![]() |
| |||
|
Frank Zappa e la ragazza dal vestito d'alluminio
| |||
![]() |
![]() Un nuovo incontro con Giovanni Burgio, uno scrittore che i lettori di Delos hanno cominciato ad apprezzare. Elmo superotto Autovox, l'ultimo racconto che gli abbiamo pubblicato, oltre ad avere vinto una edizione del premio Lovecraft uscirà nell'antologia I mondi di Delos che la Garden Editoriale sta preparando e che dovrebbe essere nelle edicole in aprile. Il racconto che presentiamo su questo numero di Delos è molto breve ma folgorante, ispirato a una canzone di Frank Zappa di cui mantiene i ritmi metallici e i toni folgoranti, in tipica atmosfera tecno-cyberpunk. (Franco Forte)Entrando nel Lux aeterna si può ammirare l'enorme struttura circonvoluta di metallo e materiale sintetico, intricata e labirintica come un sistema nervoso tridimensionale. Da fuori potrebbe sembrare un involucro insignificante di materia inerte e nessuna si immaginerebbe che a compenetrarsi in quel nido organico si possa dischiudere una tale complessità biologica.Saranno rinchiusi lì dentro, a seconda dei giorni, quattro o cinquecentomila umani, un cocktail di DNA, razze e cloni, distribuiti a macchia di leopardo nelle varie multisale-metropoli. L'area su cui poggia il Lux non è eccessivamente grande: gli ambienti sono ricavati grazie allo sviluppo della struttura in altezza e profondità. E' diviso in vari scomparti esagonali con disposizione tridimensionale, un labirinto di cellule dotate di vita autonoma che servono per dare un po' d'ordine a quell'ammasso alveariforme. Entrando dall'ingresso principale si può gustare, ovviamente, Lux aeterna di Ligeti come rumore di fondo. Proseguendo si entra nel vivo dell'ambiente planetario. Ogni cellula, divisa a sua volta in sotto-sale, è contraddistinta da un genere musicale; passiamo dall'elettronica pura o contaminata al tribal noise, pop-revival, fusion-boogie, prana-rock, fino alle tendenze free-techno jazz, neo-madrigal, modern-harpsichord, e altre diavolerie. Scelgo una cellula, quella più accessibile e comoda, perchè non ho voglia di farmi ore di file davanti a un mega-ascensore. Dovrebbe essere la due, quella più vicina all'entrata. Il mondo ormai è rinchiuso in questi contenitori di comunicazione e la corrente che corre lì dentro è un grande interscambio di energia umana. Tutta la vita moderna ormai avviene dentro le multisale-metropoli. Anch'io spesso ci faccio una capatina, essendo il Lux aeterna comodo da raggiungere. Vado a cercare, come altre centinaia di migliaia di esseri, l'anima gemella; per me è difficile trovarla ma non ho mai desistito. E poi in una sala-metropoli puoi anche viverci se vuoi, puoi fermarti un mese e tirare avanti con qualche lavoretto; quando ti sei stancato, puoi tornare alla tua solita vita. E' un periodo che sono sfortunato in amore. Oddio, amore. Potremo chiamarlo anche accoppiamento, incontro con un mio opposto, unione di forze complementari. L'importante è che quando sei dentro al Lux allunghi le orecchie e capti qualche tendenza giusta, una corrente di pensiero che si è sviluppata da poco, e cerchi di capire quali siano le persone che vanno per la maggiore. Poi devi attaccarle, circuirle e provare a entrare in comunicazione-competizione con loro. Se non ti gusta la musica che scandaglia nelle varie cellule, puoi papparti pillole musicali-sincretiche e ascoltare i neurosuoni che si sviluppano dalle correnti dopamminiche che si formano nel tuo cervello. A me piacciono parecchio le pillole harpsi-music, quelle che ti fanno germogliare un bel clavicembalo nei neuroni. L'ultima volta ho camminato per due ore, con Sweelink e le suite francesi di Bach nelle orecchie. Comunque non disdegno anche le pillole pop-elettroniche o le tendenze moderne più orecchiabili. Sento che qualcuno sta parlando di una ragazza con un vestito metallico, una tipa che recentemente bazzica le multisale del Lux aeterna. - E' un genere che non mi convince - dice una voce dietro di me. - Viene con insistenza e sembra che voglia accalappiare tutti i polli che le capitano. - Perchè? - risponde un altro. - Come fai a dirlo? - Certe cose, le sento. - Chi ti dice che sia losca... - Tutti quelli che sono stati visti insieme a lei sono scomparsi. Puf, andati. - Cazzate - risponde l'altro. - Sei invidioso perchè non te la sei fatta. - Quella lì non la vorrei nemmeno per un drink. Ti attacca la sfortuna addosso. E' quello che si dice in giro, almeno. - Sono trovate pubblicitarie. - Che cacchio dici? E' una che si vende per qualche pastiglia di contrabbando, uno di quei tipi che per due soldi asporterebbero la milza alla mamma. - Scusate - intervengo io girandomi di scatto. - Di chi state parlando? Mi interessano i soggetti strani... Vedo finalmente i due. Quello più alto è un efebico, vestito da baccante e dotato di collare emotivo. L'altro deve essere un donatore professionista di sangue allucinogeno: si capisce dal supporto di collegamento nell'avambraccio sinistro. - Parliamo della ragazza col vestito d'alluminio, quella mignotta che se ti distrai un attimo ti succhia anche gli ormoni - dice il donatore di sangue. - E adesso cosa sarebbe diventata, un'emato-dipendente? - interviene l'efebico. - Non volevo intromettermi nel vostro discorso... - intervengo io. - Si figuri - dice l'efebico sorridendomi. Deve essere recettivo sessualmente e forse mi ha fatto un'avance. Il suo collare emotivo brilla come un neon. - E' una baldracca senza fondo - finisce l'altro. - Carne da macello. Non le farei ciucciare il mio plasma nemmeno se mi pagasse. Stronza. Non me la regalano mica l'emoglobina... - Sei un bel professionista - dice l'efebico. - Maschilista di merda. - E tu sei una checca senza fondo. - Ignorante. - Dove la posso trovare? - chiedo io interrompendo la loro discussione. - Dicono che si rechi spesso alla cellula dodici, quella sotto il livello del mare - dice il donatore. - Grazie - dico io. - Se vuoi venirci a trovare, ci fermeremo tutta notte alla cellula sei - dice l'efebico. - Facciamo un culto eleusino sotto del buon prana-rock. Farebbe bene anche a te - finisce di dire acidamente all'amico. - Cazzate - dice il donatore di sangue. - Ho da lavorare, io. Vado a farmi succhiare un po'. Altrimenti scoppio. - Ci penserò su - faccio io. Parto e cerco la cellula dodici. Mi faccio trasportare da un velivolo di collegamento e raggiungo l'entrata dell'ascensore. Davanti ci saranno due o tremila persone. Aspetto il mio turno ed entro. Vicino a me ho un nugolo di dancer-girls coperte di vernice decibel-sensibile. Sotto la musica, quei tessuti colorati si animano di colori e acquistano tinte indescrivibili, illuminando l'interno del corpo. Una di loro mi porge una gomma afrodisiaca ma io dico gentilmente di no. Una ragazza ride. Forse ho fatto la figura dell'inibito. - Conoscete la ragazza dal vestito d'alluminio? - chiedo io. Le femmine che mi sono più vicine si guardano fra loro, scuotendo la testa in segno di diniego. - Ah, forse sì - dice all'improvviso una ragazza. - E' giovane? - Non so. Non l'ho mai vista - rispondo io. - Deve essere dotata di micro corazza wagneriana. - Forse - faccio io. - Che roba sarebbe? - Un vestito di metallo. Ogni modello ha un suo segreto. - Segreto? - ribatto io. - Ognuno la personalizza - mi risponde lei come, se mi parlasse di una cosa scontata. - E' sempre a caccia di maschi, quella predatrice - continua la femmina. Un'amica ride, scoprendo denti da serpente. - Tu non ridere - dice una alla ragazza-serpente. - Ieri hai azzannato un tipo solo perchè è stato poco gentile con te. - Oh bè - dice l'altra - Coi tempi che corrono... Mi dovrò pur difendere. - Se quel disperato non avesse avuto un siero anti-cobra... - dice l'amica alata. Anche lei è coperta da vernice decibel-sensibile, comprese le ali membranose da libellula. La femmina serpente continua a ridere. Io spero di arrivare presto. Non si sa mai. - Quella predatrice... - continua a dire la femmina. Intanto arriviamo e una marea di persone iniziano a correre verso le sotto-sale. Le alate si lanciano in volo con un rumore fastidioso, sbattendo le ali contro la gente, mentre le altre si mettono a correre all'impazzata. Qualcuno protesta. Io rido. Siamo arrivati. Mi dirigo con passo veloce verso la cellula dodici. Entro nella sala principale e mi guardo intorno. Una ragazza del servizio d'ordine mi allunga una bomboletta spray. - E' un anti-allergico. Sei sensibile alle vernici organiche? - Non lo so. Non sono mai venuto alla dodici. - Qui quasi tutti usano vernici decibel-sensibili. Se avvertissi una sensazione di soffocamento, usala. - Grazie. - Senti, se sei nuovo di qui ti devo avvertire che ci sono molte femmine con vernici neurotossiche. Sono illegali ma non riusciamo a beccarle all'entrata. - Oh Cristo- faccio io. - E' pericoloso? - Immagina un po'... - mi dice lei con un sorriso ironico. - Pensavo fosse un posto tranquillo, questo. - In effetti lo è sempre stato e in un certo senso lo è ancora. Qualche mese fa però un pazzo criminale ha appoggiato un generatore di ultrauoni sulla pelle decibel-sensibile di una ragazza e... - Pazzesco - faccio io. - Ha avuto un attacco spaventoso... - Che femmina era? - Un'intrattenitrice. Dopo un secondo è stramazzata al suolo. Bastardi. Qualche ragazza allora si è vendicata. - E' per questo che molte hanno veleni da serpente? - Anche. Quelli comunque sono legali. Sii carino con le ragazze quindi. - Grazie. Mi guardo intorno e mi chiedo perchè, fra le migliaia di persone che transitano, la ragazza del servizio d'ordine abbia scelto proprio me. - Avevo capito che eri nuovo. - mi dice come se fosse telepatica. E forse lo è. - Volevo solo avvertirti... Sei uno che mi ispira, sai? - Ti sono riconoscente. - Divertiti - mi dice lei. - Ciao... Un attimo dopo esplode come un flash e sparisce. La vedo ricomparire mezzo chilometro più in là, vicino a un gruppo di minotauri giovani. Era bio-prana emotivo modulato da qualche convertitore. Vorrei conoscere la ragazza che lo sta generando. Nonostante le dancer-girls siano la razza dominante, il posto è pieno di maschi, molti dei quali giovani. Si deve rimorchiare bene, qui. Guardo verso l'alto e mi colpisce uno schermo enorme dove sono proiettate immagini tridimensionali di Frank Zappa. Capisco che la dodici è una cellula-pop e che stasera viene proposto proprio il grande musicista. Danzo insieme agli altri per un po' e poi mi viene voglia di una pillola sincretica; vado al distributore e faccio una videata su quelle disponibili. Poi mi giro e la vedo. Intendo la ragazza. - Ti consiglio le pillole sincro-wagneriane - mi dice. - Se mi segui ti faccio vedere una cosina... - Chi sei? - le chiedo. - Chiamami la ragazza dal vestito di alluminio. - Che musica si fa qui? - Solo Frank Zappa... Ti piace? Vorrei risponderle ma rimango inebetito dall'energia magnetica che mi lancia. Quella ragazza mi ha quasi ipnotizzato. L'osservo dalla cima ai piedi. E' avvolta in effetti da una sottilissima corazza di alluminio riflettente che esplode di luce sotto i diffusori luminosi sparsi nell'ambiente. Ha una pettinatura abbastanza classica, che termina in una lunga treccia bionda che le penzola sulle spalle. Le spalle e le cosce sono massaggiate da lunghe frange di maglia metallica che rimbalzano sulla sua pelle esageratamente bianca. Io non ho la forza di dire niente e continuo nel mio silenzio. Lei risponde alla mia indecisione voltandosi e raggiungendo la mischia, proprio nella sotto-sala principale. La musica di Frank Zappa rimbalza sui nostri corpi, sudati e violentati dai suoni. Le dancer-girls cambiano continuamente il colore della loro pelle, a seconda delle lunghezze d'onda dei suoni, diventando trasparenti come bolle di vetro incandescente. La ragazza inizia a ballare come una forsennata. Dei maschi iniziano a svolazzarle intorno, sciorinando movenze da paggi ammaestrati in preda a un istinto ingovernabile. Tutto va avanti così per un po'. Poi lei probabilmente isola un maschio: lo punta col dito indice della mano destra, proprio come una ragazza sceglie un vestito da comprare. Gli altri applaudono. Poi se me vanno, un po' delusi. La ragazza in corazza si dirige verso una zona tranquilla, dove di solito ci si scambiano i dati e ci si conosce un po'. Quella parte di sala è una specie di foresta ed è piena di piante transgeniche. Io li seguo. La zona è molto grande e loro si dirigono verso una parte deserta. Lei si volta un attimo verso me e con un cenno rapidissimo mi fa segno di mandare giù la pillola. Io deglutisco quel complesso di dopamine sintetiche e aspetto l'effetto. Intanto lei si apparta con quel maschio e piega le braccia sui fianchi. Ordina qualcosa al suo compagno. Lui inizia a spogliarsi, con movenze coreografiche e seguendo il ritmo della musica. Dei suoni attutiti arrivano dalla vicina cellula, con un leggero effetto di lontananza che li rende simili a un riverbero magico. Le pillole sincretiche iniziano a farmi effetto: parte, a volume basso, il preludio al primo atto del Parsifal. Ho una scossa al sistema nervoso. La musica comincia piano piano a entrarmi dentro, mischiandosi con quella di Frank Zappa e formando un cocktail sonoro grottesco. La qualità della pillola è incredibile e inizio a captare molto distintamente i suoni che stanno impressionando il mio sistema nervoso. Punto i due. Quando lui è quasi nudo, la ragazza gli si avvicina. L'orchestra continua con quell'incedere sublime, mentre il maschio fa cenno di volersi concedere, indicandole che, se lei lo desidera, può iniziare. Lei gli avvicina la faccia, urlandogli qualcosa. Il maschio fa uno scatto, come per difendersi. Poi dalla micro corazza wagneriana viene estroflessa all'improvviso una specie di lancia metallica, la cui punta brilla sotto la penombra. Sembra l'ovopositore di un insetto a grandezza d'uomo. La ragazza lo trafigge, trapassandolo da una parte all'altra, mentre io rimango a qualche decina di metri, immobile come un baccalà e violentato dal preludio del Parsifal che sta finendo. Tutto si è svolto molto in fretta e io ho avuto solo il tempo di osservare la scena con sgomento. Poi la ragazza con un movimento della lancia solleva da terra il corpo del maschio, alzandolo come un trofeo biologico. La musica procede, con quei suoni sublimi e pieni di esistenza. E' un collegamento neurale con l'infinito, quello che sto sentendo. Poi lei fa scendere il corpo del maschio sull'asta della lancia infilzandolo come uno spiedino. Lui si contorce, deve essere ancora vivo. Quando il corpo è abbastanza vicino al petto di lei, dalla parte della corazza vicino ai seni escono delle micro lance di circa mezzo metro che penetrano lentamente e inesorabilmente nel suo corpo. Il sangue inizia a zampillare dal corpo perforato e il preludio del Parsifal finisce. Attacca la voce di Gurnemanz: inizia il primo atto. Io non so più cosa fare. Non posso certo finire di ascoltare il Parsifal in 'ste condizioni: durerà circa quattro ore, quest'opera. La ragazza si volta e mi nota da lontano. Scarica il maschio, gettandolo per terra. Poi viene verso di me. Nessuno ha visto la scena. Sto gelando di paura. Sto per scappare ma vedo che lei ritrae sia la lunga lancia parassitizzante che le micro-aste. Sta venendo verso di me con fare rassicurante. E' molto bella, illuminata com'è dalle chiazze di riverberi luminosi che provengono dalla cellula dodici e che vengono filtrate dalle fronde delle piante del boschetto. Io sono bloccato come un organismo in trappola in una tela di ragno. - Piaciuto? - mi chiede quando è di fronte. - Sei una forma parassitica? Lei, come risposta, ride. -Perchè l'hai ucciso? - Sta' tranquillo, non ce l'ho con te. Tiro un respiro di sollievo. - Piaciuto il mio vestitino? - mi chiede sorridendo. - Uno viene fin qui per cercarsi l'anima gemella... - Non esiste l'anima, fratello. - E' un modo di dire... - Quella gemella poi... - Allora? - Il motivo è semplice, fratello - la ragazza parla urlando molto forte per farsi sentire da me che sto ancora ascoltando il Parsifal via neuronale. - Odio un po' gli uomini... - Oh Gesù... Vieni spesso qui? - Io frequento quasi sempre la dodici. Mi piace molto Zappa. Il resto è solo spazzatura. - Ma scusa, io come maschio... - Odio gli uomini, ti ho detto. Ma non necessariamente tutti i maschi. E tu sei un maschio ma non sei un uomo. O mi sbaglio? Io annuisco. - Devi soffrire molto. Non devi avere un DNA molto comune. - Ognuno ha i suoi problemi. - Capisco sempre le persone sole. Ogni quanto incontri un tuo simile? Io non rispondo. - E' stato bello il Parsifal? - mi chiede. - Certo. E non è finito - le dico chiudendo gli occhi. Quando li riapro lei si è già girata e sta allontanandosi. - Odio gli uomini, che ci posso fare - continua a cantilenare mentre sta camminando. Poi si volta un attimo. - Redenzione al redentore - finisce di dire. In questo momento sta cantando Amfortas. Penso che ascolterò finchè la pillola avrà effetto. La qualità della musica è eccellente. (ispirato al brano: "The girl in the Magnesium Dress" di Frank Zappa, tratto da The Perfect Stranger, 1992, musiche condotte da Pierre Boulez) Se avete racconti che ritenete adatti per Delos, inviateli alla Redazione Narrativa di Delos, delos.script@fantascienza.com: saranno letti e accuratamente valutati dai nostri editor Franco Forte ed Emiliano Farinella.
I diritti su testi e immagini sono riservati. E' vietata la riproduzione senza l'autorizzazione degli autori. |