recensioni a cura di Luigi Rosa

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Rieccoci in compagnia del terribile Miles Vorkosigan, rampollo dell'aristocrazia Barrayana poco incline a seguire le norme dell'etichetta e molto incline a ficcarsi nei guai.
Questo romanzo racconta le avventure Miles ventiduenne, si colloca nella cronologia dell'universo dei Vor appena dopo The Vor Game (Il Gioco dei Vor, Nord, Cosmo Oro 123), in un (apparentemente) tranquillo soggiorno di due settimane su Eta Ceta IV, il pianeta che ospita la capitale dell'impero cetagandano, per i funerali dell'Imperatrice.
Appena Miles arriva in orbita attorno a Eta Ceta IV, succede subito qualcosa di strano: un evento che, assieme al presunto suicidio di un fedele servitore della defunta Imperatrice, scatenerà la curiosità di Miles e lo porterà al centro di un intrigo teso a destabilizzare il potere centrale Cetagandano e a minacciare la sicurezza di Barrayar.
Lo stile fresco e avvincente a cui ci ha abituati la Bujold si riconferma in pieno in questo romanzo in cui l'autrice ci fa conoscere i segreti più intimi degli haut-lords, l'oligarchia regnante cetagandana, e le intricate usanze e le trame dei ghem-lord, l'aristocrazia cetagandana.
Compagno di avventura di questa trasferta di Miles è il cugino Ivan Vorpatril, instancabile donnaiolo che abborda, spesso con successo, ogni esemplare bipede femminile degno di essere ammirato.
In sostanza, è un libro caldamente consigliato a chi a seguito le avventure di Miles e fortemente suggerito a chi non si è mai addentrato nel mondo dei Vorkosigan in quanto Cetaganda può essere letto e gustato senza conoscere gli altri libri del ciclo.
Il libro non è ancora stato tradotto in italiano, per chi conosce l'inglese e legge abitualmente in inglese, non è una lettura difficile. Il libro non contiene termini gergali o slang, è quindi molto comprensibile.


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C:\DOS \RUN
  RUN, DOS! RUN!
>exec com | type READ_ME.TXT
>BEGIN
>

Inizia così il primo romanzo dell'inventore riconosciuto del termine "cyberpunk". Un romanzo incredibile, divertentissimo e anche dissacrante, in perfetto stile cyberpunk. Per chi pensa che sia tutto qui l'aspetto informatico, il primo capitolo si chiama INIT, il secondo AWK, l'ultimo è numerato FF e sulla terza riga del primo capitolo si legge "Rich Text Format".
L'unico aspetto forse un po' "classico" è la struttura della storia, che vede il nostro giovane eroe alle prese con problemi molto più grossi di lui, che si palesano sia nella sua vita reale sia nel cyberspazio di quella che potrebbe essere la rete Internet nel primo decennio del prossimo secolo.
Ma le analogie si fermano qui, lungo il libro si trovano espressioni divertentissime o dissacranti; il racconto è completato da box di "infonuggets" che simulano i popup ipertestuali di cui il nostro autore sente la mancanza.
Il libro concede anche delle pause narrative divertentissime, come la scena dell'accensione del server della ditta del nostro eroe, la partita ad una versione avanzatissima di DOOM per decidere chi NON andrà alla riunione generale aziendale e una spassosissima definizione del sistema UNIX.
Bisogna ricordare che Bethke non è un nerd che non sa nemmeno dove si trova il tasto di accensione del proprio computer, ma è un autore di manuali tecnici informatici e lavora come programmatore in una società di software americana e lo capiamo subito dal linguaggio uato nel racconto, molto simile a quello delle usenet o dei README che accompagnano i programmi shareware/PD. Questa caratteristica del linguaggio di Headcrash non lo rende un romanzo leggibile a tutti, ma richiede un po' di abitudine allo slang inglese informatico per cogliere tutti i significati dei termini.


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