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recensioni

- Valerio Evangelisti, Cherudek
Mondadori, Superblues, pp. 490, lire 30.000
- Batman & Robin
di Joel Schumacher, con Arnold Schwarzenegger, George Clooney, Uma Thurman, Alicia Silverstone, Elle McPherson, Chris O'Donnell
recensione di Silvio Sosio
Nicolas, o Nicolau Eymerich nacque a Gerona, in Catalogna, nel 1320. Domenicano, inquisitore generale del regno di Aragona, scrisse il trattato Directorium Inquisitorum. Nel 1358, venne inviato a Castres, in Provenza, dove represse un focolaio di eresia catara con tanta crudeltà che i cronisti del tempo si rifiutarono di annotare quei fatti. Da allora, la gente di quei luoghi lo chiama Saint Mauvais, San Malvagio.
Dimenticato per secoli, Nicolas Eymerich ricompare nel 1994, quando un oscuro scrivano emiliano, Valerio Evangelisti da Bologna, vince il Premio Urania raccontandone le gesta nel libro Nicolas Eymerich, inquisitore. Da quel momento la forte personalità di Eymerich sembra dominare la volontà di Evangelisti. Uno dopo l'altro lo scrivano termina e pubblica nuovi libri dedicati al domenicano: Le catene di Nicolas Eymerich, Il corpo e il sangue di Eymerich, Il mistero dell'inquisitore Eymerich. C'è chi dice di aver riconosciuto il volto di Evangelisti in antichi affreschi del XV secolo che ritraevano Sal Malvagio. Sicuramente, nella foto di Evangelisti che viene pubblicata sul Venerdì di Repubblica, nella quale lo scrittore impugna una pesante scure, è facile cogliere lo sguardo freddo e insieme fiammeggiante col quale tanto timore incuteva l'inquisitore sulle sue vittime.
Quando, nel 1997, viene dato alle stampe il quinto volume, la compenetrazione di Eymerich in Evangelisti è ormai completa. Solo così è possibile spiegare l'incredibile forza che sprigiona dalle pagine di Cherudek, un libro che altro non è se non la quintessenza di Nicolas Eymerich. La trama che viene svolta nel libro è sottile, ma stringe il lettore alla pagina come la catena lega l'eretico nella sua prigione. Come nei libri precedenti, la storia si svolge parallela in due linee temporali: da una parte seguendo l'indagine dell'inquisitore, inviato in incognito in Provenza per scoprire l'origine di un misterioso esercito di morti viventi; dall'altra parte, sorvegliando tre padri gesuiti in una misteriosa cittadina nebbiosa, al centro della quale sorge una cappella dedicata al San Malvasio. Come nei libri precedenti, e più ancora, il lettore seguirà inorridito e insieme affascinato Eymerich nella sua spietata lotta in difesa della Chiesa e della Fede. La mente del lettore cerca di sfuggire, cerca di trovare il difetto della logica del racconto, seguendo i misteri di tre campane senza batacchio, di tre gemelle di tre razze diverse. Ma come in un interrogatorio della Santa Inquisizione, la logica di Eymerich riconduce a sé tutti i fili, dipanando ogni mistero e ogni falso miracolo, trascinando il lettore con sé nel luogo più orrendo mai concepito da essere umano: il Cherudek. E alla fine delle pagine, la condanna non può essere altra se non il rogo dell'impazienza, nell'attesa di un nuovo libro di Valerio Evangelisti.
recensione di Silvio Sosio
Innanzitutto, il film va visto partendo da un presupposto. Se cercate personaggi, una trama, dialoghi, anche solo una parvenza di sequenza logica, qui non li troverete. In più, dovete essere pronti a sopportare due ore di battutine ironico-ciniche a ogni costo, arricchite dalle "freddure" di Mr. Freeze.
Se potete superare questo ostacolo (e non è facile), potete godervi un film che è un'orgia visiva senza precedenti. Ne uscirete col nervo ottico stanco e sovraccarico.
Se il Batman di Tim Burton era un personaggio drammatico, oscuro, fortemente ispirato ai primi fumetti della DC Comics, Joel Schumacher fa riferimento piuttosto al Batman televisivo, buffonesco, colorato, quasi una parodia di se stesso. In quest'ottica, l'atmosfera di quelle vecchie produzioni per il piccolo schermo viene riprodotta abbastanza fedelmente; ci si può chiedere se valesse effettivamente la pena di riprodurla, ma è un altro discorso. Il film non ha pathos, gli stessi effetti speciali non incidono sulle emozioni dello spettatore. Non ci sono, del resto, scene con ambientazione "normale" con le quali gli elementi fantastici possano contrastare.
Tuttavia, a un certo punto ci si rende conto che forse lo scopo del film non è tanto quello di seguire il filo di una trama, e neppure quello di choccare lo spettatore con effetti speciali mirabolanti e improvvisi.
Lo scopo di Schumacher è quello di ubricare lo spettatore. Ubriacarlo di immagini, di colori, di paesaggi urbani dal fascino visionario irresistibile creati da Barbara Ling. Anche l'inquadratura più banale è curata con un gusto barocco della complessità. Gli effetti speciali ci sono, e sono opera di uno dei maestri del settore, John Dykstra, un uomo che ha nel suo passato titoli come 2001 Odissea nello Spazio e Guerre Stellari. Ma sono usati con sapienza, integrandosi in un più vasto discorso di immagine. Gli effetti speciali come mezzo di comunicazione stanno cominciando a generare vera arte visuale? Può darsi. Certo la mancanza di struttura narrativa, di solidi personaggi, insomma, di tutto ciò che trasforma una serie di immagini in un film, penalizza molto il tentativo. Lo stesso era accaduto per un film in qualche modo molto simile, Dick Tracy. Una scatola vuota, ma caspita, che bella scatola!
Gli attori fanno bene la loro parte, senza dare troppo nell'occhio. Come sempre, i più affascinanti sono i cattivi: Arnold Schwarzenegger, qui con la curiosissima pelle azzurro metallizzata di Mister Freeze e una splendida armatura luccicante necessaria a mantenergli il corpo a una temperatura sottozero, e Uma Thurman, ovvero Poison Ivy, che come Catwoman da impiegata stressata si trasforma in eroina a difesa della natura... anche a scapito del genere umano.
Alicia Silverstone riesce a emergere appena appena dalla scialberia della squadra dei buoni, interpretando una BatGirl imprevedibile e indisciplinata; di Chris O'Donnell, nel ruolo di Robin, non sarà difficile dimenticarsi dell'esistenza: gli stand up di cartone all'entrata del cinema hanno più spessore. E George Clooney, lanciato da E.R. come dottor Ross e portato al cinema da Tarantino in Dal tramonto all'alba, in questa pellicola ha potuto esercitare forse il proprio fascino seduttorio su una parte di pubblico femminile, certo non il suo talento di attore.
Alla fine dei conti il nostro sincero giudizio è che questo film vale veramente la pena di essere visto. Non ascoltato, forse, ma sicuramente visto.
 
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