Tesori da bancarella
di Lanfranco Fabriani


fantasy
d'annata



Dove vanno a finire i capolavori della fantascienza? Tutti quegli stupendi romanzi pubblicati decine d'anni fa da questa o quella rivista ormai cessata, da questa o quella casa editrice ormai chiusa, mai ristampati, mai riscoperti... Lanfranco Fabriani scava nella sua biblioteca alla ricerca di tesori perduti. I lettori dovranno scavare nelle bancarelle dei libri usati per trovarli, mentre gli editori possono anche prendere queste note come consigli...

Questa volta parliamo di fantasy e per farlo, utilizzeremo due romanzi tra loro molto diversi. Il mese scorso abbiamo preso in esame I Libri di Robot, purtroppo tutte le cose belle prima o poi finiscono e Robot, dopo 40 numeri, per motivi troppo lunghi da enumerare, cessò le pubblicazioni. Dopo una breve pausa l'editore Armenia diede il via ad una nuova rivista di fantascienza: Aliens, e come aveva fatto per Robot, affiancò ad essa una collana di libri, battezzata con grande fantasia Collana di Fantascienza, che dal 1980 al 1982, ospitò 11 romanzi tra i più vari, spaziando dai classici a prime edizioni di romanzi contemporanei.
Questa collana, come era stato per I libri di Robot, condivideva con Aliens la grafica della copertina a tutta pagina. Ma attenzione, questo non vuol dire che tra le due collane ci fosse una cesura. Se infatti andiamo a riprendere l'ultimo volume pubblicato ne I Libri di Robot, troviamo sul risolto di copertina, tra le uscite future, i volumi che avrebbero iniziato la nuova collana. E come se non bastasse, le due collane avevano i curatori in comune: Giuseppe Lippi e Giuseppe Caimmi.
Di questa collana, prenderemo in esame due romanzi, entrambi appartenenti più propriamente al cosiddetto genere fantasy: Le Voci Cieche (Blind Voices, 1978) di Tom Reamy e Storie di Nevèryon (Tales of Nevèrÿon, 1979) di Samuel Delany.
Tom Reamy, morto nel 1977 a soli 42 anni è un autore quasi sconosciuto al grosso pubblico. Grande appassionato di fantascienza e sceneggiatore cinematografico, in quanto a produzione letteraria non ha purtroppo lasciato molto, ma il poco che ha scritto è di ottimo livello, tanto che fu più volte candidato ai premi Hugo e Nebula.
Al centro de Le voci cieche troviamo l'idea non nuova di un circo di seconda categoria che batte l'assolata provincia americana, basti pensare a Il Circo del Dottor Lao di Charles Finney (The Circus of Dr. Lao, 1935, ediz. ital. Nord, 1974), o a molta della produzione di Bradbury ambientata sotto i tendoni dei circhi e dei lunapark, citiamo tra tutti Il Popolo dell'autunno (Something Wicked This Way Comes, 1962 ediz. it. Fabbri, 1995). Ma qui ci troviamo di fronte ad un Bradbury maggiormente carnale, che della provincia americana non vede solo la noiosa sonnolenza ma anche l'intrecciarsi delle inconfessabili passioni sotterranee quasi in una rilettura fantastica di Faulkner.
Sempre in contrasto con Bradbury, nel mito della Bella e la Bestia visto da Reamy, non c'è nulla di poetico: la Bella è inesorabilmente attratta dalla Bestia, ma questa, essendo Bestia, non può che insudiciarla e portarla alla morte. Il ritratto della provincia che Reamy riesce a darci è magistrale, non è possibile finire il primo capitolo senza sentirsi in bocca l'arsura polverosa della campagna prima della mietitura. Il romanzo, dominato dalla figura di una specie di Mangiafuoco cui si contrappone Angel, l'emblema della purezza, si snoda inesorabilmente fino alla catastrofe finale, cui solo la passione innocente può sopravvivere.

Il clima de Storie di Nevèrÿon è completamente diverso, a cavallo com'è tra il racconto fantastico, quello di viaggi e quello filosofico. Storie di Nevèryon non è un romanzo, ma un agglomerato di cinque racconti strettamente collegati tra loro dai personaggi che passano da uno all'altro. Questo non-romanzo, fa parte in effetti di una quadrilogia Tales of Nevèrÿon, 1977 rev. 1988, Nevèrÿona,.1983 rev. 1989 Flight from Nevèrÿon, 1985 rev. 1989 The Bridge of Lost Desires, 1987 rev. con il titolo Return to Nevèrÿon, 1989) mai pubblicata in Italia, su cui Samuel Delany è ritornato a distanza di una decina di anni per una edizione riveduta, segno dell'importanza che le assegnava all'interno della sua opera.
E' inutile riferire dei particolari sulla trama, in alcuni momenti non accade quasi nulla, ma lo spessore della scrittura di Delany non fa rimpiangere l'assenza di avvenimenti significativi. L'interesse dell'autore è piuttosto nell'esaminare i rapporti umani, generati dallo stare insieme all'interno di una società e dagli atti comunicativi che gli uomini si scambiano. Due dei racconti sono delle vere e proprie "storie di formazione", nelle quali i protagonisti vengono visti nel loro farsi adulti, così come le loro esperienze, i loro incontri con gli altri li determinano.