recensioni a cura della redazione



Il primo commento che la vista dell'albo speciale bonelliano inevitabilmente provoca nei lettori è un liberatorio "Finalmente!". L'incontro tra Martin Mystere e Nathan Never, infatti, era stato annunciato più di tre anni fa; tre anni in cui gli autori delle saghe bonelliane avevano fatto in modo, con artifici più o meno azzardati, di far incontrare i loro personaggi in quasi tutte le combinazioni possibili (ricordiamo due incontri tra Dylan Dog e Martin Mystere, uno tra Mister No e Martin Mystere, persino uno tra Dylan Dog e Ken Parker), ma non erano ancora riusciti a rispettare la promessa fatta per la prima volta addirittura nell'aprile 1992, nel primo numero della rivista "Flex".
Dopo tanta attesa, però, non è davvero il caso di dire che "La montagna ha partorito il topolino". L'albo in questione, difatti, è un colosso di ben 196 pagine, e presenta una storia complessa, articolata, in alcuni passaggi persino cervellotica, che ha il grande pregio di possedere uno spunto di partenza assolutamente non prevedibile.
Chi si aspettava infatti lo scontato artificio "macchina del tempo" per presentare insieme Martin Mystere, personaggio dei giorni nostri, e Nathan Never, agente speciale del futuro, resterà piacevolmente sorpreso. Ovviamente non diciamo di più, per non guastare il gusto della lettura; aggiungiamo solo che l'azione si svolge all'epoca di Nathan, a parte brevi interludi nel nostro secolo.
Autore della sceneggiatura è il prolifico Antonio Serra (papà di Nathan Never), che parte da un soggetto abbozzato da Alfredo Castelli (creatore del BVZM, il "buon vecchio zio Marty"), per sviluppare una delle sue usuali trame, dense e veloci com'é sua specialità.
Serra riesce perfettamente a superare il test della Par Condicio, offrendo spazi bilanciati ai due personaggi: bisogna ricordare che l'autore sardo in passato ha firmato più di un albo di Martin Mystere; in alcuni passaggi, Serra si dimostra persino più "castelliano" di Castelli, fermando la sua amata "azione pura e tosta" per presentarci un paio di quelle lunghe ed erudite digressioni storiche tipiche (anche troppo) delle storie di Martin Mystere.
Purtroppo, la trama viene disturbata da alcuni presupposti contraddittori, risolti solo in parte: ad esempio, in precedenti albi di Nathan Never era stato citato Martin Mystere, ma solo come personaggio dei fumetti (era stato addirittura mostrato un albo del BVZM in mano a Nathan); di questa boutade si paga il prezzo ora, dovendo giustificare un Martin reale, in carne ed ossa, nel mondo e nel passato di Nathan. D'altronde, chi di citazione ferisce...
I disegni, ad opera di Gino Vercelli, sono gradevoli, seppure non ai livelli delle tavole di DeAngelis o di Castellini. Vercelli dimostra di essere influenzato dalla scuola americana, in particolare dagli autori della Marvel Comics; la sua matita è molto attenta ai dettagli tecnici, dalla struttura meccanica dei flyer al panorama dei grattacieli futuribili. Particolare encomiabile, la riproduzione della chiesa di S.Martino a Tour: con ogni probabilità, Vercelli ha realizzato la tavola in questione servendosi di foto del frontale e delle navate della cattedrale; il risultato è assolutamente spettacolare.
In generale, l'albo si fa perdonare il suo lungo ritardo, e vale il suo prezzo. Resta da segnalare un inevitabile pregio/difetto. Seguendo la ferrea legge del mercato, la storia si chiude con un finale aperto, lasciando cioé la possibilità, o meglio la probabilità, di nuovi incontri tra Nathan e Martin; questo, ovviamente, se il pubblico mostrerà di gradire l'evento.
C'é da dire, però, che se i tempi di realizzazione saranno sempre questi, difficilmente le avventure congiunte "MM&NN" potranno essere gestite come operazioni commerciali. Ma questo non è certo un male, anzi. [Francesco Grasso]


Usciti un po' in sordina qualche anno fa, i telefilm della serie X-Files si sono presto imposti all'attenzione del pubblico televisivo, riuscendo a strappare addirittura la messa in onda nella fascia oraria principale di Italia 1, la domenica sera alle venti e trenta. Questo già di per sé, conoscendo l'impietosa legge dello share (ovvero del calcolo costante dei telespettatori sintonizzati davanti al video), la dice lunga sul gradimento degli italiani rispetto a una serie che è un misto tra fantascienza, esoterismo, paranormale, thriller, giallo e molte altre cose. Ma quale potrebbero essere i motivi scatenanti di un simile successo, oltre naturalmente alla bravura dei due protagonisti, ovvero gli agenti dell'FBI Fox Mulder e Dana Scully, l'accuratezza della fotografia (decisamente superiore alla media delle altre produzioni per il piccolo schermo) e una regia sapiente?
Da una parte certamente il fascino inconscio che ciascuno di noi prova per le manifestazioni inspiegabili e impossibili di cui sentiamo parlare, dall'altra l'estrema accuratezza e plausibilità con cui gli sceneggiatori sono riusciti a descrivere le procedure d'indagine e le modalità d'azione degli agenti dell'FBI, rendendo il tutto molto verosimile e bilanciando razionalità e irrazionalità in una miscela credibile.
Non è da dimenticare neppure l'abilità degli autori nel dosare con cautela gli elementi paranormali delle varie storie, e lo schietto modo di agire e di pensare dei protagonisti, che si amalgamano perfettamente in un cocktail di incredulità, passione, nozioni scientifiche, intelligenza, immaginazione, fervida fantasia e apertura mentale nei confronti di qualunque evento.
Un altro aspetto da considerare è l'estrema professionalità con cui la produzione (ma principalmente il creatore di X-Files, ovvero Chris Carter) è riuscita a recuperare certe atmosfere, meccanismi e ingredienti che per la prima volta hanno infervorato il gradimento del pubblico con il libro e con il film Il silenzio degli innocenti .
Anche lì c'era l'FBI e un modo estremamente realistico, dall'interno, di rappresentarla, anche lì c'erano l'orrore per atti di cannibalismo e per le gesta di serial killer (che spesso si riscontrano nelle puntate di X-Files, forse le migliori e le più seguite), e una mistura di tensione e orrore ai limiti tra realtà e soprannaturale.
Riuscire a coniugare tutti questi elementi e fattori in un unico contenitore non è facile, soprattutto se lo spazio a disposizione è ridotto quanto può esserlo quello di una serie di telefilm. Eppure Chris Carter ci è riuscito. Ma naturalmente un fenomeno di queste proporzioni non poteva restare relegato in confini tanto angusti, per cui è sembrato naturale veder scivolare gli X-Files verso altre branche dell'intrattenimen-to popolare.
Prima una rivista interamente dedicata a questa serie, con tutte le curiosità, i retroscena e le particolarità che possono interessare agli appassionati, poi dei veri e propri romanzi.
Gli spazi di fuga della narrativa sono tutta un'altra cosa (chi avesse visto il film de Il silenzio degli innocenti e poi avesse letto il libro se ne sarà accorto), e un successo del genere non poteva essere ignorato dall'editoria, che ha subito commissionato la novelization di alcune tra le migliori storie che hanno come protagonisti Fox Mulder e Dana Scully.
Il prescelto per i primi due titoli è stato Charles Grant, 54 anni, inglese (anche se ormai da tempo risiede negli Stati Uniti nel New Jersey, insieme alla moglie e agente letterario), autore che negli ultimi tempi, dopo aver vinto un Premio Bram Stoker, si era specializzato nella narrativa horror.
Grant riesce a cogliere con sufficiente fedeltà il sapore della magica ricetta degli X-Files, e in questi due romanzi d'esordio che la Fanucci ci presenta in una bella edizione rilegata, il viaggio alla ricerca delle basi concrete del soprannaturale si fa ancora più intenso e coinvolgente di quanto non siano riusciti a fare gli autori dei pur bellissimi telefilm.
Nel primo dei due romanzi, Spiriti del male, Mulder e Scully s'imbattono in due omicidi inspiegabili che apparentemente non hanno alcun legame tra di loro. Le vittime sono state uccise con un taglio netto della gola, e quando le indagini portano Mulder e Scully ad aggirarsi nella sonnolenta e morente cittadina del New Jersey in cui tutto è cominciato, subito ci si rende conto che c'è qualcosa di indefinibile che si aggira nei boschi vicini. Qualcosa di mortale ed estremamente pericoloso con cui i due agenti dell'FBI dovranno ingaggiare una lotta mortale.
Il secondo libro, Vortice, vede Fox e Dana impegnati a risolvere il mistero di alcune morti agghiaccianti, cadaveri trovati scorticati nel deserto del Nuovo Messico ai confini di una riserva indiana lungo il Rio Grande. Il serial-killer su cui cominciano a indagare non ha precedenti negli archivi dell'FBI, e Mulder e Scully dovranno affidarsi soltanto alla loro intelligenza per risolvere il mistero.
Il terzo romanzo, uscito nel mese di marzo, si intitola Punto zero, scritto da Kevin J. Anderson, e certo contiene la stessa miscela di ingredienti esplosivi e coinvolgenti: ne parleremo magari su un prossimo numero.
Dopo i telefilm, le riviste e i romanzi, non resta dunque che l'ultimo, logico passo successivo: la realizzazione di un lungometraggio in piena regola, con una storia entusiasmante e i due simpatici agenti FBI dagli occhi verdi come protagonisti assoluti.
Posso già affermare sin da ora che si tratterà di un successo garantito. [Franco Forte]


In una famosa intervista radiofonica di molti anni fa Carlo Fruttero pronunciò la frase: "un disco volante non può atterrare a Lucca", tracciando così un solco profondo tra il mainstream della letteratura "alta" e il genere fantascienza, tra gli autori stranieri di sf e gli italiani, geneticamente inadatti a questo tipo di scrittura.
La vicenda degli autori di fantascienza in Italia ha avuto, nonostante ciò, una stagione lunga e prolifica. E all'interno di questa, un gruppo di scrittori veneziani si è manifestato in una stagione d'oro tra il secondo dopoguerra e gli anni sessanta.
Come mai la fantascienza provoò proprio a Venezia il fiorire di iniziative più consistente e diversificato nell'Italia di questo periodo? Che cos'era il "clan dei veneziani"?
Carlo Della Corte e Renato Pestriniero indagano nel loro saggio introduttivo questo curioso fenomeno culturale che ha influito in maniera inaspettata anche su altre espressioni artistiche, dalla musica allo spazialismo in pittura.
Un'opera che racconta la nascita della fantascienza in Italia, passando per Venezia, seguita da un'antologia di testi italiani per la prima volta raccolti insieme in un libro.
Alfred E. Van Vogt, incuriosito e affascinato, partecipa con una affettuosa e ammirata prefazione.
Carlo Della Corte, giornalista di Rai 3 e scrittore, ha collaborato a numerose testate e ha pubblicato molti libri, vincendo diversi premi fra i quali il Selezione Campiello.
Renato Pestriniero è uno dei maggiori autori italiani di fantascienza. Molti suoi lavori sono stati tradotti in molti paesi europei e negli Stati Uniti. Ha vinto diverse volte il Premio Italia per il miglior racconto di fantascienza.


Chew-9, la droga del benessere. Un potente allucinogeno in grado di sconvolgere la vita degli esseri umani, che a volte si dice possa far interagire l'immaginazione con la realtà, manipolando la materia per ottenere effetti sconvolgenti.
Dieci racconti per fuggire dall'immaginario collettivo scivolando nella psicologia dei personaggi reali ed estremamente quotidiani, alla ricerca degli effetti della rabbia e della disperazione nella lotta per la sopravvivenza e la prevaricazione.
Con questa antologia Franco Forte raccoglie dieci racconti tutti giunti in finale, nel corso degli anni, al Premio Courmayeur.
"C'è dietro queste storie una matrice che ci riporta direttamente alla gloriosa stagione della hard boiled school che ci ha dato, tanto per fare due nomi, i libri di Raymond Chandler e di Dashiel Hemmett. L'atmosfera che circola in questi racconti è sostanzialmente la stessa. I protagonisti di Forte sono, chi più chi meno, eroi solitari. Tipi duri. Gente dura che cozza contro una o più realtà troppo solide per poterle abbattere con una semplice craniata. Io non amo in maniera particolare il cyberpunk; eppure questi racconti, che spesso e volentieri cyberpunk sono, mi sono piaciuti. Perché? Propongo di rispolverare per la narrativa di Franco un'etichetta che forse qualcuno di voi ricorderà applicata ad altre cose: signore e signori, qui siamo di fronte al cyberpunk dal volto umano." (dall'introduzione di Vittorio Curtoni).