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della redazione


Recensioni libri






Giacomo Annibaldis Codici
(1999) - BESA, pagg. 107, L. 19000
Recensione di Vittorio Catani

La nuova idea di "corpo" evidenzia, nella nostra cultura di fine millennio, una frattura vistosa col passato anche recente. Trapianti, trasfusioni, nuova eutanasia, aborto, anabolizzanti, innesti di materiali sintetici che attecchiscono nelle cellule, uso di protesi (telefonini, Internet) che ci rendono ubiqui e ci aprono a multi-identità, interpolazioni del Dna, stanno ridisegnando una fisicità e un modo di pensare che ritenevamo eterni. E quale narrativa se non quella fantascientifica si fa ancora una volta autentico specchio dei sogni e dei malesseri della nostra epoca...
Ci sembra opportuna premessa nell'introdurre il recente romanzo Codici di Giacomo Annibaldis, edito dalla BESA (pagg. 107, lire 19000), casa leccese che in pochi anni ha sa puto crearsi un catalogo aperto a variegate sollecitazioni (quanto alle pubblicazioni che ci interessano più da vicino: la settecentesca Dissertazione sopra i vampiri di Giuseppe Davanzati, a cura dello stesso Annibaldis; il romanzo Il Re degli Elfi di Roberto Fuiano; La notte degli stramurti viventi di Enzo Verrengia; Uomini e vizi. Racconti dalla Rete, a cura di Vittorio Curtoni).
Già redattore della rivista Belfagor e da molti anni delle pagine culturali della Gazzetta del Mezzogiorno, traduttore di opere dell'antica Grecia, Annibaldis muove in Codici da un interrogativo realistico: che rapporto esiste tra un trapiantato e l'organo ricevuto? Alberto è un adolescente salvato da un trapianto, ma all'improvviso emergono fatti inquietanti. Lucio, suo padre, annota: "Mi affaccio sulla soglia della stanzetta. Il ragazzo riposa sereno, con un braccio sulla testa, una sorta di gesto difensivo che gli lascia al risveglio una traccia di rossore sulla fronte. Un'abitudine acquisita di recente..." Forse solo un insieme di sciocche fantasie, le sue, ma alla fine Lucio non ha dubbi: Alberto in qualche modo sta "cambiando", e il sospetto è che ciò avvenga per una interferenza del Dna estraneo. A ciò si aggiunge un tentato suicidio del giovane: perché? E come mai in passato vi sono stati altri suicidi (tentati o veri) di trapiantati? Tutti costoro, giusto come suo figlio, avevano espresso il desiderio di donare gli organi in caso di morte...
Angelo, medico amico al quale Lucio si confida, lo tratta con bonaria sufficienza. Rimasto solo con se stesso, Lucio (che è esperto filologo) avvia una segreta, macerante riflessione. "Guardo Alberto con diffidenza, lo scruto con gli occhi di chi avverte qualcosa di strano nel testo, una lacuna o una ridondanza, o l'inconsueto uso metrico di una parola nel verso... D'altronde cos'è un trapianto, se non una interpolazione?" Infatti certe interpolazioni, in scritture, predominano al punto di modificarle. Per esempio nel primo libro delle Elleniche: "Un trapianto di testi, quanto mai sanguinoso, poteva essere stato effettuato nell'antica Grecia. Anzi un espianto di rapina." E quindi: esso è di Tucidide, o è già di Senofonte? Mentre indaga e rimugina su falsi e manomissioni nel corpus di opere virgiliane e di altri grandi (mai la parola corpus fu più ambigua), Lucio è anche in attesa dei risultati di confronti clinici sul Dna di Alberto. Ma non sa sottrarsi al fascino di oscure premonizioni bibliche: giacché nel Levitico è scritto che "chiunque mangerà sangue di qualunque specie verrà sterminato". I risultati dei test incupiscono ancor più le sue deduzioni sul ragazzo: "Un palinsesto, ecco come me lo prefiguro, una pergamena il cui testo viene raschiato e sostituito con un altro". La realtà circostante prende ad assediarlo: "Aspettò Angelo nella hall della clinica, tra (...) tendaggi a sbuffo, mucose di giganteschi colon color rosa salmone." E rileva con stupore come la parola 'espianto' richiami 'espiazione'. La verità clinica emergerà gradualmente; ma sarà soprattutto la collaterale e analoga indagine filologica di Lucio su antichi testi, profani e sacri, a svelare l'autentico mistero: quello di un 'mostro' nato 2000 anni orsono e tuttora riproducentesi fra noi. La conclusione vedrà un omicidio, che sarà anche una sorta di uccisione simbolica della divinità.
Testo di rapida lettura ma intenso, questo di Annibaldis, e che mescola in modo inedito fantascienza e profonda erudizione, narrativa alta e 'bassa', il passato e un futuro che è già oggi, in pagine pervase da un ossessione totalizzante che non lascia spazio a nulla che non attenga al tema, agli eventi che precipitano. E l'alternanza tra narrazione in 'prima persona' e in 'terza', ora coinvolgente in modo diretto ora distaccata, al di là di motivazioni puramente tecniche appare quasi uno sforzo di chi scrive per tenersi, a sua volta, in bilico sull'abisso del protagonista.




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