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  Tetsuo
Tetsuo: the iron man, Giappone 1989 - colore

Recensione
di A. Zille
L'accelerazione delle immagini, il serrato montaggio da videoclip, la quasi totale assenza di dialoghi, lo stridere delle musiche, l'utilizzo del bianco e nero.
Sono questi i principali elementi che fanno di Tetsuo un film di particolare e a volte difficile visione e che rendono impossibile una singola interpretazione.
Come Banana Yoshimoto nel campo della narrativa, Tsukamoto appartiene alla nuova generazione di autori giapponesi che si distacca in maniera netta dai rigidi conformismi della cultura nipponica.
La radicale e veloce trasformazione del Giappone del dopoguerra, ha trovato l'attuale generazione di fronte alla mancanza di un passato coerente con cui confrontarsi. Questo repentino salto ha dato vita a nuove forme d'arte, che esprimono in modo ricorrente, attraverso il fumetto, il cinema, la musica e la letteratura, il disagio di una rincorsa verso un futuro sempre piu' inumano e ipertecnologico.
Tetsuo interpreta cinematograficamente le caratteristiche peculiari del mangaka (il fumetto giapponese) non solo attraverso l'uso del bianco e nero e della frenesia del montaggio e delle inquadrature (i manga sono caratteristici per essere solo in bianco e nero e con un'intensa dinamicita' delle tavole), ma anche nella tematica erotico-sessuale, affrontata con macabra ironia nelle sequenze in cui il protagonista subisce la trasformazione del suo fallo in quell'enorme trapano con cui uccide, senza potersi opporre a questa metamorfosi, la sua ragazza.
La livida ruvidezza delle immagini, resa con un interessante uso delle luci e della fotografia (a cura dello stesso regista), ci parla di come Tsukamoto veda il divenire della sua societa'. Nelle sue personali visioni, egli immagina che la claustrofobica citta' generi una maschera di repressioni, attraverso cui si esprime poi una ricerca della violenza fine a se stessa. Il protagonista, infatti, dapprima strumento impotente, diventa egli stesso preda di una pazzia distruttrice nel finale, dove si fonde al suo antagonista divenendo un enorme cingolato con cui da' sfogo alla piu' inumana violenza.
Attraverso un linguaggio fumettistico e sperimentale, il film ci offre anche un uso di musiche alternative, definite industriali. Con percussioni metalliche e suoni industriali sapientemente miscelati, si genera una suggestiva cacofonia che ben accompagna il forte impatto visivo del film. In Giappone queste musiche composte per il film da Chu Isliikawa sono diventate molto popolari e hanno reso famoso il loro compositore.
Anche e non primo al tema dell'uomo macchina (Tsukamoto si e' ispirato in parte al film "Eraserhead" di David Linch), il regista scava in profondita' nel dualistico tema della violenza-citta', attingendo a piene mani dalle nuove arti giapponesi e, alla luce dei suoi ultimi film (Tetsuo 2, Tokio fist), sembra voler continuare su questa strada.
Premesso che il film e' di difficile interpretazione, anche nella struttura della trama (non vi sono praticamente dialoghi), e che il montaggio e' caotico e veloce, mi cimento in una possibile versione dei fatti.
Una giovane coppia investe con la macchina un ragazzo. Spaventati dalle possibili conseguenze, i due scappano abbandonandolo sul ciglio della strada. Durante l'incidente, una scheggia di metallo entra nel braccio del giovane, infettandolo e dando inizio ad una terribile metamorfosi. Il ragazzo investito e' infatti un essere dotato di poteri speciali, attraverso i quali puo' controllare il metallo e fondersi con esso. Il giovane vive in una fabbrica abbandonata, da dove dirigera' la sua vendetta contro lo sventurato impiegato. Dapprima al ragazzo crescono cavi di metallo dal mento, poi sotto la pelle delle braccia vede muoversi, gonfiarsi e contorcersi il metallo. Dai suoi piedi fuoriescono dei tubi che si rivelano essere razzi, attraverso i quali percorre a folle velocita' le vie di Tokio. In attesa del metro', una donna di fronte a lui rimane infettata e si trasforma in un mostro.
Durante la trasformazione anche il suo sonno e' disturbato; nei suoi incubi un demone femmina lo sodomizza con un lungo organo simile a un tubo da aspirapolvere.
Il parossismo viene raggiunto nel momento in cui il suo pene si trasforma in un enorme trapano, con cui riduce in pezzi la sua ragazza.
Ormai ridotto a un'inumana massa di metallo e carne, e finalmente consapevole dei suoi poteri, raggiunge il suo creatore nella fabbrica abbandonata. In un turbinio di vecchi televisori, tubi elettrici, lavatrici e rottami d'auto, i due esseri si scontrano.
Il finale vede i due antagonisti fondersi (anche qui, come nelle scene dell'incubo, con esplicite allusioni omoerotiche) in un enorme carro armato a due teste, che si avvia a seminare la distruzione per le vie della citta'.


   
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