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Recensioni librarie
![]() JOE HALDEMAN, GUERRA ETERNA recensione di Emiliano Farinella Joe Haldeman: Guerra Eterna - The Forever War, 1974 - premio Hogo e Nebula 1976 - traduzione di Roberta Rambelli - introduzione di Riccardo Valla - pagg. 181 - Cosmo Oro Editrice Nord - L. 22.000
Non gli si può certo attribuire la palma di novità del momento, eppure questa ottima opera - premio Hugo e premio Nebula nel 1976 - che ha reso estremamente famoso Joe Haldeman merita indubbiamente di essere letta ancora oggi.
la storia dell'incontro con una razza aliena, i Taurani, e della lotta che nasce subito con questi esseri. La storia di uomini che "vengono arruolati" (espressione che usa anche Haldeman nella sua autobiografia a proposito della sua partecipazione alla guerra in Vietnam) e spediti in condizioni estreme in battaglie in cui le probabilità di sopravvivenza sono trascurabili.
Gli anni e i secoli passano molto velocemente per questi uomini mandati a combattere su navi che si muovono a velocità relativistiche alla ricerca del nemico, mentre sulla terra il tempo continua a procedere lento introducendo sempre un maggiore distacco tra gli uomini partiti per difendere la terra e quell'umanità che è rimasta ad aspettarli. In ogni caso lo spirito apertamente critico di Haldeman ha occasione di venir fori diverse volte, e non rivolto solo contro quello stato maggiore che ha spedito il suo splendido protagonista incontro a una probabile morte. Haldeman si dimostra lontano da Heinlein e altri suoi pari tanto nella fede militaristica quanto nella fiducia in un futuro radioso; Haldeman è molto lontano dal prevedere illimitate possibilità di energia, di materiale e di consumi, è molto lontano dal decantare un nuovo e più vivo sogno americano. La Terra di cui ci narra va incontro a ciclici periodi di depressione e condizioni di vita talora durissime, ci parla di nuovi tabù, di standardizzazioni insopportabili e di deprezzamenti della vita inimmaginabili, e non si può far a meno di pensare al nostro prossimo futuro quando Mandella si sente dire, da una donna con un sorriso gelidamente standardizzato, sulla nuova Terra che ha trovato: Nessuna assistenza medica, esatto. Bravo, signore, siamo contenti per lei.
recensione di Emiliano Farinella Terry Pratchett: Maledette piramidi - Pyramids, 1997 - traduzione di Pier Francesco Paolini - pagg. 268 - Sonzogno, Lire 26.000
Probabilmente non è il miglior libro di Terry Pratchett, ma è il primo libro di Pratchett che leggo, e non nascondo che è risultato una gran delusione.
Tutte queste cose cattive che ho detto (d'altronde io sono molto cattivo) vi stanno dando un'idea ingiusta di Pratchett. Quando dico che i suoi spunti sono buoni non si tratta della blanda concessione che si fa a chi si vede spacciato e senza possibilità, mi limito a constatare che molti dei suoi spunti sono realmente brillanti e intelligenti. Molti mi hanno detto che questo pare essere il suo libro meno ispirato. Be', lo spero. Se volete iniziare a leggere Pratchett non seguite il mio esempio e girate al largo da Pyramids, in futuro ci si potrà anche tornare, ma prima è meglio dar un'occhiata in giro per il Discworld. Probabilmente merita, ma questo non è il miglior punto per un primo approccio.
recensione di Alberto Mingardi L.Ron Hubbard: Soldato della luce - Ole Doc Methuselah, 1992 - traduzione di Viviana Viviani - introduzione di Gianfranco De Turris - pagg. 289 - Cosmo Oro Editrice Nord, Lire 22.000 Continua l'opera di "riscoperta" e "ripubblicazione" di Ron Hubbard da parte dell'Editrice Nord, con questo ennessimo volume nella collana Cosmo Oro. Un'opera, Soldato della Luce, probabilmente non fra le più interessanti di Ron Hubbard (che la firmò originariamente con lo psudonimo Rene Lafayette). Seppur scritta alla fine degli anni '40 (i racconti furono pubblicati fra il '47 e il '50), risente ancora pesantemente di schemi troppo fissi e ripetitivi, oltre a riprendere la visione più deteriore e scontata del periodo del "Far West", con alcune ambientazioni che ricordano da vicino un western di serie B ambientato nello spazio. Protagonisti sono Ole Doc Methuselah e la sua "elite" medica iper-selezionata che porta il suo vitale contributo all'umanità. Malgrado tutto fuorché esente da pecche e palesemente datato, può essere un buon approccio alla sf. Da regalare a cuginetti e/o nipotini.
recensione di Alberto Mingardi Theodore Sturgeon: Un dio in giardino - a cura di Paul Williams - traduzione di Riccardo Valla - introduzioni di Ray Bradbury, A.C. Clarke, Gene Wolfe - I Massimi, Mondadori, Lire 32.000 Finalmente anche in italia il "primo libro dei racconti" di Ted Sturgeon, curato da Paul Williams (già esecutore letterario di Dick e curatore di Tutte le Opere di quest'ultimo) e con le prefazioni di tre pezzi da novanta come Bradbury, Clarke e Wolfe. Un Dio in Giardino raccoglie alcuni dei migliori racconti del mai troppo compianto Sturgeon, ivi inclusi pezzi di struggente poesia affiancati a racconti piu' marcati nella loro appartenenza al genere "sf". Dopo la pubblicazione da parte di Adelphi di Cristalli Sognanti, un'altra occasione offerta ai lettori della nuova generazione di conoscere uno dei narratori di sf più delicati e amati. E' Sturgeon, e ogni altro commento è superfluo.
recensione di Alberto Mingardi Robert A. Heinlein: Fanteria dello Spazio - Starship Troopers, 1958 - traduzione di Hilia Brinis - introduzione di Giuseppe Lippi - Mondadori, Lire 15.000 Attendendo l'arrivo in Italia del contestatissimo kolossal di Paul Verohoeven, Mondaori ripropone in edizione economica con prefazione di Giuseppe Lippi uno dei libri più famosi di Robert Anson Heinlein. Nato come juvenile per l'editore Scribner (che lo rifiutò), accusato di fascismo e xenofobia a più riprese, per ammissione di Heinlein stesso "non il mio libro migliore", Fanteria dello Spazio fu scritto nel 1958 e malgrado le numerose critiche fu premiato nel 1960 col Premio Hugo per il miglior romanzo. In Italia, la sua prima edizione fu su Urania, accompagnato da una delle prime copertine di Karel Thole. La storia, come tutti i juvenile di Heinlein (Podkayne Ragazza di Marte, per fare il nome di uno dei più noti) è ancora godibile malgrado il tempo trascorso e non si rivolge a un pubblico giovanile nella sua accezione di "infantile" molto in voga in certi ambienti. L'impianto della storia è robusto, lo svolgimento scorrevolissimo e ne risulta ancor oggi una piacevole lettura, preludio dell'Heinlein che verrà con Straniero in terra straniera e La Luna è una severa maestra seppur agli antipodi dal punto di vista ideologico. Sicuramente, malgrado quello che pare abbia fatto Verhoeven, da non prendere come "manifesto ideologico" dell'autore.
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