Update
a cura di Luigi Pachì
e Silvio Sosio

RECENSIONI




Ugo Malaguti (a cura di): A lucca mai!

recensione di Roberto Quaglia

Indovina indovinello: la fantascienza italiana ha mai sfornato qualcosa di bello?
Un ampio respiro per dare più fiato ad una doverosa e perentoria risposta: "SI'!"
E dal 9 novembre 1996, finalmente, ne abbiamo le prove.
Nella giornata del nove novembre 1996 è stata infatti presentata a Lucca, nella confacente cornice della sala degli specchi di Palazzo Rossetti, il libro "A Lucca, mai!", edito dalla Perseo Libri, a cura di Ugo Malaguti e Mario Tucci.
E' un'antologia di quarant'anni di fantascienza italiana. Ciò che il nostro paese in questo campo ha di meglio saputo esprimere negli ultimi quattro decenni, è stato a lungo valutato e quindi selezionato dai due curatori (annunciato già da alcuni anni, A Lucca, mai! ha avuto una lunga gestazione), che oggi ci propongono, finalmente!, un quadro della fantascienza italiana degno degli elevati livelli che essa ha saputo esprimere nel tempo. E' un quadro vivo e importante, ripulito da quel rumore di fondo generato dalla moltitudine di opere mediocri che spesso annacquano antologie similari, e che ingrigiscono il corposo panorama della produzione di fantascienza nostrana.
Disse una volta Theodor Sturgeon: "Il 90% di qualsiasi cosa è merda." Secondo Sturgeon (e io concordo pienamente) questo valeva anche per la fantascienza. E poiché i libri che il mondo produce sono assolutamente troppi affinché qualcuno possa leggerseli tutti, diventa fondamentale utilizzare efficaci criteri di scelta per selezionare ciò che davvero sia degno della nostra attenzione di lettori. Ebbene, A Lucca, mai! pare davvero essere riuscito a pescare in quella percentuale piccola, ma significativa, di buona, anzi ottima fantascienza italiana, proponendoci un volume di alto livello, elegante, raffinato, da collezione.
Si tratta di un volume di 540 pagine, comprendente 34 racconti di 36 autori, tutti italiani.
Lino Aldani, Maurizio Antonetti, Antonio Bellomi, Gianni Brera e Paolo Brera, Vittorio Catani, Giovanna Cecchini, Leonia Celli, Luigi Cozzi, Vittorio Curtoni, Patrizia Dalloro, Franco Enna, Alessandro Fambrini, Guido Giampietro e Josémarie Bougan, L. R. Johannis, Paolo Lanzotti, Grazia Lipos, Massimo Lo Jacono, Ugo Malaguti, Mauro Antonio Miglieruolo, Giorgio Monicelli, Luigi Naviglio, Marco Paini, Renato Pestriniero, Pierfrancesco Prosperi, Roberto Quaglia, Roberta Rambelli, Anna Rinonapoli, Sandro Sandrelli, Mauro Scarpelli, Francesco Tamagni, Stefano Tuvo, Daniele Vecchi, Carmine Villani, Bruno Vitiello.
Come si vede, i Grandi Nomi che hanno fatto la storia della fantascienza italiana sono in buona parte presenti, assieme a parecchi talenti emergenti, e tutti sono degnamente rappresentati con ottime storie. Inevitabili, purtroppo, alcune assenze. Troppo vasto è il panorama SF italiano perché tutti trovassero posto. Ci vorrebbe forse un'altra antologia come questa per completare l'opera (magari con il titolo: Nemmeno a Genova!). Infatti, per quanto sia noto a pochi, la produzione di fantascienza italiana può dirsi inferiore soltanto a quella angloamericana, per quantità e qualità, a dispetto dell'aneddoto che da origine al titolo.
A Lucca, mai! nasce infatti, assai prima che in veste di titolo, come semplice esclamazione al termine dell'aneddoto che la prossima frase conterrà. Tanti anni fa, diciamo qualche decennio, Carlo Fruttero, all'epoca curatore di Urania assieme a Lucentini, per esprimere efficacemente il concetto che la fantascienza italiana mai avrebbe avuto possibilità di competere con quella americana, per proclamare una sorta di incapacità congenita da parte degli scrittori italiani ad essere buoni autori di fantascienza, dichiarò pubblicamente che un disco volante avrebbe plausibilmente potuto atterrare a New York, a Londra, a Pechino, a Mosca, ma a Lucca, mai! Fruttero non era evidentemente in grado di immaginarsi una plausibile storia nella quale extraterrestri atterrassero in Italia o, più generalmente, una vicenda di science fiction ambientata in Italia, e su questo proprio limite non seppe evitare di enunciare un assioma generale. Per l'autorità che egli possedeva, in quanto curatore di Urania, il suo enunciato non scomparve nel rapido oblio nel quale spesso affondano anche le battute migliori, ma si iscrisse invece negli annali della storia della fantascienza in Italia, monito perenne all'autore italiano che mai osasse ricercare una propria e italica via alla scrittura di fantascienza, rinunciando a quello scimmiottamento patetico di quegli stilemi d'oltreoceano che effettivamente molti autori nostrani devotamente inscenano e che dalle nostre parti giustamente fanno ridere i polli. Almeno, quando non si è all'altezza degli originali.
Quando, tanto per fare un esempio, Sergio Leone volle far vedere agli americani come si fanno i western (cosa che come sappiamo gli riuscì perfettamente), egli seppe ben trarre, dalla cinematografia western statunitense, ciò che di buono essa aveva da offrire (molti costumi di scena li recuperò addirittura da polverosi magazzini hollywoodiani dove giacevano dimenticati (e utilmente invecchiati) da vari decenni, utilizzati a suo tempo da John Ford nei suoi film), ma seppe soprattutto non lasciarsi incantare, influenzare, abbindolare da tutte quelle ingenue, noiose ed ottuse brutture doverosamente presenti, come ogni tormentone, in qualsiasi produzione americana, sostituendo alle quali il frutto del proprio genio generò i capolavori che conosciamo.
La fantascienza americana, oggi, a grandi passi procede giù per la china di una decadenza alimentata dal facile successo che subito tocca ad un autore in grado di infarcire il proprio polpettone fantascientifico di quella gran massa di ridondanti luoghi comuni di cui ha tanto bisogno la maggioranza dei lettori statunitensi. E' opinione di chi scrive che il futuro della fantascienza di qualità non sarà angloamericano. Prima o poi accadrà in fantascienza quanto è già avvenuto in così tanti altri campi, e il succitato esempio dei western valga per tutti.
La fantascienza italiana ha ottime possibilità. Il libro di cui stiamo parlando, A Lucca, mai!, ne è un segno esemplare. Esso si propone come fertile risposta ottimista alla sterile battuta pessimista che fu di Fruttero. Non mi dilungherò di seguito nella meticolosa disanima dei singoli pezzi che compongono l'antologia. Il libro è bello e basta, altrimenti non mi sarei messo qui a cantarne le lodi, a prezzo della mia fatica - oltraggio alla mia pigrizia! - dato che nessuno mi paga per farlo.
Il prezzo dell'opera, infine, corrispondente a lire 50.000, può sembrare a prima vista elevato (prima che mi capitasse in mano il volume, tale pareva anche a me), ma ad una analisi più attenta si rivela perfettamente adeguato, e addirittura contenuto. A prescindere infatti dalla qualità della letteratura che lo riempie, A Lucca, mai! è in sé un vero e proprio oggetto da collezione. La copertina è rigida e in similpelle, protetta da un'elegante sovraccoperta lucida in quadricromia, raffigurante un'opera pittorica di Marta Barbieri. Le 540 pagine sono composte da carta di un'ottima qualità, sottile, resistente, liscia e perfettamente bianca (a parte l'inchiostro necessario per le parole, secondo ovvia consuetudine). So che può sembrare grottesco darne una descrizione in questi termini, sta di fatto che nel paragone tecnico con analoghi libri di grande tiratura venduti a poco di meno, le differenze dei materiali usati e del risultato finale spiccano in modo lampante. Se si pensa che a 15-20.000 lire (se non di più) vengono oggi venduti, da tutte le principali case editrici italiane, dei tascabili lunghi un terzo del libro di cui stiamo parlando (quindi con lo stesso prezzo/parola, circa) che però non di rado si sfasciano mentre li si legge, e la copertina sottile si spiegazza sempre e subito, mentre le pagine, biancosporco e ruvide, oltraggiano il tatto senza premiare la vista, si comprende come al prezzo apparentemente elevato dell'oggetto in questione corrisponda invece una convenienza da intenditori destinata a durare nel tempo.
Tutto questo entusiasmo, che sarebbe sospetto se ad esprimerlo fosse chi dal fare ciò potesse trarre vantaggio (curatori dell'opera, editori, azionisti, autorucoli elemosinanti, pseudocritici patentati leccaterga, ecc.) è semplicemente il frutto della sincera ammirazione del virtuosismo costituito dalla pubblicazione di questo libro. La Perseo Libri, editrice di A Lucca, mai!, è infatti una casa editrice piccola, con il coraggio (o la follia?) di rinunciare alla grande distribuzione (vende infatti i propri libri quasi unicamente per corrispondenza) per consentirsi invece quella qualità e dignità formale di cui abbiamo in parte detto, che nella grande distribuzione le impietose leggi del marketing ormai vietano categoricamente (quando mai, nel campo della SF, lo avessero permesso). Che sia quindi una piccola casa editrice come la Perseo di Bologna, da anni abituata a navigare in acque societarie burrascose, a regalare alla cultura italiana questo mirabile, elegante e rifinito compendio di mezzo secolo della miglior fantascienza italiana, è un elemento ulteriore che ci spinge a questo necessario plauso, nella piena convinzione che il libro meriti un posto di riguardo nella biblioteca di ogni appassionato di fantascienza che si rispetti.
Ad uso di chi intenda acquistare A Lucca, mai!, o che desideri ulteriori informazioni sulle attività editoriali della Perseo Libri, ecco di seguito ove indirizzare eventuali richieste:

Perseo Libri s.r.l.
Casella Postale 1240
40100 Bologna
Tel./fax: 051-300575


Mad - ET's, Sci-Fi and other Space Junk

recensione di Luigi Pachì

Una delle riviste a fumetti più folli del panorama americano è certamente da molti anni MAD. Questa rivista ci ha abituato nel tempo alla rilettura di classici della cinematografia della SF sotto forma di "sproof comedy" e di rivisitazione demenziale. Il numero di dicembre 1996, in edicola in questi giorni al costo di $3,99 (in Italia costa 10.000 lire), è definito "Super Special Number 117" ed è una parodia di numerosi film e telefilm fantascientifici. Il costo vale certamente la pena se siete in vena di grasse risate e non vi offendete quando il vostro genere preferito viene deriso. Ma andiamo con ordine. Apre questo fascicolo la parodia di Incontri ravvicinati, che per l'occasione diventa "Clod encounters of the absurd kind" (incontri con persone goffe del tipo assurdo). Ovviamente le battute si sprecano. Per esempio alcune persone lungo la strada vedono delle luci sfrecciare a velocità folle seguite dalla polizia. Uno dei tipi lungo la strada dice all'altro: "guarda che velocità. I poliziotti non li prenderanno mai! Adesso sono sicuro di cosa si tratta: sono studenti che vanno a una festa". L'altro dice: " Ma no, devono essere creature dallo spazio!". "Come fai esserne così sicuro?", chiede l'amico. "Non stanno gettando lattine di birra fuori dal finestrino!". Un altro breve esempio. Nel momento topico si scopre che i toni musicali emessi dall'astronave "equivalgono a numeri e lettere, ed abbiamo: G47... N33, 072 e B12". L'acume dello scienziato al fianco di chi ha appena parlato emerge prepotentemente: "Mon dieu, abbiamo intercettato il gioco del bingo intergalattico!". E questo e solo un assaggio. Fa seguito a questa parodia "One Thursday afternoon on the moon", nel quale i due astronauti giungono all'altezza di un cratere con la loro moon-mobile e scendono per fare dei rilevamenti. Quando risalgono dal cratere la loro moon-mobile è stata derubata di ruote, radar, volante, telecamera, ecc. ecc.
Poteva mancare la parodia di ET? Certo che no e si intitola QT, the quasi-terrestrial. La vignetta più bella riguarda alcuni alieni fuori campo che stanno parlottando tra loro. Uno di questi dice: "Io sono alieno, tu sei alieno... che fare?" L'altro, che somiglia allo Jedi, risponde: "Fai quello che ho fatto io. Primo, assumi un agente che ottiene il contratto per una serie di film. Poi prenditi i diritti del merchandising, pupazzetti, giocattoli, modellini e poster!" Il primo alieno ribatte: "Ma io voglio tornare a casa!". E per tutta risposta: "Ascolta, farai tanti di quei soldi che non vorrai andare a casa...
E' difficile fare le parodie di sproof comedy già esistenti, eppure MAD ci riesce benissimo. E' il caso del telefilm sull'alieno Alf che diventa un cane semplicemente "ARFul", doppio gioco di parole tra Arf (l'abbaiare del cane) e Awful (brutto, osceno). Tra le scenette più carine c'è un passaggio dove la famigliola cerca un veterinario e sbuca fuori McCoy che dice: "Dannazione, sono un medico, non un veterinario! Nella mia ultima missione ho dovuto occuparmi di balene. Adesso mi rifilano una strana bestia con il naso a forma di thermos. Scotty beam me up!".
Divertentissime anche le vignette senza parole di A mad look at UFO's.
Altro telefilm, altra parodia. Questa volta viene preso in giro Battlestar Galactica, il cui titolo storpiato diventa "Cattle Car Galactica", dove i due eroi continuano a schiantarsi sui vari pianeti, di puntata in puntata, tanto che la discussione iniziale tra loro riguarda proprio l'ubicazione del successivo schianto.
Una disamina su cosa succederebbe sulla Terra se gli extraterrestri arrivassero davvero la fornisce Mike Snider, con il supporto grafico di Jack Davis in " What would really happen if Extraterrestrials came to Earth today".
In questa festa del demenziale non poteva mancare neanche il classico "L'invasione degli ultracorpi", che diventa, anziché "Invasion of the body snatchers", "Invasion of the Booty Snatchers".
Poi abbiamo "Predator", che muta in "Predecessor" (anche qui le battute si sprecano).
"Celebrities in Space" presenta invece personaggi reali alle prese con viaggi nello spazio e alieni. E' il caso di Lucas che a bordo di una vera astronave si lamenta che gli effetti speciali sono troppo scarsi.
Un altro famoso telefilm americano è "Unsolved Mistery", che qui cambia in "Unsolved Misery", dove Robert Slack, il personaggio bogartiano, cerca di presentare il caso della settimana in questo modo: "Una donna perde un calzino di suo marito nella lavatrice, un cane abbaia senza apparente ragione... coincidenze solo apparenti? Forse no!"
Altre due parodie meritano citazione: Lost in Space, un vecchio telefilm, che viene storpiato in "Loused up in space" e Mork & Mindy, che muta in "Shmork & Windy". Completano questo folle e divertentissimo numero di MAD, The Invasioners, Mishaps of the future e alcune scene non viste di ID4, dove per esempio quando sono tutti riuniti nell'Area 51 attorno all'astronave aliena a forma di casco qualcuno dice: "Cinquanta persone possono asciugarsi i capelli contemporaneamente. Faremo milioni di dollari!".
E con questo, dalla palestra della follia, è tutto.