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| La meteora infernale The monolith monsters, USA 1957 - b/n |
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| Recensione di M. Carita' |
Dopo una pioggia di meteoriti, un uomo raccoglie una delle rocce cadute dal cielo: il giorno seguente lo ritrovano mutato in pietra. Una bambina porta a casa un frammento di meteora; qualche tempo dopo, la sua casa è sepolta dalle rocce e i genitori trasformati in pietra anch'essi. Una pioggia torrenziale svela la causa di questi eventi misteriosi: sotto l'effetto dell'acqua, le rocce meteoriche si accrescono a dismisura, sino a crollare sotto il proprio peso e generare nuove formazioni, una vera e propria valanga vivente. Dalle analisi il minerale risulta essere una forma di vita parassita, una sorta di fungo minerale che si nutre di acqua; così si spiega anche la trasformazione in roccia delle persone che ne vengono a contatto: in mancanza di acqua, il minerale è in grado di assimilare i fluidi corporei degli esseri viventi. Le rocce avanzano verso la città vicina. Ulteriori indagini di laboratorio rivelano che il cloruro di sodio è in grado di arrestare i processi vitali del minerale. Fortunatamente, la città è circondata da quello che in precedenza era un fondale marino. Viene fatta saltare una diga e i monoliti sono inondati da una massa d'acqua salata, che li trasforma in comunissima roccia inanimata. Tratto da un soggetto di Jack Arnold e ambientato nello scenario quasi ascetico del deserto tanto amato dal regista, questo film presenta un'invasione aliena che, in un certo senso, precorre i propri tempi. Nel corso degli anni Sessanta e nel decennio successivo, infatti, il cinema di fantascienza si fa più raffinato e le ipotesi di vita extraterrestre più sofisticate; ai 'mostri provenienti dallo spazio' si affiancano forme di vita più plausibili, di cui molte non senzienti proprio come i nostri minerali.
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