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Ecco la classifica delle pagine del numero 32 di Delos più lette online e la classifica assoluta dal numero 19 in poi.
Per quanto riguarda il download dei numeri "zippati" di Delos, restano in testa alla classifica il numero 29 (1162 copie scaricate) e il numero 25 (983). Al terzo posto si inserisce il numero scorso (32, 964 download) seguito dal numero 30 (923). Il numero 30 e il numero 26 sono stati scaricati entrambi 843 volte. Il numero scorso (31) segue con 752. Il conteggio dei download è iniziato col numero 21. Durante dicembre e gennaio sono state scaricate complessivamente circa 3.571 copie di Delos.
Subject: Viva la Quaglia!
Date: 23-12-1997 14:15
From: Iacopo Spalletti, yakky@bitsmart.com
To: Delos Science Fiction, delos@fantascienza.com
Basta, mi arrendo!
Propongo a tutti i lettori di Delos di erigere una statua di uni e zeri a
quel gigante della fantascienza mondiale che questa rivista ha la fortuna e
lungimiranza di ospitare: Roberto Quaglia.
I suoi pensieri stocastici sono quanto di meglio venga mensilmente prodotto
dai cervelli presenti in questa bolla di universo.
Le sue visioni futuristiche (mi si perdoni il termine banale), i suoi
commenti al passato-presente-futuro sono talmente improbabili da essere
quasi certamente molto vicini a quanto sperimenteremo.
La cosa stupefacente è la sua capacità di divulgare la propria quaglità
in modo così efficace e pervasivo, tanto che dopo poche letture dei suoi
pensieri, che all'inizio lasciano disorientati e sconvolti, si entra
nell'essenza quaglica abbastanza da poter leggere le sue Parole senza
riprendere fiato. Dopo poche letture il benefico Caos che regna nella mente
del Primo Quaglia (ovvero sua quaglità Roberto Quaglia) si moltiplica
nelle menti dei lettori, creando quella confusione salutare, in grado di
far ripartire i meccanismi interni del nostro cerebro che rischiamo di
lasciare arrugginire.
La lettura quaglica settimanale credo sia da consigliare a tutti coloro
vogliano tenere la propria mente attiva.
Ma io stesso sto tracimando i limiti della quaglità che attiene a questo
messaggio, per cui ringrazio Roberto Quaglia di esistere e chiudo.
Un saluto a tutti i cinque-dita del sistema Sol...
Subject: Eurocon a Dublino
Date: 25-12 18:39
From: Anna Mazzoldi, mazzoldi@iol.ie
To: fantascienza@caen.it
Visto che sono stata anch'io all'Eurocon (ma poi ero troppo stravolta per fare
un resoconto in proprio), farei un paio di appunti all'articolo sulla convention
che sto leggendo su Delos 32.
Prima di tutto, io e lo Stefano Carducci (che era lì con qualcun altro) siamo
riusciti a mancarci. Questo nonostante essi mi avessero scritto un apposito
bigliettino (per quanto in calligrafia più o meno illeggibile) sulla bacheca
della convention, e io avessi risposto con un altro bigliettino in cui spiegavo
come mi avrebbero potuta riconoscere. La buona volontà c'era, ma poi
evidentemente ci siamo tutti un po' distratti...
La descrizione di Dublino come "una capitale quasi irriconoscibile da chi l'abbia
visitata anche solo pochi anni fa" è ineccepibile (anche se personalmente non
sono sicura che sia stato un cambiamento del tutto positivo...) Mi ha lasciata un
po' più perplessa "il cosiddetto castello di Dublino": è proprio un castello,
basta guardarlo e si capisce subito, non so perché sia "cosiddetto"...; -)
Quanto ai commenti sulla località "dispersiva" della convention, non posso dire
niente perché essendo a uno sputo da casa io ovviamente conoscevo
benissimo la zona e non mi sono persa per niente... in compenso ho scoperto
un nuovo ristorante nepalese che aveva appena aperto e che mi è stato rivelato
dalla guida ai ristoranti fornita ai partecipanti della convention.
La collocazione del bar del castello a me non è sembrata un problema: il fatto
che passassero di lì tutti i partecipanti permetteva appunto di incontrare e
"catturare" chi si voleva (oltre a bere, naturalmente -- ma da quel punto di vista
sì che il bar era un po' carente).
Mi è sembrato però molto strano che la Katherine Kurz venga data per
dispersa nell'articolo: c'erano sia lei che suo marito (Stefano, era quella
biondona americana che sembrava norvegese e che andava in giro con Scott
MacMillan -- suo marito, appunto) e si sono fermati per tutta la convention (a
differenza di altri, come Morgan Llywellyn, che se ne sono andati a metà ).
Sul fatto che molte delle discussioni siano state abbastanza superficiali sono
d'accordo. E anche sul fatto che molti degli ospiti fossero ottimi intrattenitori
(anche gente non molto nota in Italia, come Robert Rankin o Peter Morwood).
E' vero che molte delle conferenze erano orientate più verso fantasy che
fantascienza, però alcune erano anche dedicate a argomenti di "hard sf" (per
esempio medicina o nanotecnologia), in cui gli autori di fantascienza avevano
sicuramente da dire la loro. (Personalmente ho seguito per la maggior parte
argomenti di fantasy perché per coincidenza i titoli specifici erano più vicini ai
miei interessi come aspirante scrittrice di "hard fantasy"...).
Tra l'altro, a proposito degli argomenti delle discussioni, ero l'unica italiana alla
discussione su "la fantascienza e il fandom in Europa", in compagnia di
polacchi, francesi, tedeschi (che ospiteranno la prossima Eurocon), belgi e altri -
- ma purtroppo la mia conoscenza della situazione italiana è scarsina, se ci
fosse stato Stefano probabilmente avrebbe potuto dire di più. (Alcuni dei
polacchi e dei tedeschi erano stati a S. Marino in occasione di qualche
convention, ma non mi ricordo i nomi perché sono un disastro da questo punto
di vista).
Non ho notato l'imbarazzo di cui parla Stefano a proposito dei problemi degli
autori "commerciali". Anzi, molti degli americani hanno una visione molto
"businesslike" e professionale del loro mestiere -- o almeno così mi è
sembrato. E non ho notato la "coda di paglia" (che però Stefano continua a
non spiegarci in cosa consiste). Sicuramente non ho notato la tendenza a
considere la produzione di adattamenti o spin-off come un "delitto di lesa
verginita artistica". Gli ospiti non sembravano a disagio con l'idea di scrivere
"conan il barbecue" o "L'Impero e la nuova vasca da bagno con
idromassaggio" (da una battuta di Diane Duane), ma casomai consideravano
come "intellettuali" nel senso deteriore del termine quelli che parlano appunto di
"verginità artistica". E molti, a quanto pare, si divertono (almeno a volte) a
scrivere queste opere commerciali -- come appunto Wingrove, citato da
Stefano.
Sicuramente non ho notato come "la pesante ironia" di Duane e Wingrove sia
stata poco apprezzata dagli altri partecipanti. I due, tra l'altro, sono i
personaggi che mi sono risultati forse più simpatici tra tutti gli ospiti (la Duane
tra l'altro partiva svantaggiata, perché invece da qualche intervento su Usenet
mi era sembrata un po' antipatica e saccente. Mi sono ricreduta incontrandola
di persona). A me invece in particolare la Duane ha fatto un'ottima impressione,
una professionista seria che in più quando può si diverte a fare il suo lavoro.
Star Trek serve a pagare la bolletta e magari il rivestimento nuovo del tetto,
però questo non vuol dire che non si faccia il miglior lavoro possibile; e in più
fornisce la libertà economica di scrivere le cose che interessano e divertono di
più (dopo la convention ho letto per la prima volta un libro della Duane, _The
Book of Night with Moon_, e mi è piaciuto molto). Non conosco
assolutamente "La porta dell'estate", che Stefano disprezza tanto, quindi non
posso giudicare, però ho sentito dire che i libri di Star Trek della Duane non
sono niente male -- e come ho detto, l'unico libro della Duane che ho letto mi è
piaciuto. E non ho visto tutte queste smorfie di disprezzo. Piuttosto mi è parso
di rilevare proprio nel commento di Stefano questo atteggiamento che mi piace
poco (e che da quello che ho sentito è probabilmente tuttora deleterio alla
fantascienza italiana) di distinzione tra il "vero artista" (=buono) e lo "scrittore
commerciale" (=cattivo) -- che esclude la figura del "bravo professionista".
Personalmente, se mi dicessero dove si firma per essere una "brava
professionista" tirerei subito fuori la penna. Ma magari ho frainteso quello che
diceva Stefano.
Tra parentesi, parlando della "consorella antropofaga" della fantascienza,
mentre è vero che in Irlanda la fantasy vende più della fantascienza, è anche
vero che gli autori di fantasy irlandesi fanno giri di conferenze nelle scuole
*elementari* (Morgan Llywellyn, per esempio), a raccontare le leggende e le
storie che usano come materiale e anche gli elementi di ambientazione storica (a
quanto pare la domanda più frequente è "dove sono i gabinetti nei castelli?") --
ve lo immaginate in Italia? E ho anche imparato che non sono l'unica povera
illusa che vuole scrivere "hard fantasy", ma che molti di questi autori (e autrici)
scrivono sia fantasy che romanzi storici, hanno rispettabili PhD in storia o
letteratura medievale, e spesso scrivono cose che sfumano da un genere
all'altro, e considerano una solida base di storia e antropologia come un
elemento molto importante per creare un universo fantasy. Sono sempre più
convinta che la separazione e la rivalità tra fantasy e fantascienza possano solo
essere deleterie per tutti e due i generi.
Infine, il commento conclusivo di Stefano è sicuramente vero per quello che ne
so io, ma si applica *con molta più forza* all'Italia. Lo cito: "L'impressione
che l'ambiente del fandom irlandese [italiano?] non si sia ancora liberato da una
specie di doppio complesso d'inferiorita, il primo rispetto alla letteratura non di
genere, il secondo, completamente fuori luogo, dovuto alla tipica sensazione
irlandese di essere tagliati fuori dal resto del mondo, di essere considerati il
terzo mondo dell'Europa."
(Dai miei commenti precedenti probabilmente si capisce che non sono
d'accordo sulla soluzione proposta -- privilegiare gli aspetti "letterari". Tra
parentesi, nelle discussioni su argomenti fantasy a cui ho partecipato io si
parlava molto meno di elementi commerciali e molto di più di argomenti relativi
al contenuto delle opere -- non li chiamerei "letterari", però sicuramente
"sostanziali". Comunque con tutti quegli americani non ci si poteva aspettare
che non si parlasse di soldi!; -)).
E sarà perché era la mia prima convention, sarà perché non ho grossi
pregiudizi né contro il fantasy né contro la possibilità di guadagnarsi da vivere
scrivendo (magari!), ma questa convention non mi ha lasciato per niente
un'impressione di malinconia. Mi sono molto divertita, e sono tornata a casa
piena di entusiasmo, nuove idee e voglia di scrivere e di leggere.
Pubblichiamo volentieri questi appunti di Anna Mazzoldi (una delle più assidue e acute partecipanti alla mailing list "Fantascienza"), che ci sembrano molto utili per avere un altro punto di vista sul convegno di cui abbiamo parlato sul numero scorso.
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