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| Tesori da bancarella | |||||||||
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Lafferty, chi era costui?
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![]() Dove vanno a finire i capolavori della fantascienza? Tutti quegli stupendi romanzi pubblicati decine d'anni fa da questa o quella rivista ormai cessata, da questa o quella casa editrice ormai chiusa, mai ristampati, mai riscoperti... Lanfranco Fabriani scava nella sua biblioteca alla ricerca di tesori perduti. I lettori dovranno scavare nelle bancarelle dei libri usati per trovarli, mentre gli editori possono anche prendere queste note come consigli...
Di Lafferty prenderemo in esame non le sue opere più importanti e forse note, Il Diavolo è morto (The Devil Is Dead, 1971, ed. ital. SFBC 42 1974), o Quarta fase (Fourth Mansions, 1969, ed. ital. Nord 1974) o Maestro del Passato (Past Master, 1968, ed. ital. Nord, Cosmo Argento, 1972), tutti romanzi che ci sentiamo di consigliare caldamente a chiunque, certi che la loro lettura non lascerà indifferenti. Esamineremo invece due opere che potrebbero sembrare minori, ma che minori non sono: Cantata Spaziale (Space Chantey, 1968, ed. ital. Galassia 216, La Tribuna, 1976) e Le Scogliere della Terra, (The reefs of Earth, 1968, ed. ital Galassia 222, La Tribuna, 1976). I due romanzi, sono profondamente differenti tra loro tanto che a prima vista potrebbero sembrare opera di due autori, e questa è proprio la dimostrazione della grande ecletticità di Lafferty. Riguardo Cantata Spaziale, potremmo semplicisticamente dire che ci troviamo di fronte ad una Odissea della fantascienza, ed effettivamente i punti di contatto tra il poema di Omero e questo romanzo sono puntuali, ma si tratta di un'Odissea riscritta alla luce di Rabelais, tutto, nel romanzo ricorda il Gargantua e Pantagruele, ed infatti abbiamo parlato di grottesco, qui dovremmo forse precisare comico grottesco. Provare a definire la trama è inutile: alla fine di una lunga guerra due capitani su due navi spaziali decollano per tornare a casa, ma prima decidono di fare qualche deviazione lungo la strada e così incontriamo Troll, valchirie, e giganti che reggono il mondo ma quello che conta è il modo in cui Lafferty Rabelais gioca con il materiale mitologico, irridendolo con la sua comicità a volte luciferina.
Anche in questo caso, la trama è quasi insignificante, quello che importa è invece la densità della pagina, che senza il minimo sforzo, trascina il lettore in una narrazione magica e coinvolgente. Le sue scene sono particolarmente vivide e realistiche, al lettore sembra di assistere di persona agli scontri dei suoi personaggi, per quanto assurdi possano apparire, sembra di poter odorare le paludi od il fiume del romanzo. Qualunque sia l'opinione che se ne possa avere, Lafferty, non è passato senza lasciare traccia o ricordo, come a volte accade agli scrittori di fantascienza, ed il suo posto nello scaffale, lo ha ampiamente meritato. Ringraziamo Ernesto Vegetti per l'uso del suo Catalogo della Fantascienza Pubblicata in Italia, www.cavaglia.com/CatalogoSF.
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