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i mondi di gerrold

Ovvero, vizi e virtù del padre degli Chtorr. David Gerrold è, tra gli autori americani
della nuova generazione, una delle figure più interessanti.
La qualità che lo eleva dal gruppo non è però
una singolare abilità stilistica, né tantomeno una
fantasia particolarmente fervida. Al contrario, ciò che
fa di Gerrold uno scrittore di successo è la straordinaria
efficacia con cui egli ha saputo orientare la propria produzione
verso il tipo di letteratura SF al giorno d'oggi maggiormente
remunerativa: le Saghe Militari a puntate.
Non è scopo di questo articolo discutere se
una tale abilità sia encomiabile o meno. Si sottolinea
semplicemente un dato di fatto: David Gerrold ha saputo interpretare
con notevole mestiere la richiesta del pubblico, e reinventare
sé stesso e le proprie trame per adattarle a una narrativa
che, seppur commerciale, riesce a raggiungere (almeno in alcune
opere) elevate vette di qualità.
I romanzi di maggior successo di Gerrold si inseriscono
in due filoni ben delineati, due mondi di finzione letteraria
che, nelle intenzioni dell'autore, sono probabilmente destinati
a fondersi in un unico grande affresco di storia futura: il mondo
dei Chtorr e quello dello Star Wolf.
gli chtorr
Dal dizionario Random House della lingua inglese
(XXI secolo).
Chtorr (pronuncia ktor). Sostantivo maschile indicante:
- il pianeta Chtorr, che si ritiene disti 30 anni-luce
dalla Terra;
- il sistema di cui tale pianeta fa parte, probabilmente
costituito da una gigante rossa tuttora non identificata;
- la razza dominante del pianeta Chtorr, detta
più propriamente Chtorran;
- nell'uso formale, uno o più membri della
specie dominante di Chtorr;
- l'urlo gutturale e agghiacciante di uno Chtorr.
La saga degli Chtorr, creata da Gerrold tra il 1983
e il 1991, si compone di quattro romanzi, tutti pubblicati in
Italia da Mondadori. Essi sono:
- La guerra contro gli Chtorr (A matter for
Men);
- Il ritorno degli Chtorr (A day for damnation);
- Il giorno della vendetta (A rage for revenge);
- L'anno del massacro (A season for slaughter).
Si tratta, a prima vista, d'una storia d'invasione
dallo svolgimento classico, ove i bellicosi alieni, i famigerati
Chtorr (o meglio Chtorran), hanno questa volta le sembianze
di colossali vermoni con la seccante abitudine di divorare allegramente
gli esseri umani, donne e bambini compresi.
Ma l'ovvietà scompare già nelle prime
pagine. L'invasione Chtorran è insolita, subdola, incomprensibile,
misteriosa. Si tratta, più che di un attacco militare,
di un attacco biologico. Gli invasori non dispongono né
di astronavi né di tecnologia avanzata: non sembrano neppure
esseri senzienti. In compenso, sbarcano sulla Terra accompagnati
da un'intera piramide ecologica, miliardi di specie animali e
vegetali, tutte fameliche, mostruose, aggressive, che minacciano
seriamente di sopraffare la catena biologica terrestre e di trasformare
la superficie del nostro pianeta in qualcosa di profondamente
alieno.
Gerrold ci narra le fasi della guerra da un punto
di vista periferico, attraverso gli occhi di Jim McCarthy, un giovane soldato entrato rocambolescamente a far parte delle Forze Speciali, l'elite "anti-vermoni" dell'esercito
americano. Questa visione "minimalista" consente all'autore
di andare avanti nella storia senza preoccuparsi di rispondere
alle domande chiave (Da dove vengono gli invasori? Come hanno
fatto a giungere sulla Terra, visto che non hanno astronavi? Sono
esseri intelligenti o semplici predatori carnivori?). Il concetto,
espresso con efficacia, è che chi combatte le guerre quasi
sempre ignora totalmente ciò che avviene oltre le trincee
che gli chiudono l'orizzonte.
Ma nei romanzi della saga sono tratteggiati con altrettanta
efficacia altri concetti, tipici della più pura scuola
Heinleiniana, di cui Gerrold è indiscutibilmente degno
successore.
Il primo concetto è il buon vecchio Credo
di Robert Anson Heinlein: nelle crisi, il Potere dev'essere
completamente nelle mani dei militari, perché costoro sono
gli unici degni di fiducia. Ogni altra categoria di esseri umani
è composta di buoni a nulla, infingardi e voltagabbana;
solo col fucile in mano e la divisa indosso si è Veri Uomini.
Questo punto di vista simpaticamente reazionario viene suffragato
da Gerrold per mezzo di infinite citazioni e aneddoti. Da ricordare,
la stolidità e l'incoscienza con cui la popolazione civile
continua, in modo follemente dissociato, la vita di sempre nonostante
l'invasione (la madre di Jim McCarthy, addirittura, ridicolmente
indaffarata nei preparativi del suo secondo matrimonio, si ostina
persino a non credere all'esistenza degli Chtorran, nonostante
questi abbiano già divorato metà dello Stato).
Il secondo concetto, ancora mutuato da Heinlein,
è il seguente: il mondo di Gerrold, in definitiva, coincide
con l'America. Il fatto che gli Chtorran invadano anche le altre
nazioni terrestri è del tutto trascurabile: la guerra si
svolge tra l'esercito USA e i vermoni, il resto è secondario.
A ben guardare, gli Chtorran sono il paradigma di un altro nemico,
forse un po' fuori moda, ma affatto dimenticato dagli Americani
Veri, i Patrioti Puri con la bandiera stelle e strisce nell'angolo
del salotto buono e il rifugio atomico in giardino. Enumeriamo
gli indizi: gli alieni sono di colore rosso, vivono in colonie
simili a grandi "comuni", ove la singola individualità
scompare, e naturalmente mangiano i bambini. Chi ci ricorda? Il
simbolismo non potrebbe essere più evidente...
Gerrold descrive la guerra contro gli Chtorran con
la più classica delle "sindromi da accerchiamento"
maccartiste (curioso il suggerito accostamento tra il protagonista
e l'omonimo senatore): nel mondo di Gerrold le altre nazioni della
Terra sembrano molto più ostili agli Stati Uniti che all'invasore
giunto dallo Spazio. L'America, dice Gerrold con una punta di
orgoglio risentito, deve contare solo su sé stessa. Come
sempre.
Il terzo concetto, forse il più importante,
presente nel romanzo, è che l'addestramento militare, prima
di tutto, dev'essere psicologico, forse persino filosofico.
Gerrold, a questo proposito, inventa il cosiddetto Mode Training,
una serie di norme di vita sospese tra lo Zen e il Manuale del
Perfetto Marines. Fanno parte di tale insegnamento tecniche grottesche
come l'esser capaci di attraversare una stanza di venti metri
impiegandoci una giornata intera, e tecniche cognitive che richiamano
alla mente filosofie da Baci Perugina: "Se non riesci
a trovare la risposta, allora la domanda che ti stai ponendo è
sbagliata".
Peraltro, Gerrold riesce a non cadere mai nel ridicolo,
proprio perché dotato di un'irresistibile autoironia. Questa
gli consente, ad esempio, di sottotitolare ogni capitolo dei suoi
romanzi con freddure "nere" cinicamente divertenti.
Qualche esempio:
Come si dice "autobus affollato" in
lingua Chtorran? - Cibo in scatola.
Come si dice "Chicago" in lingua Chtorran?
- Colazione.
E come si dice "New York"?
- Pranzo.
Paradossalmente, il peggior problema per la saga degli
Chtorr è stato proprio il suo successo. Dietro la spinta
di anticipi presumibilmente generosi da parte delle Case Editrici,
Gerrold è riuscito a sfornare, dopo il primo, tre romanzi
dalla lunghezza crescente in maniera esponenziale e dall'originalità
e freschezza decrescente in modo fattoriale. Dal centinaio di
pagine di "A matter for Men", dense di trovate
e d'azione, di colpi di scena e di personaggi tridimensionali,
si passa al mattone di "A season for slaughter",
un libro leggero come calcestruzzo, ricco soltanto di divagazioni
sul Mode Training (presentato quasi come un'alternativa a Scientology)
e sulle prestazioni sessuali del protagonista, un libro che non
aggiunge nulla, ma proprio nulla, a quanto già detto sugli
Chtorran. E' molto frustrante, dopo aver sfogliato centinaia e
centinaia di pagine, restare ancora a bocca asciutta di spiegazioni,
mentre la dilatazione temporale della vicenda, effetto collaterale
dello sbrodolamento editoriale, assume proporzioni grottesche.
L'unica rivelazione presente nei seguiti alla "Guerra contro gli Chtorr", in fondo (una rivelazione
neppure originale, del resto), è che la maniera più
semplice di far soldi nel campo della fantascienza sia quella
di scrivere saghe.
Il commento finale, quasi doveroso, è riassumibile
in una battuta.
Come si dice "Gerrold" in lingua Chtorran?
- Cibo.
Come si dice "Chtorr" nella lingua di
Gerrold? - Dollari a palate.
lo star wolf
David Gerrold nasce artisticamente sceneggiando alcuni
episodi di Star Trek (ricordiamo il più famoso,
The troubles with Tribbles). L'universo Trek inevitabilmente
affascina il giovane Gerrold; il giovane scrittore, come per destino,
decide di rielaborare i concetti alla base delle avventure di
Kirk & soci, digerendoli e assimilandoli attraverso il filtro
della sua personale sensibilità letteraria...
I primi risultati di tale "digestione"
si hanno nel 1972, nel romanzo L'ombra dell'astronave
(Yesterday's children), pubblicato in Italia da Urania.
Tale romanzo contiene le idee fondamentali del successivo
Il viaggio dello Star Wolf
(The voyage of the Star Wolf)
e del recente Le ultime ore di Shaleen
(The middle of
nowhere), e condivide con questi i principali personaggi:
il comandante Jonathan T. Korie (notare le iniziali, una gustosa citazione di James T. Kirk), il capo macchine Leen, il navigatore Jonesy.
Benché le atmosfere di questi tre romanzi
siano fortemente "trekkiane", essi introducono novità
appariscenti, e per alcuni versi geniali, negli schemi della Space
Opera tradizionale. Gerrold, soprattutto, si interroga sull'aspetto tattico/strategico
di una guerra combattuta tra astronavi capaci di viaggiare FTL
(Faster Than Light). I vascelli dei suoi romanzi (la USS
Burlingame, la LS-1187 ribattezzata Star Wolf) sono navi dalla
propulsione "a singolarità", il che significa
che se ne vanno in giro per la Galassia portandosi a bordo un
microscopico buco nero, e se ne servono per passare in "iperstato",
una condizione fisica che consente velocità superiori a
C.
Quando una nave si trova in iperstato, ipotizza Gerrold,
essa è isolata dal resto dell'universo: la luce non può
raggiungerla, il che la rende virtualmente cieca. L'unica cosa
che una nave in iperstato può "vedere" è
il campo iperstatico generato da un'altra singolarità.
Ne consegue che, spegnendo la sua propulsione, un'astronave diventa
invisibile al nemico. Poiché niente può raggiungere
una nave in iperstato, sembrerebbe che sia impossibile colpirla.
In realtà ciò non è vero: basta sfiorarla
con una seconda bolla iperstatica (magari generata da un siluro)
per distruggerla. Ma, per lo stesso motivo, una nave non può
sganciare siluri FTL mentre si trova in iperstato, pena l'immediata
autoesplosione: essa deve spegnere i motori, lanciare gli ordigni
e riportarsi quindi in iperstato il più velocemente possibile.
Ingabbiando le astronavi dei suoi romanzi in questo
mirabolante ordito di leggi fisiche, Gerrold impone loro una
tattica bellica totalmente inedita per la Space Opera. Nel mondo
dello Star Wolf le battaglie sono a partite di scacchi mentali,
giocate alla cieca, in cui la vittoria arride non alla nave meglio
armata o più potente, ma al capitano più astuto,
al giocatore che riesce a prevedere mosse e contromosse, finte
e sotterfugi del nemico, che meglio riesce a mascherarsi ed a
bleffare, che alla fine porta l'avversario a commettere per primo
l'errore fatale.
In questo senso, il più abile è Jonathan
T. Korie, ufficiale della flotta dell'Alleanza Umana. Korie è
un personaggio kafkiano, un antieroe tormentato, difficile, sfortunato,
un uomo che ha elevato la paranoia e il sospetto sino al livello
di un'arte sopraffina.
I suoi nemici giurati, i nemici dell'intero genere umano, sono i guerrieri della Solidarietà
Morthan, una razza di esseri geneticamente modificati per essere
più che (MORe THAN) umani, crudeli, cinici, votati alla
guerra quasi per religione, cannibali e costituzionalmente sanguinari
(Qual'è la definizione morthan di "fiducia"?
- Condizione necessaria per un tradimento efficace.)
Korie è stato addestrato secondo il Mode Training,
più precisamente secondo il suo successore filosofico,
lo zyne. Egli riesce a dare il meglio di sé in circostanze
critiche o addirittura disperate (il che gli capita puntualmente).
C'è una punta di compiaciuto sadismo in Gerrold, che nei
romanzi di questo ciclo si esercita spesso nell'esercizio che
Stephen King definiva "il gioco del Puoi?".
Esso consiste nel tratteggiare situazioni apparentemente senza
uscita in cui intrappolare l'eroe del romanzo, e poi sfidare il
lettore a ipotizzare una soluzione. Riesci a trovarla? Puoi?
Il fatto che Gerrold ci riesca puntualmente senza
mai cadere nel pretestuoso è, senza dubbio, la qualità
migliore del ciclo dello Star Wolf.
Si rintraccia, purtroppo, anche in questa saga spaziale
il difetto del ciclo degli Chtorr. Dopo i primi due libri, originali
e intriganti, nel terzo volume Gerrold tracima disastrosamente:
trecento pagine nell'edizione Mondadori, penalizzato per giunta
da una traduzione criminale e dal classico riassunto di copertina
scritto in stato di ebbrezza alcolica (nulla di nuovo sotto il
sole di Segrate).
Il suddetto romanzo, titolato in italiano Le
ultime ore di Shaleen per motivi francamente incomprensibili
(il titolo inglese, ricordiamolo, recitava The middle of nowhere),
non aggiunge nulla di nuovo alla vicenda, frustra il lettore nell'attesa
di una battaglia risolutiva che incombe per tutto il romanzo e
che alla fine non avviene affatto, spezza qualsiasi accenno di
suspance con noiosissime vicende parallele che sembrano invocare
disperate l'intervento d'un paio di forbici, e giunge a vertici
encomiabili di nefandezza narrativa con le battutacce da caserma
sulle dimensioni dell'apparato riproduttivo dei guerrieri Morthan.
Cosa dire, dunque? David Gerrold, in definitiva,
è uno di quegli autori (troppi, a dire il vero) la cui
evoluzione letteraria avviene "a entropia negativa",
ovvero all'indietro nel tempo. Sebbene sia consigliabile leggerlo,
le sue opere più soddisfacenti, che raccomandiamo caldamente,
sono proprio le prime, i capitoli iniziali delle saghe citate,
e le altre opere giovanili, tra cui nominiamo "Superbestia"
(Deathbeast, 1978).
E' triste, ma non resta che augurare al nostro Gerrold
un po' di salutare insuccesso, qualche sano e costruttivo ceffone
editoriale, in modo che riprenda a scrivere qualcosa di decente
e non termini la sua carriera (seguendo le censurabili orme di
Asimov), stilando ignobili e superpagate porcherie. Sorry, David,
lo diciamo per il tuo bene. E per il nostro.

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