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a cura di Franco Forte

RECENSIONI




James Morrow: L'ultimo viaggio di Dio

Con L'ultimo viaggio di Dio di James Morrow, eccoci di fronte a un libro e a un autore che ancora una volta, come già era accaduto con scrittori come Kurt Vonnegut, James Ballard, M. P. Shiel, Buzzati e Calvino, riesce a destreggiarsi con estrema disinvoltura sul filo di separazione quanto mai esiguo e invisibile (eppure tangibile per la critica più esigente) tra narrativa di genere e letteratura mimetica.
James Morrow, istituzionalmente, non è uno scrittore di fantascienza (nato a Philadelphia nel 1947 ha pubblicato diversi romanzi, e questo è il suo secondo libro tradotto in Italia, dopo Nel nome della figlia), eppure L'ultimo viaggio di Dio lo proietta istantaneamente tra i migliori autori di questo genere, non solo per l'idea brillante ed estremamente originale che c'è alla base del romanzo, quanto per lo stile ricco e accurato, per la galleria di personaggi credibili e attuali che vi vengono coinvolti, per il piglio con cui ha affrontato la vicenda che descrive.
La storia è presto detta: Dio muore, e il suo corpo gigantesco, di forma perfettamente umana e assolutamente identica a quella dello stereotipo secolare delle sue rappresentazioni artistiche (barba e capelli bianchi, aria saggia e intelligente ma anche minacciosa), cade sulla Terra, nell'oceano al largo delle coste africane.
Dopo lo sconcerto iniziale, angeli e arcangeli comprendono che la sola cosa che possono fare è cercare di garantire degna sepoltura al corpo di Dio, e magari cercare di conservarlo il più a lungo possibile, nel caso di un insperato miracolo (anche se non sanno, a questo punto, chi potrebbe effettuarlo). Scendono così sulla Terra e assoldano Anthony Van Horne, un capitano di petroliere sconvolto da uno straziante senso di colpa per aver causato un immane disastro ecologico, che insieme a padre Thomas Wickliff Ocklam in rappresentanza del Vaticano e a un equipaggio estremamente eterogeneo (tra cui l'atea militante Cassie Fowler, che creerà non pochi problemi a Van Horne, soprattutto di cuore) si recheranno sul luogo dell'ammaraggio per recuperare il santo cadavere e trasportarlo nel continente antartico, dove le schiere angeliche hanno approntato una gigantesca tomba scavata nel ghiaccio per poter conservare al meglio le sacre spoglie di Dio.
Come recita l'ultima riga della quarta di copertina, si tratta di "un romanzo in magistrale equilibrio tra dramma e grottesco". Un libro che non si può fare a meno di leggere se si vogliono comprendere i vacui confini tra letteratura mimetica e narrativa di genere.
O almeno il segreto per miscelarli in un prodotto di ottima qualità.


Ray Garton: Live Girls

Quasi dieci anni dopo la sua data di nascita negli Stati Uniti (un tempo ormai fisiologico della nostra cultura per raccattare da oltre oceano spinte e spunti propositivi in ogni campo dell'arte), lo splatterpunk esordisce anche in Italia con due antologie storiche del genere, quella intitolata Splatterpunk edita da Mondadori, e Il libro dei morti viventi curato dai due patron dello splatterpunk, John Skipp e Craig Spector (Bompiani). Si tratta di un'ulteriore sottodivisione di genere, o rotta parallela, o cordone ombelicale di differenti percorsi della letteratura del fantastico (tre modi diversi per dire la stessa cosa, in realtà) che unisce le tinte forti dell'horror ai sanguinolenti, a volte fino all'eccesso, effetti speciali dei film americani di serie B.
Ebbene, quando lo splatterpunk nacque ufficialmente, nel 1988, Ray Garton aveva già dentro di sé tutte le caratteristiche per entrarvi a fare parte a pieno diritto, soprattutto per avere pubblicato l'anno prima il suo romanzo d'esordio, questo Live Girls già uscito in Italia nel 1991 nella collana di libri horror da edicola della Mondadori (con il titolo di Ragazze vive) che ora gli Squali Bompiani ripropongono mantenendo la stessa traduzione.
La storia è semplice quanto coinvolgente. Dawey Owen, dopo essere stato licenziato dalla casa editrice stile pulp anni cinquanta in cui lavorava, arriva quasi per caso in uno dei locali più nascosti e chiacchierati di Manhattan, il Live Girls, dove ragazze compiacenti promettono esperienze lussuriose senza limiti.
Dawey si fa trascinare e coinvolgere dall'atmosfera torbida del locale, e come prescrive il miglior splatterpunk ecco cominciare subito la catena di omicidi, nefandezze e spruzzature di sangue da ogni parte.
Ma dietro a questo vortice raccapricciante e quasi esagerato di orrore metropolitano, si cela una realtà di morte e resurrezione che può trascinare il protagonista (e con lui il lettore sprovveduto) in un baratro da cui difficilmente si fa ritorno.
Per concludere con le parole del curatore della collana, "in questo romanzo realisticamente ambientato in una New York contemporanea, Garton riesce ad ammantare una storia densa di particolari aggressivamente osceni di un velo brumoso di inquietudine e a propagare la vena caotica e paranoica che cresce nella vicenda oltre i confini rassicuranti della pagina."


Harry Turtledove: Invasione I & II

Quando Philip K. Dick scrisse La svastica sul sole, probabilmente non immaginava che il suo bellissimo romanzo sarebbe diventato il precursore di un'intera serie di libri dedicati a una seconda guerra mondiale alternativa. In realtà, La svastica sul sole non s'interessava tanto della guerra in sé, bensì dei risultati sociali e ideologici a cui avrebbe potuto portare un diverso sviluppo delle cronache storiche. Dick immaginava che a vincere la seconda guerra mondiale fossero stati i tedeschi e i giapponesi, e che la loro influenza si fosse estesa su tutto il mondo, con conseguenze poco raccomandabili. Recentemente, un altro americano, Richard Harris, ha scalato le vette dei libri più venduti di tutto il mondo con il romanzo Fatherland, in cui la vicenda descritta da Dick era ripresa praticamente pari pari, anche se entrando un po' più approfonditamente nelle vicende della guerra e in personaggi reali come lo stesso Hitler.
Adesso Harry Turtledove, un californiano laureato in storia bizantina ed ex docente universitario di storia (dunque ferrato in materia), arrivato a farsi conoscere dai lettori con le saghe fantasy della legione perduta e del ciclo di Krispos di Videssos, ha deciso di riprendere in mano l'argomento della storia alternativa (in particolare proprio della seconda guerra mondiale), e si è messo a modo suo sulle orme di Dick e Harris (ma si potrebbe citare anche Il signore della svastica di Norman Spinrad) scrivendo Invasione: anno zero e il suo seguito, Invasione: seconda fase.
Dico a modo suo, perché l'idea di Turtledove è più complessa di quella dei suoi predecessori, e questo è dimostrato dal fatto che per renderla in modo soddisfacente ha dovuto diluirla, per il momento, in due romanzi, che probabilmente in futuro saranno ampliati in un ciclo vero e proprio (a quanto pare, è difficile liberarsi dalle insane abitudini del fantasy).
Nella distopia del Ciclo dell'Invasione (chiamiamolo così), accade che proprio nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, quando ancora gli equilibri sono lontani dall'incrinarsi a favore degli Alleati, piomba un terzo incomodo, un invasore alieno determinato e spietato, oltre che dotato di superiori capacità tecnologiche.
Detto così potrebbe sembrare il solito polpettone tipo Visitors, con i terrestri che ovviamente si alleano tra di loro, che ovviamente combattono all'ultimo sangue, che ovviamente soffrono ma non mollano, e che ancora più ovviamente, alla fine, vincono.
Ma in realtà Turtledove compie (da buon storico qual è) un'operazione che rivaluta parecchio i suoi romanzi e li rende estremamente interessanti: entra nel merito della guerra in modo circostanziato, andando a descrivere il fronte russo, il ghetto di Varsavia con i suoi problemi legati alla sopravvivenza spicciola (tant'è che all'inizio gli invasori vengono acclamati come liberatori, dagli ebrei prigionieri dei tedeschi), l'ingegno del controspionaggio inglese messo all'opera contro gli alieni, la possente macchina industriale americana che ansima e produce per non privare gli uomini della possibilità di combattere.
In realtà, si potrebbe intrepretare questa serie come una sorta di chiave di lettura atipica di fatti realmente accaduti durante la seconda guerra mondiale, analizzati nel dettaglio grazie all'espediente dell'invasione aliena, che consente di viaggiare da un fronte all'altro e da una mentalità all'altra per scoprirne i retroscena e metterne a nudo l'intimità al di là delle barricate costruite, nel mondo reale, dai contrasti tra le ideologie.