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a cura della redazione


Recensioni





Metallo urlante

recensione di Silvio Sosio

Valerio Evangelisti, Metallo urlante (1998) - Einaudi - Vertigo, pagg. 239, L. 15.000

Valerio Evangelisti è forse l'unico scrittore italiano che abbia scritto più romanzi che racconti. In generale, per gli autori di casa nostra è sempre stato più facile trovare spazi per pubblicare storie brevi, non esistendo, in pratica, un mercato per i romanzi. Valerio Evangelisti ha usato un approccio diverso al problema: visto che non c'era, ha creato il mercato. I suoi sei romanzi del ciclo di Eymerich sono stati i primi libri di fantascienza italiani a vendere come e più di quelli stranieri.
Non sono molti i racconti di Evangelisti, ma sono senz'altro affascinanti e inquietanti almeno quanto le opere più lunghe. Quattro di questi sono stati raccolti nell'antologia pubblicata da Einaudi Metallo urlante: due erano già editi, e due sono inediti. Il titolo deriva dai titoli dei racconti, tutti ispirati a gruppi di musica heavy metal, uno degli amori del nostro: Venom, Pantera, Sepultura e Metallica. Nel primo, che apre e chiude l'antologia con un "reprise" tipico di un "concept album", ritroviamo l'amatissimo personaggio di Eymerich, e gli ultimi due sono ambientati nella cupissima "storia futura" che l'autore sta costruendo romanzo dopo romanzo. Pantera, invece, introduce un nuovo personaggio che, chissà, potrebbe ritornare magari in un'opera più lunga.
Un Evangelisti in formato breve ma che mantiene intatto tutto il suo consueto fascino e che riesce come sempre a tenere il lettore incollato alla pagina. Da non perdere.


Al di là dei sogni


recensione di Marco Spagnoli

Al di là dei sogni (What dreams may come, 1998) - Regia: Vincent Ward - Sceneggiatura: Ron Bass - Cast: Robin Williams, Annabella Sciorra, Cuba Gooding Jr., Max Von Sydow, Rosalind Chao - Distribuzione: Warner Bros. - Durata: 106 min.

A metà tra Greenaway e Frank Capra Al di là dei sogni è un film sconcertante e assai poco soddisfacente. Realizzato in maniera semplicemente fantastica dal punto di vista tecnico, soffre di un'eccessiva differenza tra il suo aspetto strettamente visuale e la qualità della sceneggiatura in senso stretto. Il film racconta la morte di un pediatra che finisce come in un Paradiso personale rappresentato dai quadri della moglie non è decisamente all'altezza di riuscire negli intenti proposti.
Un'Aldilà dove ognuno prende l'aspetto di chi vuole, dove ognuno possiede una sorta di Eden personale a metà tra la New Age e il sincretismo di tutte le maggiori religioni, dove Dio è solo - per l'ennesima volta - un semplice spettatore, dove non esiste bianco o nero e dove l'inferno è "quello che ognuno si è creato da solo" è certamente un'idea seducente, ma che - purtroppo - non viene approfondita nei suoi aspetti teoretici e spirituali.
Nonostante un ottimo cast di attori su cui svettano Robin Williams e un glaciale Max Von Sydow, il film si dimena tra una penosa mancanza di ironia e un'eccessiva glorificazione di concetti troppo poco approfonditi per essere credibili e convincenti.
Di contro a immagini seducenti e bellissime, la storia debole e a tratti estremamente banale e americaneggiante stenta per la sua mancanza di approfondimento.
Un film che corre troppo su aspetti importanti e che - contemporaneamente - rallenta su situazioni spesso secondarie che non forniscono a esso il respiro necessario per diventare una grande pellicola. Un po' per la sceneggiatura, un po' per la regia frettolosa Al di là dei sogni (interessante e ottimo, una volta tanto il titolo italiano) risulta decisamente incompiuto. Da vedere a tutti i costi per l'immagine di Paradiso e Inferno che ci viene regalata con i suoi toni anche un po' ruffiani che accontentano tutti; ignorando subito i dialoghi scipiti e insulsi che danneggiano l'esito complessivo del film. (Marco Spagnoli)

The Avengers


recensione di Marco Spagnoli

The avengers - agenti speciali (The avengers, 1998) - Regia: Jeremiah Chechick - Sceneggiatura: Don Macpherson - Cast: Uma Thurman, Sean Connery, Ralph Fiennes - Distribuzione: Warner Bros. - Durata: 88 min.

Allegro e "buffo con stile" The Avengers costituisce un curioso paradosso del cinema del nostro tempo.
Quando qualche anno fa abbiamo visto l'imbarazzante versione de Il santo con Val Kilmer e Elizabeth Shue, per la regia di Philip Noyce trovammo quasi parodistica una versione volutamente seria di un telefilm di successo e praticamente contemporaneo a quello in questione cui è stato ispirato questo The Avengers.
Invece, vedendo questa ironica e divertita versione della serie con protagonisti John Steed e Emma Peel rimaniamo piacevolmente sorpresi a notare quanto graziosa e riuscita risulti questa parodia glamour e sexy piazzata esattamente a metà tra strada tra i film di 007 e l'Austin Powers di Mike Myers.
Certo il film diretto discretamente da Jeremiah Chechick in un primo momento potrà stupire e - di certo - non convincere troppo.
La trama è banale e alcuni personaggi sono assai malcostruiti, eppure il contraltare di battute pungenti e di situazioni assai piene di humour risulta vincente, soprattutto quando la ricostruzione ambientale di Londra come erede diretta degli anni Sessanta senza passaggi intermedi tra contestazione giovanile, yuppismo, thatcherismo e recessione dona un'immagine surreale a questa pellicola.
Forse, in cuor nostro avremmo preferito un film dove non fosse stato preponderante l'aspetto comico pur presente nella serie, eppure come non sorridere a Sean Connery in kilt con tanto di cornamusa di accompagnamento che detta le condizioni del suo ricatto al mondo? Come non rimanere divertiti dal "doppio gioco ironico" dell'ex James Bond che scimmiotta tanti nemici di 007 e fa il verso di se stesso - nella vita reale - indipendentista scozzese. Perché non sghignazzare a vedere tutti i partecipanti al complotto internazionale travestiti da orsetto colorato in una riunione supersegreta? Come fare a non farsi piacere il raffinato di gioco di humour che vede il tempo inteso in senso meteorologico protagonista in una storia piena di ombrelli usati in maniera tanto diversa?
Insomma, un film volutamente ironico, divertente e divertito con una Uma Thurman strepitosa e un Ralph Fiennes affascinante riesce nel suo intento di dare una rilettura originale di una serie difficilmente riproducibile e superabile. Ed è così che in questo film arrivano numerosissime le eco di telefilm contemporanei a The avengers come Il prigioniero, Il santo e persino quell'U.F.O. Echi del gusto, della moda, dell'abbigliamento dell'epoca con qualche strizzatina d'occhi in più ancora a 007, a Il dottor Stranamore, a Arancia Meccanica.
Un film breve - poco più di un'ora e venti - ritmato da una buona colonna sonora dal sapore bondiano, che presenta alcuni sprazzi di grande qualità.
Introdotto da ottimi titoli di testa, il film rasserena e distrae. Pellicola leggera e allegra adombra tutti i suoi numerosi difetti grazie allo charme e allo stile dei suoi protagonisti. Giocando in maniera divertente e piena di grazia, anche se prevedibile.
Un film da apprezzare - dunque - soprattutto per la sua naturalezza.
Assolutamente geniale e difficile tecnicamente da apprezzare in italiano è invece il cameo di Patrick Macnee - il John Steed della serie originale - nei panni (trionfo dell'ironia) dell'uomo invisibile.