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a cura della redazione


Recensioni librarie




KURT VONNEGUT, CRONOSISMA
recensione di Alessandro Vietti

Kurt Vonnegut, Cronosisma, Timequake, 1997, tr. Sergio Claudio Perroni - Ed. Bompiani 1998, pagg. 219, Lire 28.000

In Ricomincio da capo (Groundhog, 1993), Phil (ovvero il simpatico Bill Murray di Ghostbusters) veniva imprigionato in un'inspiegabile anello temporale ed era costretto a ripetere indefinitamente la stessa terribile giornata, finché l'intervento di una determinata azione spezzava il ciclo e faceva riprendere il corso lineare del tempo. Nel frattempo, a mano a mano che ripeteva le medesime azioni, il personaggio prendeva coscienza degli avvenimenti già occorsi e modificava progressivamente il suo comportamento alla luce delle esperienze già fatte. In Cronosisma (Timequake, 1997), Kurt Vonnegut fa succedere qualcosa del genere. Accade che il 13 febbraio 2001 l'universo ha un sussulto, un singhiozzo, come se si chiedesse il motivo di tanta espansione e, per un solo momento, ripensasse di rivedere le sue intenzioni. Per un istante, dunque, l'universo arresta l'espansione che era proceduta lineare ed inarrestabile dal Big Bang in poi e, come un nastro, il continuum spazio-temporale si riavvolge indietro di dieci anni, riposizionandosi al 17 febbraio 1991. Sulla Terra, il risultato di tale sconvolgimento cosmico costringe ogni persona a rivivere gli ultimi dieci anni della propria vita. Ma questa non è, come in Ricomincio da capo, una seconda possibilità regalata agli uomini. Durante la riproduzione della decade non è infatti permesso correggere i propri errori o fare andare le cose diversamente, in quanto ogni evento deve accadere esattamente come la prima volta. A proposito di questo singolare episodio temporale lo scrittore di fantascienza Kilgore Trout, alter ego di Kurt Vonnegut e assiduo frequentatore dei suoi romanzi, scrive un libro intitolandolo: "I miei dieci anni con il pilota automatico", perché è proprio questo che sembra. Durante la replica della decade, le persone sono come automi pre-programmati, burattini che si muovono su un palcoscenico secondo un copione di cui ogni azione è già stata scritta a priori. Ciò conduce la popolazione mondiale a sviluppare quella che Vonnegut chiama PTA (Post-Timequake Apathy - apatia da dopo cronosisma), e non appare un caso che, secondo Vonnegut, una simile sindrome si sviluppi proprio negli anni '90. Poi, nel momento in cui il tempo varca di nuovo la soglia dell'anno 2001, la gente si ritrova per la prima volta dopo dieci anni nuovamente con il libero arbitrio, ed improvvisamente sembra che solo Kilgore Trout sia in grado di svegliarli dalla loro apatia, per farli vivere di nuovo.
A quanto dice Vonnegut nel suo prologo, Cronosisma sarà l'ultimo libro che mai scriverà, e comunque non è certamente quello che i lettori si aspettano dall'anziano maestro. Cronosisma, infatti, non è precisamente un romanzo, almeno non nel senso convenzionale del termine, in quanto la trama è poco più che un pretesto con il quale Vonnegut, oggi settantaseienne, dipinge con la consueta maestria e l'abituale pungente umorismo una quantità di ritratti autobiografici. Per questo motivo, Cronosisma alla fine da' quasi l'impressione di costituire il testamento di fine carriera di uno dei più grandi ed originali autori della narrativa fantastica del secolo. Da parte nostra, noi non possiamo che sperare che abbia mentito o che ci ripensi, e che, come solo lui sa fare, ci riservi per il futuro nuove emozioni in grado di scuotere la nostra personale PTA!


STEPHEN BAXTER, INFINITO


recensione di Emiliano Farinella

Stephen Baxter, Infinito, Timelike Infinity - tr. Gianluigi Zuddas - Editrice Nord 1998, pagg. 228, Lire 22.000

Parafrasando un Priest un po' critico del '76 ci si può chiedere se non è forse invalsa l'opinione che la fantascienza sia qualcosa di diverso proprio a causa del contenuto. Dopotutto si parla spesso della natura speculativa della fantascienza, del fatto che stimoli l'immaginazione, che abbia a che fare con probabilità e possibilità. E, talvolta, che essa abbia a che fare con probabilità e possibilità grandiose.
E' questo indubbiamente il caso del romanzo di Stephen Baxter. A leggere Infinito ci si deve confrontare con speculazioni e costruzioni talmente ardite che di fronte a queste i singoli personaggi spariscono e le loro sorti finiscono per assumere un valore insignificante.
La storia, ambientata in un contesto estremamente appagante e stimolante di hard SF, si svolge ai due estremi di un tunnel nello spazio tempo lungo 1500 anni. La narrazione procede contrapponendo diversi gradi di alienità: si vive il confronto di due umanità diverse, separate da quindici secoli; il confronto dell'umanità con un razza aliena dominatrice, i Qax; si vive il confronto personale tra i protagonisti, tra esseri viventi e virtuali; e in ultimo il confronto che pare annullare tutte le precedenti diversità, quello con gli Xeelee, una razza così estremamente progredita da accomunare tutti gli altri abitanti dell'universo nella loro inferiorità, una razza che si permette di fare esperimenti cosmici buttando al macero entro un enorme buco nero intere galassie con tutti i loro abitanti.
Ma per quanto grande possa essere la diversità riscontrata esisterà sempre qualcosa al cui confronto queste invalicabili diversità finiscono per apparire ridicole. E alla fine è vero che molte contrapposizioni si compongono. Il protagonista finisce per accettare il suo compagno virtuale, un umano riesce a comprendere i Qax, e le due diverse umanità riescono a vedersi uguali.
Guardando all'universo con gli occhi degli Amici di Wigner (il gruppo che si sottrae al dominio dei Qax e riesce a scappare nel passato per realizzare un grandioso progetto per liberarsi dei Qax e oltre...) tutto appare comunque futile e privo di senso. L'unica cosa che conta è essere ripescati dall'Ultimo Osservatore dell'universo per poter uscire dal limbo e rientrare nella realtà.
Okay, è un po' dura da digerire in poche parole, ma buona parte del fascino del libro deriva dalla grandiosità delle idee che propone, e questa è senz'altro una di quelle.
Baxter è abbastanza chiaro, e già alla pagina 35 del libro afferma che attraverso l'osservazione si invoca all'esistenza. Da qui nasce lo spirito dei ribelli, di quegli Amici di Wigner che si preoccupano di fornire un'assicurazione sulla vita all'umanità portando avanti un progetto che parte da speculazioni scientifico filosofiche e sfocia in una visione mistica da accettare per fede.
Queste tematiche vengono narrate in un universo in cui le leggi naturali sono sottoposte a uno stretto dominio da parte di esseri intelligenti, prima di tutto gli Xeelee che rimangono sempre presenti nello sfondo grazie alla tecnologia che disseminano per il cosmo.
Baxter si è forse fatto prendere un po' la mano, e tra singolarità artificiali, iperpropulsori, spaculazioni quantistiche e whormhole, commette spesso degli errori logici e si trovano alcune sbavature se non addirittura alcuni bachi strutturali nella storia. Nulla che un buon editor non avrebbe potuto e dovuto ravvisare e che non si sarebbe potuto facilmente eliminare, peccato che non si sia fatto...
Infinito, provando a dare per chiarezza un giudizio globale, si è dimostrato un'ottima lettura, un libro stimolante, ricco di idee e inventiva, votato alla riflessione su alcuni grandi temi della realtà e - su una scala molto più piccola - dei rapporti umani.


EDUARDO MENDOZA, NESSUNA NOTIZIA DI GURB


recensione di Marco Spagnoli

Eduardo Mendoza, Nessuna notizia di Gurb - Feltrinelli, pagg. 118, Lire 11.000

Piccolo libretto uscito qualche anno fa per Feltrinelli che ne ha recentemente curato una riedizione sempre nell'Universale Economica, Nessuna notizia di Gurb è un vero piccolo capolavoro di umorismo e fantascienza.
Un povero alieno - puro intelletto e quindi senza forma - perde il suo collega Gurb nella Barcellona pre Olimpica del 1992. Essendo questi extraterrestri formati da puro spirito, non è davvero facile per un disgraziato di E.T. ritrovare il suo compagno di avventure. Soprattutto quando il catalogo astrale che permette di consultare le varie forme fisiche da assumere è un po' impreciso e non dà spiegazione sulle usanze del terzo pianeta di questo sistema solare.
Un libro esilarante che unisce gli elementi tipici della migliore fantascienza anni Cinquanta a situazioni paradossali e divertentissimi in puro stile Ninties.
Scritto da Eduardo Mendoza, autore di libri densi di un umorismo deflagrante e eversivo, Nessuna notizia di Gurb colpisce per la struttura narrativa elementare e assai originale con il povero alieno costretto a passarne di mille colori insieme a questi buffi esseri umani indaffarati. Un diario di viaggio che - grazie all'utilizzo massiccio di paradossi e situazioni comiche mette in mostra le contraddizioni della società occidentale, divertendo e facendo riflettere. Un libro veloce, allegro e intelligente, pieno di citazioni colte e raffinate. Cosa chiedere di più?


MIMIC


recensione di Marco Spagnoli

Mimic - Mimic, 1997 - Regia: Guillermo Del Toro - Sceneggiatura: Matthew Robbins e Guillermo del Toro tratta dal racconto omonimo di Donald A. Wolheim - Cast: Mira Sorvino, Jeremy Northan, Alexander Goodwin, Giancarlo Giannini, Josh Brolin, F. Murray Abraham - Distribuzione: Cecchi Gori - Durata: 102 min.

Siamo a New York in un futuro non troppo lontano e un morbo terribile, portato dagli scarafaggi, si sta espandendo. I coniugi Susan e Peter Tyler scoprono una cura per debellare la malattia che si fonda su manipolazioni genetiche che, ai test, risultano stabili ed efficaci. La specie di scarafaggi creata per aggredire il morbo non avrebbe più di sei mesi di vita e, secondo i due scienziati, non comporterebbe alcuna mutazione. Dopo tre anni una serie di misteriose sparizioni, imputate ad uno psicopatico, rivelano invece che una terribile specie di scarafaggi mutanti hanno invaso il sottosuolo di New York e minacciano l'umanità. Queste creature, enormi, dotate d'intelligenza e in grado di mimetizzarsi, dovranno essere debellate proprio dai due scienziati che le hanno, inconsapevolmente, generate.
Presentato allo scorso Festival di Venezia, Mimic, è una sorta di thriller-horror-fantascientifico che racchiude in sé tutti i luoghi comuni del genere. Non molto distante dal precedente Relic (anche nell'assonanza del titolo), anche in questo caso troviamo una scienziata alle prese con mutazioni genetiche di cui perde il controllo. Abbondantemente sfruttati gli alieni e i nemici politici, è ora il momento di scoprire "il mostro che è dentro di noi", o meglio nel codice genetico. Ecco perché, tra umani e animali di ogni tipo, un certo tipo di cinematografia attinge a piene mani dal pericolo (reale) della manipolazione genetica propinandoci storie terrificanti e popolate di mostri che, fortunatamente, verranno sconfitti. L'aspetto peggiore di questi film è che sono tutti tremendamente simili e la suspence creata intorno alla "terribile" creatura risulta talmente prevedibile da non regalarci, se non un brivido di paura, nemmeno un minimo di inquietudine.