a cura di
Marco Spagnoli

Recensioni cinema






New Rose Hotel
(New Rose Hotel, USA, 1998) - Regia: Abel Ferrara - Sceneggiatura: Abel Ferrara & Chris Zois tratto dal racconto di William Gibson - Cast: Asia Argento, Christopher Walken, Willem Dafoe - Distribuzione: BIM - Durata: 98 min.
Recensione di Marco Spagnoli

Raramente si sono visti film irritanti come New Rose Hotel, pellicola povera di mezzi e di idee dove tutto viene raccontato dai personaggi eccentrici e caricati di una storia impregnata del futurismo più ridicolo e incentrata sulla più bieca e imprevedibile dietrologia. Il cinema non è un'arte complementare. Non lo è nei confronti della letteratura anche d'autore come quella di William Gibson e non lo è nemmeno nei confronti di se stesso. Nessuna dipendenza da un libro può portare a un'assoluta sudditanza dell'immagine nei confronti del testo. Era semmai la tragedia greca quella dove &brkbar; sia per la sacralità della scena, sia per la difficoltà della realizzazione tecnica &brkbar; erano gli attori a raccontare al pubblico tutta l'azione. Come deve rimanere allora lo spettatore nel vedere un film che aspirerebbe a essere definito un thriller, venire interamente basato sul racconto da parte dei suoi protagonisti dell'azione che avviene sempre altrove? Possono, infatti, le sbiadite immagini che provengono da un telefonino-telecamera-computer futuristico e soprattutto &brkbar; per la produzione &brkbar; economico, soddisfare la voglia di azione di un pubblico curioso a cui viene promesso tutto e che non vede mantenuto niente? Al di là delle scene sexy (unica nota positiva) dove una smaliziata Asia Argento dà il meglio di sé, New Rose Hotel è solo la penosa descrizione di un mondo di ambigui personaggi che vivono nell'ambiente dello spionaggio industriale. Abel Ferrara sarà pure un genio, ma copre di ridicolo due grandi attori come Willem Dafoe e Christopher Walken facendogli raccontare le azioni che avvengono sempre e comunque da un'altra parte. E', però, con gli ultimi venti minuti (un lunghissimo ed economico flashback rimontato dei precedenti settanta) che la pazienza dello spettatore perde gli ultimi freni provando un soverchiante impulso ad alzarsi e andarsene.

Pleasantville
(Pleasantville, USA, 1998) - Regia: Gary Ross - Sceneggiatura: Gary Ross - Cast: Tobey Maguire, Jeff Daniels, Joan Allen, William H. Macy - Produzione: 1998 - Distribuzione: Medusa - Durata: 124 min.
Recensione di Marco Spagnoli

Un po' Ritorno al Futuro, un po' Truman Show, Pleasantville racconta la storia banalotta di due adolescenti intrappolati in una sitcom anni Cinquanta in bianco e nero, perfettina e buonista. Non prevedendo di potere cambiare il corso delle cose, alla ricerca di una morale abbastanza scontata, i due pur tentando di comportarsi come i loro alter ego televisivi, cambiano il corso delle cose trasformando il mondo a toni di grigio di Pleasantville in universo colorato.
Qui, però, crolla la sceneggiatura che dopo avere dato corso a tutte le possibili situazioni divertenti con un tocco di follia anarchica e un po' di poesia si perde nelle maglie di una storia da cui è difficile venire fuori senza danno.
Purtroppo, l'ultima mezz'ora del film inficia l'intero lungometraggio, rendendo prevedibile e scontata una trama abbastanza originale fino al solito processo dove il ragazzo genio di turno convincerà della sua innocenza un'assemblea fino a pochi minuti prima totalmente avversa. Il finale e il messaggio che vengono fuori da una discutibile metafora sono una cosina debole, debole di cui non vale la pena parlare, lasciando considerare Pleasantville come un semplice divertissment sfumato nel suo lieto fine che per essere un po' diverso, diventa abbastanza vuoto e retorico, lasciando con l'amaro in bocca il pubblico.




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