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a cura di Marco Spagnoli


Recensioni
cinematografiche





ALIEN: LA CLONAZIONE
recensione di Marco Spagnoli

Alien: La clonazione - Alien Resurrection, 1997 - Regia: Jean Pierre Jeunet - Cast: Sigiurney Weaver, Winona Ryder, Ron Perlman - Distribuzione Twentieth Century Fox - Durata 123'

Sono passati duecento anni dall'ultima volta (la terza) in cui Sigourney Weaver alias il tenente Ripley si è trovata a fronteggiare l'alieno che l'ha resa tanto famosa e l'età - non quella della finzione cinematografica - si vede. Alien è una saga fantascientifica e cinematografica che paga lo scotto di essere passata per troppe mani che - anziché donare ad essa energia e idee nuove - è riuscita solo ad appiattire verso il basso e verso alcuni stereotipi demenziali i film.
In tal senso - sebbene incompleto - avevamo apprezzato lo sforzo mistico noir di Alien 3, che uscendo un po' dai cliché della serie aveva ipotizzato un nuovo livello di scontro tra Ripley e i suoi nemici di sempre.
In Alien Resurrection questo manca anche se si avvale di un discreto cast di attori capeggiato da due donne: Sigourney Weaver (bella e eccelsa come sempre) e una legnosa e un po' troppo agitata Winona Ryder nel ruolo del solito androide più umano degli uomini (Data di Star Trek un po' plagiato).
Insomma, le premesse per fare un filmone c'erano tutte: montato bene, diretto meglio degli altri (se si esclude il capostipite di Ridley Scott), e con un utilizzo di mezzi adeguato all'importanza della pellicola. Soltanto che il regista Jean Pierre Jeunet non ha pensato che alla povertà di idee certo non si può semplicemente supplire con l'horror. Il terzo capitolo si era chiuso con una Ripley morta in un pozzo pieno di metallo liquido, per uccidere l'alieno regina dentro di sé. Oggi viene clonata e con lei il suo piccolo parassita per cui proverà sentimenti materni. Un pasticcio rischiarato da dei belli effetti speciali, ma che comunque dimostra una forte inconsistenza di idee e di novità, all'interno del quale il sentimento materno di Ripley (non ben motivato e spiegato) risulta quasi ridicolo a fronte di un mostro nuovo con occhietti buoni e capace di uccidere peggio degli altri.
Insomma, Alien Resurrection è un film quasi patetico di cui è meglio dimenticarsi - se non altro - per la sua grande inconsistenza a livello di sceneggiatura e di coerenza.


STARSHIP TROOPERS


recensione di Massimo Mauro

Starship Troopers - Fanteria dello spazio - Starship Troopers, 1997 - Regia: Paul Verhoeven

Cielo uggioso e pioggia a dirotto a Bruxelles questa mattina di domenica, come al solito.
Alle nove e mezza si apre l'anteprima di Fanteria dello spazio di Paul Verhoeven, che uscirà nelle sale mercoledì 21 gennaio in Belgio (versione originale con sottotitoli in francese e olandese).
Un'inizio con personaggi di cartapesta, supervitaminizzati e con acconciature sempre troppo perfette nonché sorrisi come nella pubblicità dei dentifrici, stile Beverly Hills, cede progressivamente il posto ad una saga di effetti speciali di discreto livello con libero sfogo per idee militariste alla Reagan.
Come di consueto con Verhoeven i cadaveri sono innumerevoli, con tante scene abbastanza violente, teste decapitate che volano, corpi trafitti e schizzi di sangue/ketchup. L'autore del copione si è naturalmente preso diverse libertà rispetto al testo di Heinlein (particolarmente criticabile la decisione di dare ai poveri soldati del film degli squallidi fucili mitragliatori tipo Uzi, pure se con ormoni, invece delle armi potentissime del romanzo-con il risultato che i poveracci si fanno massacrare dai bestioni, così come di avere evitato le tute speciali, che conferiscono poteri quasi sovrumani, del romanzo) ma quello che ne è venuto fuori è nonostante tutto abbastanza coerente, anche se di qualità "pulp".
I giganteschi aracnidi nemici dell'umanità contro i quali si battono i vari eroi e eroine sono abbastanza credibili, pure se il difetto tipico delle immagini di sintesi anche se di buona qualità, ossia il look eccessivamente metallico, è nettamente visibile.
Nonostante tutto il regista è riuscito ad evitare di rubare delle scene ai classici (Guerre stellari, Alien, ecc.) in modo che perlomeno c'è un po' di roba originale.
Apprezzabili inoltre gli ossessivi telegiornali del futuro, che sono costruiti secondo i canoni dei telegiornali americani di oggi (poche immagini sensazionali, parlato insulso, appelli ad arruolarsi), così come la follia degli operatori tv, uno dei quali, durante una disastrosa battaglia, continua a filmare il corrispondente televisivo mentre viene dilaniato da un aracnide, in modo perfettamente americano, prima di essere fatto a brandelli a sua volta.
Probabilmente un buon film per adolescenti appassionati di fantascienza, meglio se americani, ma forse con troppi cliches per essere apprezzato dalla vecchia guardia, specialmente europea. Da non perdere comunque, anche se non diventerà probabilmente mai un "cult movie" come Blade Runner.


PUNTO DI NON RITORNO


recensione di Marco Spagnoli

Punto di non ritorno - Event Horizon, 1997 - Regia: Paul Anderson - Cast: Laurence Fishburne, Sam Neill, Kathleen Quinlan, Joely Richardson - Sceneggiatura: Philip Eisner

Negli USA è - inspiegabilmente a nostro avviso un film cult - da noi potrebbe diventarlo soprattutto per lo spettatore più disincantato - vagamente abituato allo splatter e - ancora peggio - dimentico delle tante e troppe somiglianze di questa pellicola con tanti film e tanti libri di fantascienza che ben conosciamo. Un saccheggio continuo? Si direbbe proprio di sì, a partire dal design della nave spaziale Event Horizon che è stata pensata da David Sharpe, il designer dei modellini delle navi spaziali, come una cattedrale gotica nello spazio. L'illustratore Peter Rubin ha pensato di passare allo scanner le immagini della cattedrale di Notre Dame per inserirle nel disegno della navicella. I propulsori laterali dell'astronave sono in realtà le torri della celebre cattedrale francese e, seppur differenti nei dettagli, il disegno generale è identico. Se si guarda da una certa distanza è infatti possibile vedere il crocifisso sopra Nettuno. Insomma, un'idea carina, ma a dir poco eccessiva con una trama già sentita...
Anno 2047: Una missione di soccorso viene inviata agli estremi confini del nostro sistema solare per salvare la Event Horizon, una nave spaziale scomparsa misteriosamente sette anni prima. Ma un segnale di emergenza ora rivela che l'astronave data per dispersa è improvvisamente riapparsa nei pressi del pianeta Nettuno. E fino a qui si è nella fantascienza più classica e interessante. Poi, però, le cose si sviliscono anche se alla base del film di Paul Anderson c'era un'idea senza dubbio intrigante e ricca di fascino. L'intenzione del regista era quella di realizzare un horror psicologico che attingesse da classici come Shining e L'Esorcista, trasportati nell'immensità del cosmo. Cosa succede, infatti? Viene mandata una missione di soccorso cui partecipano un gruppo di professionisti esperti tra i quali il capitano Miller (Laurence Fishburne) e il dottor William Weir (Sam Neill), un brillante scienziato che rivela all'equipaggio tutti i segreti della Event Horizon. In realtà questa nave è stata progettata per realizzare un progetto da sempre considerato tecnicamente e fisicamente impossibile: viaggiare ad una velocità superiore a quella della luce. Inoltre dall'astronave Weir ha registrato un messaggio dove sono incise grida umane terrificanti. La Event Horizon nasconde un terribile segreto...che chi legge starà quasi per intuire. Ci sono molte cose oltre la storia che sembrano non andare per il verso giusto: innanzi tutto, l'indagine psicologica è giocata con un senso di approssimazione e superficialità che non rende chiaro l'intero meccanismo del film, fino al finale volutamente ambiguo. Si capisce così che l'intera trama, teorie celesti comprese, non è che un pretesto per giocare magistralmente con gli effetti speciali e dove ogni criterio di verosimiglianza, dal quale non è certo immune la buona fantascienza, è sacrificato all'orrore tecnologico e ad una buona prova di regia con grandi mezzi.
Urla, orrori e scoperte sanguinarie infatti non mancano, tuttavia Punto di non ritorno, seppur nella spettacolarità delle scene, rivela la mancanza di un'autentica suspence psicologica. Assordanti effetti sonori trasmettono tutta l'inquietudine di una sinistra presenza a bordo dell'astronave ma, mentre continuiamo a scoprire cadaveri, in un crescendo di orrore e di morte, sempre meno riusciamo a capire dove la storia voglia andare a parare. La prima parte del film segue un buon ritmo quasi da thriller, dove il dubbio e il mistero sono ben giocati sull'ambiguità di alcuni personaggi, mentre nella seconda, dopo la scoperta della "nave stregata", tutto sembra precipitare verso uno sconosciuto orizzonte dove gli eventi si fanno sempre meno chiari.


TITANIC


recensione di Marco Spagnoli

Titanic - Titanic, 1997 - Regia: James Cameron - Cast: Leonardo Dicaprio, Kate Winslet, Billy Zane, Kathy Bates, Gloria Stuart, Bill Paxton - Distribuzione Twentieth Century Fox - Durata 194'

James Cameron ha avuto a disposizione un budget di cinque miliardi per le riprese sottomarine del transatlantico affondato al largo di Terranova nel 1912, che è sceso a riprendere per ben dodici volte portando una telecamera a una profondità fino adesso mai raggiunta. "Mi piace usare la tecnologia per creare forti emozioni" dice Cameron a proposito del suo ultimo film Titanic. E quali emozioni ci regala il regista con questa pellicola splendida che racconta la più bella e affascinante storia d'amore dopo Via col vento. Costato oltre trecento cinquanta miliardi di lire, il film più costoso della storia regala sogni e sensazioni avventurose con un'eleganza e un'accuratezza rare. E gli spettatori sono così trascinati dall'attrice Gloria Stuart nel seguire un lungo flashback che racconta dell'amore sfortunato tra lei da giovane (interpretata da una splendida Kate Winslet) con un pittore squattrinato (Leonardo Dicaprio) nella tragica crociera inaugurale del transatlantico più famoso del mondo. Un film che chiamare eccezionale potrebbe essere solo riduttivo, una volta tanto. Una pellicola che riesce a unire tecnologia e passione con una sapienza che solo un regista come Cameron poteva utilizzare. Un film completo in ogni suo aspetto questo Titanic che è appartiene contemporaneamente a vari generi come quelli del cinema d'azione, d'avventura, drammatico e d'amore. Tutto raccolto in tre ore e venticinque che passano in un battibaleno visto che la storia raccontata con garbo e fascino, attanaglia gli spettatori fino all'ultimo fotogramma. Un film, dunque, suggestivo che segna la maturità di un regista che tanto ha dato alla fantascienza con film come Terminator e Terminator 2 e con la sceneggiatura di Strange Days trasformata in film e diretta dalla sua ex-compagna Katheryn Bigelow.
Un film appassionante che in un gioco continuo tra futuro e passato proietta lo spettatore in una sorta di trance dalla quale è davvero duro risvegliarsi.
Titanic è un film da vedere al cinema, ma anche - quando sarà - da possedere in videocassetta per gustarsi più volte a rallentatore le immagini che legano passato e presente come la chiglia della nave affondata che diventa quella della nave in crociera o come l'occhio della giovane e meravigliosa Kate Winslet che pian piano si spegne e invecchia per scoprire che nel fotogramma successivo appartiene all'anziana Gloria Stuart.


IL COLLEZIONISTA


recensione di Marco Spagnoli

Il collezionista - Kiss the girls, 1997 - Regia: Gary Felder - Cast: Morgan Freeman, Ashley Judd - Sceneggiatura: David Klass basata sul romanzo Kiss the girls di James Patterson - Distribuzione: UIP - Durata 115'

Ve la ricordate quella quasi fidanzatina di Wesley Crusher nell'episodio di Star Trek The Next Generation chiamato Il gioco? Ebbene oggi Ashley Judd è cresciuta ed è diventata una donna affascinante che dopo avere girato ruoli secondari in film di successo come Heat e Smoke arriva alla sua prima parte da protagonista in un action thriller di grande suspense molto vicino ai migliori episodi di X files o di Millennium.
La trama è molto lineare e originale: una giovane dottoressa (Ashley Judd) vittima di un serial killer riesce a scappargli e viene aiutata dallo psicanalista Alex Cross, che lavora per la polizia (Morgan Freeman) per ritrovare il luogo dove era stata segregata insieme ad altre ragazze tra cui la nipote del Dottor Cross. Basterebbe questa trama insolita per il mondo dei film legati ai serial killer a convincere lo spettatore più smaliziato ad andare al cinema, eppure c'è molto di più. Una regia fulminante resa ancora più energica da un ottimo montaggio fanno de Il collezionista un vero piccolo capolavoro del genere. Portato avanti da un Morgan Freeman sempre più carismatico e affascinante, al film giova anche l'interpretazione quantomai aggressiva e ragionata di un Ashley Judd al meglio della sua forma fisica e intellettuale. Un film da vedere con un unico piccolo neo: un finale affrettato e - forse - un po' troppo semplicistico che è abbastanza dannoso all'intera pellicola. Casanova questo è il nome forse non troppo originale del serial killer è però innovativo perché mantiene le sue vittime vive fino a quando - a suo avviso - non tentano di tradirlo proprio come fa il personaggio interpretato da Ashley Judd.


THE JACKAL


recensione di Marco Spagnoli

The Jackal - The Jackal, 1997 - Regia: Michael Caton Jones - Cast: Bruce Willis, Sidney Poitier, Richard Gere, Diane Venora - Sceneggiatura: Chuck Pfarrer - Distribuzione: UIP - Durata 120'

A vedere i nomi degli attori e assistendo ai primi dieci minuti di The Jackal ci si aspetterebbe di assistere ad una delle migliori pellicole della storia del cinema. Invece,
si scopre che una noia senza pari, alimentata da un deja vu pieno di incongruenze ammazza letteralmente una pellicola che - altrimenti - avrebbe mostrato ben altri risultati. Bravi gli attori - un po' inconsistente a dire il vero l'interpretazione e il ruolo non ben definito di Sidney Poitier - che, però, non riescono a risollevare un film che riesce solo a fare il verso a Il giorno dello sciacallo capolavoro che Fred Zinnemann realizzò nel ormai lontano 1973. Sebbene la storia sia stata adeguata ai tempi anche in The Jackal si nota l'ormai cronica necessità degli sceneggiatori americani di crearsi dei nemici stavolta individuati nella mafia russa.
Ma purtroppo le cose vanno così e non saranno certo un grande Richard Gere o un'inquietante Bruce Willis a salvare una pellicola che osando un po' di più sarebbe sembrata davvero eccezionale.
Un film che paga lo scotto della scarsità di idee degli sceneggiatori USA che non sanno più quale nemico costruire per far scaldare i muscoli all'esercito americano.
Una pellicola che è un ottimo pacchetto, confezionato e infiocchettato a dovere, ma - purtroppo - vuoto, con azione e suspense ridotte al lumicino.