manuale per
l'aspirante scrittore
a cura di
Francesco Grasso


QUARTA PARTE - I CRITICI, LE RECENSIONI, LA PROMOZIONE



...tutto quello che avreste sempre voluto sapere sul mondo dell'editoria e non avete mai osato chiedere...

Un vecchio adagio, diffuso nel mondo dell'opera classica, recita così: "Chi conosce la musica la compone, chi la conosce meno la suona, chi non la conosce affatto fa il critico".
Nell'ambiente letterario vige la stessa regola: almeno, così la pensa la maggioranza degli scrittori. Ezra Pound diceva: "Non prestate alcuna attenzione alla critica degli uomini che non hanno, loro stessi, scritto un'opera notevole".
Eppure, anche tra i critici c'è chi sa fare il proprio mestiere. Il quale mestiere, bisogna rendersene conto, comporta purtroppo una dose cospicua di cattiveria, cui corrisponde una ancor maggiore di odio in ritorno.
Del resto le recensioni sono necessarie, a maggior ragione se sono sincere, prive di ipocrisie e di peli sulla lingua. Per i narratori che non hanno la fortuna di finire in televisione (non tutti sono baciati da Santo Maurizio Costanzo Show, come detto nel primo capitolo di questo manuale), la recensione è uno dei mezzi più efficaci per presentare al pubblico le proprie opere. I possibili lettori, questo è chiaro, recepiscono con più attenzione le recensioni piuttosto che le promozioni letterarie delle Case Editrici, che quantomeno sono poco obiettive.
Una via di mezzo è rappresentata dalle prefazioni, ovvero dal giudizio/analisi che un critico (o il curatore della Casa Editrice, o un altro scrittore) allega in testa all'opera pubblicata. Si tende in generale a sottovalutare l'importanza della prefazione, eppure non di rado questa influisce in modo determinante sul successo o sul fallimento del libro. E' notevole come a volte neppure chi scrive la prefazione si renda conto del potere che egli esercita sull'opera. In queste occasioni, invariabilmente, questo sconsiderato commetterà disastri: parlerà in termini talmente sciatti o noiosi dell'opera da scoraggiarne la lettura, divagherà su altri temi riuscendo a distogliere l'attenzione, addirittura confesserà la propria disistima per lo stile o il genere trattato dall'autore (memorabile, a questo proposito, la prefazione dell'editore a un romanzo di fantascienza di Vittorio Catani, che esordisce con un glaciale "Non amiamo la fantascienza...").
L'autore esordiente in genere prova emozioni contrastanti verso i critici. Da un lato, agogna che costoro si occupino del suo lavoro, anche massacrandolo, perché, in accordo con Oscar Wilde: "Ne parlino bene, ne parlino male, l'importante è che se ne parli". Dall'altro, soffrono indicibilmente nel vedersi maltrattati.
Ogni piccola critica è un insulto personale: l'autore che finalmente è riuscito a pubblicare è gelosissimo delle proprie opere, è legato loro come un padre alle proprie figlie. Quelle piccole parole, che si è sentito crescere dentro, una ad una, che ha modellato come un bonsai, che ha messo sulla carta con cura, come fossero tessere di un mosaico, adesso vengono derise, travisate, additate con riprovazione... Lui questo non può sopportarlo.
Eppure anche le stroncature servono, fanno parte del gioco: devono essere tollerate, accettate, in qualche modo digerite, per assimilarle e trarne nutrimento, come il grano cresce dal letame.
Non con passività, naturalmente. Il consiglio di questo manuale è di reagire. Rispondete ai vostri detrattori, ribattete colpo su colpo. Una bella polemica con i critici è un tonificante ideale per qualunque sindrome depressiva. Purché rimaniate nei limiti della correttezza, permettetevi anche voi qualche piccola cattiveria, qualche frecciata sarcastica, più di una bordata velenosa. Lettere, fax, telefonate: mostratevi attenti a ciò che scrivono sul vostro lavoro, mostratevi sensibili, li sensibilizzerete a loro volta. E chissà, in futuro potrebbero trattarvi diversamente...
E se il critico parla bene dei vostri lavori? E' una ragione in più per contattarlo. Non tralasciate mai di ringraziare qualcuno per complimenti ricevuti: oltre ad essere buona norma di galateo, è un investimento che da sempre buoni dividendi. Come nel caso delle "firme famose", anche in questo caso vale la regola dello scambio epistolare. I critici sono per natura grafomani, quindi non esitate a spedir loro lunghe lettere: quasi certamente riceverete risposte interessanti, notizie utili, suggerimenti di cui far tesoro.
E' altresì una buona esperienza sottoporre a critici letterari (quelli disposti a farlo, ovviamente) le opere non ancora pubblicate, pregandoli di formulare un giudizio, anche impietoso, sulle stesse. Così facendo, l'autore potrà forse rischiare l'infarto, ma avrà occasione di osservare il proprio lavoro da una differente angolazione, e di trarre da quest'osservazione ottimi insegnamenti. Certo, dovrà mettere da parte gelosie, preconcetti, sindromi di onnipotenza: il gioco, dopotutto, vale la candela.
Un consiglio che ci si permette di dare è quello di inviare copie omaggio delle proprie opere, non appena pubblicate, a tutti i critici che si conoscono, accompagnandole da lettere in cui vi dite ansiosi di conoscere il loro giudizio professionale su quanto scritto. Questo compito, facendo parte della normale routine di promozione, dovrebbe spettare per definizione alla Casa Editrice, ma è meglio non coltivare troppe illusioni a riguardo: dal gradino degli editori "distratti" in su sulla Scala Gutenberg, tutti tendono a trascurare se non a dimenticare. E poi, l'omaggio dell'autore ha un significato diverso da quello dell'editore: mentre il secondo è dichiaratamente formale, il primo può rappresentare una cortesia sincera, e per questo è di gran lunga più apprezzata.
Il bravo scrittore deve saper essere anche un buon diplomatico.
Cos'altro può fare un autore per promuovere le proprie opere? Stimolare la grande Casa Editrice in genere è inutile: notoriamente è difficile smuovere gli elefanti.
Viceversa, coordinare incontri, presentazioni e conferenze con un piccolo editore è abbastanza semplice. Un interessante esperimento, poi, è quello della "pubblica lettura", condotto con successo, ad esempio, da autori come Alessandro Baricco, e tentato tempo fa in televisione da Corrado Augias, nel suo "Babele". L'autore, invitato in una biblioteca, in un locale, in una libreria, legge brani della sua opera ed affronta in tempo reale il giudizio del pubblico. Molti aspiranti autori, ne sono sicuro, a questa prospettiva impallidiranno, altri storceranno il naso, altri ancora rifiuteranno persino di prendere in considerazione l'idea. "Vogliamo essere scrittori" penseranno "Non certo oratori, o intrattenitori di serate mondane".
Ma il messaggio di questo manuale, che a questo punto dovrebbe essere più che chiaro, è il seguente: il lavoro del narratore non termina affatto dopo aver scritto la parola "Fine"; al contrario, proprio allora comincia la parte più difficile.
Ultimo argomento per il breviario per l'aspirante scrittore, la stesura di un contratto di pubblicazione: nella prossima (e conclusiva) puntata si analizzeranno le principali voci del contratto standard, si farà luce sul come e sul perché dei termini, si discuterà delle clausole più oscure, e soprattutto si puntualizzerà cosa l'autore può chiedere, cosa deve chiedere, e cosa non può assolutamente fare a meno di chiedere.
Alla prossima.

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