evitare di bere. Lo stesso Sheckley, solitamente astemio o quasi, stavolta non si cura di evitare la vodka. Ad un certo punto anche lui si alza a fare un discorso, ed io dopo mi pentirò di non avere acceso la telecamera. Il discorso di Sheckley è breve e si conclude con il ringraziamento agli organizzatori per avere assoldato tutte quelle comparse finlandesi che fingevano di chiedergli l'autografo. Un russo lo prende sul serio e risponde allarmato: No, non erano comparse finlandesi, erano davvero.... ma a questo punto Sheckley sta già ghignando con un'espressione che non dimenticherò. Siamo in una dozzina, alla cena di gala. Più o meno tutti si alzano per il loro discorso e propongono il loro brindisi. Alcuni, come Karen Anderson, fanno anche più di un discorso. Tutto ciò si traduce in un sacco di alcol trangugiato. Con insolita saggezza, decido di stare zitto. Ma non ci riesco. Me lo impediscono. Appena arrivano le portate principali qualcuno (mi pare Cyril), dice che non si può iniziare la cena prima che anch'io faccia il mio discorso. Gli altri concordano. Poverini. Non ho altra scelta che alzarmi e parlare. Per fortuna sono capace anch'io.
Per un po' si mangia e si chiacchiera e poi la serata si chiude, e con essa la convention. Nel mezzo della notte, Poul Anderson e Robert Sheckley verranno svegliati per essere condotti all'aeroporto. Ma ancora alle undici di sera essi vengono entrambi amabilmente rinchiusi in una delle stanze dell'albergo per firmare e dedicare in extremis interi scatoloni di libri. La cosa non pare disturbarli. Firmare una quantità eccessiva di propri libri è il minore dei mali che possa capitare ad uno scrittore. Io invece non partirò stanotte. Ho prenotato il volo di rientro per venerdì prossimo, dato che voglio assaggiare San Pietroburgo anche da solo.
E così faccio nei giorni seguenti, nonostante il forte raffreddore e la febbre che nel frattempo mi vengono. Lunedì sono invitato da Donatas Banionis a teatro a vedere l'unica rappresentazione del Macbeth di Nekrosius (in lituano), nell'ambito di un festival teatrale di cui Banionis è giurato. Purtroppo, l'invito non è sufficiente a materializzare dal nulla i biglietti che ormai non ci sono più. Sto per andarmene via, anche perché ho la febbre, ma poi intervengono piacevoli fatti nuovi che mi convincono a rimanere a guardare lo spettacolo in piedi per le successive quattro ore. Stupendo, anche se fisicamente io sono moribondo. Belli anche i giorni successivi, nonostante il perdurante malanno. Con sbigottimento scopro che nell'immenso Hermitage, uno dei più vasti e importanti musei al mondo, l'unico punto di ristoro è una specie di fast-food self-service di infima qualità e oltraggiosa bruttezza dove mi tocca bere il tè in un bicchierino di plastica. Il contrasto è tuttavia suggestivo. Gli altri avvenimenti di questi giorni esulano eccessivamente dal tema di questo brano, e per questo ve li risparmio.
Conclusioni: il viaggio a San Pietroburgo si è rivelata un'esperienza eccellente, nella quale i piaceri hanno decisamente oscurato i fastidi. San Pietroburgo stessa è una città con un'atmosfera unica ed un fascino straordinario. Il miglior suggerimento che vi posso quindi dare è quello di essere stati me durante il mio viaggio. So che non è facile. Ma l'universo ama le difficoltà, tanto è vero che ha inventato la vita, e poi ha aggiunto anche il sesso. Provateci. So che ce la potete fare. In quanto a me, decido che ritornerò da queste parti quanto prima, magari d'inverno, quando fa freddo e i turisti ed i raggi di sole e gli sciocchi hanno paura a venire.
Per i pignoli, ecco l'elenco dei premi assegnati:
Strannik Awards
Romanzo: Nochnoi Dozor (Night Shift) di Sergei Lukianenko
Romanzo breve: Begstvo v Egipet (Runaway to Egypt) di Alexander Etoev
Racconto lungo: Prazdnik (Festival) di Andrei Salomatov
Articolo o saggio: Fantasticheskyi Samizdat (SF Samizdat) di Igor Khalymbadzha
Traduzione: Andrei Laktionov per la traduzione delle storie di Dragon Griaule di Lucius Shepard
Curatore professionista: Alexander Royfe
Artista professionista: Yana Ashmarina
Editore: EKSMO Publishing House (Moscow)
Sword Awards
The Rumata Sword (heroic fantasy) Yuri Braider & Nickolay Chadovich per il ciclo "Bastions of Dis"
The Sword in a Mirror (storia alternativa) Andrei Lazarchuk e Mikhail Uspensky per il romanzo "Look to monsters' eyes"
The Sword in the Stone (fantasy) Evgeny Lukin per il romanzo "We roll your Sun"
The Moon Sword (horror) Marina e Sergei Dyachenko per il romanzo "Cave"
Special Awards
The Sword of Sponsors (che potrebbe anche essere chiamato Prize to Best Commercial Writer) Nick Perumov per il romanzo "Wooden Sword, Diamond Sword"
The Master from Far Away Poul Anderson
The Paladin Vadim Schefner (uno dei più vecchi e famosi scrittori russi di SF)
Miglior spettacolo (retrospettiva) Solaris di Andrei Tarkovsky (premio ritirato da Donatas Banionis, protagonista del film)
Un album fotografico più completo della manifestazione potete trovarlo all'indirizzo:
www.fantascienza.com/quaglia/sciencefiction.html#fotoalbum

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