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di Fabrizio Corallo per gentile concessione di Film TV |
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IL VIAGGIO CONTINUA ![]()
Un'occasione per meditare sull'uomo ma anche un modo di fare "cinema cinema" . Lo ha dichiarato in questa intervista Gabriele Salvatores, parlando del suo ultimo film che sta girando a Milano. Una storia ambientata nel 2000 tra Oriente e Occidente, il primo film di fantascienza prodotto dal cinema italiano di serie A dai tempi della Decima vittima. Milano anno 2005. Paesaggio metropolitano, neve continua. Siamo sul set di un film nei capannoni (circa 140.000 metri quadrati) che fino a qualche annno fa ospitavano l'Alfa Romeo. Gabriele Salvatores sta girando da un paio di mesi "Nirvana", una produzione internazionale allestita da Maurizio Totti insieme a Vittorio e Rita Cecchi Gori ed a partner inglesi e francesi. Nel cast Christophe Lambert, Diego Abatantuono, Emmanuelle Seigner, Sergio Rubini, Stefania Rocca ed Amanda Sandrelli. Naturalmenteanche molti aficionados della banda Salvatores: Gigio Alberti, Antonio Catania, Claudio Bisio e una comparsata di Paolo Rossi. Uscita prevista a Natale.Lo scenografo Giancarlo Basili ha ricostruito all'interno dello stabilimento, ispirandosi alla pop art ed a Bosch, le diverse aree metropolitane della megalopoli multietnica del Nord Italia in cui l'azione si svolge, in un futuro prossimo venturo senza astronavi ma con diffusi segnali di una tecnologia già attuale: il centro dell'Agglomerato, abitato da pochi eletti e agiati, Shangay Town e Marrakech, (mentre Bombay City verrà filmata nel macello comunale). "Nirvana" prende il suo titolo dall'omonimo videogame che sta per venire lanciato sul mercato poco prima di Natale dalla potente ed onnipresente multinazionale Okosama Star. Lo ha inventato Jimi (Lambert), un solitario, abile e conteso programmatore di computer dedito soltanto al lavoro, che è appena stato lasciato con un video messaggio d'addio dalla fidanzata Lisa (Seigner). Quando, a causa di un virus, il protagonista artificiale del videogioco, Solo, (Abatantuono) comprende il suo terribile destino, quello di ripetere in eterno le stesse azioni con poche varianti, insieme al personaggio di un'incredibile prostituta italiana (Amanda Sandrelli) supplica il suo inventore di cancellarlo per sempre: per accontentarlo Jimi deve abbandonare il suo quartiere-placenta superprotetto, mettersi sulle tracce di Lisa e sfidare la Okosama Star bloccando il lancio planetario di "Nirvana" (naturalmente nel film) e scoprendo finalmente il valore e la necessità della vita e delle emozioni reali. La "missione impossibile" di Jimi consisterà nell'accedere alla memoria centrale della multinazionale con l'aiuto di Naime (Stefania Rocca), una ragazza esperta di computer che dopo aver subito la cancellazione della memoria ricorda soltanto l'ultimo anno di vita e vive guidando un camion sulle sopraelevate, e di un "angelo" in grado di volare sulle reti informatiche, Joy Stick (Rubini), un mago dell'elettronica in declino, amico di Lisa che arriva a vendersi gli occhi per bisogno, sostituendoli con due protesi a buon mercato che gli permettono di vedere solo immagini in bianco e nero. Gabriele Salvatores, che abbiamo incontrato sul set durante una pausa di lavorazione, spiega che ha scelto di scrivere e girare questa storia per il bisogno di un'ulteriore sfida personale che potrebbe aprire anche spiragli per raccontare qualcosa di insolito per il nostro cinema. Volevo superare le esperienze del passato, i film che raccontavano i rapporti fra tre o quattro personaggi, il rituale del viaggio, per affrontare invece temi più ampi. Ho abbandonato l'idea iniziale di girare dal vero nell'Occidente supertecnologizzato, in Marocco ed in India, dove avevo avuto la prima idea di "Nirvana", osservando a Benares, sulle rive del Gange un bambino che giocava con un videogame accanto alle statue di Shiva . Delos: Come definirebbe "Nirvana": una storia di fantascienza, un inno alla realtà virtuale, una favola sociologica... Salvatores: Non saprei classificarlo bene, forse è tutte queste cose insieme: giravo intorno ad un certo tipo di fantascienza fin dai tempi di alcuni miei spettacoli teatrali come "Il gioco degli Dei" e "La sirena dai tacchi a spillo" e mi ha sempre interessato molto certa fantascienza sociologica americana che negli anni '60. Poi mi ha incuriosito molto l'allargamento di orizzonti di certi profeti dell'underground, il fatto che i primi programmatori della Apple erano gli ex hippies che contestavano a Berkeley e che la psichedelia è attinente non solo agli stupefacenti ma a tutte le esperienze extracorporee come le pratiche meditative e spirituali . Delos: Anche il computer in fondo è un'esperienza extrasensoriale... Salvatores: Certo, il concetto di apertura delle "porte" di un sistema elettronico coincide con quello della percezione. C'è una coincidenza in molte filosofie orientali, nel buddismo, nell'induismo ed è il concetto della reincarnazione per cui l'uomo è costretto a rinascere in un ciclo continuo di vita e di morte da cui riesce a staccarsi solo se raggiunge la pace assoluta del Nirvana: il personaggio di un videogioco, in fondo, ripete costantemente la sua vita dall'inizio alla fine, è costretto a rifare in eterno le stesse esperienze... Delos: "Nirvana" è un'occasione per meditare sull'uomo ma anche per fare del "cinema cinema"... Salvatores: Il "cinema cinema" lo si può fare anche con due persone in scena. "Nirvana" è qualcosa di diverso da quello che ho sempre fatto, per me è il primo film dove tutto è finto e ricreato mentre gli altri erano ambientati in posti reali. Anche per gli effetti speciali abbiamo puntato a effetti sugli esseri umani e non sulla spettacolarità visiva.
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