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Sono di due tipi i lettori di fantascienza: c'è l'occasionale che legge il romanzo di Asimov o della Bradley fra un giallo di Agatha Christie e un thriller di Stephen King. E c'è il fan. Il fan legge quasi solo fantascienza, si confronta con altri, discute, scrive, commenta. In sostanza il fan, più che leggerla, la fantascienza la vive.
Sembra che il modello del fan sia connaturato con la fantascienza e senza dubbio è un elemento fondamentale per la trasformazione di un genere di narrativa in una vera e propria comunità culturale. Fin dalle sue origini moderne (parliamo dell'inizio del secolo) attorno alla fantascienza ha ruotato un popolo di appassionati che per calore e dedizione sono più assimilabili a tifosi sportivi che a cultori della pagina stampata.
Fandom, da fanatic domain, il regno dei fan, è la parola che descrive quel piccolo mondo virtuale, quel sistema ecologico nel quale vivono e prosperano gli appassionati, aggregandosi, stringendo amicizie e scatenando guerre interne, sviluppando straordinarie iniziative culturali spesso anche di alto valore o battendosi in lotte per il potere.
Fanzine, club e convention: questi sono i tre elementi che costituiscono l'espressione dell'attività del fandom. La fanzine è la rivista amatoriale: stampata in poche copie, da poche decine a qualche centinaio, realizzata per hobby e per passione e distribuita per posta, dove trovano spazio i commenti e i racconti scritti, sempre per hobby e per passione, dagli stessi appassionati. E' la palestra sulla quale gli scrittori dilettanti possono confrontarsi col pubblico.
Il club riunisce spesso appassionati della stessa città, spesso anche pochissimi. Ma il momento culminante di confronto è la convention, due o tre giorni tutti dedicati agli incontri tra appassionati durante i quali si può finalmente conoscere di persona tutte le persone con le quali si è stretto un rapporto via posta.
Le origini
Se la fantascienza come letteratura annovera molti precursori nel secolo scorso, (Verne, Wells, Mary Shelley) la sua consacrazione come genere è legata all'apparizione della prima rivista, Amazing Stories, nel 1926. Erano anni di grande entusiasmo scientifico: l'elettricità stava cambiando la vita della gente, ed era lecito guardare a un futuro in cui la scienza e il progresso tecnologico avrebbero trasformato il mondo in un posto comodo e meraviglioso per tutti. Hugo Gernsback, fondatore di Amazing Stories ed editore di diverse testate che già pubblicavano storie di quella che lui chiamava "scientifiction", era lui stesso un entusiasta, e incoraggiava gli incontri fra i lettori che condividevano la sua passione. Sulle sue riviste pubblicava una rubrica di lettere e gli indirizzi dei relativi estensori, in modo che questi potessero mettersi in contatto fra loro. Grazie a questo espediente attorno ad Amazing si strinse il primo nucleo di appassionati, che diede ben presto vita al più antico circolo documentato: il Club scientifico di Corrispondenza. A organizzarlo era il giovane fan Raymond Palmer, che anni dopo sarebbe diventato lui stesso direttore di Amazing Stories.
Il primo club diede vita alla prima fanzine: The Comet. Sebbene le tecniche di stampa all'epoca fossero ferme ai caratteri mobili o alla vecchia Linotype, piuttosto costose per chi operava a livello amatoriale, altre riviste videro ben presto la luce: Time Traveller, poi diventata Fantasy Magazine, fu per anni leader, ospitando spesso autori di gran nome come Murray Leinster, Abraham Merritt, Stanley Weinbaum, H.P. Lovecraft. Gli Anni trenta videro l'avvento del ciclostile, che permise piccole tirature a costi molto bassi, e le fanzine dilagarono, tanto che si cominciò a sentire il bisogno di un coordinamento nazionale di tutte le iniziative locali. Fu un giovanissimo Donald A. Wolheim, che propose la prima "FAPA", ovvero Fantastic Amatorial Press Association, che diede grande impulso alla diffusione e allo sviluppo delle fanzine. Wolheim negli Anni cinquanta diventò curatore della prima e più fortunata serie di tascabili di fantascienza, gli Ace Special, e in seguito fondò la DAW Books, iniziando un processo che avrebbe spostato la scena dalle riviste all'editoria libraria, e portato al passaggio della fantascienza dall'edicola alla libreria.
Per dare un'idea delle dimensioni del fenomeno fandom in questo periodo dobbiamo annotare che, su un pubblico stimato intorno alle centomila unità negli Stati Uniti, i fan erano ben al di sotto del migliaio, e le fanzine tiravano mediamente una trentina di copie. Ciononostante, grazie al loro attivismo, avevano una forte influenza sul mercato professionale, e contribuivano al sorgere e al crollare degli astri della fantascienza. La fanzine era principalmente veicolo d'opinione, e ben raramente pubblicava narrativa, se non come contributo dell'autore già affermato.
Parallelamente agli Stati Uniti anche in Gran Bretagna, l'altra grande culla della moderna science fiction, il fandom già dagli Anni trenta aveva preso piede. La fanzine più antica, nata nel 1935, fu Novae Terrae, ed ebbe una parte importantissima nella storia della fantascienza. Negli Anni cinquanta infatti cambiò nome in New Worlds e divenne la rivista professionale dalle pagine della quale nomi quali James Ballard, John Brunner e Michael Moorcock condussero la new wave degli Anni sessanta.
Gli inglesi ebbero il merito di organizzare la prima Convention dedicata alla fantascienza. Ebbe luogo a Londra, nel 1937, e H.G. Wells stesso inviò un messaggio di incoraggiamento. Nel 1939 gli Americani raccolsero la sfida e a New York organizzarono la loro prima convention nazionale, che chiamarono WorldCon. Questa iniziativa divenne un'istituzione con regolare cadenza annuale, e dall'undicesima edizione venne decisa l'assegnazione di un premio che fu in seguito intitolato a Hugo Gernsback. Oggi il Premio Hugo è il riconoscimento più importante del mondo della fantascienza.
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| Alcuni protagonisti del fandom degli Anni Sessanta, al Festival di Trieste del 1965: Luigi Naviglio, Luigi Cozzi, Luigi Berto, Vittorio Curtoni, Leandro Lucchetti, Sandro Sandrelli; Accosciati: Cersosimo, Gogo Tao Carrara (foto: Curtoni) |
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In Italia
Sebbene ci siano alcuni esempi di scrittori "protofantascientifici", possiamo affermare che la fantascienza arrivò in Italia nel dopoguerra, insieme al chewing gum e alla Coca-Cola. Nei primi Anni cinquanta videro la luce le prime riviste di narrativa: Scienza Fantastica e soprattutto Urania, entrambe dalla vita piuttosto breve. Migliore fortuna ebbe I Romanzi di Urania, il supplemento dedicato alla narrativa lunga, che abbandonato ben presto dalla rivista gemella cambiò nome in Urania.
Il panorama della fantascienza in Italia ha ruotato, nel bene e nel male, attorno a questa testata. Con la sua grande diffusione ha avuto il merito di avvicinare tanti nuovi lettori alla fantascienza, che una volta iniziati passavano ad altre pubblicazioni e ad altri editori che supplivano a un'inferiorità di potenza editoriale con una più attenta scelta dei testi. Nascevano così Galaxy, Galassia, Cosmo Ponzoni, Fantascienza Ciscato, Robot; dagli Anni settanta anche in Italia le riviste cominciarono a perdere colpi a favore del mercato librario. Molti editori, grandi e piccoli, lanciarono collane rilegate e tascabili, per abbandonare dopo pochi anni lasciando il campo libero a pochi editori specializzati come Libra, Nord e Fanucci.
Così come il chewing gum e la Coca-Cola, la fantascienza è stata vista in Italia, almeno fino agli Anni ottanta, come un prodotto tipicamente americano. I giovani autori italiani che venivano attratti da questo genere si scontravano con una quasi assoluta mancanza di spazi. La scuola italiana nacque e si sviluppò su poche fragili testate, come Oltre il Cielo e Futuro, trovando rari sbocchi su Galassia e su Cosmo Ponzoni. Il nascente fandom italiano aveva quindi un incentivo in più rispetto a quello americano e inglese: non solo commentare ciò che veniva proposto dal mercato professionale ma soprattutto dare spazio agli autori di casa.
Se la prima generazione di autori italiani, fra i quali Lino Aldani, Cesare Falessi, Renato Pestriniero, Sandro Sandrelli e Ugo Malaguti, era cresciuta su Oltre il Cielo, la seconda ebbe la sua palestra nella prima ondata di fanzine, che esplose fra il 1962 e il 1965. La primogenitura spetta a Futuria Fantasia, edita da Luigi Cozzi, in seguito divenuto regista di film avventurosi (noto anche come Lewis Coates). Il fandom tenne a battesimo in questo periodo personaggi che avrebbero in seguito rivestito ruoli molto importanti nel mondo della fantascienza: lo scrittore Luigi Naviglio e il futuro direttore di Galassia e Robot, Vittorio Curtoni furono curatori della fanzine Numeri Unici; Riccardo Valla, primo curatore delle collane dell'Editrice Nord, esordì con la fanzine Sevagram; il critico Carlo Pagetti scriveva sulla fanzine Nuove Dimensioni.
Nel 1965 il fandom italiano subì un misterioso tracollo, fino a scomparire del tutto. Per diversi anni nessuna fanzine fu presente sul territorio italiano, tanto che Curtoni e Montanari, nei loro editoriali su Galassia, parlavano del fandom come di un fenomeno assurdo che era andato incontro a una inevitabile fine.
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| The Time Machine. Copertina di Roberto Bonadimani |
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Gli anni Settanta
Nel 1972 invece prese il via una nuova agguerritissima generazione. Fu Pulsar ad aprire la strada, per scomparire quasi subito, ma la seguirono altre testate che ebbero grande importanza e risonanza. Kronos da Ferrara e Astralia dalla Sicilia furono le prime a imporsi nel nascente panorama amatoriale. La strada aperta negli Anni sessanta da Pagetti fu portata avanti con tutta una serie di altre testate dedicate alla critica: importanti furono Alternativa di Giuseppe Caimmi (poi critico su Robot) e Piergiorgio Nicolazzini (curatore di Cosmo e Cosmo Oro della Nord); Un'Ambigua Utopia, dell'omonimo collettivo di estrema sinistra; Crash a Genova, e Intercom, nata in Sicilia grazie a Pippo Marcianò, continuata a Genova da Bruno Valle e Domenico Gallo per più di cento numeri, e oggi trasferitasi in rete a cura di Danilo Santoni (toscano) e altri.
Accanto alle fanzine di critica, però, la parte del leone la fecero le fanzine dedicate alla narrativa. La più importante fu senza dubbio The Time Machine, forse la pubblicazione amatoriale italiana di maggior rilievo nella storia del nostro fandom, edita a Padova dal Club Padovano Fantascienza e curata da Franco Stocco e Mauro Gaffo. Questa rivista, dapprima stampata in ciclostile e passata negli ultimi anni all'offset, fu la promotrice di uno dei primi concorsi per narrativa inedita, il premio Mary Shelley. Il club ebbe vita fino alla metà degli Anni ottanta, quando organizzò l'Italcon del 1984, denominata Orwellcon. Su The Time Machine, che aveva un alto livello di selezione della narrativa, si fecero conoscere moltissimi ottimi scrittori italiani, da Daniele Ganapini a Vittorio Catani, da Gianluigi Pilu a Mariangela Cerrino, da Giorgio Placereani a Lorenzo Iacobellis. Purtroppo, la mancanza di sbocchi professionali ha scoraggiato la gran parte di questi autori dal proseguire la loro attività di autori. The Time Machinepubblicò quarantanove numeri più alcuni speciali.
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| Vox Futura. Copertina di Giuseppe Festino |
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Un'altra testata di sola narrativa da ricordare fu Vox Futura di Milano, edita dallo scomparso Angelo De Ceglie e in seguito proseguita da Luigi Pachì; su questa testata esordì l'illustratore Giuseppe Festino. Altre fanzine importanti furono Il Re in Giallo di Trieste, Dimensione Cosmica di Chieti, Nuove Dimensioni di Livorno.
Anche l'Italia intanto cominciava ad avere le sue convention, denominate dapprima SFIR (Science Fiction Italian Roundabout), a Trieste nel 1972 e negli anni successivi a Ferrara, e successivamente divenute Italcon. Questi incontri con cadenza annuale, unitamente all'interessamento verso il fandom di riviste da edicola come Robot e Aliens, e alla pubblicazione costante di un bollettino sulle attività del fandom sul notiziario dell'Editrice Nord, il Cosmo Informatore (oggi Cosmo SF) permisero al fandom di svilupparsi su scala nazionale. La tiratura di una fanzine, che poteva andare dalle cinquanta alle cinquecento copie, era comunque distribuita su tutto il territorio, e sulla stessa testata scrivevano spesso autori della più diversa estrazione geografica.
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| La Spada Spezzata. Copertina di Sandro Bani. |
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L'era dei grandi club
Nel 1980 si tenne a Stresa, per la seconda volta in Italia, la Convention Europea. Si può prendere questa data come riferimento per l'inizio della terza fase del fandom, quella dei grandi club. Se negli anni precedenti le fanzine erano iniziativa di piccoli gruppi di tre o quattro persone, con molti contatti epistolari sparsi su tutta la penisola, dopo Stresa comincia l'esperienza delle grandi organizzazioni amatoriali, con sede in grandi città e centinaia di soci attivi e militanti.
Nel 1979 nacque l'Anasf di Roma, animato da Gianni Pilo. Questo gruppo vinse il premio Europa con la propria rivista Sf..ere proprio a Stresa, e nel 1982 organizzò l'Italcon ad Amatrice.
Nel 1981 venne costituito City, a Milano, promosso soprattutto da Mario Sumiraschi, attorno al quale presero corpo un gran numero di iniziative. Una delle prime fu L'Altro Spazio di Luigi Pachì, una delle migliori fanzine degli Anni ottanta, cui seguirono La Spada Spezzata, edita da Silvio Sosio e Paolo Pavesi, che avrebbe vinto nel 1986 il premio Italia all'Itacon di Montepulciano e il premio Europa all'Eurocon di Zagabria; e poi Phase IV di Stefano Bon e Massimo Fassoni, Maelstrom di Roberto Milan, Millennium di Bon e Milan. Lo stesso City pubblicava diverse testate: un bollettino mensile (City), una rivista di narrativa scritta da donne (Un'Ala), numerosi numeri speciali e monografici.
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| Maelstrom. Copertina di Sandro Bani |
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Il terzo grande club fu lo Space Opera Club di Torino, promosso da Gianfranco Briatore, già autore di numerosi romanzi avventurosi editi su Cosmo Ponzoni, al quale si affiancò ben presto una grossa leva di nuovi appassionati. Lo Space Opera Club pubblicò la rivista Pulp, all'inizio distribuita anche in edicola. Costole di questa organizzazione originarono lo Space O Club di Aosta, organizzatore a Courmayeur dell'Italcon negli ultimi anni (in alternanza con San Marino), e lo Star Trek Italian Club, che oggi riunisce migliaia di appassionati della serie televisiva.
Altri gruppi più piccoli sparsi per l'Italia diedero vita a pubblicazioni molto interessanti. Citiamo famZine di Dionisio Castello, Black Out del club H.G. Wells di Modena, che organizzò l'Italcon del 1985; Lucifero di Reggio Emilia, di Daniele Brolli (in seguito direttore della Rivista di Isaac Asimov e profeta del cyberpunk in Italia, oggi curatore della collana Vertigo di Einaudi); THX 1138, edita da un gruppo di appassionati baresi, fra cui Vittorio Catani, Eugenio Ragone, Antonio Scacco e Donato Altomare; la romana Miskatonic Magazine, di Marco Gordini; infine The Dark Side di Vercelli, fondata nel 1982 da Giampiero Prassi, che fu fra le pubblicazioni più importanti fra il 1983 e il 1987, e per un certo periodo fu diretta anche da Franco Ricciardiello, oggi notissimo scrittore vincitore del premio Urania.
Una nota particolare va a un piccolo gruppo di fanzine "umoristiche", demenziali, che si assumevano l'onere di sdrammatizzare un ambiente che spesso tendeva a prendersi troppo sul serio. Capostipite di questa schiera è stata Loculus curata da Alessandro Bani, cui seguirono Il Tarlo Mentale di Luca Accomazzi (oggi giornalista di informatica e apprezzatissimo editorialista di MacWorld), Sf...ottex di Claudio Battaglini, fino a SpaceBalls Magazine, edita da Luigi Pachì e Silvio Sosio. Per dare un'idea, il primo numero di Sf ottex era stampato su un lungo foglio arrotolato, e aveva come sottotitolo "dieci piani di nefandezze"; la prima uscita della SpaceBalls Magazine era il numero doppio 2/3: un singolo foglio che ospitava su un lato la copertina del numero 2 e sull'altro la copertina del numero 3.
Le fanzine di questi anni cominciano a passare dal ciclostile alle fotocopie e all'offset. Comincia quindi a migliorare la qualità grafica; si comincia a fare un uso intensivo di trasferibili per i titoli e di macchine per scrivere elettroniche per i testi. Verso la metà degli Anni ottanta, con l'avvento del desktop publishing, il computer porta la qualità tipografica alla portata di tutti. Ecco quindi che anche fanzine che non raggiungevano le duecento copie, come La Spada Spezzata, che fu la prima a introdurre questo strumento nel fandom italiano, potevano sfoggiare una qualità grafica degna di pubblicazioni professionali. La Spada Spezzata è stata composta col computer dal numero 13 dell'aprile 1985 e stampata in laser dal n. 16 del giugno 1986. La prima rivista professionale a utilizzare l'impaginazione in desktop publishing fu Applicando, ma solo verso la fine del 1986.
Il boom dei concorsi
Nella seconda metà degli Anni ottanta la fame di sbocchi degli autori italiani trovò di che sfogarsi in un gran numero di premi narrativi. Questi tolsero molto interesse alle fanzine che conobbero un periodo di stasi. Il circolo Il Borghetto di Montepulciano, nel 1986, organizzò il premio " per racconti fantastici" cui partecipò, in qualità di presidente, Alberto Moravia, e negli anni successivi Luce D'Eramo. Grande importanza per la narrativa fantasy acquisì ben presto il Premio Tolkien, organizzato dall'editore Solfanelli di Chieti e presieduto per diversi anni da Oreste del Buono. Ucronia, una rivista milanese che pubblicò pochi ma ottimi numeri fra il 1988 e il 1990, curata inizialmente da Marco Crespiatico, Franco Forte e Walter Maggi, organizzò il premio Il Vascello; La Spada Spezzata dedicò il premio Fredric Brown alla narrativa breve. Lo Space Opera Club di Torino avviò il premio omonimo, che in seguito sarebbe stato sponsorizzato dal comune di Courmayeur e avrebbe preso questo nome, imponendosi come uno dei premi per narrativa inedita più importanti.
Intorno al 1986 il fenomeno dei grandi club si è ormai avviato al tramonto. Anche il numero delle fanzine pubblicate decresce sensibilmente, mentre le testate che avevano animato la prima metà del decennio diradano sempre di più le pubblicazioni. Il fandom attorno alla fantascienza latita decisamente, mentre nascono diverse iniziative più legate al genere fantasy o al fantastico in genere. Fra queste la più rilevante è Yorick, che a partire dal 1990 vince tutti i premi Italia come miglior fanzine fino al 1998, e che nasce da un gruppo di appassionati capitanati da Massimo Tassi che dà vita anche a numerose altre iniziative ad alta caratura culturale, soprattutto attorno agli autori Robert E. Howard e H.P. Lovecraft.
Le fanzine di fantascienza fra la metà degli anni Ottanta e i giorni nostri si contano sulle dita di una mano: prosegue le pubblicazioni la vecchia Intercom, Antonio Scacco dopo la chiusura di THX 1138 fonda Future Shock, Mirko Tavosanis cura Blade Runner, Alberto Henriet produce la fanzine Diesel che offre spunti molto interessanti. Molto bella anche la fanzine Terminus realizzata a Palermo da Emiliano Farinella e Giuseppe De Rosa; Cristiano Calligaro pubblica qualche numero di Baliset, e Giuseppe Ferri a Bergamo cura Metropolis che in seguito si trasferirà su internet. Tutte queste riviste escono con pochissimi numeri.
Il fenomeno del media related
Il fandom si sta trasformando, e anche in Italia come negli USA e in Gran Bretagna sempre più rilevanza assumono i club legati a serie televisive e cinematografiche, in particolare Star Trek e Star Wars. Lo Star Trek Italian Club è il fenomeno più vistoso: in una decina d'anni raggiunge un numero di soci ben superiore al normale giro dei fan della fantascienza. La sua rivista Inside Star Trek nel 1989 vince il premio Italia come miglior fanzine, ma ben presto questo mondo si distacca completamente dal fandom della fantascienza diventando una realtà a se stante, con proprie convention, le Sticcon.
Fenomeno simile anche se di minor rilievo con Guerre Stellari. Il club di riferimento in questo caso è Alliance, che pubblica anche l'omonima fanzine. Sebbene questo club organizzi le proprie convention all'interno delle Italcon di San Marino, ogni due anni, anche in questo caso sono pochi i punti di contatto col fandom tradizionale. Da una costola "dissidente" di Alliance nasce l'altro club dedicato a Guerre Stellari, Cloud City.
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| Shining. I primi numeri erano inviati via fax. |
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Era digitale
Negli anni Novanta nascono un paio di riviste semiprofessionali, distribuite anche in libreria: Carmilla, curata da Valerio Evangelisti, e Settimo Inchiostro, edita dal club torinese Altroquando.
Ma verso la metà del decennio inizia una nuova fase per il fandom, la fase telematica. In un certo senso un primo accenno lo troviamo nella fanzine Shining curata da Franco Forte, inizialmente distribuita via fax. Ma naturalmente la rivoluzione riguarda l'informatica. Fin dall'inizio computer e modem appaiono come strumenti perfetti per l'aggregazione di appassionati. Nei primi anni Novanta rivestono un grosso ruolo i bbs, piccole banche dati ad ambito soprattutto locale che permettono il collegamento gratuito e l'interscambio di messaggi, personali oppure indirizzati a vari forum di discussione a tema. I bbs si riuniscono in network, il più noto dei quali è Fidonet, sui quali i forum diventano gruppi di discussione a livello nazionale e mondiale. In questi anni il forum SF.ITA è animato fra gli altri da Vittorio Curtoni e Valerio Evangelisti, che qualche anno più tardi sarebbe diventato lo scrittore italiano di maggior successo.
Alla fine del 1994 comincia a essere distribuita, su una ventina di bbs, una rivista elettronica che pubblica brevi articoli e qualche racconto: è Delos Cyberzine, curata da Silvio Sosio e Luigi Pachì Ma l'era dei bbs sta per tramontare, con l'avvento, proprio nel 1994, del world wide web e la grande diffusione a livello popolare di internet.
Delos, che ben presto cambia nome in Delos Science Fiction, va su internet a partire dal numero di aprile 1995. Nel 1997 arriva in rete Metropolis, curata da Giuseppe Ferri e Maurizio Scarabelli; sempre nel 1997 Luigi Pachì lancia il Corriere della Fantascienza, che oggi ha superato i 200 numeri, e nel 1998 si trasferisce in rete anche la decana delle fanzine italiane, Intercom. Ma l'importanza di internet per il fandom va ben oltre le riviste online: newsgroup, mailing list, siti di appassionati costituiscono un momento di aggregazione potentissimo, che sta creando un fandom senza dubbio molto diverso da quello tradizionale, ma molto dinamico e vitale.
Ma per tracciare un bilancio anche di questa esperienza dovremo aspettare ancora qualche anno.
Nota: Questa è la terza versione di questo articolo ad essere pubblicata. Per la prima volta apparve su La Spada Spezzata n. 4, 1982; aggiornato, fu ripreso su Vox Futura nel 1989. Il titolo è ripreso da The Immortal Storm, un libro di Sam Moskowitz sulla storia del fandom negli Stati Uniti.

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