| manuale per l'aspirante scrittore |
a cura di Francesco Grasso |
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Il primo gradino della Scala Gutenberg comprende gli editori "distratti": persone
affabili, dotate di un aplomb esemplare, d'una tranquillità ed indifferenza del tutto
britannica.
Gli editori distratti si riconoscono per la singolare capacità di perdere qualunque
manoscritto venga loro inviato, di dimenticare il nome dello scrittore tredici
millisecondi dopo averlo ascoltato, di non riconoscere il malcapitato neppure al
decimo incontro, di rispondere alle lettere con grande puntualità esattamente diciotto
mesi dopo la fatidica frase "attenda ns. notizie", di evitare con cura qualsiasi forma
di pubblicità diretta o indiretta all'opera che, con sommo dispiacere, hanno infine
consentito a pubblicare.
Gli editori distratti sono capaci di mandare alle stampe in quindici formati diversi
un'opera vista e rivista di un autore ben noto, ma allo stesso tempo di ignorare
completamente, non per malizia ma per miopia congenita, i nomi nuovi, anche se
pieni di talento. Il loro motto è: "Niente sarà pubblicato per la prima volta".
L'editore distratto ha, probabilmente a ragione, una fiducia illimitata nel mezzo
televisivo. Messo di fronte all'opera di un'esordiente proposto per la pubblicazione,
se soddisfatto, con certezza commenterà:
"Bravo, questo tizio, scrive bene... Ma quali trasmissioni ha fatto?"
Si tratta, tutto sommato, della classe più tollerabile di editori, al quale appartiene la
maggioranza della categoria.
Al secondo gradino della Scala Gutenberg si posizionano i cosiddetti editori
"feticisti". Questo sottogruppo, vittima di perversioni ad evidente sfondo sessuale,
gode fisicamente nel cestinare lettere e manoscritti, prova un piacere enorme nel
farsi negare al telefono, tanto che ascolta più volte al giorno la voce registrata della
segretaria che recita "Il dottor XXX è in riunione", traendone un'intensa
soddisfazione carnale.
L'editore feticista, quando risponde alle lettere, lo fa solo tramite circolari, spesso
compilate in più colori con caratteri insoliti allo scopo di impressionare
l'interlocutore, e ciÚ in linea con il comportamento abituale dei maniaci esibizionisti.
L'editore feticista pubblica solo seguendo la moda, ed è pronto a cambiare politica
cosÏ come si cambia un vestito. L'editore feticista predilige per i suoi volumi
copertine shocking, molto curate e dettagliate, con grandi foto dell'autore, perchè
sa bene cosa veramente sta vendendo.
L'editore feticista ama pubblicare opere di non-scrittori, ovvero di persone famose in
altri campi, che decidono un giorno, per un motivo o per l'altro, di prendere in mano
una penna o un word-processor. Si tratta di un comportamento a prima vista
bizzarro, almeno dall'esterno, perchè equivale ad investire su un non-professionista.
Tuttavia, il mercato italiano sembra rispondervi più che bene, come dimostra il
crescente numero di cantanti-scrittori, di attori-scrittori, di giudici-scrittori, di politici-scrittori,
addirittura di papi-scrittori. Chissà, forse l'editore feticista è l'esemplare più
acuto dell'intera categoria.
Il terzo gradino della Scala Gutenberg è, dopo il primo, il più affollato: esso raccoglie
i cosiddetti editori "questuanti", ovvero gli editori che amano piangere miseria ed
implorare aiuto economico da parte degli autori. Chiunque abbia tentato l'impervia
strada dello scrittore ha incontrato lungo il cammino almeno un esponente di questo
gruppo.
L'editore questuante è editore soltanto per caso. Potrebbe essere pasticciere,
calzolaio, o dentista: la Casa Editrice è per lui un semplice mezzo per produrre
denaro. Il contenuto dei manoscritti, il messaggio, lo stile, il valore letterario, a suo
parere non hanno nessun significato. L'unica cosa che conta è che l'autore sia
disposto a partecipare alle spese di pubblicazione; meglio ancora, che se ne faccia
carico interamente: per il resto, potrebbe pubblicare anche la lista della spesa.
L'editore questuante ha una visione semplicistica del suo lavoro, e della realtà
editoriale nel suo complesso. "In Italia i lettori sono pochissimi..." egli pensa "In
compenso gli aspiranti scrittori sono infiniti. Perchè dunque sprecare tempo e fatica
sullo scarno mercato dei lettori, quando si puÚ far soldi spremendo gli autori?". Dal
suo punto di vista il ragionamento dell'editore questuante è comprensibile, e ciÚ ne
fa l'esemplare più abietto e pericoloso dell'intera categoria.
Sul quarto gradino della Scala Gutenberg, infine, troviamo gli editori "mistici". Sono
costoro un gruppo originariamente compreso negli editori questuanti, che
successivamente, cadendo vittima di paranoia e manie di grandezza, ha peggiorato
la propria posizione. L'editore mistico, mediante tecniche di autoipnosi e feroci
training notturni, riesce ad autoconvincersi che è giusto chiedere soldi agli autori,
che anzi questo è necessario per la stessa sopravvivenza della Letteratura,
dell'Arte. Con un bispensiero orwelliano l'editore mistico trasforma la prosaica
ricerca di denaro per le proprie tasche in un'encomiabile lotta per la salvezza della
Cultura, e riesce perfino, chiedendo contributi milionari agli scrittori, ad essere
gratificato dalla grandezza del suo compito. Gli editori mistici amano presenziare
conferenze, essere intervistati, rilasciare autografi; i loro deliri (alcuni editori mistici
hanno persino scritto dei libri per osannarsi) sono oggetto di studio da parte di
neuropsichiatri alla disperata ricerca di possibili cure. L'editore mistico è finanche
convinto di conoscere meglio dell'autore le possibilità artistiche dell'autore stesso, e
spesso tenta di convincerlo a cambiare genere letterario, non di rado offendendosi
per i rifiuti. Benchè fortunatamente rari, gli editori mistici rappresentano delle mine
vaganti per gli aspiranti scrittori, in quanto preferiscono proprio trattare con autori
"nuovi", pensando di poterli più facilmente "plasmare" secondo le loro convinzioni.
Entrando nel campo delle mere ipotesi, si favoleggia l'esistenza di un grado zero
della Scala Gutenberg, detto anche limbo dell'Editore Unicorno, o dell'Editore delle
Nevi, o dell'Editore di Loch Ness. Appartengono a questo mitologico gruppo gli
editori che rispondono alle lettere, che addirittura, si racconta, leggono i manoscritti
degli sconosciuti, che commentano anche i testi rifiutati dando consigli e
suggerimenti, che si fanno trovare al telefono, che stipulano contratti di
pubblicazione umani, che camminano sulle acque, che moltiplicano pani e pesci.
Non tutti credono all'esistenza di simili creature: bisogna aver fede.
Nonostante sia paradossale, questa scala di riferimento può tornar utile al novello
scrittore. Egli, ponendo sul giusto gradino l'editore con cui sta trattando, può meglio
interpretare le sue reazioni, può meglio capire cosa l'altro si aspetta e cosa invece
ha intenzione di dare.
Ma, a parte classificare l'interlocutore, come si deve porre l'aspirante scrittore nel
suo confrontarsi col mondo editoriale?
Si consiglia anzitutto pazienza. Di più, testardaggine. Lo scrittore dev'essere
cocciuto; dev'essere perseverante, irrriducibile. Nella sua ricerca di un editore egli
dev'essere instancabile, privo di qualsiasi timore; soprattutto, non deve mai lasciarsi
scoraggiare.
Attenzione, ciò non vuol dire fiducia incrollabile nelle proprie qualità. L'aspirante
autore dev'essere sempre aperto ai consigli, alle critiche costruttive; deve prevedere
di maturare, di cambiare stile e linguaggio. Mettendo in conto tale possibilità,
insistere significa semplicemente porre il proprio lavoro al giudizio di quante più
Case Editrici possibile. Perchè i criteri di valutazione degli editori, lo si scopre con sorpresa, sono
estremamente variegati. Ciò che per un editore è immondizia, per un altro è
capolavoro. Scoprire questo semplice concetto è un enorme passo avanti sulla
strada che porta allo scrittore professionista. Capita infatti che l'autore esordiente
accetti come oro colato il primo giudizio che riceve, non per ingenuità, ma per una
sorta di timore reverenziale verso gli esponenti di un mondo di cui non ha alcuna
conoscenza. Per l'autore esordiente le parole del primo editore che si abbassa a
giudicare le sue opere sono il Verbo. Queste parole, se negative, gli peseranno
addosso come macigni.
Nulla di più sbagliato. Ogni editore ha un gusto soggettivo, valido esattamente
quanto quello di chiunque altro. Mai farsi impressionare, dunque, mai farsi
influenzare.