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recensioni

- MIB Men In Black
Sony Pictures/Amblin Entertainment, 1997, di Barry Sonnenfeld, con Tommy Lee Jones, Will Smith, Rip Torn, Linda Fiorentino
Sceneggiatura: Ed Solomon, basato sui fumetti di Lowell Cunningham editi in Italia dalla Marvel. Durata 1 ora e 40 minuti
Sito internet http://www.meninblack.com
- Vulcano
Volcano, 20th Century Fox, 1997, di Mick Jackson, con Tommy Lee Jones, Anne Heche. Durata: 105'
- Il Quinto Elemento
The fifth element, Gaumont, 1997, di Luc Besson, con Bruce Willis, Gary Oldman, Ian Holm, Milla Jovovich. Durata: 127'
- Theodore Sturgeon, Cristalli sognanti
The Dreaming Jewels, 1950. Adelphi, 1997
recensione di Marco Spagnoli
Un'occasione sprecata. Poteva essere un film davvero divertente, poteva essere una pellicola davvero intelligente, poteva diventare un film culto degli anni Novanta, invece ci troviamo dinanzi a una storiellina facile, facile che - capace solo di strizzare l'occhietto, ammiccando a X files, ai Blues Brothers, ai film anni sessanta del genere spionistico fantascientifico - si risolve in un cumulo inutile di idee e battute affastellate.
Buttata al vento la simpatia carismatica di Will Smith, reso poco più di un cliché il ruolo di Tommy Lee Jones, ridotte a poco più di un cameo le deliziose animazioni degli alieni e banalizzata al massimo la trama, di questo film non resta che la memoria di un ottimo look molto glamour per quanto riguarda i due eroi e una bella idea buttata alle ortiche.
L'intelligente trovata del complotto interplanetario viene "massacrata" per fare posto a effetti speciali senza senso e a uno humour un po' troppo adolescenziale per i nostri gusti. Insomma, un'altro film buttato al vento che - nonostante i suoi incassi miliardari - non rimarrà né nel cuore, né nella mente dei fans del cinema fantascientifico.
Non si vive, infatti, di sola immagine. Alle volte le buone idee vanno approfondite per fare degli ottimi film e Men in Black è una pellicola poco più che mediocre.
recensione di Emilio Saturnini
Dopo i flagelli di Independence Day, il geniale Mars Attack e la serietà di Contact, gli alieni tornano nuovamente al cinema, con questa godibile commedia fantascientifica diretta da Barry Sonnenfeld e prodotta da Steven Spielberg.
I due sopracitati furbastri confezionano con sagacia e astuzia una deliziosa pellicola dove humor e fantastico si sposano fragorosamente fra sparatorie e inseguimenti, battute ed effetti speciali. Il tutto supportato da una brillante recitazione e da un tono sfarzoso a tratti davvero originale. La regia di Sonnenfeld (La Famiglia Addams, Get Shorty) calibra con brio e freschezza una storia semplice ma al tempo stesso innovativa, alternando gli ottimi effetti speciali (ancora una volta targati IL&M) alle immancabili sequenze d'azione. Geniali gli incredibili camuffamenti degli alieni sbarcati sulla Terra come i vari strumenti degli Uomini in Nero, componendo in questo modo un background allegro e variopinto. Tommy Lee Jones (bravissimo come al solito) e Will Smith (notevolmente più credibile del pilota interpretato in ID4) calzano a pennello dentro gli eleganti ma (volutamente) anonimi abiti neri degli agenti MIB, misteriosi individui che regolano e controllano lo sbarco alieno sulla Terra. Un film chiaramente rivolto a un grande pubblico (e ad un immenso merchandising legato alla produzione) che non nasconde di pescare qua e là nel mare di cose già viste e riesce a centrare in pieno il suo obiettivo.
recensione di Marco Spagnoli
Un vulcano al centro di Los Angeles sbucato in un paio di giorni semina morte e distruzione e il bravo Tommy Lee Jones riesce a opporre alla forza della natura il coordinamento dei mezzi pubblici della "Città degli Angeli".
Questa è - assai scarnificata - la trama di un film noioso e assolutamente incredibile al punto di essere quasi demenziale.
Al di là della trama che - credibile o no - sembra abbastanza assurda, una sceneggiatura infarcita di luoghi comuni (l'uomo che sacrifica la famiglia al lavoro, ma poi si redime, la bella geologa che capisce tutto prima degli altri) appesantisce a tal punto il film che nemmeno una serie discreta di effetti speciali riesce a risollevare la sorte di una pellicola "sbagliata" in tutti i sensi.
Sbagliato il "monolitico" Tommy Lee Jones per un ruolo che avrebbe richiesto una dose maggiore di umorismo; sbagliata la regia che indulge troppo nelle banalità tipiche dei disaster movies (Il bambino che si perde quando sta per esplodere il palazzo, il cane che si salva all'ultimo e torna in braccio dalla padrona) ; sbagliata anche la storia che - anziché coinvolgere in toto Los Angeles, ne coinvolge soltanto una parte (la ricca Beverly Hills) assicurando così un lieto fine stile "tarallucci e vino" che rende ancora più annoiato il povero spettatore subissato da un'ora e quaranta di noia e banalità.
recensione di Marco Spagnoli
Definire Il quinto elemento è molto difficile. A metà tra lo Stargate di Emmerich e il Nirvana di Salvatores, un po' Blade Runner, un po' Total Recall il film di Luc Besson ha il pregio di non essere solo un'ottima pellicola di fantascienza, grazie anche - ma non solo - a un gruppo di ottimi attori che vanno da Bruce Willis a Gary Oldman (ancora nel ruolo di cattivo), da Ian Holm (sempre bravo e sempre diverso in tutte le pellicole) alla seducente Milla Jovovich. Divertente, emozionante, intelligente, il film sembra più una metafora di quello che accade oggi nel mondo.
Esaltando i valori dell'amicizia, dell'amore, della purezza e della fedeltà Il quinto elemento racconta di un futuro fantasioso e caotico, ben incarnato dalle immagini di una New York, ancora più sporca, violenta e caotica di quella del giorno d'oggi.
Ottima la sceneggiatura (mai scontata e banale), deliziosa e attenta la regia dello "Spielberg francese", Luc Besson ; fantasiosi i costumi disegnati da Jean Paul Gauthier e originali le scenografie che riescono a denotare la pellicola di "un gusto e un sapore" del tutto particolari.
Certo, il film è costato molto (ottanta milioni di dollari), ma la sua forza non sta certo nella meccanicità degli effetti speciali e nel fulgore dei costumi, bensì nell'intelligente e capace lavoro di coordinamento operato da Besson, che senza dare la precedenza a nulla, è riuscito a creare un film omogeneo e assai interessante. Senza sbavature e senza portare allo sfinimento una trama e una sceneggiatura molto curate.
recensione di Emiliano Farinella
Adelphi capitola. Messa alle strette, chiusa in un angolo, Adelphi pubblica un tipico autore da Adelphi, un autore con un buono stile, leggibile, eccentrico, sensibile e peculiare: pubblica Theodore Sturgeon.
Cristalli sognanti è il bel romanzo di Sturgeon con cui Adelphi si apre alla fantascienza (anche in passato, ad onor del vero, aveva pubblicato qualche opera fantascientifica). Apertura che non ha assolutamente l'aria di una capitolazione nei confronti della letteratura di genere, ma solo il riconoscimento dovuto dell'ottima qualità di un'opera. I tipi di Adelphi hanno scelto proprio bene tirando fuori un'opera che di certo non deluderà i loro lettori abituali e che permetterà a chiunque apprezzi la fantascienza, anche quella poco tecnologica e più vicina all'uomo, di potersi avvicinare a quest'opera poco letta nell'ultimo decennio.
Sturgeon è un vero poeta, un uomo con un grande talento naturale che gli permette di affrontare grandi idee con delicatezza e sensibilità. Cristalli Sognanti è un libro che parla di sogni, di umanità, di odio e di mostri. Parla di quello di cui abbiamo paura, verità che non accettiamo, e di quello che non riusciamo a vedere perché vi siamo troppo vicini, fosse anche il concetto di "umanità".
"La maledizione del genere umano, in tutta la sua storia, è sempre stata l'insistenza con la quale ha affermato che tutto ciò che già si sapeva doveva essere giusto e che tutto ciò che differiva dalla norma consacrata doveva essere sbagliato"
"L'umanità è un concetto vicino, incredibilmente vicino agli esseri anormali, che anelano a confondersi con gli altri, che anelano ad essere come gli altri, che con i loro corpi deformi chiedono disperatamente il diritto di cittadinanza tra gli esseri umani, che tendono avidamente verso quell'idea di uguaglianza, di partecipazione al tutto, con la stessa intensità dell'assetato che tende le braccia verso l'oasi nel deserto"
"Le risposte... oh, i libri avevano delle risposte per ogni domanda.
Appare una nuova varietà di insetti, e qualche grasso e tronfio erudito alza un dito sentenzioso e annuncia: - Mutazione! -. A volte era questa la risposta, certo, certo, e chi voleva contestarlo? Ma... sempre? La risposta si applicava a ogni fenomeno nuovo?"
"Lei amava, lei idolatrava Charles Fort, che rifiutava di credere, sempre e comunque, che una risposta, qualunque essa fosse, potesse essere la sola risposta"
Quattro frasi chiave di Cristalli sognanti, quattro buone ragioni per leggerlo e soprattutto quattro buone ragioni per amare Theodore Sturgeon.
Ce ne sono altre, ma è meglio scoprirle da soli.
 
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