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  Syrena
Syrena, Italia 1998 - colore

Recensione
di V. Evangelisti
Mentre la letteratura di genere in Italia conosce un grande successo inaspettato e travolgente, specie nel campo del noir, della fantascienza e dell'Horror, il cinema Italiano di genere sembra incapace di tenere il passo.
Un tempo era il contrario.
I prodotti artigianali di Bava, Freda e Margheriti uscirono quando la narrativa fantascientifica, nel nostro paese, era ai primi vagiti, mentre quella horror non esisteva proprio.
Un vantaggio che la cinematografia ha conservato a lungo, fino all'attuale ribaltamento dei rapporti di forza.
Non e' di mia competenza analizzare i motivi del fenomeno, che suppongo legati a storture del sistema produttivo e distributivo.
Mi limito a rimarcare quanto siano deludenti gli ultimi film di Dario Argento, o quanto Nirvana, piu' che aprire la strada ad un Cyberpunk italiano, l'abbia piuttosto aperta ad un Cyberpunk strapaesano. Pur con tutti i meriti che si possono riconoscere a un tentativo a suo modo coraggioso.
Credo che tanta debolezza risieda nel minimalismo ancora imperante nel nostro cinema, e nell'eterna comoda tendenza ad avvolgersi nella coperta calda della commedia, quasi a voler fare del grande schermo un prolungamento dei varieta' televisivi.
Del resto, durante un dibattito radiofonico che ho sostenuto tempo fa, un uomo di cinema sosteneva che la commedia e' l'espressione naturale degli Italiani. Versione aggiornata dello stereotipo dell'italiano che ama strimpellare il mandolino, magari vestito da pulcinella. E si e' dovuto vedere, in Aprile, un film straordinario ed entusiasmante come Strange Days portato a paradigma di cattivo cinema.
Prese di posizione cosė vergognose farebbero pensare che, in Italia, non ci sia spazio davvero per la fantascienza.
Peccato che parecchie decine di migliaia di lettori la pensino diversamente, tanto che i romanzi italiani di fantascienza sono oggi i piu' venduti in assoluto (e non solo in Italia, si badi).
Peccato che, a sorpresa, facciano la loro comparsa prodotti cinematografici pienamente maturi come SYRENA... Gia', SYRENA.
Non so quante volte l'ho visto, eppure continua a darmi un senso di appagamento, come quello che si prova davanti a un prodotto intellettuale compiuto.
Ecco un caso in cui la sovrabbondanza di effetti speciali non risulta stucchevole, bensi' funzionale alla materia trattata. Vi si parla, come in tutta la narrativa Cyberpunk, di innesti elettronici sul corpo e sulla personalita' umani; non poteva che essere l'elettronica a tradurre il tema in materia filmica.
Senza che cio' vada a scapito di una storia forte, piu' sussurrata - col sussurro dei circuiti - che narrata. Fino a fondere realismo e onirismo in un'unica creazione, che nessuno saprebbe riassumere, ma che ciascuno ha vissuto. La fantascienza e' essenzialmente sogno di elementi scientifico - tecnologici; non piatta descrizione degli stessi, dunque, ma loro reinterpretazione fantastica.
Fino a porgere all'inconscio una materia che gli sarebbe estranea, rimodellata in nuovi archetipi da collocare, a pari titolo, di fianco a quelli antichi.
In Syrena tutto questo c'e'. I frattali che si formano e svaniscono, le isole misteriose che emergono da oceani di elettricita', le scritte velocissime ed enigmatiche che appaiono ai margini delle inquadrature. Tutti fattori costitutivi di un nuovo onirismo, prodotto dalla sintesi tra la mente umana e informatica.
L'essenza stessa del cyberpunk.
Ma , soprattutto, in Syrena c'e' il recupero della dimensione drammatica e, talora, tragica della fantascienza.
Genere che, nelle sue espressioni migliori, non e' mai stato portato alla futilita', ma piuttosto alla costruzione goticheggiante di scenari d'apocalisse, o alla satira sferzante e cattiva. Da Welles in poi, fino a Ballard e a Gibson.
Non so quale fortuna potra' avere Syrena. Se preludera' a un lungometraggio, sara' un segnale importante di una presa di coscienza, da parte del cinema, del tipo di fantascienza che e' veramente amato in questo paese. Se cio' non avverra', rimarra' almeno la soddisfazione di avere visto, per una volta, il mandolino sostituito da una chitarra elettrica. Personalmente spero che cio' avvenga.

Valerio Evangelisti


   
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