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a cura della Redazione



recensioni



  • Contact
    Warner Bros, 1997, di Robert Zemeckis, con Jodie Foster, Matthew McConaughey, James Woods, Angela Bassett
    Sceneggiatura: James V. Hart & Michael Goldenberg, tratta dal romanzo di Carl Sagan. Durata 2 ore e 30 minuti.

  • Face Off
    Buena Vista, 1997, di John Woo, con John Travolta, Nicolas Cage, Joan Allen, Gina Gershon, Dominique Swain, Nick Cassavetes, Colm Feore
    Sceneggiatura: Mike Werb & Michael Colleary.

  • Neil Stephenson, L'era del diamante
    Diamond Age, 1995, trad. di G. Carlotti. ShaKe, Milano, 1997, pp. 429, lire 35.000

  • Star Trek Voyager 1.3/1.4
    CIC Video, L. 49.000. Durata: circa 176 minuti



CONTACT

recensione di Marco Spagnoli

Un insolito film di fantascienza quello che ci viene proposto da Robert Zemeckis.
Un film in cui non è tanto il vero contatto con gli alieni del sistema stellare di Vega a costituire il nodo centrale della pellicola, quanto piuttosto la grande capacità di Jodie Foster nei panni dell'astronoma Ellie Arroway di andare contro le opinioni delle persone per dimostrare la bontà delle proprie idee. Contact è un film scientifico, non fantascientifico, anche se è l'elemento di fantasia a portarci in un mondo di sogno e di magia come quello costituito dal contato con alieni lontani, pacifici e assai avanzati tecnologicamente, eppure sembra inaugurare un nuovo filone di film fantascientifici più vicini a Star Trek che ad altre famose pellicole del genere.
Un cast di bravi attori costituito dal nuovo bello di Hollywood, Matthew McCounaghey, da Angela Bassett (già apprezzata in Strange Days) e da un insopportabilmente antipatico (per motivi di copione) James Woods fa da spalla a una Jodie Foster veramente brava a proporre se stessa nel ruolo di una scienziata scettica e al tempo stesso appassionata, sebbene incapace di lasciare venire fuori le proprie emozioni.
Una regia attenta e misurata quella di Robert Zemeckis, capace di sfruttare gli effetti speciali solo ai fini di raccontare la storia e non per il gusto di sprecare qualche milione di dollari è la vera forza di questa pellicola che - sebbene molto lunga - trascorre in un soffio. Certo le avventure della dottoressa Arroway, qualche volta hanno delle ricadute di tono mielose e un po' noiose, ma questi sono solo peccati veniali di fronte a un film così profondo e intelligente, capace di costringerci a pensare, a sognare e a sperare inseguendo i sogni di pace, ricerca e fratellanza universale della dottoressa Arroway.


FACE OFF

recensione di Marco Spagnoli

Non rimpiangete i tempi trascorsi di registi come Alfred Hitchcock quando andate a vedere questo strano film di John Woo. Già perché storie più o meno intricate, supportate da un minimo di effetti speciali diventavano nelle mani di alcuni registi come Hitchcock dei veri capolavori e, in seguito, dei classici del cinema internazionale. Face Off non avrà questo destino. E non perché non sia interessantissima una storia inverosimile in cui un agente dell' FBI per fermare il piano terroristico del suo nemico più mortale, è costretto ad assumerne le sembianze tramite una complicata operazione chirurgica consente di asportare il volto di una persona per "incollarlo" su quello di un'altra, mentre la voce viene modificata da un piccolo microfono inserito a livello delle corde vocali. Il tempo di Hitchcock, ma anche di altri registi a noi più vicini è finito perché oggi nessuno avrebbe mai pensato a girare Face Off come un thriller, rendendolo bensì un film d'azione. Questo è stato il grave errore che inficiando la tensione per ottenere in cambio delle sparatorie a buon mercato e facili (nonché ritrite) emozioni, è riuscito a trasformare un possibile capolavoro del thriller in un action movie assai vicino a un soft horror, diretto da quel volpone del cinema d'azione di Hong Kong che è John Woo.
Lungo (due ore e venti, ma prima dei tagli finali durava venticinque minuti in più), il film è tirato su da un'interpretazione magistrale di John Travolta e di Nicolas Cage abilissimi a fare il verso l'uno dell'altro. Una recitazione del tutto eccezionale intarsiata in una cornice di ottimi comprimari come Joan Allen, Gina Gershon e Dominique Swain, la prossima Lolita. Un bel film insomma che avrebbe potuto essere un vero e proprio capolavoro, pieno di virtuosismi del regista (dallo stop motion all'utilizzo a tutto campo di musiche e suoni ) e - soprattutto - girato con in mente i film di Sergio Leone e di Sam Peckinpah. In modo da fare dello scontro tra i due attori una vera e propria sfida epica quanto basta, ma anche a causa di dialoghi scontati e assai futili mai davvero "classica" nel senso più cinematografico del termine.


NEIL STEPHENSON, L'ERA DEL DIAMANTE

recensione di Roberto Benatti

Chiamatelo come volete: must, cult, hauptwerk. Annunciata già nella terza edizione di Snow Crash (ShaKe, Milano 1995), ecco ora la traduzione di The Diamond Age or, A Young Lady's Illustrated Primer. Il nuovo romanzo del maggior esponente della seconda generazione cyberpunk. Be', avete letto del virus Snow Crash? Allora, sapete cosa vi attende: velocità e ritmo, un trip nomadico di spaesamento e ironia! Se vi sono piaciute le peripezie di Hiro e di Y.T. nello spazio virtuale del Metaverso, non rimarrete delusi.
Già dalle prime tre frasi si balla: "In cima alla montagna, le campane di Saint Mark annunciavano novità mentre Bud pattinava verso il salone del modellizzatore. Andava a far upgradare la pistola craniale. Aveva un bel paio di rollerblade nuovi, con una velocità massima che poteva variare dai cento ai centocinquanta chilometri l'ora, a seconda di quanto eri grasso e se indossavi o meno un aero."
Lo scenario del romanzo è costituito dalla Shanghai del futuro. Un vero melting pot di culture, linguaggi e ipertecnologie. Il plot: il geniale John Percival Hackworth ha copiato illegalmente un rivoluzionario nanocomputer. Questo finisce nelle mani di Nell, una ragazzina che diventerà la detentrice della chiave d'accesso di un gigantesco network in grado di riprogrammare il destino dell'umanità. Grande, anzi, grandissima, l'illustrazione della copertina realizzata da Franco Brambilla.

recensione di Maurizio Munafò

Nel libro L'età del diamante - Il sussidiario illustrato della giovinetta (ShaKe Edizioni), Neal Stephenson abbandona il Metaverso e gli hacker di Snow Crash per dedicarsi alla nanotecnologia. In una Shangai del ventunesimo secolo, divisa tra i neo-Vittoriani e Confuciani, un prezioso "Sussidiario", prodotto della più avanzata nanotecnologia, giunge nelle mani della piccola Nell, cambiando la sua vita e ponendola al centro di una serie di intrighi per il controllo del libro e della stessa Shangai.
Il romanzo, vincitore del premio Hugo 1996, pur non privo di difetti nella struttura narrativa, specialmente nel finale, conferma le capacità narrative e l'inventiva di Stephenson, che non si è arenato nello sfruttamento di quei temi che gli avevano dato il successo ma li ha saputi espandere in un'opera più matura.


STAR TREK VOYAGER

recensione di Silvio Sosio

Raggiunge i negozi finalmente il lungamente atteso secondo cofanetto di Voyager, la serie di Star Trek che, in attesa della partenza su Rai Sat 2, i fan italiani possono apprezzare solamente in videocassetta.
Il confanetto contiene due cassette per un totale di quattro episodi. Ladri di organi ricorda un po' l'episodio della classica Operazione cervello, nella quale una razza aliena rubava il cervello di Spock. In questo caso l'organo rubato sono i polmoni di Neelix, ma la capitana Janeway none esita a mettere in gioco la nave pur di riprendere i ladri. In La nebulosa la Voyager ha a che fare con una nube cosmica che si rivela essere vivente. Più interessante La cruna dell'ago, nella quale la Voyager trova un tunnel spaziale che conduce alle vicinanze della Federazione, ma... largo solo trenta centimetri! Infine, Un testimone insolito vede Paris accusato di omicidio e ricorda l'episodio di Next Generation Punti di vista.
Il quadro che ne esce è quello di una serie, Voyager, che in questa fase deve ancora trovare i suoi equilibri e i suoi motivi di interesse.