![]() |
||
![]() |
||
![]() |
||
| La 'cosa' da un altro mondo The thing from another world, USA 1951 |
||
| Recensione di Maurizio Carita' |
Un velivolo di provenienza sconosciuta cade nei pressi di una base scientifica americana localizzata in prossimità del Polo Nord. Sorvolando la zona, i militari di stanza nella base ne individuano le tracce sulla neve e scoprono che l'elevata temperatura dell'aereo ha sciolto il ghiaccio, facendolo affondare. Per determinare la grandezza e la forma dell'oggetto, gli uomini si dispongono lungo il suo perimetro e, in un momento di grande suggestione, formano un cerchio, realizzando immediatamente di essere in presenza di un disco volante. Il comandante della base decide di liberare dai ghiacci l'astronave mediante l'utilizzo di bombe termiche: una scelta malaugurata, dal momento che la nave si incendia ed esplode. Riescono, però, a salvare il corpo del pilota e a riportarlo alla base ancora congelato in un blocco di ghiaccio. Sistemato in un deposito, il ghiaccio viene sciolto accidentalmente da una termocoperta e l'alieno torna in vita. Isolati nella base da una tormenta di neve, gli uomini devono difendersi dagli attacchi dell'alieno che, come scopriranno, e' una forma di vita vegetale iperevoluta, bramosa di sangue animale con cui nutrire la propria prole. A peggiorare la situazione, la creatura sembra in grado di rigenerarsi autonomamente. Quando ogni tentativo di distruggere l'alieno sembra ormai vano, un arco voltaico riduce in polvere la creatura. Il messaggio lanciato via radio alla fine del film, però, non lascia largo margine alla speranza: 'Attenzione al cielo... ovunque, scrutate il cielo'...
Capostipite delle invasioni aliene, il film e' un perfetto esempio di economia dell'immagine: il regista (Nyby come da cartellone o, più probabilmente, lo stesso Hawks) ha saputo dosare le apparizioni della 'cosa' con raffinata precisione, sacrificando in fase di montaggio alcune scene in cui essa appariva distintamente. Gli ambienti in costante penombra, l'azione concitata e, all'esterno, la tormenta di neve, nascondono le fattezze della creatura, un umanoide di statura gigantesca (lo stesso attore misurava due metri e 26 centimetri), con fronte ampia e vene sporgenti. In questo modo il terrore è più implicito che manifesto, col risultato di fornire al pubblico un'icona piuttosto che una figura definita. Il successo ottenuto al botteghino spingera' le case di produzione a considerare il genere fantascientifico una carta vincente, scelta che peraltro le ripagherà di misura.
|
|
| Accessi a questa pagina |