![]() |
| |||||||||||||||||
![]()
| |||||||||||||||||
![]() |
![]() Con l'uscita del libro I mondi di Delos la nostra rivista si fa conoscere al grande pubblico delle edicole. E' il momento per autoconsacrarci un po' e raccontare la nostra storia.Nonostante non sia in edicola ma viaggi sulle strada elettroniche di internet, oggi Delos Science Fiction, al quinto anno di attività, è una delle riviste di fantascienza italiane più conosciute e seguite. Nel 1998 è stata premiata al Salone del Libro di Torino come il miglior sito culturale italiano. Di Delos hanno parlato quotidiani, settimanali e persino programmi televisivi.Eppure, tutto questo non nasce da un progetto commerciale e da un'azienda editoriale professionale, ma da un gruppo di appassionati che lavora sulla rivista senza nessun tipo di remunerazione, solo per la soddisfazione di creare una bella pubblicazione. A chi non conosca bene il mondo della fantascienza potrà sembrare strano, ma in effetti Delos non è che l'ultima incarnazione di una lunga tradizione di fanzine, pubblicazioni amatoriali, che vengono prodotte fin dagli Anni Venti negli Stati Uniti e dagli Anni Sessanta in Italia. Per qualche motivo, il mondo della fantascienza è sempre stato ricco di attività amatoriali. Club, raduni (chiamati convention), e riviste amatoriali. In Italia le fanzine hanno rivestito un'importanza particolare, a causa della cronica ritrosia dell'editoria professionale nel dare spazio agli scrittori italiani. Se negli ultimi anni questo clima è un po' cambiato, soprattutto grazie all'enorme spinta data da Valerio Evangelisti, primo scrittore di fantascienza a vendere più degli stessi americani nel nostro paese, sin dagli anni Cinquanta gli autori di casa nostra potevano sperare al massimo di pubblicare qualche racconto in appendice a romanzi stranieri. Pochissime sono state le pubblicazioni professionali a dare spazio con continuità ai peraltro numerosissimi autori italiani. E' nato quindi un vasto sottobosco di pubblicazioni amatoriali, sulle pagine delle quali i nostri scrittori potevano farsi le ossa e acquisire un minimo di notorietà. Negli anni sessanta si usava il ciclostile. Il curatore della rivista usava degli speciali fogli di cera che inseriva nella macchina per scrivere, e poteva così produrre le matrici per stampare la propria fanzine. Cinquanta, sessanta pagine, di solito in formato A4, spediti in abbonamento a cento o duecento lettori sparsi in tutta Italia.
Poi, verso la metà degli anni ottanta è arrivato il computer. Armati di Commodore 64 o di Sinclair Spectrum, cominciammo a utilizzarlo per facilitare la composizione delle nostre riviste amatoriali. Ben presto passammo a Macintosh e alla stampante laser, e a un sistema di desktop publishing che, sebbene ancora agli albori, già ci permetteva di fare un salto di qualità straordinario, e soprattutto di migliorare notevolmente la qualità delle nostre pubblicazioni. Per dei grafici in erba come noi era davvero la manna: caratteri più grandi e più piccoli, corsivi, grassetti, paragrafi che si giustificavano da soli! Il prodotto finito assomigliava davvero a una rivista vera. Forse è anche grazie a questo che La Spada Spezzata nel 1986 arrivò a vincere il Premio Europa come miglior rivista amatoriale del continente. Verso la fine degli anni ottanta avevamo perso l'entusiasmo e piano piano smettemmo di pubblicare le nostre riviste. Continuavamo più o meno saltuariamente a frequentare il mondo del fandom ma mancava lo stimolo per produrre qualcosa di nuovo. Stimolo che arrivò nel 1994, di nuovo grazie al computer. Che questa volta, grazie alla diffusione del modem, si stava trasformando in un potente strumento di comunicazione. Il modem, come ormai tutti sanno, permette al computer di comunicare via telefono. Nel 1994 internet era ancora una rete poco nota e utilizzata soprattutto per la posta elettronica (il world wide web e il primo browser, Mosaic, furono creati proprio quell'anno da Tim Berners Lee e Mark Andreesen). Era l'era dei bbs, piccola banche dati locali che ospitavano forum di discussione sui più svariati argomenti. Cominciammo a interessarci a questo mondo, e naturalmente ci venne spontaneo proporci per creare un'area di discussione dedicata alla fantascienza. Nasceva così Fantatalk, sul circuito di bbs OneNet, che esiste ancora su alcuni bbs, tra cui la Rete Civica Milanese.
Per la verità, Luigi aveva già tentato qualcosa del genere nel 1986, con Blade Run, una rivista elettronica per Spectrum, programmata in linguaggio Basic e distribuita su cassetta. Era un progetto innovativo, ma duplicare e spedire cassette era decisamente oneroso, e fu abbandonata dopo il primo numero. Ora invece, grazie alla telematica, si aprivano nuove porte e nuove possibilità. La prima cosa a cui pensammo fu il titolo, riprendendolo dal nome che usavamo utilizzare per designare il nostro piccolo club informale, che riuniva anche Franco Clun e Franco Forte: Delos. E poiché si doveva trattare di una rivista elettronica, ci aggiungemmo la parola Cyberzine. Scegliemmo di utilizzare un software dedicato alle presentazioni multimediali, Astound, che permetteva di realizzare un programma eseguibile sia su Macintosh che su Windows e di sfogliarne le pagine elettroniche come se si trattasse di una piccola rivista, ma su video. Per il primo numero riuscimmo a contattare William Gibson e a chiedergli un'intervista. Alla fine di novembre il "fascicolo" elettronico era pronto a essere diffuso sulle principali banche dati amatoriali della penisola. Non c'era modo di sapere quante fossero le persone che effettivamente si sobbarcassero lo scaricamento, via modem (allora si andava ancora a 14.400 bps) di quei 600 KB, ma la risposta fu molto buona. Ricevemmo molti complimenti e incoraggiamenti. Nel gennaio 1995 usciva il secondo numero, con un'intervista a un altro grande scrittore cyberpunk, Bruce Sterling. C'era un forte limite tecnologico. Il sistema che utilizzavamo era abbastanza poco malleabile: ogni articolo doveva essere contenuto in una sola schermata con limiti di lunghezza piuttosto fastidiosi, e le pagine non potevano essere molte, o la dimensione del file da scaricare sarebbe cresciuta troppo e avrebbe impedito la diffusione. Fin da allora, Delos si contraddistinse rispetto alle fanzine tradizionali non solo per il mezzo che utilizzava, ma anche per il pubblico che raggiungeva e per il modo di proporre i propri contenuti. I nostri destinatari non erano i fan tradizionali, pochi dei quali utilizzavano computer e modem, ma gli appassionati più disparati, coloro che leggevano fantascienza e si fiondavano al cinema quando usciva un film fantastico, ma che non sapevano neppure cosa fosse una rivista amatoriale. A differenza delle fanzine normali, che raggiungevano un pubblico già preparato e usavano quindi spesso un linguaggio per adepti, Delos fu impostata sull'informazione e scritta con stile divulgativo.
Ben presto fu chiaro che l'epoca dei bbs stava finendo. Il futuro era internet: così, dal numero 6, Delos abbandonò la versione autoeseguibile e si trasferì definitivamente sulla rete. Questo passaggio ci permise di comporre la rivista molto più facilmente e rapidamente e di aumentare il numero di pagine e la lunghezza degli interventi. Cominciammo anche a pubblicare racconti più lunghi, speciali, notizie che, proprio grazie a internet, potevamo ricavare da fonti sempre aggiornatissime. Anche i contatti con i nostri collaboratori, grazie alla posta elettronica, diventarono più facili e la redazione cominciò ad allargarsi. Facemmo la conoscenza con Maurizio Manzieri, bravissimo artista digitale che oggi ha realizzato copertine per Urania e per Interzone, e che è tuttora nostro collaboratore fisso; dal numero 12 Roberto Quaglia iniziò a curare la sua famosa column Pensiero stocastico, uno degli appuntamenti più seguiti; poi entrarono nel gruppo Francesco Grasso, Emiliano Farinella, Luigi Rosa, Vittorio Curtoni e tutti gli altri. Oggi la redazione di Delos è composta da diciassette persone. La facilità di comunicazione garantita da internet non ci ha aiutato solo nell'organizzazione di una redazione distribuita geograficamente, ma anche nei contatti con l'estero. Uno dei nostri giochi preferiti era diventato scoprire gli indirizzi email degli scrittori più importanti e chiedere loro delle brevi interviste. Nel giro di uno o due giorni, o a volte anche solo di poche ore (come nel caso, ad esempio, di Bruce Sterling e di Charles Sheffield) arrivavano le risposte pronte per essere tradotte e pubblicate. Autori che avevamo amato e che consideravamo dei veri e propri mostri sacri, come Robert Sheckley, Anne McCaffrey, David Brin, Joe Haldeman dimostravano grande disponibilità e simpatia. Intervistammo Douglas Adams, Terry Pratchett, Rudy Rucker, Robert J. Sawyer (fresco di premio Nebula); Gregory Benford ci mandò un suo articolo. Dal 1996 fummo anche invitati a partecipare alla SciFi-Con, una convention "virtuale", in rete, organizzata dal sito del canale televisivo americano Sci Fi Channel. Un grande evento per gli appassionati di fantascienza che possono, una volta all'anno, visitare decine e decine di "stand", sotto forma di pagine web, di tutti gli operatori più importanti della fantascienza, compresi Delos e Fantascienza.com. Dal numero 13 la rivista cambiò nome: ormai essere una "cyberzine" non era più un carattere distintivo: cominciavano a nascere molte riviste in rete, anche in Italia. Così prendemmo il nome di Delos Science Fiction. Con numero 23, nel febbraio del 1997, facemmo la conoscenza con Marco Spagnoli, giornalista freelance romano, che si entusiasmò al nostro progetto e volle entrare a farne parte. Per il numero 25 ci presentò il primo di una lunga serie di scoop: un'intervista con Tim Burton, regista di Mars Attacks! Negli ultimi due anni, Marco ha intervistato moltissimi protagonisti del cinema fantastico: tra gli altri ricordiamo Roland Emmerich, Sharon Stone, Arnold Schwarzenegger, Bruce Willis, Jeff Goldblum, Dario Argento, Stefania Rocca, Peter Weir e Jim Carrey. Colpi molto importanti per aumentare la risonanza della rivista e la sua diffusione. Attualmente, stimiamo i lettori di Delos intorno alle 3000 persone. Dal numero 24 il nostro vecchio amico Franco Forte, che nel frattempo si era fatto una splendida fama di selezionatore di narrativa con una serie di antologie di successo, da Fantasia (Stampa Alternativa) fino alla recente Strani giorni (Millemondi Urania, Mondadori), si assunse l'incarico di scegliere i racconti pubblicati su Delos. La qualità della nostra narrativa fece un grosso passo in avanti, ed è grazie al suo lavoro se oggi è possibile pubblicare questo volume. Nel maggio del 1997 intanto Silvio aveva deciso che il suo futuro professionale era su internet, e apriva insieme ad altre persone un'agenzia di web design, per la creazione di siti aziendali, la Acme (www.acme.it). Avendo a disposizione un server internet tutto suo, la prima cosa che fece fu lanciare il sito www.Fantascienza.com. L'intenzione era quella di creare un punto di riferimento per gli appassionati di fantascienza italiani in rete, e ci riuscimmo, dobbiamo dire, benissimo. Spostammo Delos dai due siti presso cui si trovava allora, MC Link e Cyberg, su Fantascienza.com. Aggiungemmo altri servizi: un motore di ricerca, una chat, ospitammo il sito dell'Editrice Nord e quello della World SF, l'associazione dei professionisti del settore. In breve tempo Fantascienza.com divenne il sito italiano più frequentato dagli amanti del genere. Attualmente conta oltre 100.000 contatti al mese. Nell'estate del 1997 lanciammo anche una nuova testata: il Corriere della Fantascienza. L'idea era quella di fare un notiziario snello, rapido, ma che uscisse molto spesso: tre volte alla settimana. Oggi il Corriere ha superato i 200 numeri e ha mediamente 12.000 visite al mese. Nel frattempo internet cresceva di popolarità. La visibilità che ci garantiva la rete cominciava a dare i suoi frutti: cominciarono a parlare di noi prima alcune riviste di settore, come .Net Internet Magazine, Inter.net, Networld, Internet News, poi anche settimanali e quotidiani di diverso genere, come Sette TV, Film TV, Panorama, Il Giorno. La Repubblica incluse Fantascienza.com nei dieci migliori siti italiani in assoluto. Nel 1998 durante il Salone del Libro di Torino Delos Science Fiction fu premiato come miglior sito italiano culturale, e anche questo fece ancora parlare di noi. Arriviamo così ai giorni nostri. Delos entra nel suo sesto anno di vita e ha ormai superato i quaranta numeri. Nel frattempo, l'offerta si è molto arricchita: abbiamo provato a fare un calcolo delle pagine che occorrerebbero se la rivista fosse stampata in un formato libro, tipo Urania o Nuovo Millennio, ed è risultato che ne riempirebbe più di 250 a ogni numero. Ci sono rubriche di notizie, opinioni, recensioni, articoli, interviste e speciali dedicati di volta in volta a un tema, a una serie televisiva, a un film o a un autore. E tutto grazie a una vasta rete di collaboratori che profonde il suo entusiasmo e la sua voglia di fare, mese dopo mese. Tutti i file arrivano alla redazione centrale via posta elettronica, e la rivista viene impaginata e messa in linea in quattro giorni. Il segreto è proprio questo: un impegno non troppo gravoso distribuito su tante persone, che permette di portare avanti senza tentennamenti una testata che esce regolarmente, ogni mese, dal dicembre del 1994. Non siamo affatto stanchi, anzi, ci entusiasmiamo sempre di più.
|