dal nostro inviato speciale
Marco Spagnoli

Intervista con Dario Argento




Maestro indiscusso dell'horror italiano, Dario Argento torna a dirigere un film che è il remake di uno di quelli che lo hanno spaventato di più come spettatore ovvero Il fantasma dell'opera. Abbandonato nelle fogne di Parigi da piccolo, il fantasma altri non è che un essere dall'animo mostruoso, perché dei suoi amici ratti ha assunto soprattutto l'astuzia e la genialità, nonché una serie di altre spiacevoli abitudini come quella di leccare il sangue delle persone.

Delos: Maestro Argento, quali sono le caratteristiche principali che differenziano il suo fantasma dell'opera dagli altri che sono stati visti fino adesso al cinema e a teatro?

Dario Argento: Il mio non porta la maschera e - sorpresa, sorpresa - non è affatto brutto. E' animalesco, selvaggio e spietato, ma è un uomo come altri: amante della musica e innamorato della cantante Christine. Credo che questo faccia fare un salto qualitativo alla storia. Ho scelto un bell'uomo come protagonista, perché penso che mentre forse negli anni Venti un uomo con le cicatrici poteva fare un po'di impressione, adesso - francamente non mi sembra davvero possibile.

Delos: Come crede possa essere inserita questa pellicola nel contesto dell'horror cinematografico mondiale?

Dario Argento: Non lo so e non mi interessa. Non sono questioni che mi riguardano visto che io non mi considero un maestro o una guida. Ognuno fa i film che vuole e li gira come gli pare. Tra l'altro non considero Il fantasma dell'opera come un horror. E' una pellicola cupa che parla di passioni, ma non è particolarmente violento. Francamente non so nemmeno definire bene cosa sia esattamente una pellicola horror. Nightmare era una serie sicuramente appartenente a questo tipo di film, cosí come Scream.
I miei film non sono solo horror, ma sono anche pieni d'amore, di passioni e di ironia.
Un altro elemento molto raro nel cinema dell'orrore.

Delos: A proposito di Scream cosa pensa del seguito di questo piccolo capolavoro di Wes Craven?

Dario Argento: Scream 2 mi ha deluso, perché l'ho trovato estremamente confuso.

Delos: Lei parlava prima di ironia, ma nella sua versione de Il fantasma dell'opera non sembrerebbe essercene una grande traccia...

Dario Argento: Io credo proprio di sì invece, perché quando scrivevo questo film con lo sceneggiatore francese a Parigi ridevamo moltissimo nel creare determinate situazioni e scene. Noi ci siamo ispirati al feullietton di Gaston Leroux. Pubblicati a puntate sui giornali, i feullietons davano vita a un genere composito con un misto continuo di storia, ironia, politica e paura. Spesso - addirittura - si contraddicevano perdendosi in un inutili divagazioni. E' una storia talmente bella che ha avuto almeno dodici diverse versioni cinematografiche.

Delos: Lei non trova che questo film sia incompleto in alcune parti e che non si capisca, perché certi attori agiscano in una maniera piuttosto che in un'altra?

Dario Argento: No, affatto. I film devono essere veloci, perché mica si puó mostrare tutto. Altrimenti dovrebbero durare tutti di ventisei ore! Vediamo storie troppo complicate come L.A. Confidential di cui io non ho capito quasi niente. A parte il fatto che mi sembra inspiegabile dare l'Oscar a Kim Basinger, ma poi trovo certe pellicole assolutamente assurde. Si capisce la storia di Seven?! Secondo me non tanto. Bisogna lasciare spazio all'intelligenza dello spettatore e alla sua immaginazione.

Delos: Qual è il fascino che esercita su di lei questo personaggio?

Dario Argento: Quando i registi parlando di un film che vorrebbero girare prima di tutti gli altri, in genere dicono delle stupidaggini enormi. Per me - questa volta - è assolutamente vero, dato che considero Il fantasma dell'opera come il mio film del destino. Varie volte nella mia vita questa storia mi è girata intorno. E' stato il primo film horror che vidi quando non avevo ancora dieci anni. Ero in vacanza e in un cinemetto delle dolomiti vidi questo film nella sua prima versione a colori con Claude Reims insieme a mio fratello. La trovai meravigliosa, anche se quando l'ho rivista recentemente mi è sembrata una gran cretinata. Ne rimasi talmente impressionato che - credo - quel film abbia segnato in qualche maniera per sempre la mia vita al punto di cambiare qualcosa dentro di me. Quando giravo Suspiria - per caso - vidi la versione muta del 1925 girata da Lon Chaney e decisi che il suo remake sarebbe stato il mio prossimo film.
Volevo ambientarla nel 1905 durante la rivoluzione russa e girarla interamente all'interno del teatro Bolshoi di Mosca. I russi - all'epoca - erano molto diffidenti e non amavano i film fantastici. Cosí non ebbi il permesso. Quattro anni fa all'aeroporto mi comprai il libro di Leroux e ritrovai alcuni elementi che mi convinsero a girare a tutti i costi questo film.

Delos: Lei di che cosa ha paura nella vita?

Dario Argento: Di molte cose, come tutti. Vivo anche paure immotivate. Quando scrivevo uno dei primi film, fui preso da un'ansia enorme che decisi di uscire di casa in pigiama e pantofole, scappando non so davvero da che cosa. Ho paura anche delle mie fantasie che - spesso - scambio con delle profezie.

Delos: Le è successo anche durante la stesura de Il fantasma dell'Opera?

Dario Argento: Certamente. A Parigi delle notti non riuscivo a dormire e così qualche volta andavo a studiarmi l'Opera alle prime luci dell'alba. Una volta mi sono sentito seguito da un paio di persone e sono scappato. A New York - quando sento dei passi dietro di me - mi preoccupo sempre. Prima che fosse messa fuorilegge giravo spesso con una bomboletta per accecare momentanemante il mio aggressore eppoi scappare.

Delos: Un po'come ha dichiarato sua figlia Asia che a New York sembrerebbe girare sempre con un coltello...

Dario Argento: Non sono affatto contento di questa cosa che fa Asia, perché la trovo molto pericolosa. So che qualcuno ha tentato di romperle le scatole e che da allora non vuole sentire ragione. In fondo, peró, la capisco. Anch'io che non sono una bella ragazza e non temo di essere violentato non mi sento del tutto tranquillo nel girare in alcune città da solo a piedi.

Delos: Per rimanere in tema con i suoi film non sarebbe meglio un paletto di frassino?

Dario Argento: O un ombrello lungo. Molta gente gira per difendersi anche d'estate con un ombrello sotto al braccio.

Delos: Tornando alla paura: lei crede che la grana di questa sensazione sia diversa tra i film ambientati nel passato e quelli del presente e del futuro?

Dario Argento: Assolutamente no. E' sempre lo stesso meccanismo a scattare come dimostrano pellicole quali il Dracula di Coppola o il Nosferatu interpretato da Klaus Kinki e diretto da Werner Herzog che anche se trattano di un personaggio quasi polveroso e antico come il mio Fantasma dell'opera spaventano ancora oggi come ieri.

Delos: Come ha scelto gli attori?

Dario Argento: Inizialmente avevo pensato a un altro attore al posto di Julian Sands.

Delos: A Sting, forse? Dato che Julian Sands ne è quasi il sosia...

Dario Argento: A un altro che assomiglia a tutti e due di cui preferisco non fare il nome. Asia poi l'ho scelta subito, perché mi convinceva molto per questa parte.

Delos: Era imbarazzato a dirigere una scena di sesso con sua figlia come protagonista?

Dario Argento: Estremamente, ma pensavo di non potervi rinunciare per non dimenticare l'aspetto carnale della relazione tra il fantasma e Christine. Era qualcosa che bisognava raccontare e che - fino adesso - era sempre stata lasciata nell'ombra.

Delos: Come ha convinto Julian Sands a farsi ricoprire dai topi girando in mezzo a 400 ratti veri, vivi e vegeti?

Dario Argento: Dopo che avevamo iniziato le riprese da un po', Sands mi ha detto che lui aveva un'unica fobia nella vita, ovvero quella dei topi. Solo il pronunciare la parola inglese "rats" lo faceva star male. Io ero preoccupato su come avremmo fatto a girare allora questo film e lui mi ha detto che tramite lo yoga si sarebbe estraniato durante la ripresa di quella famosa scena. L'ha fatta in pieno stato di meditazione trascendentale con la sua anima fuori dal suo corpo. Ha agito in maniera meccanica in pieno stato di meditazione.

Delos: Perché non l'ha girata con topi animatronici?

Dario Argento: Perché il topo finto si vede e nessuno può intepretare un topo meglio di un topo.

Delos: Lei sarebbe interessato a scrivere una sceneggiatura basata su fatti di cronaca?

Dario Argento: No, perché non penso che la mia fantasia abbia spazio sufficiente in una situazione del genere. Thomas Harris ha scritto un romanzo sul mostro di Firenze. Io lo invidio anche se capisco che lui ha una visione del nostro paese quasi favolistica. Solo se io dovessi raccontare un fatto di cronaca ambientato a Singapore mi sentirei in grado di farlo, proprio perché di quel paese non conosco quasi niente e posso lasciare spazio al mio pensiero. Amo fantasticare e desidero raccontare le storie dei personaggi che stanno nella mia coscienza e che mi perseguitano da anni. La verità mi interessa solo sul giornale. Ho seguito perfino un'udienza del processo al mostro di Firenze. Lí conobbi Thomas Harris che a pranzo in un ristorante mi rimproverò aspramente quando espressi l'idea che Pacciani come mostro solitario non mi convinceva troppo. L'autore de Il silenzio degli innocenti sosteneva, infatti, che lo dicevo solo perché pensavo che un uomo ignobile, analfabeta e stupido non fosse in grado di uccidere con tanta perizia. Come ha mostrato il processo Pacciani non era probabilmente solo e quindi avevamo un po'ragione tutti e due.

Delos: Guillermo Del Toro - regista di Mimic - ha detto che la frontiera della paura nel nostro secolo è rappresentata dai bassifondi e dai sotterranei delle grandi metropoli come New York o Londra dove puoi trovare addirittura dei mondi a parte. Un'altra cosa che differenzia il suo fantasma dagli altri è che questo sembra sorgere dal profondo anziché calarsi dall'alto. E' solo un caso?

Dario Argento: E' un concetto molto complesso. Posso dire che il fantasma chiuso nei sotterranei di un teatro è una figura estremamente interessante. La vita nel profondo è completamente diversa da quella di superficie e presenta aspetti misteriosi e terrorizzanti.
Quando abbiamo girato il film per oltre un mese a un chilometro e mezzo sotto terra, siamo stati tutti male e abbiamo vissuto con grande difficoltà tutto il periodo delle riprese. Oltre a un gelo spaventoso, abbiamo convissuto con l'assenza totale di luce.
Sicuramente non lo farò più, perché non ho più l'età.

Le foto sono tratte dal sito www.darioargento.org, che consigliamo a tutti gli appassionati di questo regista.