|
recensioni

- Space Truckers
Regia di Stuart Gordon, con Dennis Hopper, Stephen Dorff, Debi Mazar, Charles Dance, George Wendt, Vernon Wells
- UK Update
Le novità in Inghilterra
recensione di Silvio Sosio
Ammettiamolo, Space Truckers ci colto davvero di sorpresa. Prodotto da una casa indipendente, senza alcun grosso nome nell'operazione, il film è passato quasi inosservato fino al momento della sua uscita. Una campagna pubblicitaria con trailers e uno speciale che lo facevano apparire una sorta di clone di Alien: dei mostri robotici indistruttibili creano il panico a bordo di un'astronave... roba già vista, insomma.
E le prime scene del film, quando finalmente ci siamo trovati in sala, sembravano confermare l'impressione. In una scena di attacco degna di Doom, il robot distrugge una guarnigione su una lontana luna di Urano. Soldati sacrificabili, uccisi per sperimentare la nuova arma della potente compagnia: i robot BMW: Bioengineered Mechanical Warrior, una sigla che forse per caso ricorda quella di una nota marca automobilistica, come forse per caso la corazza sullo stomaco del robot ricorda la mascherina caratteristica della stessa casa automobilistica...
Ma attenzione: la scena successiva è a bordo del Pachiderma 2000, un camion spaziale guidato da John Canyon (Dennis Hopper), addetto al trasporto di maiali quadrati, ovvero maiali ottimizzati per riempire al meglio le loro strette gabbie...
L'atmosfera da Alien perde i pezzi scena dopo scena, man mano che il film scivola in una gustosa parodia ricca di idee: il passaggio segreto attivato "smandibolando" la finta vecchietta seduta sul cesso, il grasso caporale risucchiato nello spazio attraverso un minuscolo oblò, l'astronave pirata stile Capitan Harlock e il suo capitano mezzo uomo e mezzo macchina, con tanto di pene con avviamento a strappo... una girandola di trovate che, senza avventurarsi nella demenzialità alla Balle Spaziali riesce comunque a strappare allo spettatore sorrisi e aperte risate.
Space Truckers probabilmente non passerà alla storia, ma resta comunque una perla in un periodo di megaproduzioni dall'alto budget pubblicitario e dal basso contenuto (vedi Independence Day e The Relic) risolleva il morale.
Recensione di Francesco Grasso
Ci sono dei film "giusti" girati al momento giusto, e film
indovinati prodotti purtroppo nel momento sbagliato. A voler essere
magnanimi, Stace Truckers potrebbe rientrare nella seconda categoria;
più probabilmente, esso è un film sbagliato prodotto al
momento sbagliato.
Dopo una pellicola involontariamente grottesca come Indipendence Day
e un capolavoro sapientemente trash come Mars attacks!, Space Truckers sembra non saper aggiungere nulla a quanto già detto
dai suoi predecessori. Peggio ancora, appare come un'opera bruscamente
colta a metà del guado, incerta tra il demenziale puro, la parodia
pungente e la commedia leggera più tradizionale.
Inutile dire che Space Truckers ha lasciato chi scrive
tremendamente insoddisfatto, a chiedersi dubbioso cosa mai lo avesse
condotto tra gli sparuti spettatori di un semivuoto cinema capitolino.
D'accordo, in alcune scene il film riesce indubbiamente a strappare una
risata (citiamo per esempio il capo dei pirati che aziona il suo attributo
virile bionico con la funicella a strappo dei motori delle barche, i
grufolanti e tenerissimi maiali quadrati, ...). Ma non bastano due battute
decenti nell'arco di una pellicola (peraltro sorprendentemente corta) per
giustificare il prezzo del biglietto. No davvero.
L'umorismo di Space Truckers è scontato, la fantasia
carente, l'ironia incerta, le citazioni numerose (da 2001, da
Alien, da Atmosfera Zero, persino da Capitan Harlock)
ma fiacche.
E non sono neppure questi i difetti peggiori. Ciò che manca
maggiormente a Space Truckers è invece una qualità
fondamentale, senza quale un'opera di parodia non ha ragion d'essere: la
convinzione.
E' impossibile infatti che una pellicola riesca a divertire se non è
vissuta con lo spirito giusto neppure dai suoi interpreti, se nemmeno gli
attori, per non parlare del regista, danno l'impressione di divertirsi. In
questo senso, sorge spontaneo il parallelo con il film ha forse più
di ogni altro rammenta Space Truckers (restando ovviamente a ben
altri livelli). Parlo del celeberrimo Space Balls di Mel Brooks,
riuscitissima parodia della saga di George Lucas.
Space Balls è probabilmente ciò che Space Truckers avrebbe voluto essere. Il problema, purtroppo, è che il
meccanismo comico
alla base del successo del predecessore non è stato compreso, o
almeno non si è riusciti a replicarlo.
In Space Balls lo spettatore veniva letteralmente travolto dalla follia
geniale di Mel Brooks, dalle invenzioni grottesche e mirabolanti dei suoi
personaggi, dalle smorfie tontolone di Rick Moranis, dalla brillante satira
al merchandising hollywoodiano... Sull'altro piatto della bilancia, invece,
cosa abbiamo? Un Dennis Hopper riesumato (forse a causa dei tagli
alle pensioni di anzianità?), una protagonista femminile di
plastica, un immancabile e nauseante finale romantico, dialoghi scorrevoli
come carta vetrata e freschi come pesce marcio... Non ci siamo proprio.
Paradossalmente, il camionista "porcellone" di Thelma e Louise
(benché non fosse esattamente una figura comica) era molto
più brillante e simpatico di Dennis Matusalemme Hopper. Per la sua
parte sarebbe stato più indicato un Leslie Nielsen, uno Steve
Martin; un Danny DeVito, poi, sarebbe stato strepitoso.
Ma è inutile giocare sui "se" e sui "ma".
Facciamo semplicemente "pollice verso" a questa ciambella
riuscita senza buco, e corriamo a consolarci davanti al fido
videoregistratore e alle avventure del buon vecchio, spassoso, goliardico,
inimitabile Stella Solitaria.
di Luigi Pachì
Di tanto in tanto mi capita di tornare in Inghilterra, dove negli anni 80 ho trascorso alcuni anni per motivi di lavoro. La visita più recente risale a poche settimane fa e ho pensato di fare il punto su quanto accade nel vecchio continente in relazione al mondo della science-fiction. Il primo commento è che in generale la fantascienza sta vivendo un periodo d'oro. In realtà, da sempre, in Inghilterra la cultura del fantastico è più radicata che da noi. E non è certo un caso leggere spesso di tematiche e argomenti correlati alla SF anche sulla stampa non specializzata. Rispetto agli anni 80, oggi in UK si nota un vero boom di questo fenomeno, sicuramente amplificato dai media, grazie soprattutto all'avvento della Tv satellitare che oggi permette agli inglesi di vedere attraverso il bouché di canali della Sky Television di Murdoch, pressoché qualsiasi serial tv, da Star Trek a Millennium, da Voyager a Dr. Who, da Xena a Hercules. E anche sui quattro canali trasmessi via terra (passati dallo scorso mese a cinque, con Channel Five) non mancano i soliti X-Files (BBC1), Next Generation (BBC2), Voyager (BBC2), Quantum Leap (BBC2) e anche i più recenti Space Precinct (BBC2), Space (BBC2) e Dark Skies (Channel 4). Se poi vi trovate in Inghilterra da 21 al 27 giugno non scollatevi dal terzo canale inglese perché ha pianificato un'intera settimana dedicata alla grande fantascienza!
La grande varietà di programmi televisivi dedicati al fantastico ha permesso anche la crescita del mercato editoriale di settore. Negli anni 80 stentava a sopravvivere nelle edicole principali soltanto Sturburst. Rigorosamente in bianco e nero non riusciva a offrire quello di cui i fan avevano bisogno di nutrirsi: materiale iconografico a colori per saziare la loro voglia di sognare a occhi aperti. Oggi, non solo ci si sazia, ma si rischia persino l'indigestione. Oltre a Starburst, che ha migliorato notevolmente la veste grafica ed è praticamente tutta a colori, si danno battaglia in edicola molte altre testate. E' il caso di SFX (che come sapete in Italia è tradotta dalla Hobby & Work), Dreamwatch, TV Zone, Cult Times, Shivers (più orrorifica). E qui stiamo parlando di sole riviste mensili che parlano di entertainment, con notizie e interviste principalmente ai personaggi dei telefilm: da Babylon 5 a Star Trek. Se lo paragoniamo al mercato americano, fatto principalmente da Starlog, Sci-Fi Entertainment (9 numeri all'anno) e Sci-FI Universe, mi sembra che il vecchio continente vinca alla grande.
Oltre alla TV e all'edicola la fantascienza si è allargata notevolmente anche nei megastore. In primo luogo con le videocassette, che coprono tutti i serial di Star Trek, Visitors, The Outer Limits, ma anche film culto come Brazil e The Day of the Triffids, (messi in vendita proprio in questi giorni). Poi la SF la notiamo anche negli spazi dedicati al software. Qui si trovano montagne di videogiochi, avventure spaziali e screen saver dedicati principalmente a Star Trek e a Star Wars. Non manca lo spazio wargames, audiolibri, radiodrammi di SF (es. La Guida Galattica, Il Signore degli Anelli), T-Shirt e CD con effetti speciali, alcuni dei quali prodotti dalla BBC per le trasmissioni radiofoniche dedicate alla SF.
In questi giorni poi c'é l'invasione totale di Star Wars. Si tratta con tutta probabilità della più ampia e coordinata attività di merchandising di tutti i tempi.
I Megastore esplodono di gadget sulla trilogia di Lucas. Si può trovare di tutto e di più: dalle sagome in cartone grandezza naturale di tutti i personaggi buoni e cattivi (costo circa 15 Sterline), a decine di magliette diverse con il logo di Guerre Stellari. I pupazzetti sbucano da ogni vetrina e oltre alle miniature possiamo anche scegliere un ingombrante ma ben realizzato Luke Skywalker o un Darth Vader di oltre trenta centimetri. Naturalmente la parte da leone la fanno i libri. Si parte dalla trilogia riunita in un unico volume alle edizioni rammodernate di The Art of Star Wars, tre libroni da 19 Sterline l'uno ricchi di disegni tecnici e materiale grafico, tra cui poster e comic strip. Ma la perla più ghiotta è il libro Star Wars Chronicles, riproposto dalla Virgin al prezzo folle di 100 Sterline. E' un libro ricco di foto bellissime, ed essendo una ristampa, non presenta nessun capitolo sulla rimasterizzazione e sulle parti aggiunte nella riedizione nei cinema di tutto il mondo in questi giorni. Altro materiale reperibile con facilità in questi giorni riguarda il doppio CD con la colonna sonora della Special Edition curata naturalmente da John Williams e al costo di 25 Sterline. All'interno del CD trovate molti commenti e varie foto dell'edizione rimasterizzata. Per chi usa il PC, invece, c'é un package sulla Star War Trilogy contenente un CD-ROM che vi permette di aggiungere al vostro compagno di scrivania alcuni giochetti. Per esempio aprendo Windows l'astronave della principessa Leila vola da una parte all'altro del vostro schermo inseguita dal Destroyer imperiale. Se poi chiudete Windows il pianeta Aldebaraan viene distrutto lasciandovi abbandonati nel freddo e nero spazio del DOS. La libreria di suoni e video-clip è ben fornita e quest'ultima è in versione widescreen. Naturalmente potete personalizzare il vostro PC associando qualsiasi suono o filmato alle attività di windows che preferite. Purtroppo di questo package non ricordo più il prezzo... Sorry.
Per chiudere questo carrellata di informazioni non possiamo scordarci l'altro film evento di questi tempi: Mars Attacks! La critica è unanime nel parlare bene di Tim Burton. Il merchandising correlato è ovviamente più limitato che con Star Wars, ma pur sempre presente. A parte i pupazzetti, ben realizzati dalla Warner Bros, presso i Megastore inglesi (HMV e Virgin) trovate centinaia di poster del film con i cervelloni superdotati dei marziani e la scritta "Nice Planet. We'll take it!". Nel caso di HMV il poster è vostro gratuitamente, acquistando la videocassetta n. 21 di Babylon 5, che include gli episodi Comes the inquisitor... (Valerio Evangelisti e il suo Eymerich non credo c'entrino nulla) e Fall of Night.
Un ultimissimo consiglio: se passate da Manchester o da Leeds andate a vedere lo Space Odyssey Science Fiction Megastore, due piani di SF che ricordano le atmosfere di Forbidden Planet, altro megastore di SF imperdibile in New Oxford Street a Londra (e non solo).
See you next time.
 
|