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	<title>Vikkor Vittorio Catani</title>
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	<description>Occuparsi dell'oggi che maggiormente può influire sul domani</description>
	<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 09:25:47 +0000</pubDate>
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		<title>Ciajkovskij visto da&#8230; Catani</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 09:23:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[.
Oggi, sabato 4 febbraio, alle ore 18,30 presso Puglia Teatro - “L’Eccezione” - di Rino Bizzarro, Via Indipendenza 75 - Bari, vi attende il secondo appuntamento con il ciclo “Musica Divina - Le note dell’anima”, a cura di Vittorio Catani. 
 
Il primo incontro era dedicato a George Gershwin, questo sarà dedicato a un altro “grandissimo”, il compositore russo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>Oggi, sabato 4 febbraio, alle ore 18,30 presso Puglia Teatro - “L’Eccezione” - di Ri<img class="alignleft" src="http://img442.imageshack.us/img442/9193/ciajkdipinto4.jpg" alt="" />no Bizzarro, Via Indipendenza 75 - Bari, vi attende il secondo appuntamento con il ciclo “Musica Divina - Le note dell’anima”, a cura di Vittorio Catani. </strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Il primo incontro era dedicato a George Gershwin, questo sarà dedicato a un altro “grandissimo”, il compositore russo Pyotr Ilijch Ciajkovskij. Musicista geniale ma persona fragile e inquieta, dalla vita tormentata, e che finì con il pagare amaramente la sua &#8220;diversità&#8221;, Ciajkovskij è apprezzatissimo dai musicofili ma è stato anche destinatario di feroci giudizi da parte di critici rinomati.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">L&#8217;autore ci lascia una cospicua eredità di sinfonie (fra cui la Sesta, detta &#8220;Patetica&#8221;), brani orchestrali, concerti per violino e per pianoforte, famosissimi balletti (&#8221;La Bella Addormentata&#8221;, &#8220;Il Lago dei cigni&#8221;, &#8220;Lo Schiaccianoci&#8221;), opere liriche (ricordiamo &#8220;La Dama di picche&#8221; e &#8220;Eugenio Onegin&#8221;), quartetti per archi e molti brani per pianoforte solo.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span id="more-1023"></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Ma dopo alcuni decenni dalla sua scomparsa queste composizioni sono state adeguatamente rivalutate, soprattutto per le raffinatissime  partiture orchestrali e le melodie – alcune d’esse molto note – limpide e struggenti, che - fra l&#8217;altro - hanno ispirato generazioni di compositori.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Con proiezione di immagini, video, e ascolto di brani registrati delle opere del musicista. </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong></strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>La bella musica non tramonta mai e coinvolge sempre.</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>Siete tutti invitati!</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">                                    </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Invisibili nelle pieghe del microtempo</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2012/01/19/invisibili-nelle-pieghe-del-microtempo/</link>
		<comments>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2012/01/19/invisibili-nelle-pieghe-del-microtempo/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 19:49:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[.                                                                                                                                                       L’invisibilità affascina da sempre. Un argomento presente in innumerevoli leggende, narrazioni, tradizioni, e trattato in molti film e romanzi, sia di fantasy sia fantascienza sia di “fantastico” puro.

In queste storie, persone e oggetti sono invisibili grazie a poteri della magia (il “mantello” di Harry Potter) o di una tecnologia immaginaria (L’uomo invisibile di Herbert G. Wells, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.                                                                                                                                                       <strong>L’invisibilità affascina da sempre. Un argomento presente in innumerevoli leggende, narrazioni, tradizioni, e trattato in molti film e romanzi, sia di fantasy sia fantascienza sia di “fantastico” puro.<img class="alignleft" src="http://img40.imageshack.us/img40/940/uomoinvisibileb.jpg" alt="" width="508" height="288" /></strong></p>
<p><strong></strong></p>
<p>In queste storie, persone e oggetti sono invisibili grazie a poteri della magia (il “mantello” di Harry Potter) o di una tecnologia immaginaria (<em>L’uomo invisibile</em> di Herbert G. Wells, 1897). Tecnologia immaginaria? Oggi non del tutto, grazie a sperimentazioni affatto di fantasia. E recentissime notizie introducono una particolare novità in questo settore.</p>
<p><span id="more-1020"></span></p>
<p>Ricorderete che tempo fa ebbe risonanza la notizia del “mantello che rende invisibili”: non si trattava di magia, ovviamente. Un oggetto costituito di “metamateriali”, ovvero sostanze artificiali “ingegnerizzate” allo scopo di possedere caratteristiche particolari. Nella fattispecie, i raggi luminosi che colpiscono il mantello non rimbalzano nei nostri occhi rendendolo a noi visibile (come nella normalità), ma “scivolano” attorno a chi lo indossa, ricongiungendosi dall’altro lato e proseguendo per la loro via. Il mantello per noi non è più visibile, unitamente a chi ne è ricoperto.</p>
<p>Ciò accadeva nel 2005, ma va rammentato che già dal 1995 gli Usa avevano realizzato, e usato nella guerra in Bosnia,  l’aereo “invisibile” da combattimento Lockheed F-117 Nighthawk, detto <em>stealth</em> (“furtivo”), progettato con una particolare geometria di angoli e spigoli che lo rende meno percepibile alla vista, e ricoperto di vernici in grado di assorbire le onde elettromagnetiche dei radar. Intanto la ricerca è proseguita ed è recentissimo il progetto di un nuovo “mantello della invisibilità” grazie a una sorprendente  manipolazione della luce.<img class="aligncenter" src="http://img440.imageshack.us/img440/1692/scansione0001j.jpg" alt="" width="510" height="295" /></p>
<p>Quando si parla di velocità della luce di circa 300 mila km. al secondo, ci si riferisce sempre a fotoni che si muovano nel “vuoto”. Il valore è leggermente diminuito allorché il raggio attraversa un fluido o una sostanza trasparente: aria, vetro, e acqua, in proporzione alla loro densità. Da un paio di decenni si sperimentano modalità di rallentamento della velocità della luce. Nel 1999 una équipe danese di scienziati guidati dalla professoressa Lene Hau sparò un raggio di luce attraverso un particolare materiale riducendone la velocità ad “appena” 61 km. al secondo. Risultato notevolissimo. Nel 2003 studiosi dell’Università di Stanford hanno proposto un metodo per “fermare” la luce all’interno d’un particolare dispositivo. Queste sperimentazioni non sono fine a se stesse: si ritiene che possano portare a risultati rivoluzionari nel settore dei computer e della comunicazione.</p>
<p>Muove da queste basi la messa a punto di un nuovo sistema che può rendere invisibili e anche occultare eventi. Ne ha dato notizia l’autorevole rivista “Nature” il 5 gennaio scorso con un articolo dei fisici Moti Fridman, Alessandro Farsi, Yoshito Okawachi e Alexander L. Gaeta, della Cornell University (Alessandro Farsi è italiano, uno dei “cervelli in fuga”). Attenzione: per ora, sperimentalmente, si parla di celare eventi che durano “picosecondi”, cioè di millesimi di miliardesimi di secondo. Poniamo che si possa manipolare un raggio di luce in modo che la parte anteriore del raggio venga accelerata e la parte posteriore rallentata: all’interno del raggio si aprirà un “varco di tempo”, sia pure infinitesimo, in cui la luce non è presente: e quindi qualunque evento si verifichi in questo buco temporale non risulterà visibile per nessuno. È come uno spezzone di tempo fuori della realtà. Dopodiché si fa accelerare la parte di luce rallentata di modo che il raggio torni integro senza denunciare sospette manomissioni. E se il progetto si evolverà riuscendo a creare “buchi temporali” di lunga durata, nulla vieterà di creare un “mantello invisibile” che sia anche “mantello temporale”, con il risultato di far apparire chi dovesse indossarlo del tutto inesistente.</p>
<p>La notizia è apparsa in Italia su &#8220;Scienze&#8221;, in un articolo a firma di Robert W. Boyd e Zhimin Shi, che per esemplificare ricorrono a un paragone: “Un mantello temporale si comporta come un passaggio a livello. Il traffico viene interrotto quando passa un treno, formando un vuoto nel traffico. Dopo che il treno ha superato l&#8217;incrocio, le auto fermate accelerano fino a ricongiungersi con il traffico dinanzi a loro, e il fatto che un treno abbia attraversato l&#8217;incrocio non può essere dedotto osservando il flusso delle auto”. Questi<img class="alignright" src="http://img684.imageshack.us/img684/4949/uomoinvisibile1.jpg" alt="" width="318" height="267" /> esperimenti potrebbero apportare un forte miglioramento ai sistemi di sicurezza nelle comunicazioni su fibra ottica.</p>
<p><strong>L&#8217;invisibilità visibilissima nel fantastico&#8230;</strong></p>
<p>La “invisibilità” è un sogno che ci accompagna fin da bambini. Il desiderio di apparire e scomparire, poter entrare nei segreti altrui senza essere visti, esistere e non esistere, agire ma non lasciare nostre tracce, lasciare tracce ma rendersi irraggiungibili, si presta a molteplici interpretazioni, non sempre positive. E mentre l’angoscia di apparire denuncia la paura di essere esposti, conosciuti, la coazione ad apparire a tutti i costi, così frequente nella nostra società, può essere legata al bisogno di controllare ciò che gli altri vedono di noi. Talora la paura di essere visti può nascondere quella di essere capiti, avvicinati, perfino amati. Nel suo romanzo <em>L’uomo invisibile</em> (1897) l’inglese Herbert G. Wells descriveva l’odissea dello scienziato Griffin, “uomo qualunque” che vuol diventare importante e famoso. Griffin scopre un procedimento per rendere invisibili cose e persone e lo sperimenta su se stesso. Ma essere invisibili comporta enormi e insospettati problemi, che Griffin non riesce a gestire. Decide quindi di sfruttare i  vantaggi della situazione, a loro volta grandissimi, e comincia così a instaurare una sorta di regno del terrore. Alla fine, scoperto e braccato, sarà ucciso dalle forze dell’ordine e da un suo ex amico.</p>
<p>Si può interpretare l’odissea amara di Griffin come quella d’un uomo come tantissimi, colmo di speranze ma già “invisibile” rispetto ai meccanismi sociali, che tenta di riscattare se stesso, esercitando però uno strapotere che lo conduce nuovamente all’annullamento. Da questo romanzo prenderanno spunto molti registi; memorabili <em>The invisible man</em> di James Whale (1933) e <em>Il ritorno dell’uomo invisibile</em> di Joe May (1940). Il racconto di Jack London <em>L’ombra e il baleno</em> narra di due scienziati che entrano in feroce concorrenza nella realizzazione della “invisibilità”: ci riusciranno entrambi, sia pure in parte e pagando un prezzo altissimo.</p>
<p>Nelle serie tv di Star Trek, le astronavi interstellari hanno meccanismi di occultamento.  </p>
<p>.</p>
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		<title>La fanta-Midnight di Woody</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Jan 2012 12:47:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[.
Trovo straordinariamente riuscita l’idea di Woody Allen, nel suo recente film Midnight in Paris, di mescolare momenti di fantastico e/o di fantascientifico con il realismo degli eventi narrati&#8230;
 E&#8217; il modulo d’una fantascienza soft che (personalmente) mi è molto congeniale anche se non facile da mettere in pratica, per la necessità di mantenere in equilibrio peso e misura d’una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p><strong>Trovo straordinariamente riuscita l’idea di Woody Allen, nel suo recente film <em>Midnight in Paris</em>, di mescolare momenti di fantastico e/o di fantascientifico con il realismo degli eventi narrati&#8230;<img class="alignright" src="http://img513.imageshack.us/img513/2665/220pxwoodyallenatthepre.jpg" alt="" /></strong></p>
<p> E&#8217; il modulo d’una fantascienza soft che (personalmente) mi è molto congeniale anche se non facile da mettere in pratica, per la necessità di mantenere in equilibrio peso e misura d’una trama che sappia amalgamare immaginario, esperienze vissute, significati allegorici, mantenendo un filo logico e riuscendo a toccare la sensibilità dello spettatore (Woody non è nuovo a incursioni fantascientifiche: rammento qui il film del 1973 <em>Il dormiglione</em>, divertentissmo e dalle coloriture orwelliane).  </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Raccontare di cosa tratti <em>Midnight in Paris</em> nei dettagli significherebbe distruggere l’elemento sorpresa, che costituisce la maggior parte dell’impalcatura in questo film. In sostanza la vicenda si svolge a Parigi (come dal titolo) e vede quali protagonisti una coppia di giovani statunitensi di belle speranze approdata nella capitale&#8230;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a href="http://www.fantascienza.com/magazine/film/15960/midnight-in-paris/">Leggi il resto su fantascienza.com  »</a></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">. </p>
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		<title>Religione e razionalità</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2011/12/28/religione-e-razionalita/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 00:26:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[.
http://www.uccronline.it/ è il sito dell&#8217;UCCR, Unione Cristiani Cattolici Razionali (&#8220;Una associazione virtuale in difesa della razionalità della fede cattolica&#8221;). 
Gente che ridicolizza noti nomi quali Odifreddi, Hack etc., e tenta maldestramente  di denigrare Darwin e darwinismo - maldestramente perché non conosce la materia - ma al contempo pretende di fondere la fede religiosa con la razionalità. 
Se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p><span class="commentBody"><a rel="nofollow nofollow" href="http://www.uccronline.it/:è" target="_blank"><strong>http://www.uccronline.it/</strong></a><strong> è il sito dell&#8217;UCCR, Unione Cristiani Cattolici Razionali (</strong></span><span class="commentBody"><strong>&#8220;Una associazione virtuale in difesa della razionalità della fede cattolica&#8221;). </strong><img class="alignright" src="http://img835.imageshack.us/img835/3939/scansione000111.jpg" alt="" width="489" height="337" /></span></p>
<p><span class="commentBody">Gente che ridicolizza noti nomi quali Odifreddi, Hack etc., e tenta maldestramente  di denigrare Darwin e darwinismo - maldestramente perché non conosce la materia - ma al contempo pretende di fondere la fede religiosa con la razionalità. </span></p>
<p><span class="commentBody">Se queste persone fossero davvero razionali, dovrebbero ammettere che la fede è indimostrabile: è, appunto, un &#8220;atto di fede&#8221;. Non ci sarebbe certo da vergognarsene. Ma allora costoro sarebbero davvero razionali. </span><span class="commentBody">E quindi il loro raziocinio li porterebbe inevitabilmente a non avere una fede, o quanto meno ad avere ragionevoli dubbi. Come la risolviamo?</span></p>
<p><span><span id="more-1018"></span></span></p>
<p><span>Una loro risposta generica è che anche chi crede di non avere una fede, non si accorge di sbagliare in modo clamoroso perché crede comunque in qualcosa d&#8217;altro, ha un suo totem: che esso sia la scienza, o una ideologia politica, o altro.</span></p>
<p><span>Personalmente sono non credente, ma non sento di avere alcun totem, né alcun padrone. Questi della UCCR sembra che vedano in ogni non credente una personalità ossessiva, nevrotica, grottesca, un tantino fuori binario, incapace di discernere le Grandi Verità e di coglierne la Sublime Evidenza: ma in che mondo vivono costoro? Io amo la scienza - l&#8217;unica disciplina che possa darci un barlume di &#8220;co-scienza&#8221; - così come amo l&#8217;arte, la musica; spero in una futura umanità migliore e che pratichi la solidarietà (anche se in giro vedo solo sopraffazione), amo tante altre cose, animali, persone, &#8220;amori&#8221; vissuti né come imposizioni né - soprattutto - come auto-imposizioni; e al contempo mi rendo perfettamente conto di essere &#8220;nulla&#8221;. Francamente non vedo quale o dove sia la mia professione di fede. Se poi con &#8220;fede&#8221; si intendono gli interessi prevalenti in ogni individuo, certamente siamo su un binario sbagliato. Le Fede è ben altro, è anzitutto trascendenza.</span></p>
<p><span>Con chi si definisce Cristiano Razionale - espressione che parla di per sé - credo che ogni dialogo sia inutile. Né mi sento di sbeffeggiare questa gente, come invece gli UCCR - e i loro predecessori - fanno e hanno sempre fatto con i non credenti, anche se per gli UCCR è più facile sottolineare le loro contraddizioni. Ma non mi interessa. Di gente che rema contro i non credenti abbiamo piene le tasche da oltre due millenni, si è sparso già tantissimo sangue, tuttora vogliono imporre e impongono le loro idee, le loro leggi, e penso che sia ora di lasciarli alle loro manie e superstizioni, per incominciare fra noialtri a costruire finalmente qualcosa di più solido e umano che vada al di là dei gruppi, delle sette, delle congreghe e di un dibattito plurimillenario stantio, malato e imputridito.  </span></p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>La casa è &#8220;mobile&#8221;, muta il pensiero</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2011/12/27/la-casa-e-mobile-muta-il-pensiero/</link>
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		<pubDate>Tue, 27 Dec 2011 11:14:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[.
Un aforisma del grande scienziato e scrittore Arthur C. Clarke suona così: “Ogni tecnologia sufficientemente progredita è indistinguibile dalla magia”. E in definitiva, la “magia” cosa è?
E&#8217; la convinzione che basti il nostro “pensiero” per modificare o influenzare gli eventi. Per esempio, attivare o muovere oggetti attorno a noi mediante una forte concentrazione del nostro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p><strong>Un aforisma del grande scienziato e scrittore Arthur C. Clarke suona così: “Ogni tecnologia sufficientemente progredita è indistinguibile dalla magia”. E in definitiva, la “magia” cosa è?</strong></p>
<p>E&#8217; la convinzione che basti il nostro “pensiero” per modificare o influenzare gli eventi. Per esempio, attivare o<img class="alignright" src="http://img828.imageshack.us/img828/7594/telepensiero.jpg" alt="" width="334" height="289" /> muovere oggetti attorno a noi mediante una forte concentrazione del nostro desiderio. Questo potere, ai limiti del paranormale, nel gergo fantascientifico di molti anni fa veniva definito “telecinesi” (moto a distanza). Ebbene: ormai siamo in piena magia (tecnologica). Ci giunge notizia di una casa telecineticamente comandabile: un sorprendente progetto europeo coordinato dal professor Roberto Baldoni, nelle strutture della Fondazione Santa Lucia, a Roma.</p>
<p>Si tratta di una casa attrezzata con dispositivi altamente sofisticati, collegabili con il cervello umano e manovrabili con la sola forza della mente. Accendere la luce, cambiare il canale tv, accendere e manovrare un computer, attivare il forno elettrico o il condizionatore, sollevare la saracinesca del garage, aprire la porta di casa o il cancello del giardino, dare acqua all’innaffiatore e quant’altro si voglia. Il tutto è descritto dal professor Baldoni sull’ultimo numero della rivista inglese <em>International innovation</em>. All’agenzia giornalistica Ansa Baldoni ha dichiarato: “L’idea è nata dalla considerazione che ormai nelle nostre case c’è già tanta intelligenza artificiale. Molti dispositivi possiedono un processore interno. Noi ci siamo limitati a trovare un modo per farli dialogare tra loro, aggiungendo un’interfaccia computer-cervello. Tutto ciò è utilissimo soprattutto ai disabili”.</p>
<p><span id="more-1017"></span></p>
<p>Ma come ottenere il “magico “ collegamento tra il cervello umano e gli oggetti da attivare? Non va dimenticato che il cervello &#8220;funziona&#8221; grazie alla bio-chimica e all&#8217;elettricità. È stato ideato un casco che in sostanza è una versione evoluta e mirata dell’elettroencefalogramma: con una apposita taratura sul cervello di chi lo usa , lo strumento sa individuare le specifiche onde elettriche cerebrali dei vari “comandi”, per poi trasmetterle ai dispositivi domestici. E se non è “magia” questa…</p>
<p><img class="alignleft" src="http://img513.imageshack.us/img513/9653/220pxarthurclarke.jpg" alt="" width="278" height="262" />Va peraltro ricordato che la casa telecineticamente comandata (“telecasa”?) è l’esito finale – per ora – d’uno strisciante progetto collettivo, diremmo “sociale”, di computerizzazione (alcuni anni fa avremmo detto “robotizzazione”) della nostra vita. Stupefacenti risultati, più o meno simili a quelli del professor Baraldi, si stanno ottenendo altrove. Il Laboratorio di Intelligenza Artificiale e Robotica del Politecnico di Milano ha attuato una tecnologia in grado di guidare la sedia a ruote con la sola forza del pensiero, al fine di ridare autonomia di movimento a chi l&#8217;ha persa, o non l&#8217;ha mai avuta a causa di problemi neurologici. In Inghilterra Cathal O’Philbin, un quarantenne colpito da un pesante handicap, è riuscito a scrivere il nome della propria squadra del cuore sullo schermo del computer solo pensandolo: il sistema usato si chiama Adaptive Brain Interfaces. E rammentiamo che un precursore nel campo, attivo in Inghilterra fin dai primi anni ’90, è dottor Kevin Warwick, docente presso l’Università di Reading (Inghilterra). Già nel 1991 Warwick riuscì a comunicare la sua presenza alle apparecchiature elettroniche del suo laboratorio. E nel 2002, con l’impianto d’un microchip nel suo braccio, comandò a distanza alcune strumentazioni: egli si trovava a New York, il dispositivo telecomandato era a Londra.</p>
<p>Da qui a ipotizzare auto o aerei guidati solo con la mente il passo è breve. Ma l&#8217;utilizzo delle onde cerebrali come mezzo di controllo delle automobili non è una novità: pochi anni fa la Toyota realizzò il primo modello sperimentale di sedia a rotelle completamente controllabile con il cervello, pensando ovviamente alle persone disabili. Il progetto Brain Driver, dei ricercatori del gruppo AutoNomos della Libera Università di Berlino, è andato oltre: dopo aver ideato una tecnologia che consente di guidare un taxi utilizzando un iPad, ha progettato un&#8217;auto che si può comandare senza mani né piedi. Anche questa creazione utilissima per i diversamente abili.</p>
<p>E quindi, di quali ulteriori sviluppi sarebbero suscettibili “magie” di questo genere? Certamente, se non interverranno fattori esterni negativi, potremo vedere grandi cose. Utilissime, ma verosimilmente anche divertenti. E allora ci piace immaginare l’avvento di un Icaro telecinetico: con un piccolo apparato che, adeguatamente applicato sulle spalle, consenta tramite il solo pensiero di attivare un paio di grandi ali (sintetiche), degne di un’aquila reale, e volare su, quasi fino al Sole. </p>
<p>Ma senza dimenticare il paracadute.  </p>
<p><strong>Chi è il vero cyborg?</strong></p>
<p>Da notare che negli ultimi decenni molte tecnologie – per esempio quelle del famoso “cyborg”, il <img class="alignright" src="http://img151.imageshack.us/img151/1358/telepensiero3.jpg" alt="" width="515" height="305" />fantascientifico uomo metà biologico e metà artificiale – hanno  fatto passi da gigante proprio nei laboratori di medicina, biologia e affini, per aiutare coloro che perdono funzioni essenziali dell’organismo, o per gli anziani. Si pensi quanto hanno progredito le protesi sostitutive degli arti: capaci oggi d’essere comandate direttamente grazie all’innesto diretto con i terminali nervosi: il biologico che si mescola al sintetico. Pensiamo all’esemplare Alex Zanardi; a Oscar Pistorius, lo straordinario corridore cui le gambe artificiali hanno consentito di riprendere egregiamente la sua attività, suscitando addirittura un’inedita polemica: egli usufruisce, in questo modo, di un “aiuto tecnico” illegale? Al punto che il corridore ha ritenuto questo atteggiamento una sorta di discriminazione. Pensiamo ad altre protesi salva-vita: lo “stent”, o la valvola mitralica. Sono in corso studi per tentare di restituire la vista ai ciechi. Qual è quella persona d’una certa età che non ha almeno una protesi, fosse anche solo un dente artificiale?</p>
<p>Uno scrittore di fantascienza, alcuni anni addietro, dichiarò: “Sapevo che prima o poi il cyborg sarebbe stato realtà, ma non potevo immaginare di trovarlo in mia nonna”.</p>
<p>                                                                                                                                                                <em>[Questo articolo è apparso, con il medesimo titolo, su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di sabato 24 dicembre 2011].  </em></p>
<p><em>.</em></p>
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		<title>Con esopianeti e soli&#8230;</title>
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		<pubDate>Sat, 17 Dec 2011 13:35:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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È recente la scoperta, in un sistema solare lontano 600 anni luce, d’un pianeta simil-terrestre, ovvero un “esopianeta” (da “pianeta extrasolare”, o “exopianeta”). Si chiama Kepler-22b e ha un diametro 2,4 volte quello terrestre.
Nonostante ciò, è l’esopianeta più piccolo tra quelli individuati in questi ultimi anni in vari sistemi solari della nostra galassia. Compie in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p><strong>È recente la scoperta, in un sistema solare lontano 600 anni luce, d’un pianeta simil-terrestre, ovvero un “esopianeta” (da “pianeta extrasolare”, o “exopianeta”). Si chiama Kepler-<img class="alignleft" src="http://img839.imageshack.us/img839/1449/keplerosonda.jpg" alt="" />22b e ha un diametro 2,4 volte quello terrestre.</strong></p>
<p>Nonostante ciò, è l’esopianeta più piccolo tra quelli individuati in questi ultimi anni in vari sistemi solari della nostra galassia. Compie in 290 giorni una rivoluzione intorno al suo sole, la stella Kepler-11, che appartiene alla stessa classe spettrale del Sole (tipo-G5); la temperatura media alla sua superficie è stimata sui 22 gradi centigradi. </p>
<p>La scoperta è stata possibile grazie al satellite artificiale Kepler (da questo i nomi ai corpi celesti), nell’ambito d’un programma di ricerca astronomica sviluppato dalla Nasa: la Missione Kepler. Il satellite è in sostanza un perfezionatissimo telescopio orbitante attorno al Sole e in grado di individuare pianeti della dimensione della Terra (ma anche più piccoli) al di fuori del Sistema solare. Il programma prevede l’esame di oltre 150 mila stelle entro un periodo di quattro anni. Ovviamente i pianeti, date le distanze, non sono direttamente osservabili, ma se ne ricava la presenza con il metodo del “transito”, ovvero misurando il calo di luminosità d’una stella dovuto a un corpo celeste che, nel suo moto, si interpone per un certo tempo dinanzi all’osservatore. A conferma che questa variazione di luminosità sia causata dalla presenza di un pianeta sono richiesti almeno 3 transiti.</p>
<p><span id="more-1016"></span></p>
<p>Il telescopio Kepler è stato lanciato nel marzo 2009 da Cape Canaveral e finora ha scoperto in una ristrettissima zona ben delimitata della nostra galassia 2326 pianeti, dei quali 54 hanno attirato la maggiore attenzione per dimensioni, distanza dalla loro stella e probabile composizione, qualità che li rendono più simili alla Terra (sono da scartare i pianeti gassosi, quelli troppo grandi o troppo vicini alla loro stella). Ma la Missione Kepler non è sola in queste ricerche: in tutto il mondo l’ambiente astronomico è in effervescenza e le scoperte nel campo si sommano.</p>
<p>La “caccia all’esopianeta” incominciò nei primi anni ’90 ma solo in tempi più recenti, con il perfezionarsi degli strumenti di osservazione, il numero di questi corpi celesti è cresciuto. Se ne contano già alcune migliaia, la maggior parte dei quali è però da trascurare ai fini della Missione.<img class="alignright" src="http://img407.imageshack.us/img407/5489/thekeplermission.jpg" alt="" /><br />
Qualcuno si chiederà a cosa serva, in pratica, una ricerca (probabilmente costosissima) come questa: quand’anche si scoprisse un mondo plausibilmente abitabile (secondo i nostri parametri), esso resterebbe assolutamente irraggiungibile date le enormi distanze. Inoltre l’esopianeta Kepler-22b di cui scriviamo dista 600 anni luce: cioè noi vediamo quel mondo com’era 600 anni fa, non com’è ora. Per non dire di ipotetici mondi distanti milioni, miliardi di anni luce. Ciò premesso, scoprire nella nostra galassia molti, moltissimi mondi più o meno simili al nostro potrebbe voler dire che, in tutto l’universo, esistono miliardi di questi pianeti e quindi un’altissima probabilità – quasi una certezza – che in un “altrove” vi siano  forme di vita: sia pure batterica, sia pure non intelligente. O magari intelligentissima, molto più della nostra. Significherebbe poter rispondere all’antico, irrisolto interrogativo: non siamo soli nell’universo. La più grande scoperta di tutti i tempi.</p>
<p>Incoraggia constatare che sulla Terra abbiamo trovato, e continuiamo a trovare, forme vitali – batterica, animale, vegetale – che sopravvivono in condizioni “impossibili”: sui fondali oceanici a km. di profondità e con pressioni altissime, nelle adiacenze di vulcani sottomarini (quindi a temperature molto elevate, in acque avvelenate), e anche a km. sotto la crosta terrestre. Un anno fa in un lago della California si è scoperto un batterio che si nutre di arsenico. I batteri detti “anaerobi” possono vivere in assenza di ossigeno. Insomma se la vita si adatta a simili condizioni, essa potrebbe ben sopravvivere anche ai 22 gradi e al proibitivo ambiente dell’esopianeta Kepler-22b. E magari esistono forme vitali anche su quei pianeti giganti e gassosi - come il nostro Giove - o troppo vicini alla loro stella, che questa ricerca sta scartando.</p>
<p>Va peraltro ricordato che l’universo esiste da 13,7 miliardi di anni e secondo le ultime stime conterebbe 140 miliardi di galassie (la nostra, la Via Lattea, si stima abbia tra 100 e 400 miliardi di stelle): parliamo di periodi di tempo enormi e di enormi grandezze, per cui anche se una civiltà aliena è nata, chissà quando e dove essa è nata, e soprattutto chissà se esiste ancora. Civiltà aliene di grande splendore potrebbero essersi formate, diffuse in lontane galassie e dopo milioni di anni esser divenute cenere: non lo sapremo mai. E&#8217; <img class="alignleft" src="http://img827.imageshack.us/img827/9653/220pxarthurclarke.jpg" alt="" />questo il motivo – secondo il noto astronomo e scrittore di fantascienza Arthur C. Clarke (1917-2008) – per cui sarebbe estremamente difficile incontrare una civiltà extraterrestre. Il biologo e scrittore di Isaac Asimov, in merito alla vita su altri mondi aveva inventato (scherzosamente) un suo paradosso: un ragionamento grazie al quale, prese in considerazione tutta una serie di possibilità, alla fine si deduceva che nell’universo può esistere solo un pianeta abitato: quindi la Terra. Serissimo invece il cosiddetto “paradosso di Fermi”. Il grande scienziato si chiedeva come mai, proprio per l’età dell’universo e per la presenza di miliardi di stelle e pianeti, non fossimo ancora stati contattati da una civiltà extraterrestre. Deducendo pertanto l’inesistenza di altre forme vitali intelligenti. </p>
<p>Nel 1961 l’astrofisico statunitense Frank Drake propose a un gruppo di scienziati un’equazione esprimente la probabilità che una civiltà ET contattabile esistesse attualmente su un pianeta della Via Lattea:</p>
<dl>
<dd><img class="tex" src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/en/math/4/a/c/4ac1a1c3e0f903e8ed70359a4bb99466.png" alt="N = R^{\ast} \cdot f_p \cdot n_e \cdot f_{\ell} \cdot f_i \cdot f_c \cdot L \!" /> </dd>
</dl>
<p>                                                                                                                                                                     Non ci soffermiamo sui dettagli; in sintesi l’equazione affermava che la probabilità c’è, ma “quanto” ciò fosse probabile non era chiaro, per la scarsa conoscenza che abbiamo dei valori da attribuire ai fattori dell&#8217;equazione. Un altro studioso di fama, l’astronomo e scrittore statunitense Carl Sagan (1934-96, autore del famoso romanzo “Contact”, da cui il film omonimo), ipotizzò che nella Via Lattea esistesse almeno un milione di specie aliene, ma poi cambiò idea. Sagan è stato tra i fondatori del noto progetto SETI (Search for<img class="alignright" src="http://img842.imageshack.us/img842/9295/225pxcarlsaganplanetary.jpg" alt="" /> Extra-Terrestrial Intelligence), un programma di ricerca di segnali radio “intelligenti” provenienti dallo spazio, a testimonianza dell’esistenza di altre civiltà (tuttora senza risultati). Sagan ha detto: “Sarebbe il colmo della presunzione se pensassimo d’essere gli unici esseri viventi nella smisurata immensità di una galassia che conta oltre cento miliardi di stelle”.  Come si nota, anche tra gli esperti del ramo le posizioni sono divergenti.</p>
<p>Si sono esaminati meteoriti provenienti da Marte o vaganti nello spazio, poi cadute sulla Terra, nonché campioni di rocce lunari prelevati durante le missioni Apollo, alla ricerca di tracce batteriche aliene: finora l’universo resta muto. Una nuova speranza nasce dal recente rilevamento di tracce d’acqua su Marte e sulla Luna, nonché dall’alta probabilità che Europa (un satellite del pianeta Giove) sotto la sua crosta ghiacciata nasconda vaste distese di liquidi, verosimilmente metano. E forse acqua c’è anche su altri pianeti del Sistema solare: dove c’è acqua c’è vita. Forse anche dove c’è metano.</p>
<p>Tutto da verificare, ovviamente. Forse, sotto altri soli, qualcosa ci dirà che non siamo soli&#8230; </p>
<p>Aggiungiamo un&#8217;annotazione. Se davvero fossimo contattati da creature aliene, la nostra civiltà ne riceverebbe probabilmente un contraccolpo spaventoso, per una serie di motivi. Per dirne una, la constatazione dell’enorme divario tecnologico con i visitatori potrebbe distruggere la nostra civiltà. Ma anche per questioni non tecnologiche. Le religioni, per esempio. Quella cattolica dovrebbe sopravvivere a <img class="alignleft" src="http://img828.imageshack.us/img828/2695/250pxjohanneskepler.png" alt="" />quesiti non facili: gli alieni hanno il concetto di &#8220;dio&#8221;? Sono credenti? Hanno un peccato originale? Se Gesù si immolò sulla Croce per salvarci, vale anche per gli alieni? E altro ancora. Su tutti questi argomenti è stata anche scritta tantissima ottima fantascienza, specie negli anni &#8216;60/80, quando la fantascienza era ancora abbondantemente &#8220;interplanetaria&#8221;.</p>
<p>Forse, al momento, è meglio accontentarci di sognare gli amichevoli ET raccontati da Spielberg nell’omonimo film, o gli stranissimi Seleniti che abitano la Luna descritta nel lontano ’600 nel suo celebre <em>Somnium </em>dal geniale Kepler (o Keplero) che ha dato il nome alla Missione, o perfino i Marziani mostruosi e devastatori – ma anche così deboli – che Wells immaginò nella sua <em>Guerra dei mondi</em>. E potremmo elencarne tanti, tanti altri&#8230; </p>
<p><em>                                                                                                                                                               </em></p>
<p><em>[Questo articolo è apparso su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di mercoledì 14 dicembre 2001 con il titolo</em> Terra! Miraggi dalla Galassia<em>].       <br />
</em>      </p>
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		<title>Saremo 11.000.000.000 oppure 1 persona sola?</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 23:39:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[  
È donna, è nata in un ospedale a Manila il 31 ottobre scorso, si chiama Danica May Camacho ed è stata (convenzionalmente) dichiarata la settemiliardesima persona dell’attuale popolazione mondiale. (Altre fonti attribuiscono invece il primato a Nargis, bimba nata in India). Sia comunque l’una o sia l’altra a far cifra tonda, siamo a un numero [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  </p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><strong>È donna, è nata in un ospedale a Manila il 31 ottobre scorso, si chiama Danica May Camacho ed è stata (convenzionalmente) dichiarata la settemiliardesima persona dell’attuale popolazione mondiale. (Altre fonti attribuiscono invece il primato a Nargis, bimba nata in India). Sia<img class="alignright" src="http://img259.imageshack.us/img259/2372/megacitt.jpg" alt="" /> comunque l’una o sia l’altra a far cifra tonda, siamo a un numero mai prima raggiunto prima e che dà il capogiro.</strong></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"> </p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt">La nostra specie esiste da circa 200 mila anni, e agli inizi dell’Ottocento eravamo un miliardo. Dopo appena un secolo e mezzo (intorno al 1950) la popolazione si era triplicata e il tasso di crescita saliva, sino a fine XX secolo, a 200 milioni ogni anno, per tornare a scendere agli attuali 130 milioni annui circa (benché recenti ricerche indichino nuovamente una crescita). Quali previsioni per il futuro? Quanti saremo nel 2050?</p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"> </p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><span id="more-1013"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Se avranno successo le campagne per la riduzione della fertilità giungeremo “solo” a  9,2 miliardi, altrimenti supereremo gli 11: è quanto risulta dal rapporto rilasciato nel marzo scorso dalla Population Division delle Nazioni Unite.</p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"> </p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Già a partire dagli ultimi decenni del XX secolo, il problema d’una incombente esplosione demografica che superasse le capacità naturali di sostentamento del nostro pianeta preoccupava ambientalisti e scienziati. <img class="alignleft" src="http://img522.imageshack.us/img522/3579/p1611110010.jpg" alt="" width="322" height="266" />Un tema che era divenuto anche d’attualità in film e romanzi di fantascienza.</p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"> </p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Fin dagli anni ’40 Isaac Asimov, in una serie di racconti che poi avrebbero costituito il cosiddetto “Ciclo della Fondazione”, immaginava un enorme impero galattico la cui capitale, Trantor, era un “pianeta-città”: l’intera superficie del corpo celeste occupata da grattacieli e costruzioni. Di casa nostra (la Terra) scriveva invece James G. Ballard nel racconto breve <em>Per piccina che tu sia</em>… (1962). Si descriveva una città abitata da 30 milioni di individui, con strade perennemente intasate dalla gente. Camminare significava affannarsi a sgomitare, talora essere travolti, calpestati. E “casa” erano non più di 4, massimo 5 metri quadri per famiglia. Il protagonista della storia, sfrattato, scopriva un ripostiglio di scope abbandonato in un andito della scala d’un palazzo e lo eleggeva a proprio domicilio. Dopo varie vicissitudini era costretto ad andar via. Intanto il governo riduceva ulteriormente, con il varo di un nuovo “piano casa”, i metri quadri spettanti al cittadino: 3 e mezzo. La scena conclusiva vedeva il nostro personaggio quasi schiacciato su una brandina tra mura di cartone, mentre gli sfilavano negli occhi i bei momenti del perduto ripostiglio di scope. Come dire: non c’è limite all’adattamento, talora acquiescente, dell’uomo.     </p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"> </p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Ma 11 miliardi di persone significherebbe <em>in primis</em> l&#8217;impossibilità di cibo per tutti. Difetterebbe il terreno<img class="alignright" src="http://img853.imageshack.us/img853/911/locandinayq.jpg" alt="" width="372" height="496" /> per le colture; inoltre già l’odierna produzione di carni contribuisce grandemente a peggiorare l’effetto serra. Su questo blog abbiamo scritto alcuni mesi orsono di esperimenti in più laboratori (Olanda, Usa, Australia) per ottenere una “carne artificiale”, peraltro in teoria auspicabile per più d’un motivo. Ma siamo ancora lontani dalla realizzazione. E dunque, come nutrire una Terra depauperata, brulicante di un’umanità inquieta e affamata? Il film <em>2022 - I sopravvissuti</em> (con Charlton Heston, 1973) affrontava questo scenario suggerendo una risoluzione <em>tranchant</em>: ci si nutrità con le economicissime scatolette di “soylent green” (nessuno dovrà sapere che il contenuto è a base di carne umana). Naturalmente non sarebbero solo case, inquinamento e cibo i problemi d&#8217;una umanità numericamente esuberante. Dissestato e catastrofico a 360 gradi il futuro ipotizzato nel 1968 nel romanzo dell’inglese John Brunner <em>Tutti a Zanzibar</em>, opera vasta e sperimentale che per tecnica narrativa si ispirava al grande autore statunitense John Dos Passos, ma in chiave futuribile e immaginaria. Ritagli di giornali, brani in stile autobiografico, finzioni realistiche d’ogni genere, nuovi media comunicativi, erano mescolati da Brunner per dipingere in un vorticoso <em>pot-pourri</em> un panorama di sovrappopolazione e assoluta confusione, assenza di democrazia, deriva etica, strapotere di multinazionali, spionaggio industriale, dissipazione di ricchezze, mentre le zone povere (Africa <em>in primis</em>) tentavano di risalire la china e industrializzarsi. Un’opera potente e trascinante, insolita nella narrativa di fantascienza, con una visione paradossalmente “realistica”, pessimista e ammonitrice.</p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"> </p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Nel romanzo di Robert Silverberg<em> Il seme della Terra</em> (1962), il problema veniva risolto in altro modo drastico: emigrazione obbligatoria su altri mondi. Una sorta di lotteria governativa spediva periodicamente a cittadini giovani, estratti a caso, una lettera in cui si imponeva al destinatario di presentarsi subito negli appositi uffici dell’Emigrazione: da quel momento, il prescelto doveva prepararsi a un viaggio interplanetario (senza ritorno), unitamente ad altri “estratti”, verso nuovi e presumibilmente lontanissimi pianeti simili alla Terra.  </p>
<p style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"> </p>
<p style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Il dibattito sul contenimento della crescita demografica data dunque di decenni, e resta tuttora irrisolta, <img class="alignright" src="http://img26.imageshack.us/img26/7560/piankad.jpg" alt="" />benché siano stati ipotizzati alcuni possibili rimedi. Alcuni d’essi decisamente al di fuori d’ogni etica, quali la sperimentazione di sostanze sterilizzanti a insaputa delle popolazioni (specialmente africane), o l’utilizzo della scarsità di cibo come arma per ridurre la popolazione nei Paesi meno sviluppati (Henry Kissinger, 1974) . Se non addirittura diffondere virus letali. In questo ambito, un esempio-limite resta il discorso del biologo professor Eric Pianka all&#8217;Accademia delle Scienze del Texas, nel marzo 2006. Pianka sostenne la necessità, per riequilibrare il rapporto popolazione/risorse del pianeta,  di eliminare due terzi dell’umanità, magari attraverso lo spargimento atmosferico del  virus Ebola. A quanto viene riferito, al discorso seguirono anche applausi.</p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"> </p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Al tema della sovrappopolazione può fare quindi da contraltare quello della “spopolazione”, trattato talora anch’esso dalla narrativa di fantascienza, ma solitamente presentando casi estremi: per esempio, immaginando un’ultima persona rimasta viva sul pianeta (a causa di un cataclisma, o di una guerra, una epidemia, eccetera). In questo caso il tema assume coloriture intimistiche o allegoriche più che sociali, peraltro con risultati talora di grande interesse. Considereremo un solo esempio: l’indimenticabile <em>Dissipatio H.G.</em> (dove “H.G.” sta per <em>humani generis</em>) scritto da Guido Morselli nel 1973, pochi mesi prima della sua tragica scomparsa. Il romanzo narrava di un uomo che ha deciso di suicidarsi ma cambia idea <img class="alignleft" src="http://img197.imageshack.us/img197/5193/morselli1.jpg" alt="" />all’ultimo istante, dopo del quale guardandosi attorno si accorge di essere rimasto solo. Città deserte, mondo deserto. Nulla si riesce a intuire circa la causa dell’evento. Si avvia così un pellegrinaggio soprattutto interiore del protagonista, che si porrà decine di interrogativi esistenziali i quali, nella circostanza, assumeranno veste inedita riscrivendo una storia personale e del mondo circostante.</p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"> </p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt">Diversissima e con punte di umorismo nella tragedia la situazione nel romanzo <em>Mister Adam</em> di Pat Frank (1946), che ebbe un gran successo editoriale. Avviene lo scoppio di bombe atomiche in un deposito del Mississippi. Gli effetti sono devastanti, ma le peggiori conseguenze si rivelano mesi dopo, quando si scopre che le radiazioni sparse nell’etere terrestre hanno determinato la sterilità di tutti i maschi. Segue un’epidemia di suicidi femminili. In questa atmosfera apocalittica avviene qualcosa di sensazionale: in una città della Nuova Inghilterra una donna rimane incinta. Suo marito, Adam, è un minatore che al momento dell’esplosione lavorava sotto terra in una miniera di piombo: è il solo uomo al mondo in grado di procreare. Seguiranno, fra tragedia e sprazzi di comicità, le avventure del povero signor Adam in un mondo di totale follia.</p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"> </p>
<p class="MsoNormal" style="TEXT-ALIGN: left; LINE-HEIGHT: 200%; MARGIN: 0cm 0cm 0pt"><em>[Questo articolo è apparso su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di martedì 15 novembre con il titolo</em> Terra sovrappopolata: per piccina che tu sia...<em>]</em></p>
<p>.                                                                                                                                                                                                         </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Effetti valanga e Borsa FTL</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Nov 2011 23:26:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[.                                                                                                                                                           Economia, politica, finanza. Spread, bond, default. Cartolarizzazione, swap, derivati. Borsa e teorie economiche invase da formule matematiche, espresse in un linguaggio esoterico, da fare invidia a un testo di fisica quantistica&#8230; 
&#8230;quasi fossimo in presenza di scienze esatte, laddove economia e finanza restano scienze soft, che “cercano” di avvicinarsi alla esattezza. Chi avrebbe previsto l’attuale situazione? [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.                                                                                                                                                           <strong>Economia, politica, finanza. Spread, bond, default. Cartolarizzazione, swap, derivati. Borsa e teorie economiche invase da formule matematiche, espresse in un linguaggio esoterico, da<img class="alignright" src="http://img202.imageshack.us/img202/8015/scansione0001pi.jpg" alt="" width="302" height="444" /> fare invidia a un testo di fisica quantistica&#8230; </strong></p>
<p>&#8230;quasi fossimo in presenza di scienze esatte, laddove economia e finanza restano scienze soft, che “cercano” di avvicinarsi alla esattezza. Chi avrebbe previsto l’attuale situazione? Nel capitalismo le crisi sono fisiologiche - come sosteneva il profetico Karl Marx - e ricordano i terremoti: si è certi che esploderanno ma chissà quando. Pochi giorni addietro, la nota trasmissione televisiva “Report” mostrava, in un servizio dal titolo “Effetto valanga”, alcune indagini nell’attuale ambiente borsistico e finanziario mondiale, cercando di risalire alle cause dello sconquasso, di capire se sia frutto d’una regia ben precisa, e quali gli eventuali manovratori. Il risultato confermava quanto già è risaputo negli ambienti della finanza: è presente l’impronta di alcune decine delle maggiori banche mondiali, di multinazionali e agenzie di “rating” in un reciproco mostruoso intreccio di conflitti d’interessi anche politici, tesi all’unico fine di “estrarre profitto” (come si dice oggi) da qualunque cosa e a ogni costo: dalle variazioni del prezzo dei succhi d’arancia all’entità delle nevicate (in Borsa oggi si scommette anche su questo), il tutto in favore del ben noto 1% della popolazione mondiale. Ma la singolarità della trasmissione tv, a parte la pregnanza degli argomenti, è stata il frequente confronto degli eventi in rassegna con la trama d’un romanzo di fantascienza, un “Urania” (Mondadori) uscito nel 1978 intitolato appunto <em>Effetto valanga</em>, a firma dello statunitense Mack Reynolds (1917-83), autore noto nel suo ambiente per numerose anticipazioni “fanta-economiche”.</p>
<p><span id="more-1012"></span></p>
<p>Il romanzo, giocato sulla satira e sul paradosso, racconta di Marvin Sellers, un uomo qualunque d’un prossimo futuro in cui dilaga una grave crisi economica. Marvin decide di restituire al negoziante un surgelatore acquistato poco tempo prima, perché si accorge che per i troppi debiti e non riesce più a pagare tutte le rate. Il che risulta sufficiente a far chiudere i battenti all’azienda venditrice, già in precarissima situazione. Ciò porta però al disastro anche la ditta produttrice, che a sua volta… e così via, in una sorta di spaventoso effetto domino che coinvolge lo Stato in cui vive Marvin, ignaro di aver avviato un meccanismo stritolatore che si estende in poco tempo a tutta l’America, poi all’Europa, poi all’intero pianeta. Scene di disperazione generale si alternano al balletto di grotteschi progetti dei politici per risalire la china (e per speculare alla grande sulla situazione). Il finale è il massimo del paradosso: si ritorna a Marvin che, ancora senza rendersene conto, con un suo semplice gesto innesta l’avvio d’una sorta di miracolo economico. Insomma una fantasiosa (ma non tanto) e ironica allegoria d’una scapestrata e deleteria economia post-capitalista.</p>
<p>Probabilmente Reynolds non poteva immaginare di star raccontando una favola molto prossima all’attuale realtà. Come pure Robert Sheckley, altro autore di “social science fiction”, forse desiderava fare solo una <img class="alignleft" src="http://img43.imageshack.us/img43/5462/formuladividendi.jpg" alt="" />satira del “consumismo” nascente allorché  - si era nel 1952 - scrisse un racconto rimasto famoso: <em>Il costo della vita</em>. Anche la storia di Sheckley era ambientata in un prossimo futuro e narrava di una famiglia che, come altre, intendeva fare numerosi acquisti (anche non necessari) benché la spesa superasse le proprie possibilità. Il padre tuttavia insisteva e convinceva i figli che quella roba sarebbe stata anche utile per loro, e che quindi essi dovevano accettare una rateizzazione di trenta, quaranta o anche cinquanta anni, venendo così a impegnare i loro futuri guadagni: la legge lo consentiva. Forse Sheckley poteva apparire inverosimile allorché il racconto fu pubblicato, ma da alcuni anni, dall’avvento della geniale “finanza creativa”, apprendiamo come sia possibile “spalmare” (questo il nuovo termine) i nostri debiti sulle generazioni a venire, benché non ci venga assicurato che ne saranno entusiasti.</p>
<p>Una radicale variazione su questi temi veniva da un lungo racconto di Frederik Pohl, <em>Il morbo di Mida</em>  (1954). Qui nel futuro descritto occorre assolutamente produrre, e quindi assolutamente consumare, ma non è affatto facile. Una capillare robotizzazione delle industrie ha realizzato una crescita esponenziale deI lavoro, della produttività e quindi della vitale necessità di uno smisurato consumo. E si sono invertiti i ruoli: i veri “poveri” (il famoso 99% dell’umanità) hanno case lussuosissime e soldi da buttar via, ma sono anche obbligati a uno spropositato consumo: lo Stato, tramite opportune tecnologie, controlla strettamente, si direbbe orwellianamente, i consumi di ciascun cittadino sanzionando con estrema durezza chi non utilizza tutte le proprie quote obbligatorie di ricchezza nei tempi dovuti, acquistando tot abiti, o mangiando tot chili di questo e quello o usando tutta la medicina X e bevendo tot aranciate Y, e altre centinaia di prodotti. Per contro, i veri “ricchi” vivono in modesti appartamenti nutrendosi di un minimo indispensabile, ma conducendo una vita libera e abbastanza spensierata. La storia narra di Morey e Cherry, che si innamorano e si sposano, incuranti di appartenere l’uno alla classe dei “poveri”, l’altra a quella dei “ricchi”: sorgeranno drammatici problemi.</p>
<p>&#8220;Il denaro è lo sterco del Diavolo”: di solito si attribuisce a San Francesco questa frase. E forse qualcosa di diabolico il denaro lo ha davvero. Anzitutto possiede, in alcuni casi, la facoltà di auto-moltiplicarsi. Apro un conto corrente e verso 1000 euro. La banca usa il denaro per concedere prestiti: prima o poi i miei 1000 euro vanno a qualcun altro. Ma nel frattempo i 1000 sul conto sono sempre miei, ovvio. Se mi servono ho il<img class="alignright" src="http://img341.imageshack.us/img341/8/scansione0002ln.jpg" alt="" /> diritto di prendermeli, spenderli: miracolo diabolico, in circolazione ora ci sono 2000 euro. Il giochino ovviamente è ripetibile ad alti livelli. Si vendono i debiti altrui, per esempio titoli rappresentativi di crediti derivanti da mutui bancari per acquisto casa, o altro (i famosi “derivati”). Vendendo questi titoli rappresentativi incasso una certa cifra, l’acquirente a sua volta introita i relativi importi… sempre che i contraenti del mutuo paghino alle scadenze. Naturalmente, a loro volta questi titoli rappresentativi possono essere venduti – con altri – tramite ulteriore emissioni di derivati. Un pozzo senza fondo. E se i debitori originali non pagano? Semplicemente, succede ciò che è successo negli Usa.</p>
<p>Ed è a suo modo diabolica anche l’attuale Borsa, specie agli alti livelli. Sapevate che esiste un’attività borsistica che opera sui millisecondi? È l’era dei neutrini, gente, del FTL, <em>faster then light</em>, “più veloce della  luce”. Non sono persone a manovrare la Borsa super-rapida: se ne occupa un software apposito. Gli agenti di borsa si limitano a comandare il software. Il risultato sono migliaia di operazioni giornaliere di acquisti e rivendite operate a raffiche, in millesimi di secondo, magari sugli stessi titoli azionari se in luoghi diversi hanno quotazioni diverse e si può lucrare sulle differenze. Differenze anche di decimillesimi di dollaro o euro. Secondo Laurent Grillet-Aubert, dell’Amf (l’Autorità della Borsa di Parigi), questi scambi avvengono in pochi millesimi di secondo e la loro velocità di esecuzione “è prossima ai limiti fisici determinati dalla velocità della luce”: è lo HFT, <em>high frequency trading</em>. Moltiplicare su scala industriale ogni ordine. Sempre secondo Grillet-Aubert, in teoria questi congegni sono in grado di registrare profitti massimi di 3,4 miliardi di dollari a Wall Street in dieci secondi, lucrando su scarti di 0,0024 dollari per azione. Ora sappiamo come divenire Paperoni.</p>
<p>C’è anche una storia di fantascienza di chi aveva previsto questa roba. Si svolge in un prossimo futuro, in cui la fisica ha verificato una vecchia teoria: il tempo non è un <em>continuum</em>, ma è a sua volta discontinuo, composto cioé da atomi di tempo (detti “crononi”) che scorrono velocemente come istantanee d’una pellicola. Un agente di borsa che opera in HFT contatta uno scienziato del CNR di Ginevra, proponendogli un grosso affare. Con il macchinario ad altissima energia del CNR di recente costruzione, dovrà rallentare localmente lo “scorrere delle immagini” del tempo per consentirgli di moltiplicare esponenzialmente il numero di operazioni HFT, e permettere così di accumulare in pochi attimi la maggiore e più devastante  cifra di denaro mai vista. Accordo concluso, si attua il piano: per fortuna dell’umanità intera, le cose andranno diversamente.</p>
<p>Ma siamo nella fantascienza…</p>
<p><em>[Questo articolo è apparso su "La Gazzetta del Mezzogiorno" di martedì 8 novembre con il titolo</em> Ha tanti buchi neri la Borsa del futuro<em>].</em></p>
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		<title>Ascoltando George Gershwin</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 22:37:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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Oggi, sabato 29 ottobre, prende avvio presso “L’Eccezione” – TeatroPuglia di Rino Bizzarro, il piccolo ciclo “Musica divina – Le note dell’anima”, a cura di Vittorio Catani.
 
Tre appuntamenti, scaglionati nel tempo, dedicati a tre “grandissimi” della musica mondiale. Questo primo è dedicato all’uomo che ha rivoluzionato la musica statunitense: Jacob Gershowitz, noto come George Gershwin. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>Oggi, sabato 29 ottobre, prende avvio presso “L’Eccezione” – TeatroPuglia di Rino Bizzarro, il piccolo ciclo “Musica divina – Le note dell’anima”, a cura di Vittorio Catani.</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Tre appuntamenti, scaglionati nel tempo, dedicati a tre “grandissimi” della musica mondiale. Questo primo è dedicato all’uomo che ha rivoluzionato la musica statunitense: Jacob Gershowitz, noto come George Gershwin. La narrazione <img class="alignleft" src="http://img36.imageshack.us/img36/4196/220pxanamericaninparisp.jpg" alt="" width="281" height="381" />della biografia di questo compositore si identifica, in pratica, con il catalogo di ben note e amatissime composizioni, dalla “Rapsodia in blu” alle mille canzoni dei suoi musical fino all’opera lirica “Porgy and Bess”, nel coraggioso tentativo di Gershwin di saldare musica popolare (specie blues e jazz) con quella colta europea. Nell’evento saranno proiettate immagini, alcuni video, e si ascolteranno registrazioni di brani delle opere del compositore.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Gershwin si presenta in termini del tutto nuovi. Raccoglie esperienze assai diverse da quello d’un musicista europeo, o anche di uno tradizionale degli Usa. Per questo, George è un musicista  “americano”, l’unico che rappresenta l’America Usa pionieristica e ottimista degli Anni ’20. E quindi non c’è alcuna differenza in lui tra genere “dotto” o “leggero”, tra la “Rapsodia in Blu”, &#8220;Un americano a Parigi&#8221; e “The Man I Love”, tra la canzone “Swanee” (il suo primo grande successo) e “Porgy and Bess” o il &#8220;Concerto in Fa per pianoforte&#8221;. </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Gershwin intuì che scrivere canzoni che fossero apprezzate dal pubblico dei concerti avrebbe significato offrire alla cultura dell’uomo qualunque, della classe media, insomma della borgesia dominante, un genere di musica colta in cui riconoscersi. Probabilmente è questo il motivo per cui risulta inconfondibile, qualunque cosa scriva.</p>
<h5 style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Gli altri due incontri saranno dedicati rispettivamente ad altre due figure-chiave della musica d’ogni tempo: Piotr Ilich Ciaikovkij e Antonio Vivaldi.</h5>
<p> </p>
<h5 style="margin: 0cm 0cm 0pt;">ACCORRETE  PIU&#8217; VELOCI DELLA LUCE!!!!!</h5>
<h5 style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt; font-weight: normal;"> </span></h5>
<h5 style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt; font-weight: normal;"><span style="font-family: Times New Roman;"> .</span></span></h5>
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		<title>Una fantascienza più veloce della luce</title>
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		<pubDate>Mon, 03 Oct 2011 23:51:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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FTL: “Faster Then Light”, ovvero: “più veloce della luce” (la quale viaggia a 299.792,458 km. al secondo). In questi giorni, in occasione del clamoroso esperimento con i neutrini che ha avuto per protagonisti il Cern di Ginevra e i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, ritorna la sigla FTL, che fra l’altro ci riporta ai fumetti di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p><strong>FTL: “Faster Then Light”, ovvero: “più veloce della luce” (la quale viaggia a 299.792,458 km. al secondo). In questi giorni, in occasione del clamoroso esperimento con i neutrini che ha avuto per protagonisti il Cern di Ginevra e i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, ritorna la <img class="alignright" src="http://img546.imageshack.us/img546/4826/scansione0001q.jpg" alt="" />sigla FTL, che fra l’altro ci riporta ai fumetti di Superman&#8230;</strong></p>
<p>Superman è il personaggio dotato di superpoteri che gli consentono di volare a velocità super-luminale. Come ciò accada non ci viene spiegato, ma poco importa perché il suo “potere”, siamo in un fumetto, viene tranquillamente accettato. Ma la velocità della luce (nel vuoto) fa parte di un gruppetto di leggi fisiche dette “costanti universali”, che cioè si ritiene valgano per l’intero universo: altrimenti quest’ultimo non sarebbe com’è. E dunque si pone la domanda se davvero i neutrini (che si è sempre ritenuto viaggiassero alla velocità della luce) siano giunti al Gran Sasso con 60 millisecondi di anticipo, e dunque a velocità FTL.</p>
<p>In realtà, una velocità ultra-luce, applicata al nostro mondo di tutti i giorni, implicherebbe effetti strani e devastanti quali il crollo del principio di causa-effetto. Eppure la narrativa e la filmografia di fantascienza ci raccontano spesso di colossali “imperi stellari”, di “star wars” e di astronavi che scorrazzano allegramente per l’intero universo: in che modo coprono le enormi distanze se non si può volare l’FTL? Cercheremo qui di… far luce, in breve, su alcuni interrogativi a metà tra scienza e immaginario scientifico.</p>
<p><span id="more-1009"></span></p>
<p>Attualmente quella “conquista dello spazio” che occupava buona parte dei nostri sogni e della sete di supremazia di alcuni governi negli anni ’60 è evaporata, lasciando solo carcasse di navicelle e residui vari in orbita intorno alla Terra. E i voli spaziali costano moltissimo, mentre siamo in piena e perdurante crisi economica. Ma è plausibile – e forse auspicabile - che prima o poi l’umanità rivolga nuovamente gli occhi alle stelle. Un “padre” e antesignano dell’astronautica, Konstantin Tsiolkowsky, ci ha lasciato una frase famosa: “La Terra è la culla dell’umanità, ma non si può vivere per sempre in una culla”. E quindi fin dall’antichità (si veda Luciano di Samosata, II secolo d.C. ) fino alle attuali storie di fantascienza, incontriamo eroi, pirati ed esploratori che trovano il modo di andare sulla Luna o tra mondi lontani.</p>
<p>Per rendere più plausibile ciò, la fantascienza decenni or sono inventò – per esempio – le “astronavi generazionali”: macchine volanti enormi, vere città spaziali contenenti decine o centinaia di umani, salpati – per esempio – da una Terra troppo sovrappopolata, o comunque invivibile, alla ricerca di una nuova patria. I viaggi erano ovviamenti lunghissimi, per cui a bordo si succedevano più generazioni: quelle intermedie non avrebbero conosciuto che il grembo della loro casa spaziale e le costellazioni, guardate dagli oblò. Non si contano i romanzi e racconti sul tema, affrontato peraltro da punti vista sempre nuovi.</p>
<p>Altro modo di superare le grandissime distanze: viaggiare in ibernazione. Il pilota dell’astronave, e gli eventuali passeggeri, una volta inviati gli input al computer di bordo si risveglieranno al momento programmato – cioè dopo anni o secoli – e si ritroveranno nei pressi della loro meta. Anche l’astronave <em>Discovery</em> del film <em>2001: Odissea nello spazio </em>conteneva astronauti in stato di ibernazione.</p>
<p><img class="alignleft" src="http://img580.imageshack.us/img580/4720/u40g.jpg" alt="" width="314" height="424" />Più affascinante stimolante e prolifica fu, successivamente, la “scoperta” del cosiddetto “iperspazio”: e qui entriamo nell’ultra-luce con una fantascienza che inconsapevolmente anticipava la scienza. Intuire l’iperspazio è facilissimo. Immaginiamo una formica al centro d’un foglio di carta vasto quanto un pavimento, che voglia andare al centro dell’altra faccia del foglio: dovrebbe seguire un lunghissimo percorso. Ma se forasse la carta, raggiungerebbe immediatamente la meta. L’uovo di Colombo! L’iperspazio è dunque uno spazio “adiacente” al nostro, “quadrimensionale” (quindi da noi non percepibile) in cui si può peraltro penetrare grazie a macchinari che producono una enorme energia per “forare” il nostro spaziotempo e introdurci appunto nell’iperspazio. Questa dimensione non-euclidea è una zona di buio e nulla assoluto e navigarvi è difficile ma possibile, si sono perfino elaborate delle mappe, e i viaggi sono quasi istantanei: una manovra inversa  e usciamo dall’iperspazio … ritrovandoci “dall’altra parte”, nel nostro universo, già sul nostro traguardo a milioni di anni luce dalla Terra, magari solo con un leggero mal di testa e qualche vertigine. Altro che FTL! Accadeva più volte anche nel film “Star wars”, e sembra fantasia, ma non è così.</p>
<p>Dal 1935 esistono infatti studi (anche di Einstein, in collaborazione con Nathan Rosen) su una particolare configurazione geometrica dello spazio, “curvato” su se stesso da enormi forze gravitazionali, al punto di ricongiungersi alle estremità della curva e creando “aperture”. Questo spazio ricurvo è stato definito “ponte di Einstein-Rosen” o più comunemente “tunnel spazio-temporale”.</p>
<p>Ma non finisce qui. La relatività einsteniana non preclude – secondo molti scienziati – la possibilità, almeno teorica, di velocità FTL. Al riguardo è stata ipotizzata l’esistenza di microparticelle definite “tachioni” (dal greco “tachýs”, “veloce”), che però esisterebbero in una zona di universo tutta particolare, ospitante esclusivamente materia in perenne moto FTL. Quindi con “costanti universali” del tutto diverse e per noi inconcepibili o stravolgenti. Né potrebbero verificarsi reciproche infiltrazioni fra i due universi, salvo – forse – rari casi. Su questi ipotetici casi si basa una ricerca tuttora in atto. Inoltre - un tempo sarebbe stata bestemmia - oggi alcuni studiosi ritengono plausibile che lo stesso nostro universo, nel corso dei suoi  circa 14 miliardi di anni, abbia – in alcune sue zone – portato a leggi fisiche differenti dalle attuali, e magari alcune di queste zone permangono tuttora qualche parte, e lì la velocità della luce è diversa. Se esistono, sarebbe prudente non incrociarle mai…</p>
<p>Naturalmente la fantascienza ha ipotizzato anche contatti con l’universo tachionico, con risultati estremamente bizzarri se non grotteschi. Basti pensare che anche i tachioni si muovono in uno spazio a quattro dimensioni e - sostengono i fisici - sono oggetti con una massa “immaginaria”  e con proprietà opposte a quelli di massa ordinaria, ovvero del nostro mondo comune. Quindi se a un tachione si imprime una spinta, esso invece di accelerare rallenta; una spinta in direzione opposta anziché frenare lo fa accelerare. Il tempo, nell’universo di ipotetici uomini tachionici, scorre (dal nostro punto di vista) al contrario: un messaggio – per esempio – arriva prima di essere spedito. Un oggetto ce lo vediamo tra le mani prima di averlo acquistato. E qui davvero puoi ritrovarti proprietario di una casa… “a tua insaputa”: ma sarebbe normale.</p>
<p><strong>Fantascienza e FTL</strong></p>
<p>La fantascienza, specie quella degli anni 1940-50, è ricchissima di viaggi ultra-luce e iperspaziali. Mi limito a citare un solo esempio, che può valere per tutti: <em>Avventura nell&#8217;iperspazio</em> (<em>The Incredible</em> <em>Planet</em>, 1949) di<img class="alignright" src="http://img26.imageshack.us/img26/2149/u183.jpg" alt="" width="337" height="481" /> John W. Campbell jr.</p>
<p>Campbell è stato un personaggio fondamentale della fantascienza. Laureato in fisica, editore e curatore di una importantissima rivista, &#8220;Astounding&#8221;, ha scritto una fantascienza a sfondo scientifico riuscendo a pervadere le sue pagine d&#8217;un ampio <em>sense of wonder</em> per le meraviglie descritte, il fascino delle avventure dei suoi personaggi, per le geniali estrapolazioni tecnologiche che poneva in atto: una di queste era, appunto, viaggiare nell&#8217;iperspazio.  Il suo intento - oltre che divulgativo - era mostrare l&#8217;impatto delle tecnologie sull&#8217;uomo, impatto che non sempre risultava negativo e anzi spesso generava meraviglia.</p>
<p>Una delle innumerevoli storie sulle &#8220;astronavi generazionali&#8221; è un celebre romanzo di Robert A. Heinlein, <em>Universo</em>. Nella sua astronave, in volo da secoli, si alternano numerose generazioni e viaggiano personaggi diversissimi, portati a credere che il luogo in cui vivono sia l&#8217;universo e che oltre non esista nulla (<em>Orfans of the Sky</em>, 1963), per cui sia impossibile oltrepassare le pareti in cui sono rinchiusi.</p>
<p>Le astronavi di cui narra Poul Anderson in <em>I nomadi dell&#8217;infinito (Star Ways</em>, 1956<em>) </em>non sono &#8220;generazionali&#8221;, ma egualmente solcano perennemente gli spazi, cariche di uomini e donne, esplorando pianeti ed esercitando commerci vari con abitanti di altri mondi. Anderson ci descrive qui la nuova epopea di una umanità che, similmente al popolo degli zingari (oggi li chiamiamo Rom), ha deciso di abbandonare una soffocante e invivibile Terra futura, per scorrazzare negli spazi in una assoluta libertà.</p>
<p>Alcuni romanzi trattano i viaggi iperluce - quindi in un universo di tachioni - o comunque propongono fugaci contatti con misteriosi abitanti dell&#8217;universo tachionico. Mi riferisco a <em>I soli verdi</em> (<em>Les soleils verts</em>, 1956) del francese Henry Ward, romanzo interessante ma che non si sbilancia molto nelle descrizioni <img class="alignleft" src="http://img35.imageshack.us/img35/8656/u260.jpg" alt="" width="304" height="435" />dell&#8217;ambiente tachionico e nei suoi abitatori, e quindi delude. Cito comunque questo libro per la sua scrittura a tratti avvincente e per l&#8217;insolita trama. L&#8217;altro romanzo è ancora francese, <em>Scalo fra le stelle</em> di Albert Higon (<em>Aux étoils du destin</em>, 1960): una storia complessa e talora enigmatica di spostamenti temporali.</p>
<p>Il fatto che il mondo tachionico viva un tempo a ritroso, mi porta a citare anche storie nelle quali il tempo scorre all&#8217;indietro, ma l&#8217;inversione di marcia temporale non è dovuta ai tachioni bensì ad anomalie nel nostro universo, o all&#8217;effetto dirompente di macchinari e sperimentazioni; molto spesso la trama ha valori prevalentemente allegorici e la causa dell&#8217;inversione non viene accennata: siamo in una fantascienza al confine con il fantastico puro. Come nel caso del notevole racconto di James G. Ballard <em>Controtempo</em> (<em>Time of passage</em>, 1984). Il tema ricorre, con varie sfaccettature, in numerosi racconti.  </p>
<p><em> .                                                                                                                                                               [Questo articolo è una versione ampliata di quello apparso su "La Gazzetta del Mezzogiorno", domenica 1 ottobre 2011, con il titolo </em>Più veloce della luce andò la fantascienza<em>]. </em></p>
<p>.</p>
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