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| A Bug's Life |
(A bug's life, USA, 1998) - Regia: John Lasseter - Sceneggiatura: Andrew Stanton, Donald McEnery & Bob Shaw - Cast: Film d'animazione - Produzione: Walt Disney & PIXAR - Distribuzione: Buena Vista International - Durata: 95 min. |
Recensione di Marco Spagnoli
Gli autori di Toy Story tornano dopo tre anni con un altro film d'animazione che - avendo sfruttato al massimo il computer - non solo è molto migliore tecnicamente del suo fortunato predecessore, ma è anche un'adeguata risposta a quel Z la formica prodotto dalla Dreamworks di Spielberg e Katzenberg.
Più solare e meno nevroticamente newyorchese, A Bug's Life è davvero un film per tutti.
Spensierato e allegro per i bambini, irresistibile e divertentissimo nelle sue citazioni per gli adulti. Da non perdere, sono i titoli di coda dove - come in tante pellicole comiche - vengono mostrati dei finti ciak sbagliati dagli insetti...
E la storia è anche assai più lineare di quella di Z. Ci sono delle formiche che sono schiave delle cavallette cui pagano un tributo, fino a quando a una di queste - lo scienziato pazzo e pasticcione Flick - viene l'idea di cercare un manipolo di insetti guerrieri per liberare il suo formicaio dalla tangente annuale in cibo.
Purtroppo, per un equivoco, Flick tornerà con un gruppo di insetti di un circo delle pulci che non sono assolutamente in grado di combattere. Ma di divertire e commuovere.
Più disneyano nel senso classico del termine, A Bug's Life coniuga un grande sforzo tecnologico a una storia che cattura l'attenzione e diverte.
Ottima la regia piena di colpi di scena, che fa di questo film d'animazione interamente generato dal computer una pellicola spettacolare e capace di essere avvincente per oltre un'ora e mezza. Divertendo in maniera spensierata e semplice. Ma non scontata o banale.
| Sitcom |
(Sitcom, 1998) - Regia: Francois Ozon - Sceneggiatura: Francois Ozon - Cast: Evelyne Dandry, Marina de Van, Adrien de Van, Stéphane Rideau - Distribuzione: BIM - Durata: 88 min. |
Recensione di Marco Spagnoli
Abile commistione di generi, a questo Sitcom si possono dare due letture. O quella di una strampalata analisi sulle condizioni della famiglia, con la boutade di un topo dagli strani poteri che porta tutti a essere sinceri, o un film splatter e sexy che &brkbar; come in tante pellicole degli anni Cinquanta e Sessanta &brkbar; porta il film a giocare con una fantascienza di risulta e di matrice ironicamente pulp. Qualunque sia l'analisi finale, quello che è certo è che Sitcom è un film coraggioso. Una difficile commedia corale dove tra qualche amplesso sporadico e l'altro si gioca a stanare tutti i tabù sopravvissuti alla fine del Millennio. Pedofilia, incesto, sadomasochismo, razzismo, vizi di tutti i generi sono gli effetti devastanti che il topo forse radioattivo sprigiona sui componenti di una famiglia francese normale nel senso più borghese e ipocrita della parola. Una pellicola piena di uno humour nero e glaciale che diverte e stupisce, per il suo non aversi voluto conformare e avere saputo fornire un'interessante variazione sul tema della famiglia.
| Gods & Monsters |
(Gods & Monsters, USA, 1998) - Regia: Bill Condon - Sceneggiatura: Bill Condon tratta dal romanzo di Christopher Bram - Cast: Ian McKellen, Brendan Fraser, Lynn Regrave - Distribuzione: Lucky Red - Durata: 105 min. |
Recensione di Marco Spagnoli
Con tre nominations all'Oscar, Gods & Monsters è un film davvero imperdibile per gli appassionati di cinema e soprattutto del genere horror. Sono, infatti, raccontati gli ultimi giorni di vita di James Whale, autore dei film in bianco e nero di Frankestein e del primo La maschera di ferro, regista inglese omosessuale, bandito dalla Hollywood in vena di puritanesimo e sulla quale si allungavano arcigne le prime inquietanti ombre del maccartismo e della caccia alle streghe. Grazie al genio artistico di un Sir Ian McKellen meritevole di vincere l'Oscar, scopriamo Whale intrecciare uno strano rapporto con un giovane giardiniere che ha le fattezze e il fisico atletico di Brendan Fraser, forse il prossimo Batman dopo George Clooney. Incorniciato da una ricostruzione storica pressoché perfetta, con gli anni Cinquanta mostrati attraverso una scelta di colori che ricorda molto le copertine dei rotocalchi dell'epoca come Life, il film di Bill Condon è un'analisi ironica di un'epoca e di un ambiente ammantato di ipocrisie come quello hollywoodiano. A metà tra il prurito erotico e l'amicizia spassionata e disperata per la solitudine, Gods & Monsters racconta la storia di un uomo dilaniato tra la passione per i corpi perfetti dei giovani che affollavano la sua piscina negli anni d'oro prima dell'ultima guerra, e quella per i mostri. Personificazione gelida e meditata degli incubi di un'adolescenza passata in fabbrica con un padre violento e delle dolorose esperienze vissute nelle trincee francesi della Prima guerra mondiale. Torturato sia dalla bellezza, che dal dolore dei ricordi, il Whale del carismatico e eccezionale Ian McKellen è un uomo che solo nell'estasi della morte può trovare sollievo al proprio allucinato male oscuro.
E c'è anche qualcosa in più: l'amicizia sensuale tra il vecchio regista dimenticato e ammalato e il vigoroso giardiniere un po' tonto, diventa il paradigma positivo di un rapporto tra un uomo anziano e un giovane allievo. Gods & Monsters è una abile e curata ricostruzione storica e scenografica di un mondo dove una Elizabeth Taylor bambina incominciava a compiere i primi innocenti passi. In questo senso gli dei e i mostri del regista risultavano completamente obsoleti. Come i segni geniali di un cinema che sapeva raccontare e mostrare la verità della vita, ammantandola di sogni e angosce. I corpi di giovani a pagamento confrontati con gli incubi delle trincee della Prima Guerra Mondiale, costituivano lo stesso miscuglio superbo di apollineo e dionisiaco che Whale immetteva nei suoi film ritratto inconscio e sincero di un mondo in bilico tra bellezza e abiezione. Un film pieno di poesia e davvero affascinante. Un capolavoro che avrebbe meritato di concorrere all'Oscar anche come miglior film.
 
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