di
Emiliano Farinella


Matrix e il moto perpetuo





"Porta via quest'affare per il moto perpetuo. In questa casa si rispettano le leggi della termodinamica!" (Homer Simpson)

Matrix è un film che ha inaspettatamente spaccato in due il pubblico. Molti appassionati di fantascienza aspettavano ansiosamente questo film di cui si vociferava che fosse il Blade Runner degli anni novanta, uno dei migliori film degli ultimi venti anni e giù con paragoni illustri che facevano arrivare alle stelle l'attesa degli appassionati.
Poi siamo andati a vederlo, e alla fine quel che si deve constatare è non si è levato affatto un coro unanime di consensi per questo film. Più il tempo passa, più aumenta la percentuale di persone che non l'hanno apprezzato, questa è l'idea che mi sono fatto tenendo d'occhio il sondaggio proposto dal Corriere della fantascienza (http://www.corriere.fantascienza.com). La domanda proposta dalla redazione del CdF è molto semplice e chiara: "Ti è piaciuto il film Matrix?". Le percentuali hanno avuto uno strano andamento, durante la prima settimana stravinceva il "sì" con percentuali intorno all'80% adesso (mercoledì 19 maggio 1999 21.21.05) siamo a 566 votanti e assistiamo a un clamoroso risultato parziale: 52% NO, 48% S.
Non ho idea di come si concluderà il sondaggio, ma a questo punto, a meno di notevoli sorprese, un dato mi pare chiaro: il film ha diviso, e non è stato colto da tutti come quel capolavoro per cui lo si era spacciato.
I numeri non sono affatto significativi, una popolazione di 600 pareri raccolti senza controllo non è tale da giustificare alcuna analisi fondata su quel dato. L'unica cosa che mi sento di rilevare in tutta tranquillità è che non c'è stata quell'unanimità di consensi che ci si aspettava.

Io sono uno di quelli a cui Matrix non è piaciuto, e contemporaneamente sono uno di quelli che apprezza anche il cinema di Honk Kong, cui questo film dovrebbe essere tanto legato. Uno dei film significativi di questi anni mi è parso Honk Kong Express, film a conti fatti per nulla trascurabile.

Prima di andare avanti vorrei avvertire che procedendo nella lettura ci si potrebbe imbattere in qualche spoiler (nulla di sostanziale comunque, direi che non pregiudica la godibilità del film), quindi chiunque dovesse ancora vedere il film forse è meglio che non vada oltre nella lettura.
Inoltre se qualcuno si sentisse male a non sentir parlar bene di Matrix forse è meglio che pensi di leggere qualcos'altro (è una cosa comprensibile e capita anche a me, quando sento parlar senza la doverosa devozione di film come Blade Runner o Gattaca mi viene la scarlattina).

Adesso che siamo rimasti veramente in pochi iniziamo a parlare del film, limitandoci a evidenziare solo i punti principali della vicenda.


Le buone idee perdute

Ogni volta che ci si interroga in fantascienza sulla realtà si finisce per citare Philip Dick. Matrix, che pesantemente gioca su realtà fittizia/soggettiva e oggettiva, non poteva essere quindi esentato dal paragone con quello che è uno dei presunti grandi numi tutelari della fantascienza moderna.
Fare i paragoni con Dick però potrebbe essere cattivo e fuori luogo, io mi limiterei a constatare che ci sono diversi punti estremamente interessanti che il film non ha approfondito per nulla. Si è sempre limitato a delle indagini superficiali che in me hanno lasciato un certo senso di insoddisfazione. Quantomeno mi pare un lavoro lasciato in sospeso.
Vediamone un paio:

Il cattivo. Il cattivo sarebbe il traditore. Dopo nove anni decide di fare il grande salto indietro.
Sicuramente deve trattarsi di una decisione difficilissima: si tratta di tradire tutto il genere umano e mandare al diavolo l'unica speranza che ha di riconquistare la libertà. una responsabilità mostruosa, probabilmente con la sua scelta sta condannando definitivamente l'umanità.
Del travaglio che porta quest'uomo a quest'immane tradimento non se ne sa proprio nulla, e già questo è un peccato.
Ma c'è forse un altro punto ancora più interessante: quest'uomo sta chiedendo ai suoi aguzzini di tirarlo fuori dalla realtà e di rinchiuderlo in una vasca a condurre un sogno perpetuo.
Il problema si fa scottante e molto interessante, sorgono immediatamente numerose domande.
E' meglio un bel sogno o una vita cattiva? La risposta sicuramente non è univoca, infatti quasi tutti rimangono fedeli e solo uno prova in nove anni questo patto per tornare indietro.
Perché lo fa?
Perché SOLO LUI lo fa? In fondo se fosse tanto preferibile una vita da sogno ci sarebbe stata la fila per poter tradire i propri compagni.
Su questi interrogativi e simili avrei apprezzato un po' d'indagine, della sana speculazione che non farebbe mai male alla fantascienza.

L'ambientazione nel nuovo mondo. Quando Neo si sveglia nel mondo "vero" ha un momento di disorientamento, barcolla, cade e si ribella. E poi? E poi niente, sembra che accetti questa nuova realtà senza farla tanto lunga. Indubbiamente un campione di equilibrio psicologico e forza d'animo, una reazione molto più pacata di quanto mi sarei aspettato da chiunque altro.
Noi ci disperiamo quando ci rubano la macchina, lui fa solo qualche piega e gli hanno rubato la vita.
Tutti conducono una vita assurda, continuamente braccati dalle macchine e sepolti vivi nelle profondità della Terra a far la vita dei topi. Normalmente gli esseri umani risentono in modo considerevole di stress di questa entità protratti per lunghi periodi di tempo, ma nel film nessuno da segni di stanchezza o cedimento (se non il traditore). Tutti sembrano esenti da traumi, io me li sarei aspettati tutti un po' schizzati, come minimo.
L'esercito delle dodici scimmie era grande anche in questo: quando il protagonista torna nel passato è sotto shock, sostanzialmente non riesce ad ambientarsi subito e Gillian ha avuto un colpo di genio nel metterlo in un ospedale psichiatrico. L'ospedale psichiatrico è reso anche molto bene da Gillian (mi pare di poter dire che il tocco di classe in più sarebbe potuto essere qualcosa di insignificante tipo mettere molte più donne che uomini come accade realmente negli ospedali psichiatrici dove purtroppo le donne abbondano, spesso in reparti misti).
Mi sarebbe piaciuto vedere nel film il percorso psicologico seguito da Neo per arrivare all'accettazione di quella nuova desolante realtà. I tormenti di un uomo che si vede strappare la sua ricca e gratificante vita per vederla sostituita con quella di un topo nascosto nell'angolo più buio della Terra non sono per me insignificanti. Le emozioni umane sono sempre preziosissime e degne di attenzione e rispetto.
Quel che si sente dire di tutta questa problematica è invece: "in quel posto ho mangiato spaghetti", quando Neo riconosce - dentro Matrix - un posto dove aveva mangiato quando era convinto che il ventesimo secolo fosse la realtà vera.
Questo atteggiamento mi pare quasi un prendersi gioco del problema e dello spettatore.


Il tributo al millennarismo

Il film non si astiene dallo strizzare l'occhio a tematiche che raccolgono molte simpatie tra alcuni spettatori sensibili al new-age e al misticismo di fine millennio.
L'ELETTO e l'ORACOLO sono due temi tipicamente millennaristici, che nel film vengono ripescati senza che si capisca bene quale sia il loro ruolo.

L'eletto. E' ripetuto fino alla noia che Neo è l'eletto, ma che funzione avrebbe? Nel film alla fine pare capace di picchiare più forte degli altri, entro - ricordiamolo - quello che è un software di simulazione. Ma Neo non è latóre di alcun messaggio significativo, non porta con sé alcun pensiero rivoluzionario che appaia capace di infondere nuova linfa e nuovo vigore alla resistenza degli umani. Una grave deficienza per un eletto.
Neo sembra esattamente quello che è: un programmatore di computer molto attraente e liberale, il che lo può rendere una persona gradevole, ma non basta a farne l'eletto.
Mi chiedo in cosa consista nel film il suo ruolo di eletto, e soprattutto perché mai dovremmo aver bisogno di un eletto con superpoteri per tirarci fuori dai guai. Io, in fondo, ho molta fiducia nell'umanità, e non nutro alcuna simpatia per le intrusioni di esseri che fanno gli esperti barando sulle regole della natura. Per fortuna Neo in realtà non appare capace di alcunché di particolare in concreto nel mondo reale.

L'oracolo. Anche la figura dell'oracolo appare assolutamente ingiustificata. Questa figura presenta alcuni punti che avrebbero avuto bisogno di qualche approfondimento, e altri che avrebbero necessitato di una giustificazione di sana pianta.
Dopo un attimo di riflessione è spontaneo chiedersi se c'è qualche giustificazione particolare per cui l'oracolo debba vivere dentro Matrix, subito dopo può capitare di chiedersi quanto ne sappia effettivamente e che ruolo giochi in questa lotta contro le macchine. In realtà di questo oracolo si parla tanto e nel film creano tante attese, ma alla fine tutta questa attesa non si concretizza quasi in nulla.
C'è anche un altro genere di domande di carattere più pratico, per esempio, come fa a fare le sue previsioni? Se avete anche solo un po' di curiosità o un minimo di abitudine a chiedervi il come delle cose non potrete fare a meno di chiedervi come diavolo funzionino le sue divinazioni.
Il punto più inquietante è che in realtà l'oracolo prevede il risultato dell'interazione tra Matrix e i cervelli (a maggior ragione quando parliamo degli uomini liberati), e questi ultimi non sono affatto simulati...
Il film non offre alcuno spunto né giustificazione, e ci lascia a metà tra il perplesso e l'indispettito questo tema così smaccatamente millennaristico messo lì per raccoglier consensi facili nell'anno dell'esaltazione di massa nella grande attesa per Nostradamus, o, in questa strana terra, di qualche altro oracolo dai numeri facili.

I temi dell'oracolo e dell'eletto mi hanno lasciato molto perplesso, sembrano assolutamente inessenziali e ingiustificati - entro la storia non trovano alcuna giustificazione o aggancio concreto - e sembrano messi lì in bella mostra per alimentare delle irrazionali tensioni millennaristiche, un evidente tributo al misticismo e all'irrazionalismo.


Il moto perpetuo e le pile

Recentemente è stato dimostrato quello che è passato alla storia come il teorema di Fermat, una formulazione moderna del rompicapo è stata esposta su un muro della metropolitana dell'ottava strada di New York:

xn + yn = zn: nessuna soluzione (per n>2, NdA).

Ho scoperto una dimostrazione meravigliosa di questo fatto, ma adesso non posso scriverla perché sta arrivando il mio treno.

La dimostrazione è frutto del caparbio lavoro di Andrew Wiles, e a proposito di questa entusiasmante storia si può certamente leggere L'ultimo Teorema di Fermat di Simon Singh.
Prima che venisse dimostrato il teorema ponendo la parola fine a una questione che si trascinava da secoli, i dipartimenti di matematica che si occupavano dell'argomento erano inondati di presunte dimostrazioni tutte irrimediabilmente sbagliate in qualche passaggio logico, e quindi nella loro interezza.
Sembrava impossibile dimostrare questo teorema, e la presunta impossibilità della sfida attraeva irresistibilmente i matematici amatori di tutto il pianeta.
Conclusasi la corsa verso Fermat non si è spenta certo questa spinta verso imprese impossibili.
Non possiamo permetterci però una simile imprecisione. Esistono imprese che per difficoltà o lontananza dagli attuali schemi di pensiero chiamiamo impossibili, ma in realtà è solo un modo di dire e non ha alcuna base razionale un atteggiamento così drastico, e ci sono poi cose che abbiamo scoperto essere veramente impossibili. Per esempio andare sotto lo zero assoluto è impossibile, sull'arrivare a una IA forte non potremmo invece affatto sbilanciarci con la stessa disinvoltura.
Il problema di Fermat non era affatto un problema impossibile, anche se ha messo alle corde i matematici di mezzo mondo per alcuni secoli. Ci sono cose su cui invece, come ho già detto, possiamo sbilanciarci perché ne sappiamo abbastanza dell'universo per dare delle risposte fondate. Eppure anche in questi casi non manca chi sostiene tesi che oscillano tra l'improbabile e, che è abbastanza grave, l'impossibile.
Fioccano per ora, e chi frequenta i gruppi di discussione sulla scienza lo sa bene, persone munite anche di titoli, che vanno in giro a dire di aver dimostrato questo e quello. C'è chi è finalmente arrivato alla quadratura del cerchio, chi ha trovato il vero valore della velocità della luce, e c'è anche chi ha realizzato un moto perpetuo di qualche specie. (Un sito italiano interessante in materia è http://www.arcetri.astro.it/~comore/skeptic/index.html, potete trovarvi link a questo mondo variegato che in rete si sta espandendo a dismisura).

Cosa c'entra con Matrix?
Le intelligenze artificiali di Matrix rientrano in questa categoria, infatti sembrano aver trovato un ciclo perpetuo capace di sputar fuori energia a ogni ciclo. Ciò ovviamente è impossibile.
Una delle grandi cose che mi ha insegnato Beppe Grillo è che ci sono errori di diverso ordine; be', quando si dice qualche cosa di termodinamicamente insensato di solito si commette un errore di un ordine per nulla trascurabile. Grillo faceva spesso un simpatico esempio: a passare da un acquario a una zuppa di pesci non ci vuole molto, ma provate a fare il percorso inverso e passare da una zuppa di pesce a un acquario...
Le intelligenze artificiali di Matrix cosa fanno di tanto insensato?
Dicono di tirar fuori energia assorbendo l'energia bioelettrica prodotta dal corpo umano (idea in sé estremamente poco furba, dal punto di vista energetico), e per alimentare un corpo umano usano quello di un morto passato per endovena.
Vediamo di capirci... a UN uomo fornisco l'energia contenuta in UN uomo e in più ottengo un surplus energetico. E che significa? Significa che: 1=1+qualcos'altro.
Nel migliore dei casi riflettendoci un attimo chiunque capisce che quel qualcos'altro non potrà mai essere maggiore di zero, anzi, usualmente riusciamo a cavare fuori molto meno di quel che mettiamo dentro. Quando camminiamo con la macchina un po' della benzina la usiamo per muoverci, ma poi una buona parte la perdiamo per riscaldare un po' ovunque in una miriade di attriti, tutti ci accorgiamo che il motore della macchina o i copertoni sono caldi, quindi dell'energia l'abbiamo senz'altro persa per riscaldare invece che per muoverci.
Gli sceneggiatori hanno insistito su questo punto, e non hanno assolutamente voluto lasciare dubbi nello spettatore e ce l'hanno fatta vedere la pila. Sì, hanno detto che noi uomini siamo delle pile, dimenticando un particolare essenziale: una pila costa più energia di quella che viene immagazzinata.

L'idea che mi sono fatto di queste IA è che la loro presunta intelligenza sia molto discutibile...
Questi esseri artificiali sono alla disperata ricerca di energia perché non hanno più accesso, da terra, all'energia solare. Allora che fanno?
Nessuno pensa a usare combustibili fossili quali petrolio (se ne è rimasto ancora) o gas naturali, non prendono in alcuna considerazione né energia eolica né geotermica, no, ovviamente non provano neanche a raccogliere energia solare oltre lo strato di nubi, e soprattutto non pensano neanche per un attimo alla possibilità di usare fonti nucleari di energia. Tutto troppo facile e scontato.
Che fare?
Succhiamo il sangue a quegli antipatici di umani, non i porcellini d'india o gli elefanti, proprio gli umani!

Vogliono gli esseri umani? Bene, ognuno ha i suoi gusti, prendeteveli, ma perché produrre esseri umani dotati di tutto l'encefalo? Non si potrebbero coltivare solo dei corpi col minimo di sistema neurovegetativo per sopravvivere senza tutte quelle pericolose complicazioni che sottopongono a forti rischi la società delle macchine?

L'idea di quegli alveari che accolgono gli umani e l'opposizione tra Matrix è il mondo reale è bellissima. Si sarebbe potuto salvare tutto ciò evitando di prendere in giro gli spettatori?
Io avrei almeno un paio di proposte, una con macchine cattive e una, vogliamo fare gli originali, con macchine addirittura buone.
macchine buone (questa me l'ha suggerita Francesco Chiminello chiminello@pd.infn.it): le macchine coltivano gli esseri umani non per l'energia ma perché sono buone, e si sono convinte che in questo modo stanno massimizzando la felicità degli umani in proporzione alle risorse del pianeta, e contemporaneamente le lascia libere di dedicarsi alle loro attività preferite senza umani tra i condensatori.
macchine cattive: collegare miliardi di esseri umani potrebbe fornire una non trascurabile potenza di calcolo di cui le macchine sono altamente ghiotte. Il problema è che questi esseri umani sono ostici da trattare, utilizzano solo una piccola parte del loro cervello, ma per poter sfruttare quel che resta si deve trovare un qualche giochetto, un sogno perpetuo, Matrix, con cui far passare il tempo al resto del cervello, per evitare di perdere raccolti.
In questo modo si salva tutto: ci sono le macchine cattive, le coltivazioni di esseri umani per i meri fini delle macchine, addirittura anche lo stupro della loro mente, in più c'è una vera spiegazione del bisogno di Matrix che il film non forniva (in quanto coerentemente al film ci si sarebbe aspettati esseri col solo sistema neurovegetativo) e addirittura la termodinamica è salva!

Wow, bellissimo. Ma come mai pagatissimi sceneggiatori non hanno trovato una soluzione simile più corretta e anche più gustosa?
La risposta è un sincero: "Boh!"
Chi vuol avanzare qualche ipotesi si faccia avanti.
La domanda potrebbe essere generalizzata: "Perché ultimamente i film di fantascienza presentano sempre qualche fastidioso e estremamente grossolano ed evidente errore che si sarebbe potuto evitare facilmente, senza costi aggiuntivi, e senza stravolgere lo svolgimento? A cosa si deve questo pressappochismo?"

Non ho lo spirito dell'entomologo e non procedo quindi in una disamina accurata degli altri errori e incongruenze. Con queste poche cose ci siamo tolti solo le travi che ci hanno sparato negli occhi, e può anche bastare per ora.
In ogni caso non sono le piccole incongruenza a fare la misura di un film.


Conclusioni

L'idea complessiva che ci siamo fatti di questo film è che ci fosse più materiale per un bel gioco che per un bel film, sembrava proprio che stessimo assistendo a un videogioco e non a un film. Anche divertente come gioco, con un buon uso di effetti speciali che portano a delle scene mozzafiato che fa sempre piacere vedere, però una cosa ben lontana dall'essere un film di spessore e qualità.
"Matrix", mi scrive Francesco Chiminello, "ha chiaramente un'impostazione tipica da videogioco adventure: il personaggio inizialmente è sbalzato in problemi che non comprende, poi via via si fortifica e infine sbaraglia i cattivi (per non parlare della bella): io lo avrei concluso con delle scritte che facessero capire chiaramente che il finale era quello di un videogioco, magari con tanto di inquadratura che si allarga per rivelare lo schermo di un computer.
"Tutto avrebbe perfettamente senso se anche il mondo vero fosse una simulazione. Dando in più un salutare schiaffo in faccia anti-idolatrico allo spettatore."

Io continuo a preferire gli eroi stanchi e tristi. Di un Neo dai fantomatici poteri soprannaturali, eletto, da idolatrare, continuo nel mio piccolo a diffidare.



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