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| Dan Simmons Il risveglio di Endymion |
The rise of Endymion (1997) - Mondadori, pagg. 694, L. 35000 |
Recensione di Maurizio M. Munafò
Con questo romanzo Dan Simmons torna nell'universo di Hyperion e conclude la storia di Aenea e di Raul Endymion, che era rimasta in sospeso al termine del volume precedente, Endymion.
Avevamo lasciato Aenea, Raul e l'androide A. Bettik sulla Vecchia Terra, dove erano giunti dopo una lunga fuga lungo il fiume Teti, attraverso i vecchi mondi dell'Egemonia, ormai controllati dalla Pax e dal TecnoNucleo attraverso il crucimorfo e il potere della resurrezione.
Ora, dopo cinque anni di apprendistato presso il cibrido di Frank Lloyd Wright, Aenea sente che la sua missione contro il TecnoNucleo deve ricominciare. La Pax e il TecnoNucleo hanno infatti lanciato una crociata distruttiva contro gli Ouster, gli umani migliorati nanotecnologicamente che vivono nello spazio al di fuori del controllo della Pax. Raul viene così mandato a recuperare la vecchia Nave del Console, mentre Aenea inizia la sua attività di architetto e di profeta tra i vari mondi della rete. Al loro inseguimento, dopo la defezione del padre capitano de Soya, si mettono i terribili guerrieri del TecnoNucleo Radamanth Nemes e i suoi cloni.
Siamo di fronte ad una grandiosa space opera, come ci aveva abituato Simmons con la precedente installazione di Hyperion/La caduta di Hyperion, anche se questa volta il risultato è leggermente inferiore alle aspettative.
Un primo motivo è che Il risveglio di Endymion risulta patire un po' troppo la lunghezza, soprattutto perché manca la complessità di eventi che aveva caratterizzato, ad esempio, La caduta di Hyperion. Là dove il dittico di Hyperion intracciava un arazzo, spostando la storia tra il pianeta dello Shrike e il resto dei mondi dell'Egemonia, il dittico di Endymion resta fin troppo lineare, nella continua fuga dei protagonisti da un mondo all'altro. Nonostante alcune dei mondi descritti, come il pianeta buddhista T'ien Shan, con i suoi picchi che sporgono da un oceano di nuvole, o l'Albero Stella, una sfera di Dyson vegetale, incutano fascino e sense-of-wonder, alcune descrizioni sono francamente troppo lunghe.
Un secondo motivo è invece legato alla natura stessa della missione di Aenea, Colei che Insegna, e al misticismo di fondo della storia. Aenea è infatti presentata come un messia, un tramite tra l'Umanità e le entità superiori del Vuoto Legante, una figura resa molto simile a Cristo, perfino nella modalità di diffusione dei suoi poteri, e altrettanto mistico è il fine ultimo della sua missione.
Purtroppo, nonostante questa sia space opera, e non sf-hard, per cui ogni miracolo è lecito, il livello di sospensione dell'incredulità richiesto rasenta quello di un romanzo fantasy, e questo potrebbe non risultare gradito ad alcuni lettori.
| Martin Gardner Nel nome della Scienza |
Fads and Fallace in the Name of Science (1957) - Transeuropa, pagg. 300, L. 35.000 |
Recensione di Emiliano Farinella
In Italia arriva solamente adesso, per merito della casa editrice Transeuropa, "In nome della scienza", un importante testo di Martin Gardner sulle pseudoscienze, cioè teorie interpretative della natura solo apparentemente fondate su una corretta lettura di esse perennemente a corto di prove, uscito negli Stati Uniti nel 1957.
Il testo è evidentemente un po' datato, ma fino a agli anni '50 è un punto di riferimento preziosissimo per capire il cammino della credulità umana nel mondo moderno.
Martin Gardner, matematico, è stato a lungo il direttore di Scientific American.
Gardner affronta diversi temi cari, sotto angolazioni molto diverse, ai fantascientifici. Egli va alla ricerca della nascita del mito dei dischi volanti, parla dei canali marziani segnalati per la prima volta dall'astronomo Schiapparelli, mostra le teorie sulla Terra piatta e cava che trovavano molti credenti ancora nella metà di questo secolo.
Nel libro è analizzato il percorso effettuato da persone come Ron Hubbard che hanno posto le loro idee mistiche anche alla base della moltissima fantascienza che hanno prodotto; troviamo anche preziose informazioni su teorie sessuali eccentriche che sono nate in gran numero e si sofferma abbastanza anche su Wilhelm Reich che qui in Italia ha avuto un certo riscontro a livello fantascientifico e a proposito del quale è interessante conoscere anche il punto di vista di Gardner per meglio ponderare la questione.
Un libro da consigliare a tutti quelli che non hanno paura di guardare attraverso il famoso cannocchiale di Galilei.
 
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