di
Luigi Pachì


Intervista con Luca Masali





Luca Masali è ritornato. Finalmente, dopo oltre due anni dal romanzo che lo aveva lanciato, I Biplani di D'Annunzio, due anni riempiti solo con sporadiche apparizioni di racconti - alcuni anche su Delos, graditissimi dai nostri lettori - rieccolo comparire in edicola su un numero speciale di Urania, con un romanzo ricco e affascinante: La Perla alla Fine del Mondo.

Delos: Luca, finalmente i lettori di I biplani di D'Annunzio ti ritrovano in edicola nel mercato italiano. Ci racconti, brevemente, la storia di questo nuovo romanzo?

Luca Masali: La storia, detta in due parole, è questa: André Citroën, il fondatore dell'omonima fabbrica di automobili, viene costretto dall'amico e rivale Louis Renault ad accettare una pericolosa scommessa: deve condurre una spedizione di due automobili cingolate da Montecarlo alle sorgenti del Nilo, sul lago Vittoria. A corto di tempo, il milionario francese deve raccogliere in fretta e furia l'equipaggio tra i dipendenti del Casinò. Con lui partiranno Raoul, l'uomo che ha fatto dell'arte della preparazione dei cocktail un'arte maggiore; Corinne, un'affascinante spogliarellista studentessa di lettere arabe e una nostra vecchia conoscenza: Matteo Campini, che la crisi economica seguita alla fine della Grande Guerra ha costretto a reinventarsi come cameriere.

Delos: Il viaggio di questa spedizione, suppongo, non sarà tutto rose e fiori.

Luca Masali: Già! Durante il viaggio, nel cuore dell'Ahaggar, inesplorata e selvaggia regione del Sahara algerino, la spedizione viene travolta dalla fine del mondo in chiave islamica.

Delos: Dove hai trovato lo spunto per scrivere un romanzo di fantascienza pensando ad un personaggio realmente esistito e noto, quale Citroën?

Luca Masali: L'idea di scrivere una storia di fantascienza con André Citroën protagonista è nata per caso, leggendo un articolo su Storia Illustrata dove si narravano le folli imprese del milionario parigino al Casinò...

Delos: Quanto c'è di vero nella tuo romanzo?

Luca Masali: La favolosa vincita di dieci milioni di franchi che è narrata nei primi capitoli del romanzo è vera, anche se non è avvenuta a Montecarlo ma a Parigi. Come vera è la favolosa mancia lasciata ai croupier: una Citroën 5CV a testa. Il personaggio mi affascinava per tanti aspetti. Chi ha avuto vent'anni negli anni Ottanta e una "Due Cavalli" per andare ad Amsterdam a fumare le canne mi può capire. Ho pensato che sarebbe stato divertente far incontrare Citroën con... mio nonno! Già, il nonno. Raoul, si chiamava.

Delos: Davvero curioso. Raccontaci qualcosa in più.

Luca Masali: Durante i favolosi anni Venti il nonno girava il mondo come Maitre barman nei più grandi Casinò d'Europa, soprattutto a Montecarlo. E fu proprio nel principato di Monaco che Raoul inventò il cocktail Grande Corniche, lo steso che delizia Citroën alla vigilia della scommessa. La ricetta è molto semplice: una misura di Cointreau, una di Pernod, una di gin e un poco di succo di limone. Mescolare con cura e servire con ghiaccio. A piacere, aggiungere una ciliegina invecchiata dieci anni nel cognac.

Delos: Mi sembra un cocktail piuttosto "esplosivo" per le nuove generazioni

Luca Masali: La bevanda potrà risultare un po' forte per il gusto di oggi, ma chi sa davvero assaggiare ci troverà un pizzico della fragranza coco chanel che aleggiava tra le vaporose gonne pieghettate delle danzatrici di charleston, un po' dello spirito delle favolose ragazze di Rue Pigalle che giocavano col potenziale erotico di un oriente arabeggiante tanto mitizzato quanto poco conosciuto: il favoloso Nordfrica letterario di Pierre Loti e Benoit, per intenderci. I palati più raffinati noteranno, proprio nel punto il cui il dolce del Cointreau si stempera nella ruvida personalità del Gin, l'emergere discreto di nuovo sapore, barocco e affascinante: lo stesso sapore che evocano le storie di Jules Verne.

Delos: E' vero che Citroën in gioventù fu un amante dei romanzi di Verne?

Luca Masali: Sì, Citroën era da ragazzo un attento lettore di Verne. Nelle sue memorie, André scrive:

Non ho mai dimenticato l'emozione di quando lessi Vingt mille lieues sous la mer. Il tenebroso capitano Nemo mi insegnò che non c'è niente di più poetico del mistero rivelato dalle scoperte scientifiche e tecniche. Il progresso deve poter organizzare l'universo e cambiarne la vita. Più tardi lessi Robur le Conquérant, Les Indies noires, Les Cinq Cents Millions de la Bégum e tanti altri... Collezionavo con passione i grossi volumi rossi e oro pubblicati da Hetzel, che ben meritavano il titolo di Voyages extraordinaries. In Jules Verne ho ritrovato il padre che avevo perso da bambino.

Amare Verne, dopotutto, è l'unica cosa che Citroën e io abbiamo in comune.

Delos: Del resto uno scrittore deve conoscere perfettamente il suo personaggio.

Luca Masali: E' vero, l'autore e il suo personaggio devono trovare un linguaggio comune, per potersi capire e lavorare insieme nella costruzione di un romanzo. Ecco perché nella Perla c'è così tanto di Verne. Non solo il Verne del Giro del Mondo in ottanta giorni, con la sua scommessa che apre i giochi.

Delos: Per gli amanti delle citazioni ci sarà qualche perla nel tuo ultimo libro?

Luca Masali: Chi ama cercare le citazioni ci troverà le suggestioni tardo vittoriane della terra cava di Viaggio al centro della Terra, le atmosfere di I figli del capitano Grant e, naturalmente, i mostri marini di Ventimila leghe sotto i mari. Sembrerà strano trovare echi del capolavoro del padre della fantascienza europea in un libro ambientato nel deserto, che è l'esatto opposto dello scenario in cui si muove l'inquietante massa ferrosa del Nautilus. Ma è proprio dal matrimonio alchemico del carapace metallico del sottomarino con la piovra gigante di tanti romanzi d'avventura che nasce il mollusco mutante che cela la Perla, chiave del mistero.

Delos: Ci puoi dire qualcosa in più sulla Perla e sulla sua divinità primordiale?

Luca Masali: La perla rappresenta davvero uno dei simboli più potenti della setta sciita Ahl-i haqq, la gente della Verità. Una comunità attiva soprattutto in Persia occidentale, la cui dispersione rende difficile lo studio della dottrina delle diverse sette nate al suo interno. L'idea di base è il susseguirsi di sette manifestazioni divine accompagnate ciascuna da cinque angeli, uno dei quali femmina. La divinità primordiale è immaginata nascosta in una perla, che nel romanzo diventa la mostruosa La Perla alla Fine del mondo.

Delos: Caso più unico che raro nell'universo islamico, essi ammettono anche una forma di metempsicosi.

Luca Masali: E' vero, l'anima passa attraverso mille e una reincarnazione, durante le quali l'uomo riceve il premio o il castigo che gli spetta. Attendono il ritorno del Signore del Tempo, che al suo manifestarsi esaudirà i desideri dei fedeli. Naturalmente i fedeli Ahl-i haqq sono persone perbene, per nulla simili ai legionari che nel romanzo hanno fatte proprie le parti più esteriori del rito in modo da fare i comodi loro.

Delos: Cosa ti ha spinto ha scrivere di religioni e culture così distanti dalla nostra?

Luca Masali: Vedi, se in quella feroce età dell'innocenza che era la Belle poque era considerato normale non sapere un fico secco sulle culture extraeuropee, oggi per fortuna lo stato di ignoranza animalesca non è più un dovere sociale. Durante i tre anni che ho impiegato a scrivere La perla alla fine del mondo ho trasformato la mia casa in una specie di biblioteca islamica: questo è anche un romanzo "sull'ermeneutica della molteciplità dei sensi del Corano", come dice a un certo punto un personaggio proveniente da un remoto futuro dominato dal Secondo Sultanato ottomano. La cultura dei nostri vicini dell'altra sponda del mediterraneo in Italia è troppo spesso un'illustre sconosciuta, e viene avvicinata solo come conseguenza dei flussi migratori che interessano la penisola. Ciò provoca una conoscenza superficiale, e per di più viziata dal pregiudizio culturale e purtroppo anche da un certo razzismo, soprattutto per quanto riguarda il presunto "antifemminismo" che a torto si attribuisce all'insegnamento di Maometto.

Delos: Puoi essere più preciso per i nostri lettori?

Luca Masali: In realtà questa è una sciocchezza, naturalmente: il problema della condizione femminile nei Paesi islamici, anche quando trae giustificazione legali da interpretazioni di comodo della dottrina, dipende da fattori ben più complessi che riguardano lo sviluppo storico, sociale e politico dei Paesi arabi in senso lato, dai danni del colonialismo europeo e dal rifiuto delle politiche predatorie dei Paesi industrializzati che troppo spesso si traduce nell'intolleranza culturale dei movimenti integralisti. Per questo i personaggi femminili del "versante islamico" del romanzo non sono per nulla donne sottomesse. Ma non per questo meno profondamente islamiche, nel bene e nel male.

Delos: Questa visione si protrae nel tuo romanzo anche avanti nel tempo.

Luca Masali: Nel futuro agisce una setta segreta di fanatiche sciite, le "Tetradi", quattro donne sposate ad Azrarel, l'angelo della morte. Le zelote hanno sostituito il tradizionale chador persiano in un cono di luce negativa, che le trasforma in coni di tenebra dalla violenza allucinante.

Delos: Simbolicamente cosa rappresenta?

Luca Masali: il simbolo dell'incapacità europea di penetrare gli aspetti più profondi dell'Islam. Campini ha almeno un merito: non sa capire ma per lo meno si astiene dal giudicare. Quanto a me, non pretendo certo di far giustizia della ricchezza culturale altrui attraverso un romanzo di fantascienza, ma ho cercato nei limiti del possibile di offrire al lettore la visione dell'Islam come un mondo, certamente alieno, ma anche interessante e degno della massima considerazione.

Delos: Le citazioni che troviamo nel testo sono tutte reali?

Luca Masali: Mi sono sforzato, anche con l'aiuto di Imam che operano in Italia (che per comprensibili ragioni non desiderano essere citati, ma a loro va il mio sentito ringraziamento), di presentare con la massima serietà la dottrina coranica, pur con le inevitabili semplificazioni che ciò comporta. Come conseguenza, tutte le citazioni dei personaggi sono reali, come reali sono le dispute teologiche che qua e là appaiono nel dipanarsi della storia. Già, la storia. Dopo la pubblicazione del mio primo romanzo, I biplani di D'Annunzio, pubblicato tempo fa nella collana Urania, ho ricevuto molte lettere che chiedevano dove finissero gli eventi della storia reale e dove cominciasse la fantasia.
Nel romanzo, molto di quello che dice Citroën sono citazioni di lui medesimo.

Delos: Se qualche lettore del tuo nuovo libro volesse approfondire il personaggio di Citroën cosa consigli?

Luca Masali: Per approfondire la conoscenza di questo singolare signore, consiglio la lettura del libro "André Citroën", di Jacques Wolgensinger, edito in Italia da Lupetti & Co. un testo un po' troppo agiografico, ma di questo perdoniamo il suo autore: è stato per trent'anni responsabile della comunicazione aziendale della Citroën... Secondo me, il buon André era matto. Un matto simpatico, ma pur sempre fuori di testa. Mi sono divertito moltissimo a fargli fare il pazzerello qua e là per il deserto.

Delos: Una delle caratteristiche di questo libro è che esce parallelamente sia in Italia che in Francia. Ci puoi dire come nasce questo binomio?

Luca Masali: Solo due parole sulla storia editoriale di questo romanzo. La Perla alla Fine del Mondo è pubblicato contemporaneamente in Italia da Arnoldo Mondadori Editore e in Francia da Payot & Rivages. un piccolo segno dei rapporti sempre più stretti che si stanno costruendo tra la letteratura di genere italiana e quella francese, entrambe ricche di una produzione interna originale, artisticamente fondata su una tradizione consolidata nel fantastico e nella fantascienza. Eppure, fino a poco fa tendevano ad ignorarsi reciprocamente, preferendo piuttosto rivolgere l'attenzione alla sterminata produzione anglosassone.

Delos: Possiamo quindi dire che i tempi sono migliorati per gli scrittori di fantascienza?

Luca Masali: Diciamo che oggi le cose sono cambiate, e la nostra fantascienza ha trovato la sua strada espressiva, tagliando il cordone ombelicale che la faceva apparire come una brutta copia della fantascienza d'oltreoceano. Il pubblico ha capito ed apprezzato il cambiamento, e finalmente si sono create le premesse per un rilancio in grande stile della fantascienza europea non anglofona. Un rilancio che ha preso corpo durante la manifestazione "Utopia 98" che si è tenuta a Poitiers, nell'ovest della Francia, nello scorso anno. In quell'occasione si è fatto il punto sulla fantascienza europea, e i nostri autori ed editori presenti hanno potuto stringere una volta di più i rapporti di collaborazione e di interscambio con la nuova leva di autori di tutta Europa, francesi in testa: particolare interesse hanno suscitato tra gli altri i lavori di Serge Lehman, Roland Wagner, Pierre Bordage, Jean-Pierre Fontana e Ayerdhal, solo per citarne alcuni.

Delos: Leggeremo di loro anche in Italia?

Luca Masali: Si tratta di autori che presto potranno essere conosciuti e amati tra il pubblico italiano, anche ma non solo- grazie all'opera meritoria di Carmilla, la rivista fondata e diretta da Valerio Evangelisti. Allo stesso modo gli scrittori italiani che a vario titolo si interessano di letteratura fantastica hanno rafforzato la loro presenza in Europa. Per quanto mi riguarda, Utopia 98 è stata l'occasione per conoscere Doug Headline, editor di Payot & Rivages, che mi ha dato modo di presentare questa storia al pubblico francese.

Delos: Se qualcuno dei nostri lettori volesse fare quattro chiacchiere con te?

Luca Masali: Ben venga, mi troverà su Internet all'indirizzo: http://members.tripod.com/Luca_Masali (occhio alle maiuscole, sono fondamentali). Mentre la mia casella e-mail è: luca_cris@iol.it

Delos: Grazie per la disponibilità e per averci dato un intero capitolo da sottoporre alla lettura dei nostri lettori.

Luca Masali: Grazie a voi e a presto.


Nella sezione narrativa di questo numero potete trovare un'anteprima dal primo capitolo di La perla alla fine del mondo.