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Sedici racconti raffinati, affascinanti, poetici. Il meglio della narrativa breve di uno dei più amati autori italiani, vincitore del Premio Urania 1998: Franco Ricciardiello
Delos

www.Fantascienza.com

Saluti dal lago di Mandelbrot

Presentazione
di Roberto Sturm

Ho conosciuto Franco Ricciardiello a Montepulciano nel 1987, quasi agli inizi della sua carriera. Io stavo lasciando una Convention deludente con un giorno di anticipo mentre lui arrivava insieme alla moglie e alla primogenita Martina ancora in fasce.
Un incontro veloce, ci presentò Giampiero Prassi che conosceva entrambi.
Da quel giorno abbiamo cominciato a sentirci e successivamente a vederci per quello che la distanza e i relativi impegni ci hanno consentito, abitudine che abbiamo sempre mantenuto.
Al di là del rapporto di amicizia che è scaturito da quell'incontro, frequentare Franco mi ha consentito di seguire con particolare attenzione il suo lavoro e l'evoluzione del suo stile, di notare le affinità tra il modo di essere e di scrivere di uno dei più interessanti autori di fantascienza italiani.
Tutta la sua produzione è permeata da una coerenza ideologica e tematica che salda, senza traumi, l'impatto iniziale con una narrativa di stampo umanistico che muta, nel corso degli anni, verso atmosfere più rarefatte e tecnologiche e uno stile apparentemente freddo e asettico. Simile, a volte, "agli scarni comunicati di Televideo", come sostiene Domenico Gallo di Se io fossi Escherichia coli, unico racconto italiano inserito da Piergiorgio Nicolazzini nell'antologia monotematica sui cloni, L'uomo duplicato, edita dall'Editrice Nord.
Particolarmente efficace risulta la scelta di presentare in questa antologia racconti che coprono buona parte della carriera di Franco (dal 1984 al 1995). I lettori potranno notare con maggiore facilità le peculiarità e i mutamenti della letteratura di un autore che è divenuto un punto di riferimento per molti appassionati italiani.
Senza approfondire i singoli racconti presentati da Delos Book (compito senz'altro piacevole che lascio ai lettori), vorrei sottolineare la capacità di Ricciardiello di rivisitare tematiche classiche della letteratura di fantascienza con una freschezza di linguaggio e un'originalità inconsuete (Michela e la bomba al neutrone e Frammenti degli occhi di Tiberio), di dare concretezza a una fantasia fuori dai cliché convenzionali (L'eterna estate sul fiordo e L'uomo del dieci Agosto), di trattare tematiche più recenti dimostrando una conoscenza di base tutt'altro che superficiale (Ombre di imperi a venire e Saluti dal lago di Mandelbrot).
Ma i tratti caratteristici del Ricciardiello scrittore sono molteplici e ne fanno un autore unico nel panorama della fantascienza italiana.
Se nei primi racconti è l'idea fantastica il fulcro della narrazione, con l'andare del tempo Franco intraprende con decisione la strada dell'approfondimento dei personaggi, della cura attenta dei dettagli. Il mutamento graduale dello stile porta i suoi lavori a ritmi quasi vertiginosi. La solida struttura dei racconti rimane comunque inalterata, lasciando al lettore un senso di completezza difficilmente riscontrabile in altri autori.
Importante sottolineare come l'evoluzione dello stile di Ricciardiello non intacchi minimamente i contenuti dei suoi lavori, contenuti di denuncia e forte impegno sociale.
D'altronde l'autore non ha mai nascosto né le sue idee politiche né il suo impegno sul versante sociale. Fondamentale quanto evidente, nella sua narrativa, la componente politico-ideologica che usa quasi sempre senza retorica (salvo in qualche racconto degli esordi) e mai a sproposito.
E' proprio questa componente che lo contraddistingue, fin dai primi racconti che pubblica, da una produzione italiana poco restia (a parte rare eccezioni oggi fortunatamente sempre più frequenti) ad affrontare temi qualificanti ed impegnati. Purtroppo in Italia per anni ha prevalso una concezione di letteratura di fantascienza neutra, concezione sostenuta da una cultura di destra ancora oggi presente ma che mostra attualmente evidenti segni di cedimento sotto i colpi portati da autori motivati e politicamente schierati. Ricciardiello, senza dubbio, è uno degli esponenti più rappresentativi di questa corrente.
Convinto assertore dell'autonomia della fantascienza italiana rispetto a quella di lingua anglosassone, si è sempre battuto con solide argomentazioni, sia dalle pagine di riviste amatoriali che professionali, a sostegno di questa ipotesi. E ogni suo racconto pesa come un macigno sopra la testa di coloro che pensano il contrario.
Per tutti le ragioni che ho appena citato mi piace pensare, e con me credo tutti coloro che sono in sintonia con le posizioni di Franco, che il recente Premio Urania recentemente vinto con il romanzo Ai margini del caos rappresenti, oltre che il giusto riconoscimento per uno scrittore di valore assoluto, un sintomo indiscutibile di vero cambiamento della letteratura di fantascienza italiana verso posizioni meno conservatrici, che finalmente la possa aprire anche ad un pubblico non specializzato.< br> Si potrebbero dire ancora tante cose di Franco Ricciardiello, ma credo che sia meglio far parlare di lui i suoi racconti. Nessuno riuscirebbe a farlo meglio.
Buona lettura.

Roberto Sturm


Presentazione
di Mirko Tavosanis

Il nome di Franco Ricciardiello, che certo non è molto conosciuto al di fuori del ristretto circolo della fantascienza italiana, è invece diventato ormai familiare ai cultori di quest'ultima.
Un successo rapido - rispetto ad altre carriere - e sulle cui ragioni non sarà magari futile interrogarsi: Ricciadiello ha forse qualcosa in più rispetto ad altri autori del suo ambiente? Le risposte a questa domanda possono essere varie (ad esempio, io credo che ce l'abbia), ma è indubitabile che nelle sue opere ci sia, se non qualcosa di migliore, certamente qualcosa di diverso, ed a contribuire alla fortuna della sua produzione è probabilmente questa certa atipicità, il sapersi distaccare dagli stereotipi e dalla scarsa immaginazione che troppo spesso marcano i lavori fantascientifici nostrani, di solito capaci solo di rimasticare in un modo ritenuto "colto" e "letterario" vicende e sfondi ormai irrimediabilmente logori.
Virtù negativa e di omissione, se vogliamo; ma sicuramente virtù, confermata poi dal fatto che, ben lontano da ogni vuoto formalismo, Ricciardiello tende a riversare sulla carta una passione e un'ideologia ben precise - come vedrà presto il lettore di queste pagine. Elementi che, dirò subito, se di per sé non bastano a fare buona letteratura, ne sono però di solito i fondamenti indispensabili.
Ma, abbandonando le necessarie astrazioni del pistolotto introduttivo, vediamo come si concretizza poi nella pratica quest'idea generale. Innanzitutto, per mezzo di una coerente serie tematica interna della cui esistenza fa fede questa stessa antologia, attraversata per tutta la sua lunghezza da un filo conduttore unico - l'ambientazione spagnola - a testimoniare il disinteresse di Ricciardiello per sfondi preconfezionati "usa e getta" (tipici di autori superficialmente più versatili), e viceversa il suo ritornare, magari da angolazioni diversissime, su un nucleo di immagini compatto e profondamente sentito.
Naturalmente, non si tratta solo dell'ambientazione, che, se è forse la costante meglio riconoscibile, non per questo è l'unica a balzare agli occhi di chi abbia presente buona parte dell'opera di Ricciardiello: da questo punto di vista, ad esempio, la Barcellona sommersa di Effetto Notte farà probabilmente riemergere il ricordo della Venezia notturna di Michela e la bomba al neutrone; e gli insetti sotto la pelle di Verrà il tempo della cenere richiameranno allo stesso modo la "bestia" di Sangue fragile mentre la coppia Arianna/Fernanda dello stesso racconto porta ad altre simili coppie gemellari, come i clonici fratelli pavesi di Io non sono Luciano Pavesi. Elementi, tutti questi, di un personale simbolismo che per un ceno periodo si è riconosciuto nell'immobilità da cartolina di alcune località turistiche della Spagna (o, in altri racconti, dell'Irlanda o della Norvegia), colte quasi in un animo di sospensione del tempo.
E, coerentemente, Ricciardiello non è scrittore da intrecci fulminanti e da impeccabili ingranaggi narrativi: la sua tecnica preferita (e, in un certo senso, anche la sua tematica preferita) è invece la descrizione di particolari frammenti staccati della Storia (quella con la S maiuscola), un particolare modo, del quale racconti come Tutti i miti dell'Ebro sono esempi chiarissimi, di puntare i riflettori e bloccare all'infinito, per una specie di paradosso, non problematiche "ambientazioni archetipe", ma al contrario momenti ben precisi di un tempo univoco, arrivando fino alla pignoleria di precisare non solo il giorno ma perfino l'ora, "dalle 8,35 alle 21,10 del 29 ottobre 1938". A non voler mettere in conto, poi, un aspetto non secondario di questa narrativa, il richiamarsi cioè a scrittori e poeti spagnoli o latino-americani (da Márquez o Lorca a Machado, passando sorprendentemente per Azorín), talvolta con citazioni dirette che evidenziano ancora di più questa creazione a blocchi, questo fissare l'attenzione su descrizioni "discontinue".
Chiaramente, una simile concezione della scrittura non può avere influenza unicamente sul livello dei contenuti. Non sfuggirà infatti al lettore, magari come elemento di disturbo, lo svolgimento dell'intreccio organizzato - se non altro a conclusione di racconto - su forti stacchi più che su graduali e gradevoli trapassi; e darà forse fastidio anche l'inserimento, a volte pesante, di spiegazioni storiche o di conclusioni moralizzanti. In entrambi i casi, dei difetti abbastanza evidenti che, però, sono secondo me inseparabili dal paradosso accennato poco fa, la compresenza cioè in questi racconti di Storia (mondiale) e storia (dei personaggi) da un lato, di atemporalità e circolarità dall'altro: tanto più in quanto Ricciardiello non è autore ideologicamente neutro, ma al contrario è fortemente coinvolto nella materia dei racconti e parte da posizioni politiche di sinistra ben definite.
Le sue opere traggono quindi vitalità anche da un altro conflitto apparentemente incomponibile, quello tra le esplicite dichiarazioni dei personaggi ("La Storia non esiste", si dichiara nel primo romanzo di Ricciardiello, La Rocca dei Celti: che è d'altronde anche il contenuto del messaggio conclusivo ed anti-oggettivo di Non giurammo fedeltà ad alcun re) e una profonda inclinazione personale ad immischiarsi comunque nel magma della Storia negata. Insomma, se certi lati di questa scrittura stridono alle orecchie del lettore, occorre accettarli come residui accattivanti ed affascinanti (tanto più nel piatto panorama della narrativa italiana contemporanea - di fantascienza e no); specialmente in considerazione del fatto che Ricciardiello ha dimostrato, ad esempio con Rive del Duero e, soprattutto, con Cronache dell'arabesco di pietra, di saper limare parte delle asperità senza per questo perdere molto del proprio stile personale, dello smalto che lo contraddistingue.
Questi, schizzati velocemente, i tratti secondo me più appariscenti dell'insieme di racconti presentato. Concludo dunque qui codesta sintetica presentazione, lasciando la parola all'autore, spero e mi auguro di aver fornito un'utile indicazione di lettura a chi non conosceva Franco Ricciardiello, o di esser riuscito stimolante per coloro che l'avessero contattato già in precedenza. Che, per un critico, sarebbe già qualcosa.

Mirko Tavosanis

Franco Ricciardiello
Saluti dal lago di Mandelbrot

16 racconti di fantascienza
Copertina di Maurizio Manzieri
Presentazioni di Roberto Sturm e Mirko Tavosanis

Pagg. VIII+215
Formato 21x29,7 cm
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Copertina
L'indice del volume
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Delos Book n. 1: Pianeta illusione
Tutti i racconti di Angelo De Ceglie

Copertina di Giuseppe Festino - A cura di Silvio Sosio e Franco Forte
Pagg. XVIII+215 - Formato 21x29,7 cm - File pdf (richiede Acrobat Reader)

Presentazione


Delos Book n. 2: L'uomo dei mosaici
Racconti di Francesco Grasso

Copertina di Eolo Perfido - Presentazione di Vittorio Catani
Pagg. VIII+212 - Formato 21x29,7 cm - File pdf (richiede Acrobat Reader)

Presentazione