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Uno degli aspetti più interessanti nello scrivere questo tipo di storie, come ammette lo stesso Formenti, è quella che lui chiama "estetica delle rovine", il curioso gioco intellettuale, a nostro avviso anche un po' perverso, di immaginare i propri luoghi quotidiani in un futuro remoto, ridotti a brandelli di muri invasi dai cespugli, chiedendosi cosa resterà di una civiltà così totalizzante come quella attuale fra cinque, sei, settecento anni. Carlo Formenti, già critico letterario per un importante quotidiano, saggista e autore anche di racconti, affronta il suo primo romanzo scegliendo il genere fantascientifico, e in particolare proprio questo affascinante sottogenere. La sua pianura padana futura è un piccolo regno stretto a nord dai barbari russi e a sud dal Papato di Nuova Roma. Un piccolo regno nel quale si parla una lingua molto simile al milanese, nel quale mutanti e stranieri non hanno gli stessi diritti dei "bennati", e dove vige il culto di una dea chiamata la Signora, una donna addormentata nella sua bara di cristallo che, dice la leggenda, un giorno si sveglierà e giudicherà l'operato degli uomini. Come il lettore avrà già capito, la donna altri non è che una ricca facoltosa del nostro secolo che, ammalata incurabile, si è fatta ibernare prima del crollo della civiltà. Il romanzo di Formenti si muove su questo doppio binario, da una parte l'italia neomedievale, dall'altra il mondo ipertecnologico vissuto attraverso i ricordi della signora addormentata, due mondi corrotti in modo diverso ed entrambi prossimi al collasso. E l'apocalisse sarà proprio il risveglio della Signora, una catarsi che attraverso lo shock provocato dal reciproco impatto dei due mondi porterà a qualcosa di nuovo che nascerà in qualche modo dalla loro fusione. Nell'anno della signora si lascia leggere abbastanza agevolmente, e scorre interessando dall'inizio alla fine, anche se Formenti sembra faccia di tutto per mettere il lettore a disagio, quasi volesse costringerlo a soffermarsi su ciò che sta leggendo: inannzitutto l'uso del tempo presente per la narrazione, poi il continuo alternarsi dei personaggi, che restano centrali alla storia solo per brevi periodi lasciando poi spazio ad altri. Quasi come se l'autore volesse dire: le persone non sono importanti, la storia va avanti lo stesso, con o senza di loro. Questo romanzo si inserisce in un periodo davvero ricchissimo di novità importanti per la fantascienza italiana. Lo avranno notato anche i nostri lettori, che in tutti gli ultimi numeri di Delos hanno trovato la presentazione di uno o più nuovi libri italiani, e tutti di un certo peso. Agli articoli sulla nostra rivista corrispondono poi molte presentazioni pubbliche in librerie e centri culturali alle quali partecipano gli autori e gli editori, e non a caso proprio in una di queste occasioni abbiamo incontrato Formenti, alla libreria Sherlockiana di Milano, dove abbiamo presentato congiuntamente Nell'anno della signora e I mondi di Delos. E' nata così l'intervista che vi proponiamo, e che crediamo sia un ottimo strumento per conoscere meglio l'autore. Delos: Carlo, il tuo è un nome per gli addetti ai lavori ma forse meno per il lettore della strada. Per cominciare con una domanda facile, allora... vuoi raccontarci un pochino chi sei? Carlo Formenti: Facile un accidente! Tuttavia, confidando che la domanda non miri a indagare la mia "essenza", ecco alcuni dati biografici. Sono nato nel '47, quindi come nuovo (per non dire "giovane") autore faccio ridere. E infatti non sono nuovo, anche se i libri precedenti erano (quasi) tutti saggi, tanto che, ultimamente, gli amici mi chiedono se ho un parente che scrive fantascienza (dimostrando scarso intuito, visto che i saggi trattavano di società e tecnologia). Cosa ho fatto nella vita oltre a scrivere (attività di cui, com'è noto, non si campa)? Il sindacalista (metalmeccanico), il ricercatore universitario (Scienze Politiche), il giornalista culturale (Alfabeta, Europeo, Corriere della Sera, alcune Webzine). Vivo a Milano, con la mia compagna e due figlie grandi. Amo fare sport, viaggiare, navigare in Rete e andare al cinema. Delos: E' da molto tempo che ti interessi di fantascienza. Cosa trovi di interessante in questo genere, e come mai hai iniziato a occupartene? Carlo Formenti: Ho iniziato a divorare fantascienza a dodici anni e da allora non ho più smesso. Ma solo all'inizio degli anni '80 ho capito in che misura questo genere aiuti a capire le mutazioni culturali e antropologiche che viviamo (certi filosofi "postmoderni" devono quasi tutto ad autori come Philip Dick e al cyberpunk). Una volta che mi si è accesa in zucca quella lampadina, il piacere della lettura s'è fatto più intenso, e lo scivolamento dall'attenzione critica alla scrittura è avvenuto quasi naturalmente. Delos: Questo non è il tuo primo libro di fantascienza; tre anni fa è uscito Nove angeli neri per il Saggiatore. Purtroppo a noi era sfuggito... raccontaci di che si tratta! Carlo Formenti: Non tutti i racconti di quell'antologia sono classificabili come fantascienza. Alcuni (Cannibale) tendono al noir, altri (L'olandese volante, Yggdrasil) al "fantastico" puro (non a caso qualche critico ha evocato risonanze "borgesiane"). E' forse a causa di questa "ambiguità" che il libro ha ottenuto più attenzione dalla critica e dal pubblico mainstream che dai fan della Sf. Mi chiedo se oggi le cose sarebbero andate diversamente, visto che ormai persino i "puristi" appaiono tolleranti nei confronti delle contaminazioni. Delos: Nell'anno della Signora appartiene al genere cosiddetto del dopobomba, anche se non è la bomba che, nel tuo libro, ha fatto tornare l'umanità alla barbarie. E in effetti è un genere sempre apprezzato, nonostante oggi lo spettro del medioevo postnucleare sia molto meno verosimile di quanto non fosse nell'epoca della Guerra Fredda. Che ne pensi? Quali libri ti hanno ispirato verso questa direzione?
Delos: Fa certamente una strana impressione leggere un romanzo di questo genere ma ambientato per una volta in Italia. Quanto è stato importante, per te, scrivere di luoghi conosciuti anziché usare ambientazioni generiche non legate alla tua esperienza? Carlo Formenti: L'ambientazione è stata decisiva per due ragioni. La prima c'entra con quanto appena detto: l'estetica delle rovine funziona quando chi scrive immagina l'evoluzione di luoghi familiari, è difficile trasmettere pathos descrivendo la decadenza di luoghi "non vissuti". La seconda è una scommessa: visto che il tabù dell'ambientazione italiana sta cadendo, perché non rilanciare, trasformando "lo spazio dei miei weekends" come ha detto un amico - in scenario epico? Delos: Una domanda provocatoria... Il romanzo è ambientato in una Padania futura, imbarbarita ma indipendente, che lotta per difendere la sua autonomia dai Cristiani di Nuova Roma... cosa risponderesti a chi vedesse il tuo romanzo in quest'ottica? Carlo Formenti: Risponderei che ognuno può interpretare il romanzo come preferisce, ma subito dopo inviterei a notare che a sconfiggere Nuova Roma non sono i Padani, che opprimono mutanti e stranieri, bensì una comunità anarchica composta da un mélange di umani e deformi, immigrati e locali, cristiani e musulmani. A buon intenditor poche parole... Tuttavia vorrei sottolineare che, pur non nascondendo le mie simpatie, ho evitato di tracciare un confine fra buoni e cattivi. I "rivoluzionari" vincono, ma non sono buoni, e la fine consegna al lettore un mondo pieno di contraddizioni, conflitti, ingiustizie vecchie e nuove. Delos: So che sei uno scrittore molto accurato e riscrivi parecchie volte prima di arrivare a una stesura definitiva... Vuoi raccontarci qualcosa sul tuo metodo di lavoro? Carlo Formenti: Metodo è parola grossa... Io lavoro in modo empirico: faccio una prima stesura veloce, nel corso della quale curo poco la scrittura. Poi procedo a una serie di stesure successive (il romanzo ne ha avute quattro). Le prime servono a stabilizzare il "peso" e il carattere dei personaggi, la trama e la struttura narrativa, la conclusiva è dedicata solo alla scrittura. In quest'ultima fase procedo a tagli feroci. E a volte esagero, almeno a sentire Curtoni, il quale sostiene che in questo caso la parte conclusiva è contratta. Ma preferisco sacrificare qualche pagina di troppo piuttosto che "sbrodolare". Delos: So che per promuovere Nell'anno della Signora hai fatto diverse presentazioni in libreria, quindi sei venuto a contatto con molti appassionati di fantascienza, insomma, con una certa fetta del "fandom" italiano. Cosa ne pensi di questo strano mondo? Carlo Formenti: Domanda difficile. Il mio giudizio oscilla a seconda che i contatti avvengano "faccia a faccia", oppure attraverso mailing list, newsgroup, convegni e dibattiti. Nel primo caso mi sembra un mondo piacevolissimo, fatto di eterni adolescenti, come io stesso mi sento, quando invece assisto (evitando accuratamente di partecipare in prima persona) a discussioni o incontri "ufficiali", resto sconvolto dalla rissosità dei rapporti e da una certa "chiusura". Per esempio: la Sf italiana si è sempre (e giustamente) lamentata del fatto che la cultura ufficiale tende a confinarla in un ghetto, tuttavia, ora che le mura del ghetto sembrano sul punto di crollare, mi pare sia scattata una sorta di paura di farsi "riassorbire" dal mainstream. Delos: Ultimamente stanno uscendo molto libri italiani davvero interessanti. Cosa ne pensi della sf del nostro paese, e quali autori preferisci? Carlo Formenti: Le antologie italiane uscite nell'arco degli ultimi due anni (Tutti i denti del mostro, Strani Giorni e I mondi di Delos) rivelano un panorama ricco e interessante, anche se è difficile scegliere dei nomi sulla base di qualche racconto, senza conoscere la produzione più ampia degli autori. Quindi sono costretto a dare risposte scontate (riferite cioè ad autori già noti) o arbitrarie (basate appunto su singoli racconti). Cominciamo dai nomi scontati: fra le ultime uscite mi sono piaciuti il Retrofuturo di Curtoni e la Perla di Masali, mentre avevo già avuto occasione di apprezzare il talento "seriale" di Evangelisti e Nicoletta Vallorani. Invece alcuni dei racconti singoli che mi hanno più colpito sono: Nel ventre di Napoli (Francesco Grasso) e Sepultura (ancora Evangelisti), pubblicati in Strani Giorni. E ancora: Il cimitero degli elefanti (Mauro Franzin) e Monoguerra (Milena Debenedetti), che ho letto nei Mondi di Delos. Ringraziamo Carlo Formenti per l disponibilità. Nella sezione narrativa di questo numero potete trovare un "trailer" composto di alcuni brani del romanzo Nell'anno della signora scelti dallo stesso autore.
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