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  Creature dallo spazio e dal tempo
di Giovanni Mongini

da Robot
no. 3 e 4
(1976)

Quando, al principio degli anni Cinquanta, apparvero sugli schermi i primi, importanti film di fantascienza che trattavano il soggetto delle invasioni, ci fu chi disse (e ancora ripete) che l'essere extraterrestre o le pattuglie di dischi volanti, le gelatine, gli esseri-virus o che altro, rappresentavano in realta' il nemico spietato e crudele che si celava oltre cortina.
La paranoia del maccartismo duro' abbastanza a lungo per rendere questi film solo un veicolo di propaganda anticomunista e nulla piu'. Qualche sporadico tentativo di valutazione fantascientifica fu azzardato, in Italia, ma cadde nel ridicolo. Era l'epoca in cui l'appassionato di fantascienza era considerato come appartenente a una setta segreta di persone con tendenze maniacali assai prossime a un'idiozia congenita. Era l'epoca in cui si credeva che la fantascienza fosse soprattutto cio' che non e': missili e mostri.
Per quanto riguarda il cinema di fantascienza, era veramente l'epoca dei 'missili e mostri', e poiche' il grande schermo era il mezzo divulgativo di maggior effetto, nessuno, al di fuori della piccola cerchia di appassionati, si sarebbe mai sognato di dire che esistevano testi di ben maggiore impegno di quello dal quale era stato tratto il filmIl polipo a pallini contro il mostro dalle quarantaquattro braccia in fila per sei col resto di due.
E cosi', allo stesso modo, mentre si spendevano parole e parole, metri e metri di celluloide per avvisare, 'sensibilizzare' il pubblico sui pericoli di una guerra atomica che mai gli americani avrebbero fatto ma i cattivi russi si', giungeva sugli schermi l'unico, vero, spudorato esempio della follia maccartista:I 27 giorni del pianeta Sigma.
In cinque diverse localita' della Terra vengono rapiti degli esseri umani e portati a bordo di un disco volante, dove un alieno consegna loro altrettante scatole capaci, se aperte, di distruggere ogni traccia di vita umana per un raggio di tremila miglia. Le capsule contenute nelle scatole obbediranno solo al comando telepatico di colui che le ha ricevute: nessun altro puo' usarle. Si tratta, come si vede, di una invasione 'per interposta persona', nella speranza che siano gli stessi terrestri a distruggersi il che, in un caso del genere, dovrebbe essere un'assoluta certezza. Ma tra i prescelti c'e' uno scienziato, ovviamente tedesco, che non solo sventa la minaccia di invasione ma, addirittura, lancia le capsule con una formula speciale incisa su di esse che permette di distruggere solo 'coloro che non sono d'accordo con un regime di pace e di liberta'. Inutile dire che oltre cortina si verifica una strage; gli uomini in pace invitano gli alieni nel loro mondo. La pellicola, nell'epoca odierna, rimane comunque il documento di un momento trascorso della storia umana.
Prima di questo esempio, che e' del 1957, la nostra Terra era stata invasa innumerevoli volte e in generale, anche se per il classico 'rotto della cuffia', i terrestri avevano sempre visto spuntare l'alba del giorno dopo. D'altra parte, bisogna considerare con obiettivita' che il soggetto delle invasioni aliene era molto gradito a produttori e registi; questo perche', tranne alcuni esempi particolari tipo La guerra dei mondi, si trattava di soggetti poco costosi. Si arrivava addirittura al limite di sfruttare delle persone comuni, piu' o meno coperte da un leggerissimo trucco, e farle muovere come degli zombi da alieni invisibili o di infinitesimali dimensioni. E' arcinoto che, nel cinema, tutto cio' che non si vede ha il grande pregio di non costare.
Per noi appassionati, invece, queste tematiche risultavano certo molto piu' credibili di quelle dei mostri preistorici.
Cosi', nel 1951, sotto la fasulla firma di Christian Nyby ma in realta' diretto da Howard Hawks, appare sugli schermi uno dei maggiori classici del genere: La cosa da un altro mondo. Un oggetto volante scende nei pressi di una base polare e una spedizione partita alla ricerca dell'oggetto trova un umanoide rinchiuso nel ghiaccio. Portato alla base il prezioso involto, per una banale fatalita' il ghiaccio si scioglie prima del previsto e libera l'allucinante creatura: un essere proveniente da un mondo dove la vita vegetale ha avuto lo stesso sviluppo di quella animale. Egli si nutre preferibilmente di sangue, si riproduce per mezzo di semi che reca sotto il tessuto della mano, considera gli esseri umani solo come cibo; i terrestri superstiti faranno giustizia di lui con un arco voltaico.
Il film, irto di un dialogo fitto e veloce, ben recitato e dotato di una dosatissima suspense, rimane ancora oggi uno degli esempi migliori mai offerti dal cinema di fantascienza. L'alieno, interpretato da James Arness, che avra' il ruolo del detective nell'altrettanto celebre Assalto alla Terra, si avvale anche della figura di Kenneth Tobey, del quale ricordiamo le parti sostenute in Il mostro dei mari, Il risveglio del dinosauro, La notte del furore. Dopo vari tentativi Howard Hawks, che in realta' diresse il film pur lasciando la firma al suo operatore Christian Nyby, decise di truccare Arness come una specie di Frankenstein dal cranio pelato, dotato di spine alle nocche delle dita; giro' molte scene dove l'alieno era perfettamente visibile ma, all'atto del montaggio, preferi' dosare queste apparizioni e mantenerle tutte nella penombra in modo che la figura non fosse mai vista chiaramente, il che aggiunse un'atmosfera ancora piu' angosciante al film.

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