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a cura della redazione


Recensioni





Star Trek: Il fantasma

recensione di Marco Spagnoli

William Shatner, Star Trek: Il fantasma (Star Trek: Spectre, 1998) - Fanucci - Collana Economica Tascabile, pagg. 416, L. 14.000

Dovevamo aspettarcelo che prima o poi sarebbe accaduto. Dopo i vari Le ceneri del Paradiso, Il ritorno e Avenger ecco che il Capitano Kirk tornato in vita nei libri scritti dal suo alter ego umano, William Shatner o da i suoi ghostwriters, incomincia a perdere punti, banalizzando molto le sue storie e le sue avventure.
Già, perché i colpi di scena vanno bene una volta ogni tanto. Non libro per libro dove - non costando nulla - appaiono tutti, ma proprio tutti i protagonisti della serie per essere protagonisti di storie che mettono d'accordo i fans di tutte le quattro serie televisive.
Avevamo, infatti, lasciato Kirk su Chal con la sua fidanzata Teilani mezza romulana e mezza klingon, quando - circa un annetto dopo - il Voyager torna nel quadrante Alpha.
Catturando l'Enterprise E di Picard. Come mai? Perché quella nave non è proprio il Voyager del nostro universo, ma una copia costruita dagli abitanti di quell'universo parallelo che Kirk conobbe molti anni prima e che abbiamo visto qualche volta apparire in Deep Space Nine. E anche lo stesso Kirk viene rapito. Da Janeaway quell'altra e da Spock, quel pacifista che aveva portato al collasso della Federazione.
Perché viene rapito? Non si capisce bene. Ha una missione nell'altro universo dove il suo alter ego Tiberius era diventato il primo Imperatore della Federazione. Morto nel primo conflitto con l'alleanza cardassiana-romulana.
In tutto questo si scopre che la Federazione del nostro universo è piena di controparti che si sono impossessate del ruolo dei loro simili. Ammiragli e semplici diplomatici sono tutti in combutta per teletrasportare l'Enterprise E nell'universo parallelo per combattere l'Alleanza.
Ma Kirk viene salvato dal vero Spock, da Scotty e da un centoquarantottenne Dottor McCoy non più con il suo esoscheletro, ma con gambe vere.
Spectre è tutto intessuto su una missione pericolosissima dove Kirk mostra tutta la sua bravura sopraffina e con decine di dialoghi che cercano di rimettere insieme le battute e le situazioni che provengono dall'altro universo parallelo, quello delle serie televisive nei confronti del quale questo libro sembra prendere una rotta di collisione.
Insomma, è vero che non costa nulla tirare fuori personaggi di tutti i tipi, tanto non li devi pagare, ma usarli tutti anche a sproposito rende il racconto un'insalata, spesso noiosa e incongruente.
Inoltre, non finisce qui. Nel senso in cui dopo varie vicissitudini - più o meno discutibili - il finale vero sarà tra qualche mese in Star Trek: dark victory.
Pure i romanzi a puntate è davvero troppo...


Small Soldiers

recensione di Marco Spagnoli

Small Soldiers (Small Soldiers, USA, 1998) - Regia: Joe Dante - Sceneggiatura: Gavin Scott, Adam Rifkin, Ted Elliott & Terry Rosso - Cast: David Cross, Jay Mohr, Jacob Smith - Distribuzione: UIP - Durata: 112 min.

Parafrasando Godzilla si potrebbe dire che "le misure dei protagonisti di un film non contano" per realizzare una pellicola poetica e divertente come quella diretta da Joe Dante.
Un film che parla sì di giocattoli, ma che ne parla in maniera intelligente e talmente soddisfacente da lasciare gli spettatori quasi esterrefatti dal gran gusto con cui è stata realizzata questa pellicola. Certo, dietro all'intera operazione si nota la presenza di quel marpione di Steven Spielberg, però questo non solo non toglie nulla, ma aggiunge ancor più valore e qualità all'intera pellicola.
Il cast - lo stesso di La seconda guerra civile americana - riesce a dare grande credibilità e donare ironia a una storia che potrebbe venire considerata come la versione di fine millennio della favola dello schiaccianoci. Le multinazionali affamate di soldi e senza scrupoli utilizzano una tecnologia digitale per creare un plotone di soldatini snodabili guidati dal duro Chip Hazard, la cui missione è cancellare dalla faccia della Terra un plotone di alieni simpatici e buffi, guidati dal riflessivo e coraggioso Archer. Invischiate in mezzo a questa storia finiranno due famiglie qualsiasi della provincia americana che dovranno combattere per salvarsi dall'annullamento fisico.
Con citazioni da Il gabinetto del Dottor Caligaris, ma anche Franckestein, Patton Generale d'acciaio il film si svolge in maniera allegra e poetica, commovente e intensa, scanzonata e buffa seguendo quella traccia di sogni lasciatasi alle spalle dal Patron della Dreamworks Steven Spielberg.
Dopo gli esilaranti Un topolino sotto sfratto e Paulie, in attesa di Antz e con l'acquolina in bocca per il cartone de Il principe d'Egitto, Spielberg conferma di affidare ad altri come Joe Dante il compito di dare forza e spessore ai suoi sogni.
Small Soldiers è non solo un ottimo film per bambini e adolescenti perché spiega la differenza tra invasori e esiliati, perché insegna il rispetto di alterità e di diversità, perché mostra la forza di coloro che vogliono difendere a tutti i costi i più deboli, ma anche perché offre una riflessione intelligente e acuta su certi stereotipi legati al cinema d'azione e di guerra.
Ovviamente - e non roviniamo nulla a nessuno - vinceranno i buoni. Ma la cosa davvero più importante in questo delirio di pupazzetti, battaglie e invenzioni geniali con tanto di Barbie assassine clonate da un chip militare, è il finale in cui i Gorgonauti partono alla volta della loro Terra promessa: "che non è detto non esistere solo perché non si vede." Una gloriosa citazione dal mito di Peter Pan con tanto di battuta sul Titanic "Speriamo di non incontrare un Iceberg", fatta per divertire tutti e commuovere gli adulti.
E l'autore del film, quel Joe Dante che ci ha regalato negli anni passati pellicole come Gremlins, Matinee, Piranha, Salto nel buio dove l'amore per il cinema e il fantastico si sposavano perfettamente, ha saputo non solo sintetizzare gli stessi sentimenti in Small Soldiers, ma è riuscito anche a produrre una pellicola che - in maniera velata - proponesse il problema delle multinazionali dei giocattoli che - spesso - venendo lasciate a personaggi senza scrupoli creano modelli nocivi alla salute non solo fisica, ma anche mentale dei bambini che ci giocano.
Insomma, un film intelligente e pieno di ironia che vogliamo sintetizzare in un'unica immagine: quando il protagonista bambino porta Archer a casa, questo legge sul computer dove è aperto Windows 95 tutte le informazioni relative al pianeta Terra. Al momento del risveglio del ragazzo l'alieno giocattolo si rivolge a lui dicendo: "Sono Archer, capo dei Gorgonauti, salute a te Alan...custode di Encarta..."