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Il passaggio dalla carta alla pellicola, William F. Nolan lo aveva in mente fin dall'inizio. In una nota inclusa nell'edizione originale del romanzo uscita nel 1967, si leggeva: "Prossimamente in film". Ebbene, impiegò ben nove anni, il film, a giungere sul grande schermo, tormentato da vicissitudini di ordine soprattutto produttivo e narrativo. Eppure il progetto era partito sotto i migliori auspici: un soggetto interessante e il maggiore produttore nel campo della fantascienza cinematografica, quel leggendario George Pal artefice dei più grandi successi degli anni '50, tra cui si ricordano Quando i mondi si scontrano (When the Worlds Collide, 1951), La cosa da un altro mondo (The Thing from Another World, 1951), La guerra dei mondi (The War of Worlds, 1953) e L'uomo che visse nel futuro (The Time Machine, 1960). Con una simile garanzia alle spalle, la Metro-Goldwyn-Mayer non lesinò sul portafogli e mise a disposizione un budget considerevole, tale da restituire l'ambizione di farne un vero e proprio kolossal cinematografico. Ma molte cose non andarono per il verso giusto.
Qualche problema
Basandosi sul soggetto originale di Nolan e Clayton, George Pal si occupò di stendere la bozza preliminare della sceneggiatura, ma la MGM la rifiutò categoricamente, affermando che una ricostruzione del XXIII secolo di Los Angeles, Pittsburgh, Cape Canaveral e di una città sottomarina attraverso cui i protagonisti avrebbero dovuto fuggire, sarebbe costata cento milioni di dollari, ben oltre il già cospicuo budget stanziato per il film. Fu questo il motivo per cui fu decisa l'ambientazione in una città chiusa all'interno di cupole. E qui cominciò il disappunto di Nolan, che crebbe di lì a poco quando la MGM proprio in quel periodo, si trovò ad attraversare una congiuntura poco favorevole che finì per investire il progetto.
Modifiche
Incagliatosi sulla secca di una sceneggiatura troppo onerosa, e quindi da rivedere pesantemente, il film venne eliminato dalla programmazione della produzione della MGM, per poi essere riammesso parecchi mesi più tardi, ma questa volta senza George Pal, che nel frattempo aveva preso altri impegni e non poteva stare dietro ai "capricci" della Metro. Così il film passò nelle mani di Saul David che aveva già svolto un lavoro eccellente con Viaggio Allucinante (Fantastic Voyage, 1965). Ma David aveva un concetto molto preciso su come il film avrebbe dovuto essere, per cui il soggetto originale di Nolan e Clayton, basato sul loro libro e molto più aderente ad esso di quanto sarebbe stato poi il prodotto finale, non venne utilizzato.
Iniziano i lavori
Saul David assoldò invece uno sceneggiatore molto in gamba, David Zelag Goodman, per trarre la sceneggiatura basandosi direttamente sul romanzo di Nolan e Clayton, non solo ignorando il loro soggetto, ma senza neanche tenere in considerazione il precedente lavoro di George Pal. Goodman, che non aveva mai lavorato prima su un film di fantascienza, stese la sceneggiatura in stretta collaborazione con Saul David e Dale Hennessy, quest'ultimo incaricato di creare l'ambientazione del film e già vincitore dell'Oscar per Viaggio Allucinante, il medesimo Hennessy che aveva realizzato le scenografie di altri due celebri film di quegli anni: King Kong (1976) e The Young Frankenstein (Frankenstein Junior, 1974). Una volta ultimato il copione, in soli tre mesi venne costruito il set con i modelli degli edifici e delle strutture, e dunque la palla passò al regista Michael Anderson per la scelta degli attori.
Il cast
David e Anderson non vollero fare la corte ai maggiori personaggi americani, i cui nomi sarebbero stati peraltro scontati (e costosi), per cui optarono per un cast sostanzialmente britannico. Anderson aveva recentemente lavorato con Michael York, con il quale era in buoni rapporti, inoltre l'attore inglese era piuttosto conosciuto al pubblico americano per la sua parte di Brian Roberts in Cabaret (1972). Così, quando fu proposto il suo nome, la MGM fu immediatamente interessata a coinvolgerlo. Ma dopo aver letto il copione, York, allora trentaquattrenne (ma se li portava bene, visto che nel film ne avrebbe dovuti dimostrare ventisei!), rimase perplesso e fu sul punto di rifiutare. Alla fine si decise ad accettare, grazie soprattutto alle pressanti esortazioni di sua moglie e del suo autista. Secondo quanto scrisse nel '91 nella sua autobiografia, York era sempre stata l'unica scelta di David ed Anderson, e pare molto probabile che, qualora avesse rifiutato la parte, il film non sarebbe stato realizzato.
Per Jenny Agutter invece il discorso fu diverso. Fino ad allora l'attrice aveva lavorato in Inghilterra, sia per il cinema, che per il teatro, quando gli giunse la chiamata da Hollywood. Anderson l'aveva vista in The Railway Children (1970) nella parte di Bobbie, e aveva apprezzato soprattutto l'impressione di vulnerabilità che riusciva a comunicare e che il regista giudicava indispensabile per la parte della compagna di Logan. La Agutter avrebbe detto in seguito che in quel momento a Hollywood non ci pensava proprio, e il caso volle che l'occasione le capitò proprio quando aveva appena terminato un lavoro con Sir John Gilgeud e il prestigioso National Theatre, e stava proprio pensando di tornare al cinema, benché in Inghilterra non ci fossero molte prospettive. Fu così che non ci furono ragioni per non accettare. E la parte di Jessica fu sua.
Il terzo attore inglese del cast non fu uno qualunque. Sir Peter Ustinov aveva già lavorato con Anderson alla fine degli anni '40 e si convenne che, nella sua parte più intensa, il film avrebbe dovuto avere una presenza carismatica, di quelle che non si possono dimenticare tanto facilmente. Fu dunque assegnata al grande Ustinov la parte del Vecchio che compare tra le rovine del Senato degli Stati Uniti al momento cruciale della storia, quando tra le rughe del vecchio solitario che vive in compagnia di un esercito di gatti, i protagonisti realizzano che esiste veramente la possibilità di invecchiare, che si può avere una vita anche oltre i trent'anni. La prova vivente che quello della Città era tutto un inganno.
Tra gli interpreti furono scelti anche Richard Jordan (Dune, 1984 e Caccia a ottobre rosso, 1990) per vestire i panni di Francis-7 e Farrah Fawcett, che proprio nel 1977 stava spopolando con le Charlie's Angels, e la cui avvenente presenza, anche se solo per pochi minuti, non passa certo inosservata.
Logan, attento alla testa!
Curiosamente, l'anno successivo il destino fece incontrare di nuovo faccia a faccia Peter Ustinov e Michael York davanti alla macchina da presa e per giunta in territorio, in un certo senso, italiano. Nel 1977, infatti, i due attori recitarono insieme nel Gesù di Nazaret di Franco Zeffirelli, ma questo loro secondo incontro fu molto più drammatico, vedendo Peter Ustinov nelle vesti di Erode il Grande e Michael York in quelle di Giovanni il Battista...
Ciak, si gira
La Fuga di Logan cominciò le riprese a Dallas, dove, per ricreare gli interni più spaziosi della Città venne utilizzato il Dallas Market Center, un vasto grande magazzino, di cui nel film è molto facile riconoscere la tipica struttura con i vari piani e le scale mobili. Oltre che relativamente economico, parve estremamente adatto ambientare in un tempio del consumismo, un luogo asettico e opulento, un'utopia futuristica fondata sul piacere, sull'ozio e sull'edonismo. Ma il Texas fu teatro di altri luoghi di riprese, tra cui un night club di Dallas in cui vennero girate le scene ambientate al Centro dell'Eros e l'Arlington Health Center, dove si ambientò la sequenza nella palestra dei Sorveglianti. Per quasi tutti gli interni vennero utilizzate strutture esistenti, che non ebbero bisogno di molti adattamenti scenografici. Anderson affermò che Dallas aveva già di per sé un aspetto molto futuristico, perfetto per la storia, con tutto quel vetro, le scale mobili e quelle aree commerciali bianche. Ma ci furono anche degli aspetti della lavorazione non molto attraenti, come quando gli attori trascorsero a Los Angeles un'intera settimana in una stazione di trattamento e depurazione di acque di scarico, utilizzata per ambientare le scene nelle vasche degli impianti di approvvigionamento alimentare della Città.
Verso il grande schermo
Le riprese durarono circa quattro mesi, dopodiché iniziò la fase di post-produzione in cui vennero messi a punto gli effetti speciali curati da una squadra guidata da L.B. Abbott, messosi già in luce in alcune pietre miliari del cinema fantastico degli anni '60 (Il Pianeta delle Scimmie, 1968, Viaggio Allucinante, 1966, Il mondo perduto, 1960, Viaggio al centro della Terra, 1959). Durante questa fase venne aggiunta anche la colonna sonora di Jerry Goldsmith, che sarebbe diventato in seguito l'affezionato compositore della saga di Star Trek (anche le musiche dell'ultimo Star Trek: Insurrection sono sue), scelto personalmente da David e Anderson. Questa fu una delle prime volte in cui, in una produzione così importante, vennero combinati suoni elettronici con la partitura orchestrale. E il risultato fu notevole.
Una curiosa coincidenza
La Fuga di Logan avrebbe dovuto aprirsi con lo scorrimento verticale di un'introduzione scritta (...vi dice niente?) che avrebbe dovuto spiegare il tema del film, l'ambientazione, e dare l'idea di che mondo era quello in cui si stava per entrare. Invece fu tagliata proprio all'ultimo momento. Come si può vedere almeno nella versione italiana, si optò per un testo su un'inquadratura fissa che accompagna gli spettatori dentro alla Città...
Un'epoca imprecisata del XXIII secolo...
I superstiti dell'esplosione demografica, dell'inquinamento, delle guerre, vivono in una grande città protetta da una cupola ed esclusa ermeticamente dal mondo esterno oramai dimenticato.
Qui, in un ambiente ecologicamente equilibrato, l'umanità vive solo per il piacere. Resa libera dai servomeccanismi che provvedono a tutto, c'è un solo inconveniente: la vita finisce a trent'anni oppure deve essere rinnovata mediante il grandioso rito del "Carousel".
La storia
Logan-5 è un Sorvegliante della Città, paradiso di ozio, piacere e libero amore. Il suo compito è recuperare i disertori che non vogliono assoggettarsi alla legge del Carousel, ovvero del Rinnovamento. A mano a mano che il tempo trascorre, il cristallo che ogni abitante tiene incastonato nel palmo della mano sinistra passa da bianco (0-8 anni), a giallo (9-15), a verde-blu (16-23), a rosso (24). Quando poi comincia a lampeggiare come un semaforo, significa che il momento è giunto. Si è obbligati a recarsi nell'arena del Carousel dove, osannati e incitati al Rinnovamento da una folla delirante, si viene sollevati in aria da una forza misteriosa e fatti dissolvere nel nulla. Ma esiste un gruppo organizzato di resistenza sotterranea che non vuole accettare questo stato di cose, e crede nell'esistenza del Santuario, un luogo al di fuori della Città, dove è possibile vivere liberi, ben oltre i trent'anni.
Molti già sono scappati e, sebbene altrettanti siano stati ricondotti indietro o eliminati dai Sorveglianti, il computer centrale dalla suadente voce femminea che sovrintende al governo della Città e ne regola tutti i sistemi, decide di mandare Logan in missione alla ricerca del Santuario, affinché riporti in Città o termini, una volta per tutte, i disertori che sono riusciti a fuggire. E per fare questo, Logan dovrà fingere di essere lui stesso un fuggitivo, per accattivarsi le simpatie dei disertori e farsi accompagnare al Santuario. così che il cristallo della vita di Logan, pur ancora ventiseienne, inizia a lampeggiare di rosso, costringendolo alla fuga. Conosciuta qualche tempo prima, in occasione di un incontro sessuale da lei poi rifiutato, Logan confida proprio nella complicità di Jessica, giacché il ciondolo che la ragazza porta al collo è ritenuto il simbolo del Santuario e della resistenza. Ma Francis-7, all'oscuro delle trame del computer centrale, si mette sulle tracce dell'amico in fuga il quale, dopo qualche traversia con i disertori, prima decide di cambiarsi i connotati per non dare nell'occhio, e poi, scampato per miracolo ad una trappola, riesce a scappare con Jessica attraverso il Centro dell'Eros, un'orgia collettiva perpetua, alimentata da effluvi allucinogeni ed afrodisiaci. Attraversando poi i sistemi di approvvigionamento alimentare della Città, Logan e Jessica si ritrovano in una sorta di caverna ghiacciata dove s'imbattono in Box, un robot che fin dai tempi più remoti si trova in quel luogo, programmato per immagazzinare e surgelare il cibo destinato alla Città. E infatti Logan e Jessica scoprono che i disertori giunti fin lì, in realtà non sono fuggiti al Santuario, bensì sono stati ghiacciati vivi.
I due riescono a sfuggire alle grinfie del robot e raggiungono finalmente l'esterno, caldo e pervaso dall'abbraccio dei meravigliosi raggi del Sole. Dopo l'inevitabile sboccio (e consumazione) dell'amore, e la presa di coscienza che il cristallo della vita non solo non lampeggia più, ma è tornato addirittura bianco, la coppia giunge fino alle rovine di una città ricoperte da una vegetazione selvaggia e incontaminata. Il comparire dell'obelisco e l'emergere della cupola del Senato degli Stati Uniti di Washington dalla natura grassa e incontrastata, non possono non far tornare alla mente l'immagine della Statua della Libertà semisepolta sulla spiaggia del Pianeta delle Scimmie.
Ed è proprio all'interno del Senato che Logan e Jessica incontrano il Vecchio, che con i suoi folti capelli d'argento e le sue rughe serene e profonde, è la prova vivente che la vita non finisce a trent'anni e che il sistema della Città è tutto un inganno. Ma Francis li raggiunge e non vuole, né può credere a quello che vede. Il suo dovere è più forte e non può evitare di confrontarsi con il suo amico Logan. Ma alla fine avrà la peggio. E Jessica e Logan riescono a convincere il Vecchio a seguirli alla Città, dove il suo volto dovrà dimostrare a tutti qual è la verità, fermando così finalmente l'eccidio gratuito del Carousel.
Nuotando attraverso un canale subacqueo, Logan e Jessica rientrano nella Città lasciando il Vecchio ad aspettarli fuori, ma una volta dentro, i loro accorati argomenti urlati alla folla che si sta dirigendo al Carousel, vengono ignorati e i due sono fatti prigionieri. Logan viene torturato, ma invano. Anzi, la sua determinazione e la sua forza di volontà riescono a mettere in crisi la macchina e, liberatosi, distrugge il computer centrale ed esplosioni a catena cominciano a devastare la Città. Riunitosi a Jessica, Logan riesce a portare tutti gli abitanti fuori della Città, dove nel tripudio generale, il simbolo della Libertà riconquistata diventa un'incerta carezza alle rughe del Vecchio dai capelli bianchi.
Cosa ci rimane della Fuga
A dispetto della squadra di indiscutibili talenti messa insieme da Saul David e del successo ottenuto all'epoca, tale da giustificare la produzione immediata di una serie TV, il film, pur partendo da un'idea se non proprio originale,
quantomeno interessante, non riesce ad avvincere, mostrando le pecche
maggiori proprio nella sceneggiatura, una gruviera narrativa che sovente
rende la storia difficilmente credibile. E nonostante abbia conquistato un premio Oscar per gli effetti speciali (nel film è possibile vedere il primo rudimentale ologramma cinematografico), alcuni dei quali realizzati facendo interagire gli attori con un blue-screen, tecnica allora innovativa che Lucas riprese e portò al massimo delle sue possibilità con Star Wars, nemmeno su questo fronte il film impressiona. Insomma, 2001 è di ben otto stagioni prima e l'anno successivo fu l'anno di Star Wars (Oscar a sua volta per gli effetti speciali) e di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo. E questo la dice lunga sulla geniale ventata di innovazioni tecniche e miglioramenti apportata dalla ditta Lucas-Spielberg, che, senza nulla togliere a Abbott e soci, dopo soli dodici mesi, tecnicamente si trovano almeno dieci anni avanti.
Ma questa è un'altra storia.

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