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	<title>Vikkor</title>
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	<description>Occuparsi dell'oggi che maggiormente può influire sul domani</description>
	<pubDate>Thu, 08 Jan 2009 11:58:39 +0000</pubDate>
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	<language>en</language>
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		<title>Casa popolare vista mare</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Jan 2009 21:10:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storie d'ordinario infinito]]></category>

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		<description><![CDATA[.
La guerra eterna dell&#8217;abitare
.

Sceglie una mistura di toni dal nostalgico al colto, al popolare, ironico, patetico (talora poetico), ma soprattutto satirico se non corrosivo come un acido Giacomo Annibaldis, autore del breve romanzo Casa popolare vista mare (Besa, 2007, pagg. 92, euro 10,00). Siamo in una sorta di odissea quotidiana vissuta e dipanata nel corso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"><strong>La guerra eterna dell&#8217;abitare</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">Sceglie una mistura di toni dal nostalgico al colto, al popolare, ironico, patetico (talora poetico), ma soprattutto satirico se non corrosivo come un acido Giacomo Annibaldis, autore del breve romanzo <em>Casa </em><a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2009/01/casa-popolare-annibaldis.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-275" title="casa-popolare-annibaldis" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2009/01/casa-popolare-annibaldis.jpg" alt="" width="226" height="300" /></a><em>popolare vista mare</em> (Besa, 2007, pagg. 92, euro 10,00). Siamo in una sorta di odissea quotidiana vissuta e dipanata nel corso d’un paio di decenni in un ambiente davvero fuori del tempo: un gruppo di case popolari, L’<em>Iaccipì</em>, alias IACP (Istituto Autonomo delle Case Popolari).</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">Il volumetto è ordinato non per capitoli ma per “palazzine”, perché sono queste ultime (la “A”, la “B”, la “C”…) in un certo senso le vere protagoniste: incombenti, immobili, immutabili a fronte di eventi e vite che, quasi fossero arredo, si susseguono, alternano, ripetono e consumano in un <em>loop</em> temporale circolare. Perché su tutte le paure di chi abita nell’Iaccipì pende quella più terribile, definitiva: il furto violento dell&#8217;immobile che si è avuto in assegnazione. O che, comunque, “si è avuto”. Furto che può estrinsecarsi in una stupefacente gamma di modalità, sebbene tutte con finale obbligato: “smammare”, cambiare aria, “fuori dai piedi”. Con annessa appendice di varia umanità. <a name="more"></a></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">Annibaldis ci narra del povero vecchio disgraziato come del mafioso, del ricattatore e altri ancora. Per esempio c’è l’anziana signora che andava “a pisciare fuori casa, appoggiata al muro retrostante la nostra palazzina, apriva le gambe e scrosciava”.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"><span id="more-274"></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">Ma troviamo anche un “bronx da film” comprendente, sullo spiazzo sotto casa, rodei d’auto rubate o spaccio spudorato. O anche approcci del tipo: “Tu… non è che la vuoi vendere, la casa? Tanto prima o poi te la tolgono.” C’è poi gente che nel proprio sottoscala (la <em>cantinola</em>) scopre una refurtiva sulla quale è costretto a tacere: perché se la vai a denunciare per te è finita; se non denunci, la polizia ti considererà connivente; se ti confidi con qualcuno, costui può fare la spia.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">C’è la vecchia sofferente che in piena notte vede i ladri entrare in casa e le dicono: “Ma tu, non eri morta?” Comunque la sbattono fuori, dandole cavallerescamente pochi attimi per vestirsi. Altre volte la mafietta locale, se ha gran pressa di far sloggiare gli indesiderati, appicca fuoco su un pianerottolo. Allora tutti fuori: ma per sempre. Anche il fortunato giovane che ha trovato lavoro al Nord e rientra dopo aver lasciato la casa – ahinoi – incustodita, deve prepararsi alla sorpresa: dentro ci trova una giovane incinta e con tre bambini: chi la sbatterà fuori? Alla polizia sono lapidari: “Non è a noi che dovete rivolgervi se la casa è occupata, ma ai vigili urbani”. Il barbone del secondo piano non paga acqua e affitto da anni, ma in tribunale si reca dopo essersi spalmato sul cappotto “un po’ di cacca del cagnolino”. Il fetore è ammorbante, il Giudice lo fa addirittura uscire dall’aula e sentenzia: “Vogliamo tirare il sangue dalle rape? E’ un caso di evidente indigenza…” Ed è fatta! La vecchia “che abita qui dietro” invece, al ritorno dal viaggio in Inghilterra (dove vive la figlia), ha trovato l’appartamento del tutto ripulito, perfino da targhetta e campanello. Il bottino è stato spartito tra i vicini: i furfanti hanno diffuso la voce che se avevi bisogno di piatti, uno specchio, un water… tanto la vecchia è morta… E quindi i malandrini hanno occupato un immobile già sgombro. Naturalmente tutti omertosi, coinquilini inclusi.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">Non può mancare il caso dell’assessore comunale alle Politiche abitative, al centro di un articolo sul giornale: “Sarebbero una diecina le donne costrette a subire le attenzioni dell’assessore…” Invece una vedova belloccia ma appesantita, detta “la Pizzicatrice”, mette all’asta la bella figlia giovanissima, Marina: questo assessore si è impegnato addirittura per due appartamenti. Ma la figlia nicchia a concedersi, e la madre: “Quante storie stai facendo per un’apertura di cosce!” E lei: “Vai tu allora, puttana!” “Puttana <em>a me?!</em>&#8221; Marina finirà col gettarsi giù dal balcone, restandoci secca.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">Ma il più delle volte gli alloggi non vengono requisiti da gente realmente bisognosa, bensì dalla malavita, “per carità, anch’essa bisognosa&#8230;” In una palazzina si sono accorti che la padrona, un&#8217;anziana, stava proprio male “all’ultimo stadio” e quindi sono entrati, hanno aspettato senza neanche chiamare l’ambulanza e quando si sono accorti che era morta “hanno telefonato all’agenzia funebre per i poveri”. Poi si sono piazzati: “Siamo noi i parenti più vicini.”</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">E che dire del bellimbusto giovane “aspirante boss” agli arresti domiciliari, che trascorre spavaldo le giornate sul balcone, apostrofando le adolescenti che passano (&#8221;Bella!&#8221;) o chiedendo: “Allora, mi puoi prendere un pacchetto di Marlboro? Poi ti do i soldi…” E se accetti, ti ha “avviluppato nella ragnatela”. Inoltre il bellimbusto ha organizzato, giù nella sua cantinola, una vera bisca: buon sistema per trascorrere la prigionia domestica. L’inquilino d’un alloggio al primo piano, addirittura,  fu fatto sloggiare &#8220;direttamente&#8221;, cioè gettandolo giù dal balcone. Ne rimase gravemente ferito e per di più gli attentatori lo minacciarono: se dici <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2009/01/annibaldis-i-luoghi-del-mito.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-276" title="annibaldis-i-luoghi-del-mito" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2009/01/annibaldis-i-luoghi-del-mito.jpg" alt="Annibaldis - I luoghi del mito" width="206" height="300" /></a>chi è stato chiudi gli occhi per sempre. Deve quasi ringraziarli… Un altro assegnatario venne scaraventato in un cassonetto in piena notte. In un ulteriore caso i banditi entrano, picchiano il marito, minacciano di bruciare il letto dei bambini e di stuprare la moglie.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">Tommaso invece è diverso dagli altri. E&#8217; un poeta fallito. Nel corso degli anni “il ventre gli s’è dilatato”; la sua casa non dà segni di vita e sulla facciata sussultano solo gli stracci “eternamente appesi alla ringhiera”. Una sua poesia suona: “Anche la sua anima ciondolava al vento / appiccata alla finestra.”</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">Giacomo Annibaldis ci presenta un mondo variegato e brulicante che non è certo una scoperta nuova e tuttavia egli cita e rammemora casi autentici facendoci respirare in diretta la rassegnazione, l’infinita capacità d’adattamento dell’essere umano, lo sconforto, la profonda ingiustizia, la totale assenza di riscatto, il sorriso che a volte nasce da una tragedia, la disperazione d’un destino che sembra inchiodato sulla tua pelle, immutabile. La prosa scorre netta, cinematografica, urticante, talora impietosa, altre volte commovente. Già redattore della rivista <em>Belfagor</em>, redattore delle pagine culturali della <em>Gazzetta del Mezzogiorno</em>, Annibaldis ha al suo attivo anche il romanzo <em>Codici</em>; un saggio sul tarantismo in Capitanata; <em>I luoghi del mito</em>, saggio sul simbolo del labirinto in Puglia. Ha tradotto romanzi dell’antica Grecia, curato voci oraziane e virgiliane della Treccani.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;"><em>Casa popolare vista mare, </em>edito nel 2007 dalla &#8220;piccola&#8221; ma meritoria BESA, continua a riscuotere un successo inatteso: del breve romanzo, presentato anche in numerose scuole di Bari, hanno detto e dicono lusinghieramente su quotidiani e riviste critici, scrittori, docenti fra cui il prof. Ferdinando Pappalardo, dell’Università di Bari.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt; background: white none repeat scroll 0% 0%; -moz-background-clip: -moz-initial; -moz-background-origin: -moz-initial; -moz-background-inline-policy: -moz-initial;">.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Double face</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2009/01/02/double-face/</link>
		<comments>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2009/01/02/double-face/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 2009 23:17:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA["Dategli le brioches"]]></category>

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		<description><![CDATA[.
Il lato oscuro dei simboli&#8230;
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In questi ultimi giorni sono stato a Martina Franca, un paese (circa 50 mila abitanti) in provincia di Taranto che sorge sulla Murgia, a 430 metri di altitudine. Le sue origini risalgono al X secolo e il centro storico, molto bello e che raccomanderei di visitare a chi venga a trovarsi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"><strong>Il lato oscuro dei simboli&#8230;</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"><a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2009/01/01-01-09_1131.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-269" title="01-01-09_1131" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2009/01/01-01-09_1131.jpg" alt="" width="352" height="326" /></a></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">In questi ultimi giorni sono stato a Martina Franca, un paese (circa 50 mila abitanti) in provincia di Taranto che sorge sulla Murgia, a 430 metri di altitudine. Le sue origini risalgono al X secolo e il centro storico, molto bello e che raccomanderei di visitare a chi venga a trovarsi da quelle parti, è ricco di antichi palazzotti d’un sobrio e contenuto barocco pugliese con sfumature di classicismo. Un autentico, imponente capolavoro di questo stile è la Basilica di San Martino, con portali e fregi che esaltano la fastosità barocca, con interni in marmi policromi e pregevoli stucchi. Non potevo esimermi dal visitarla. Ne riporto qui tre foto, due delle quali – le più grandi – scattate con un modesto cellulare.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">Chi mi conosce si meraviglierà che io, non credente, mi sia soffermato in un luogo del genere.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">Devo dire allora che io amo moltissimo chiese, cattedrali, basiliche, duomi, cappelle.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">Per una serie di motivi.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"><span id="more-267"></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">Anzitutto questi edifici sono una testimonianza viva, parlante, di Storia: che siano rimasti intatti o che (più frequentemente) denuncino manomissioni e sovrapposizioni di stili diversi, tramite essi ascoltiamo le voci dei secoli trascorsi come raramente può accadere di fronte a un antico cimelio. Inoltre le chiese, per l’atmosfera che in esse si respira, invitano comunque alla meditazione: sia essa religiosa o laica.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">E c’è poi l’aspetto meramente artistico, architettonico. Le chiese sono un genere di edificio talmente “prezioso” da essersi auto-condannato all’estinzione. Sissignore, anche oggi se ne costruiscono e architetti di vasta celebrità si sbizzarriscono nel creare luoghi di preghiera dalle forme più ardite e futuristiche. Ma senza nulla togliere all’estro di simili geni delle forme e dei materiali, credo che questo sia un ripiego. Oggi, credo, non sarebbe più possibile costruire un Duomo di Milano, o una stessa Basilica di San Martino, a Martina Franca. Per più d’un motivo: occorrerebbero quantità di denaro impossibili; la costruzione durerebbe decenni; e soprattutto sono convinto che non esistano più, al mondo, tranne forse rarissine eccezioni, artisti in grado di creare, a mano e con necessariamente empirici strumenti quegli stucchi, quelle colonne, quegli affreschi, le minuziosissime rifiniture, gli enormi mosaici, gli elaborati rosoni e così via. Le chiese – di cui <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2009/01/01-01-09_1128.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-271" title="01-01-09_1128" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2009/01/01-01-09_1128.jpg" alt="Altare della Basilica di San Martino" width="355" height="270" /></a>l’Italia è tanto seminata – sono in risultato d&#8217;un lungo periodo storico in cui la società marciava in modo diverso. Il mecenate (fosse un re o un nobile o un ricchissimo ecclesiastico) commissionava l’opera. Magari chiamava a crearla un artista di fama. Costui ne iniziava l&#8217;edificazione, ma spesso il progetto sarebbe stato completato, verosimilmente con modifiche, da un successore: un’intera esistenza (specie allorché la vita media era alquanto più breve della nostra) sovente non bastava a completare opere del genere. A lavorarci veniva chiamato uno stuolo di modestissimi ma eccellenti artigiani, i quali non di rado dedicavano l’intera loro vita alla edificazione – per esempio – di una basilica. Di questo lavoro, insomma, campavano alcune famiglie. Il mecenate esisteva perché a quei tempi il denaro non era fatto – o pensato – per produrre vorticosamente nuovo denaro. Il ricco custodiva i suoi scrigni di talleri o di corone o tornesi per sé, e per sé spendeva come meglio gli aggradava. Non esisteva la mentalità capitalistica, per la quale sarebbe stato più profittevole creare con quei denari altre macchine produttrici di denaro (e lavoro): le fabbriche. Queste ultime sarebbero venute più tardi, con la Rivoluzione industriale.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">C’è da chiedersi però se le bellissime chiese, o opere stupefacenti come gli affreschi nella Cappella Sistina del Buonarroti, del Perugino, del Botticelli, siano considerabili solo sotto un’ottica di questo genere. Personalmente ho dubbi. Proprio perché voglio osservare anche con un occhio che non sia del religioso. Insomma non “di parte”, ma “dell’altra parte”.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">E allora ci accorgiamo che le cose cambiano un tantino.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">Se guardiamo una statua di Garibaldi pensiamo all’Eroe dei Due Mondi e all’Unità d’Italia. Mai ci passerebbe per la testa che quel manufatto, per altro verso ma contemporaneamente, grondi sangue. Sangue italiano, sangue austriaco, brasiliano, argentino. Riterremmo ciò “normale”? O sarebbe “più normale” una simile considerazione dinanzi a una statua di Francesco Giuseppe I d’Austria, familiarmente Cecco Beppe?</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">Un elaborato palazzo nobiliare settecentesco che magari soddisfa ad altissimo grado il nostro sofisticato senso estetico e il nostro amore per la storia dell’Architettura, dovrebbe ricordarci (bestemmia?) anche la miseria e le malattie di intere popolazioni sottomesse, costrette per una vita a mendicare o a lavorare pesantemente per quattro <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2009/01/01-01-09_1128.jpg"></a>centesimi, mentre i nobili di turno spendevano ricchezze inimmaginabili per addobbare leziosamente le loro preziose magioni. Se non ci fossero stati tanti pezzenti, non sarebbero esistiti neanche quei pochi (in proporzione) straricchi. E allora anche una gigantesca cattedrale, per quanto bellissima anzi inimitabile, indipendentemente dall’intrinseco valore economico artistico e religioso (e io adoro chiese e cattedrali) mi rammenta altresì gli eccidi commessi nel nome di Nostro Signore, le torture dei vari Pizarro e Cortés alle popolazioni del Nuovo <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2009/01/nuovo-immagine-windows-bitmap.bmp"><img class="alignright size-medium wp-image-270" title="nuovo-immagine-windows-bitmap" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2009/01/nuovo-immagine-windows-bitmap.bmp" alt="Facciata della Basilica di San Martino" /></a>Mondo per mandato della cattolicissima Spagna, i roghi delle &#8220;streghe&#8221; e degli &#8220;eretici&#8221;, la Santa Inquisizione, le connivenze della Chiesa con alcuni regimi dittatoriali, un’ideologia sessuofoba dell’autofustigazione e del Peccato originale, un credo che per molti è elaborata ma pura superstizione, e soprattutto – ancora oggi – l&#8217;intransigenza di chi pretende il possesso di verità assolute per diritto divino, da imporre all’umanità intera.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">Sì, di simboli concreti come castelli o chiese o altro si tende a rimuovere il lato oscuro. A mio modesto parere ciò è male, perché in questo modo ragioniamo a metà. Una contraddizione, dunque, che il sottoscritto per primo non risolve, o non del tutto. Non è facile conciliare il senso estetico e quello della Storia, che sono innati in noi, con la consapevolezza che molti concreti <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2009/01/nuovo-immagine-windows-bitmap.bmp"></a>oggetti simbolici – non solo questi di cui ho detto – hanno spesso un’altra, concretissima faccia.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">Perché esiste anche un&#8217;<em>ideologia</em> degli oggetti, delle cose, dei manufatti. Nel nostro immaginario, visitare un museo è un&#8217;esperienza che ci pone a contatto con valori universali dell&#8217;arte, della cultura, all&#8217;interno di un&#8217;istituzione dotata di un&#8217;autorevolezza intrinseca, acritica. I reperti, le statue, i dipinti nelle sale, si dà per scontato siano una fonte oggettiva di conoscenza, non manipolabili come possono essere le informazioni che - specie oggi - ci forniscono (o non ci forniscono) stampa e televisione. Ma siamo in realtà destinatari d&#8217;una visione agiografica: non esiste una neutralità dei musei. Essi sono sempre stati il risultato di una precisa cernita proposta o imposta dall&#8217;élite dominante, che attraverso la sua ideologia ne sancisce i valori. Ciò che è bello e ciò che è brutto, ciò che vale e ciò che non vale, ciò che è opportuno mostrare o non lo è, cosa attiene alla nostra identità e cosa alla diversità; quali sono i valori preminenti, &#8220;immortali&#8221;, &#8220;fondanti&#8221;, da attribuire e perché: siano essi oggetti un vaso di coccio, una statua, un monumento, affreschi, e per estensione edifici, città, nazioni.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;anno del diagramma</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/29/lanno-del-diagramma/</link>
		<comments>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/29/lanno-del-diagramma/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 28 Dec 2008 22:22:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[.
Cosa ha fatto e sta facendo il nostro governo per fronteggiare la crisi?
Chiedetelo alla gente per strada&#8230;
La maggior parte, sono certo, non saprà dirvi granché, tranne che si sono spesi un casino di quattrini per      un’Alitalia che chissà che fine fa, e poi per le banche (ormai additate come “quelle che hanno piazzato i titoli-fregatura”), [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/sulla-soglia.jpg"></a><a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/sulla-soglia.jpg"></a>.<a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/sulla-soglia.jpg"></a></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Cosa ha fatto e sta facendo il nostro governo per fronteggiare la crisi?</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Chiedetelo alla gente per strada&#8230;<a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/sulla-soglia.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-263" title="sulla-soglia" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/sulla-soglia.jpg" alt="Sulla soglia di..." width="322" height="484" /></a><a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/sulla-soglia.jpg"></a></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">La maggior parte, sono certo, non saprà dirvi granché, tranne che si sono spesi un casino di quattrini per     <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/sulla-soglia.jpg"></a> <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/sulla-soglia.jpg"></a>un’Alitalia che chissà che fine fa, e poi per le banche (ormai additate come “quelle che hanno piazzato i titoli-fregatura”), mentre ai più poveri è stato dato con gran clamore un equivalente aggiornato (nel senso di “elettronico”) delle famigerate tessere annonarie, triste filiazione della Seconda guerra mondiale. Le banche, inoltre, sono state “invitate” a largheggiare nell’elargizione del credito.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Figuriamoci. Gli istituti di credito sono società private, che devono guadagnare e rendere conto ai loro azionisti. Voi ve la sentireste di prestare denaro a chi non riesce a dimostrare in modo convincente di potervelo restituire? Forse il governo confonde le banche con gli enti di beneficenza.                               <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/sulla-soglia.jpg"></a>   </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">E-poi-e-poi, quali altre misure?</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span id="more-262"></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Magari se la gente non sa quali, è perché altre misure non ce ne sono.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Apprendiamo che Bush ha “regalato” alle case automobilistiche 17 miliardi di dollari per consentir loro di superare indenni i prossimi… 3 mesi.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Sì, mesi. Non i prossimi 3 anni.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">E’ un dettaglio secondario, ma primario per dirci cosa è questa crisi.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Intanto grosse nostre aziende del Nord chiudono, già ci sono centinaia di migliaia di lavoratori spediti a casa, altre centinaia di migliaia sono in programma. Reggerà la Cassa integrazione ad anni di massicce contribuzioni? </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Mai le previsioni sono state così fosche: magazzini pieni di invenduto, crollo degli ordini, licenziamenti, ristrutturazioni radicali, clienti che non pagano, banche che non fanno operazioni di sconto neanche per fatture intestate a società di primo piano (altro che “largheggiare”).</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">E il governo fingeva di non accorgersi di cosa stesse già accadendo e credeva di detassare le ore di lavoro straordinario. Grottesco, se non fosse stato drammatico.   </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Quante aziende, fatti i conti in tasca, non riapriranno dopo le festività? Per di più, i primi mesi dell’anno sono sempre il periodo più “morto”. Quelle aziende che un tempo erano il nostro vanto – industrie tessili, manufatturiere, di abbigliamento, i calzaturifici – sono in frenata. L’industria edile è immobile da anni.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Non che all’estero le cose vadano molto meglio. Paesi dell’Est, Paesi Arabi. Perfino la Cina vara un piano di aiuti alle imprese. Finora una “spina dorsale” dell’Italia sono state quelle aziende (circa 5000) a suo tempo definite “il Quarto Capitalismo”. Dipendenti che vanno dai 50 ai 500, struttura da 13 a circa 300 milioni di fatturato, contribuiscono al Pil per il 6-7%. E’un capitalismo con pochi capitali perché in gran parte a carattere familiare. Il che spiega anche i motivi per cui ne siano arrivate in Borsa solo una cinquantina.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Che ne sarà di tutto questo, delle nostre industrie che si reggono sulle esportazioni, dell’intero ceto medio-basso; quali sostegni?</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Intanto ci viene ripetuto che i nostri telegiornali sono troppo pessimisti, che bisogna stringere i denti ma tra qualche mese tutto sarà passato. E c’è l’invito “a fare acquisti” per rimettere in moto la macchina: come dire, parlar di corda in casa dell’impiccato.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Insomma non c’è neanche originalità. La Storia revisionata, gli eventi quotidiani riveduti e corretti, ce li aveva già insegnati Orwell in <em>1984</em>, sessanta anni orsono.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Times New Roman; font-size: small;">.</span></p>
<p>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Se il Capitale è in eruzione (2)</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/27/254/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Dec 2008 16:36:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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Quelli che pagano le crisi&#8230;
Berlusconi ha appena dichiarato che l’attende un anno (il 2009) “terribile”. E se tale sarà per lui, figuriamoci ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p><strong>Quelli che pagano le crisi&#8230;</strong></p>
<p>Berlusconi ha appena dichiarato che l’attende un anno (il 2009) “terribile”. E se tale sarà per lui, figuriamoci <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/scansione0001.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-257" title="scansione0001" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/scansione0001.jpg" alt="Henry Fonda nel film \" width="240" height="300" /></a>per la crescente massa di <em>clochard,</em> poveri, pensionati, licenziati, precari, lavoratori a reddito fisso, piccoli commercianti e così via fino a comprendere ormai anche buona parte dell’ex ceto medio. Nel marasma della crisi – la quale, checché ne dicano i nostri tg, proprio nel 2009 incomincierà a mostrarsi in tutto il suo fulgore – e delle ricette miracolistiche propalateci di qua e di là, fa la sua (tempistica) ricomparsa, stavolta in edicola e su Dvd, un celebre film del lontano 1940: <em>Furore</em> (<em>The Grapes of Wrath</em>), tratto dall’ancor più celebre, omonimo romanzo di John Steinbeck (1939).</p>
<p>Muovo dal testo scritto, con il sospetto che la sua lettura (o rilettura) sarebbe utile anzitutto ad alcuni soggetti istituzionali. Ammesso che leggano narrativa. <em>Furore</em> è la descrizione, romanzata ma estremamente realistica, di una terribile realtà americana, la Grande Depressione, vissuta da personaggi scaraventati sullo scalino più basso della società. Uno scenario che fino a poco tempo fa poteva riportarci a tragedie vissute da chi a sua volta cerca la salvezza su bagnarole rugginose che solcano i mari dall’est o dal sud verso il mitico Occidente; ma che ora potrà interessarci molto più da vicino.</p>
<p><span id="more-254"></span></p>
<p>Anche da est a ovest (California) si dirigevano negli anni ’30 le colonne interminabili di autocarri sgangherati, sobbalzanti, ruttanti, dei cosiddetti <em>okies</em>, cittadini degli Usa reietti e rifiutati dai loro stessi connazionali, il loro stesso sangue. In quel periodo di terribile crisi la crescente meccanizzazione del lavoro nei campi, l’avvento delle trebbiatrici, gli interessi voraci di latifondisti e banche, si coalizzarono contro i lavoratori della terra. Essi furono scacciati a migliaia, vessati, vennero bruciate le loro <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/scansione00021.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-260" title="scansione00021" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/scansione00021.jpg" alt="" width="272" height="300" /></a>case, fu loro interdetto di restare nei luoghi dei loro padri. L’esercito dei disperati cercò allora di spingersi verso una presunta Terra Promessa, dove si vociferava vi fosse lavoro per tutti: California. La realtà si sarebbe rivelata più atroce: non solo il lavoro mancava, ma se c’era veniva retribuito con salari di fame; i bambini sgobbavano quindici ore al giorno; chi azzardasse minime pretese sindacali veniva bollato come “sporco rosso” e perseguitato, pestato, sbattuto in galera, fucilato senza troppi scrupoli. Steinbeck durante la Grande Crisi si era volontariamente accodato a un gruppo di contadini che dall’Oklahoma tentava la via della salvezza verso la costa occidentale, e nel suo racconto non fece che descrivere ciò cui aveva assistito. Il romanzo procede senza scosse che non siano una serie di speranze deluse l’una dopo l’altra, per cui l’opera si chiude nella tetraggine più scura allorché i protagonisti, dopo aver perso l’ultimo malpagato lavoro, subiscono una pioggia diluviale che inonda per giorni il campo in cui si sono stabiliti, travolgendo le masserizie.</p>
<p>Eppure nello squallore del contesto, nell’assordante silenzio della Grande Civile America, nelle ultimissime righe del romanzo si apre uno squarcio lirico/simbolico, minimale ma commovente. Un vecchio sta morendo in una stalla, per fame e per la “febbre del cotone”. Rosa Tea, che ha appena partorito un figlioletto nato cadavere, gli si accosta e prende ad allattarlo, accarezzandogli delicatamente i capelli.</p>
<p>Quanto al film, vincitore di due Oscar, è certamente uno dei capolavori della cinematografia nonché del regista John Ford; la sceneggiatura, benché fedele al testo originale, riprende necessariamente solo alcuni fra i temi dell’opera narrativa, benché il film duri oltre due ore. Superba l’interpretazione di Henry Fonda nella parte del protagonista Tom Joad il quale, uscito di prigione, scopre che la sua fattoria è stata espropriata dalle banche. Il romanzo manifesta con maggiore violenza del film una denuncia sociale decisamente insolita in un testo d’Oltreoceano. Tuttavia Ford sottolinea con energia la presa di coscienza del protagonista – che scopre la lotta di classe – “mentre sono visualizzati con partecipata passione il dramma e il disorientamento di chi, sradicato dalla propria terra, deve attraversare un’America che stenta a riconoscere”. <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/scansione0004.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-261" title="scansione0004" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/scansione0004.jpg" alt="" width="264" height="300" /></a>(Paolo Mereghetti, <em>Dizionario dei film</em>).</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">Negli ultimi decenni abbiamo attraversato numerose “crisi”. Questi ultimi anni ci hanno regalato la bolla della <em>new economy</em>; ora si assiste a quella immobiliare. Ci sono state (e ci sono) la bolla del credito, del petrolio, delle materie prime. Tali eventi muovono da un&#8217;idea di business che risponde a una reale necessità, perché qualcuno comincia a guadagnare bene, e chi ha tanto denaro da investire lo fa in dosi massicce. Allora si solleva l&#8217;onda e chi investe può guadagnare inizialmente fino al 30% o anche più, si incomincia a credere in un nuovo miraggio finanziario, poi… inevitabilmente la bolla di sapone scoppia. Chi becca la fregatura? La gente comune. I poveri si ritrovano sempre più poveri e sfigati, i ricchi sempre più ricchi e menefreghisti. Il tutto dimostra forse la perversione di un meccanismo – quello capitalistico – che si è fatto sistema d’élite, per cui solo i super-ricchi hanno speranza di salvarsi? O siamo allo stadio terminale di una ideologia che si avvita su se stessa macinando cose e uomini? Come che sia, al momento siamo coinvolti in una guerra fra “manovratori” che tentano – bolla dopo bolla – di rifarsi delle perdite del crack precedente.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt;">Perchè poi c’è chi è destinato a pagare…</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Tanti auguri e&#8230;</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/23/tanti-auguri-e/</link>
		<comments>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/23/tanti-auguri-e/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 23:02:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Pensieri derivati]]></category>

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		<description><![CDATA[.


]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/babbo-catan.jpg"></a>.</p>
<p><a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/babbo-catan.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-253" title="babbo-catan" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/babbo-catan.jpg" alt="Babbo Catan" width="294" height="354" /></a></p>
<p><a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/babbo-catan.jpg"></a></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
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		<title>Catalogazione degli esseri umani</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/05/catalogazione-degli-esseri-umani/</link>
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		<pubDate>Fri, 05 Dec 2008 21:53:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Accadde... domani]]></category>

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		<description><![CDATA[.
Egregio  Signor Baldelli,
a seguito sua e-mail del 19 gennaio 2025 le rimettiamo in allegato Scheda di nostra edizione, da lei richiestaci, contenente la catalogazione e descrizione degli esseri umani secondo i recenti parametri dell&#8217;Organizzazione Mondiale per la Registrazione dei Viventi derivati dalla specie Homo sapiens sapiens. La scheda contiene circa 100 mila mini-video concernenti umani, i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p>Egregio  Signor Baldelli,</p>
<p>a seguito sua e-mail del 19 gennaio 2025 le rimettiamo in allegato Scheda di nostra edizione, da lei <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/ibridazione-floreale-dis-di-karel-thole2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-242" title="ibridazione-floreale-dis-di-karel-thole2" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/ibridazione-floreale-dis-di-karel-thole2.jpg" alt="" width="291" height="300" /></a>richiestaci, contenente la catalogazione e descrizione degli esseri umani secondo i recenti parametri dell&#8217;Organizzazione Mondiale per la Registrazione dei Viventi derivati dalla specie Homo sapiens sapiens. La scheda contiene circa 100 mila mini-video concernenti umani, i siti nei quali essi vivono, apparecchiature e tecnologie inerenti, e così via. Il testo che affianca le immagini equivale a circa diecimila pagine standard. Siamo certi che lei troverà il nostro Catalogo di sua ampia soddisfazione, ma qualora così non fosse, consideri la nostra disponibilità a inviarle a prezzi modici materiale aggiuntivo (notoriamente l&#8217;argomento è sterminato). Lei stesso potrà agevolmente inserire ulteriori dati, uniformandosi alle istruzioni allegate. Lei è altresì autorizzato ad arricchire il Catalogo con materiale di sua personale creazione, trattandosi di argomento in continua &#8220;evoluzione&#8221; (mai parola fu più appropriata al suo contesto!) Intanto le significhiamo in estrema sintesi - più ampie notizie troverà nell&#8217;Indice interno della Scheda - i principali tra gli argomenti trattati dal nostro team di esperti:</p>
<p>1) Quale definizione può darsi oggi di &#8220;essere umano&#8221;?</p>
<p><span id="more-239"></span></p>
<p>2) Esiste oggi una differenza tra &#8220;naturale&#8221; e &#8220;artificiale&#8221;?</p>
<p>3) È valida oggi una definizione di &#8220;normalità&#8221;? Quali le caratteristiche e i limiti?</p>
<p>4) &#8220;Umano classico&#8221;, ovvero: nato da gestazione femminile derivante da atto sessuale.</p>
<p>5) Umano nato da gestazione femminile di ovulo proprio fecondato artificialmente &#8220;in loco&#8221;; fecondato non &#8220;in loco&#8221;; gestazione femminile di ovulo non proprio; gestazione di umano in essere non umano (antropoide; non antropoide); gestazione di ovulo umano in attrezzatura non biologica (per es.placenta artificiale); gestazione di ovulo nello spazio o in assenza di gravità.</p>
<p>6) Umano nato da gestazione femminile partenogenetica.</p>
<p>7) Umano nato da gestazione assistita maschile.</p>
<p>8  ) Tutte le creature fin qui elencate, con aggiunta di manipolazioni genetiche; ovvero creature derivanti da manipolazioni degli organi riproduttivi genitoriali.</p>
<p>9) Creature segnate da &#8220;diversità&#8221; inerenti a mutazioni di altra natura (per es.: innesti genetici da animali (terrestri, acquatici, volatili), da insetti, piante, funghi, virus, etc.</p>
<p>10) Umani clonati; umani cloni di umani clonati; umani clonati senza fecondazione (con inserimento nell&#8217;ovulo svuotato dei nuclei di cellule umane prelevate da altro umano); cloni a loro volta manipolati geneticamente.</p>
<p>11) Umani derivanti da assemblaggio di segmenti biologici, naturali o artificiali (organi, pelle, muscolatura, ossa, nervi: umani patchwork).</p>
<p>12) Umani contenenti in parte materiale genetico umano naturale, in parte geni artificiali, cioè identici a quelli naturali ma ricreati artificialmente in laboratorio.</p>
<p>13) Umani nati da geni esclusivamente artificiali, cioè identici ai geni naturali ma costruiti in laboratorio. </p>
<p>14) Umani contenenti innesti artificiali d&#8217;ogni genere.</p>
<p>Questo, egregio signor Baldelli, è ovviamente uno schema di massima del vastissimo tema trattato: confidiamo che per quanto indicativa, la classificazione convinca della completezza - ovviamente sempre perfettibile - del nostro Catalogo.</p>
<p>Distinti saluti.</p>
<p>Milano/Canberra/Ushuaia, 23 gennaio 2025</p>
<p>.                                                                                  ESSERUMANOGGI SpA</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Nella Città Antica</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/03/entrando-nella-citta-antica/</link>
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		<pubDate>Wed, 03 Dec 2008 21:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Accadde... domani]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/?p=236</guid>
		<description><![CDATA[

A volte riattivano la Città Antica e a me viene il desiderio di andarci.
Com’è successo ieri. Non sempre però ne ho voglia, e forse capirete le mie ragioni. Abito nella estrema Nuova Periferia e i mezzi di comunicazione sono quelli che sono, è inverno, non sono più giovane. Ecco com’è andata.
Sono uscito alle diciannove. Tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/bari-citta-ologramma.jpg"><br />
</a></p>
<p>A volte riattivano la Città Antica e a me viene il desiderio di andarci.<br />
Com’è successo ieri. Non sempre però ne ho voglia, e forse capirete le mie ragioni. Abito nella estrema Nuova Periferia e i mezzi di comunicazione sono quelli che sono, è inverno, non sono più giovane. Ecco com’è andata.<br />
Sono uscito alle diciannove. Tempo incerto. A tratti scendeva una pioggia acida che corrodeva <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/bari-citta-ologramma.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-238" title="bari-citta-ologramma" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/12/bari-citta-ologramma.jpg" alt="" width="487" height="344" /></a>l’anima. Tra rigagnoli e mucchi di oggetti di scarto ho camminato a lungo, infine sono giunto al cosiddetto Borgo Murattiano. L&#8217;ho attraversato, camminando su un selciato sconnesso che abbisogna di un totale rifacimento. Tuttavia il traffico di gente e mezzi appariva crescente, poi al culmine. Le luci dei negozi erano intense, i giochi luminosi delle vetrine accecanti e le merci esposte apparivano troppo care, anche se provengono quasi tutte da regioni lontane dove costano meno che niente. Le intemperie, l’incuria dei privati, la mancanza di fondi pubblici, la ri-cementificazione selvaggia, l’incapacità congenita di regolamentare il traffico, il disinteresse-interesse di industrie che se ne infischiano dei depuratori, la diffusione di una micro-mafia dei servizi, completano la scena.</p>
<p><span id="more-236"></span><br />
Eppure questa città mi sta nel cuore, perché continua a esistere e pulsare grazie a una forza tutta sua, quasi fosse viva più dei suoi abitanti, come se cemento, asfalto, mattoni fossero sostanza biologica e l&#8217;insieme si ostinasse a resistere contro i mastini dell&#8217;incuria. Ancora una ventina di minuti e sono giunto alla Città Antica. Già da lontano ne intravvedevo le luminarie, ascoltavo musiche soffiate e stracciate dal vento gelido. Il Comune aveva attivato proiezioni olografiche rutilanti, di ipnotico effetto tridimensionale, che ricreavano vecchi caseggiati in stile liberty o monumenti del primo &#8216;900 facendoli sembrare autentici mentre erano solo giochi di luce, fotoni, nulla nel nulla.<br />
Altri ologrammi avevano ritoccato le case in modo da riconfigurarle com’erano una volta mascherando  scrostature, crepe o macchie, rendendole lucenti. Bellissime. Un campo di forza, sospeso come il cupolone di una gigantesca cattedrale sull’intera zona, evitava la pioggia. La gente in strada si era imbellettata truccata e vestita all’antica, riccamente, per accentuare l’effetto rétro, il ritorno a un cinquantennio fa o forse più. I locali aperti per l&#8217;occasione apparivano rimessi a nuovo. Politici, intellettuali <em>à la page</em>, esponenti della società bene, già si riversavano bardati come manichini di cristallo, brindando con vini pregiati e liquori pasticcini e olivette dai costi proibitivi, deliziandosi con canzonette e musiche da film dei tempi andati. Visi sorridenti, complimenti, flirt, scoppi d&#8217;ilarità, passi di danza, schiamazzi, giochi di gruppo. Artisti di strada, giocolieri, ciarlatani. Proprio come se nulla esistesse oltre quel luna park. Il passato non come colpevole generatore del presente ma folklore, carnevale, oblio prepotente, menzogna a se stessi. Perché pochi - forse nessuno - dei presenti ne conservavano il ricordo o il vero senso, fosse per l&#8217;età o per l&#8217;indole; una finzione mentale in quella olografica in una Storia di cartapesta.</p>
<p>Per un po’ ho costeggiato quella desolazione dibattuto fra curiosità o rimpianto di allegria, e una stretta allo stomaco. Poi mi sono defilato, ritrovando vie oscure sconnesse sotto la pioggia acida.</p>
<p><em>(Dalla rubrica </em>Accadde&#8230; domani<em>, su </em>La Gazzetta del Mezzogiorno <em>di</em> <em>mercoledì 25 Settembre 2002)</em>.</p>
<p>.</p>
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		<title>La pianista Martina Filjak</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Nov 2008 00:41:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
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Un successo caloroso per un&#8217;artista bravissima
Mercoledì 26 novembre era in cartellone per “Il Coretto”, presso il Kursaal Santalucia di Bari, un recital della giovane pianista croata Marina Filjak (nella foto). Dal dépliant illustrativo apprendiamo che è stata una bimba prodigio, ha debuttato all’età di dodici anni con i notissimi Solisti di Zagabria, nel Concerto per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/martina-filjak.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-232" title="martina-filjak" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/martina-filjak.jpg" alt="" width="245" height="250" /></a></p>
<p><strong>Un successo caloroso per un&#8217;artista bravissima</strong></p>
<p>Mercoledì 26 novembre era in cartellone per “Il Coretto”, presso il Kursaal Santalucia di Bari, un recital della giovane pianista croata Marina Filjak (nella foto). Dal dépliant illustrativo apprendiamo che è stata una bimba prodigio, ha debuttato all’età di dodici anni con i notissimi Solisti di Zagabria, nel <em>Concerto per pianoforte e orchestra KV 449</em> di Mozart; si è esibita in formazioni di tutto rilievo (Amsterdam, Bruxelles, Ljubljana, Mosca, Parigi, Sofia, Vienna, Okido [Giappone], Belgrado e altre città); il suo repertorio comprende autori quali Beethoven, Brahms, Rachmaninov, Grieg, Šostakovič, Bartók, Prokofiev, Kabalevskij. Negli anni, la Filjak ha accumulato riconoscimenti da riempire due colonnine del dépliant, l’ultimo lo scorso anno con la vincita del 1° premio al 58° Concorso pianistico Viotti (Vercelli), dove è risultata prima fra 122 candidati di 26 nazioni. Per la serata erano in programma la <em>Sonata per pianoforte Op. 110</em>, di Beethoven, la bachiana <em>Ciaccona in Re minore BWV 1004</em> nella rielaborazione di Ferruccio Busoni; <em>Une barque sur l’océan</em> di Maurice Ravel; il <em>Notturno per la mano sinistra, Op. 9</em> di Scriabin; le brahmsiane <em>Variazioni su un tema di Paganini</em>, Op. 35; infine <em>Triana</em> (da <em>Iberia</em>) di Isaac Albéniz.</p>
<p><span id="more-231"></span></p>
<p>L’artista non ha deluso le aspettative del pubblico, suscitate anche dalla lettura del nutrito curriculum. Le opere scelte erano impegnative sia sotto l’aspetto virtuosistico (come in Bach/Busoni o Ravel), sia dal lato espressivo (Beethoven e il sognante, struggente Scriabin), sia perché richiedenti comunque una solida tecnica. Il tocco morbido, soffice, sapeva farsi d’improvviso aggressivo, quasi violento; le dita si articolavano sui tasti leggere, sciolte, veloci in un groviglio apparentemente inestricabile da cui emanavano sonorità e accordi limpidi. Una prova impegnativa, anche dal punto di vista puramente fisico. Il pubblico – una cinquantina di persone – ha recepito con entusiasmo; il successo è stato completo, la Filjak – che in più vanta un notevole fascino personale – ha raccolto con piacere e ampi sorrisi le ovazioni concedendo un bis, lo splendido <em>Intermezzo in La maggiore, Op. 118</em>, di Johannes Brahms.</p>
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		<title>Sergej Koudriakov a Bari</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 22:54:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Amadeus]]></category>

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Un travolgente virtuosismo&#8230;
Di notevole interesse il concerto del giovane pianista russo Sergej Koudriakov, la sera di lunedì 3 novembre presso la Sala Giuseppina del Kursaal Santalucia, Bari, nell’ambito delle programmazioni de &#8220;Il Coretto&#8221;. Nato a Mosca nel 1978, Koudriakov vanta numerosi riconoscimenti fra cui il primo premio al Concorso Internazionale Géza Anda (Zurigo). Questo artista [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p><strong>Un travolgente virtuosismo&#8230;</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;">Di notevole interesse il concerto del giovane pianista russo Sergej Koudriakov, la sera di lunedì 3 novembre presso la Sala Giuseppina del Kursaal Santalucia, Bari, nell’ambito delle programmazioni de &#8220;Il Coretto&#8221;. Nato a Mosca nel 1978, Koudriakov vanta numerosi riconoscimenti fra cui il primo premio al Concorso <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/koudriakov.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-230" title="koudriakov" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/koudriakov.jpg" alt="" width="320" height="214" /></a>Internazionale Géza Anda (Zurigo). Questo artista è soprattutto un notevole, talora stupefacente virtuoso della tastiera.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;">Le musiche in programma concedevano in effetti ben poco a un’esecuzione che non fosse tecnicamente impegnata: la <em>Sonata n. 9, Op. 19</em> di Alexander Scriabin, sei <em>Lieder</em> di Schubert/Lisz (<em>Auf dem Wasser zu singen</em>, <em>Die Forelle</em>, <em>Gretchen</em>, <em>Städchen</em>, <em>Aufenthalt</em>, <em>Erlkönig</em>); i <em>Quattro Impromptus, Op. 90</em> di Schubert; un <em>pot-purri</em> di arie da <em>Le nozze di Figaro</em>, di Mozart/Liszt/Busoni.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"> <span id="more-229"></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;">Koudriakov ha affrontato la tastiera con piglio talora dolce o quasi romantico (il primo tempo della sonata scriabiniana, la <em>Städchen</em> e momenti degli <em>Impromptus</em> schubertiani), talora con impeto, o quasi una violenza da cataclisma. La sua tecnica non è parsa sempre perfetta (qualche imprecisione specie all’inizio del concerto, un pedale forse un po’ insisitito; momenti che avrebbero magari richiesto un passo meno veloce). Comunque è innegabile che il pianista russo vanti doti tecniche e una capacità di coinvolgimento del pubblico spettacolari. Già i <em>Lieder</em> di Schubert trascritti sulla tastiera da Liszt avevano esaltato l’uditorio (in particolare <em>Erlkönig</em>); ma il “pezzo” finale ha suggellato il concerto con un virtuosismo travolgente, oseremmo dire ai limiti dell’umano. Il brano in questione è anche una rarità: abbozzato da Liszt sulle note di Mozart, fu completato da Ferruccio Busoni. Koudriakov ha raccolto una lunga, convinta ovazione acconsentendo a due bis. Dapprima ha eseguito, con riuscito contrasto (verosimilmente memore della pianista Clara Schumann), un brano facile tecnicamente, ma che per non naufragare richiede particolare intensità espressiva: la celeberrima <em>Träumerei</em>. Il secondo bis, altro brano rarissimo, ha reimmerso l’uditorio nei… lampi e tuoni d’una vertiginosa trascrizione del tema <em>Capuleti e Montecchi</em> dal balletto Giulietta e Romeo di Sergej Prokofiev.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;">
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;">Tutto bene, dunque? Quasi. Punto nero: il pubblico. Sergey Koudrialov meritava più della trentina di ascoltatori plaudenti che si è ritrovato davanti, ai quali peraltro ha compitamente risposto con profondi inchini. Né si può accampare a scusante il prezzo del biglietto, davvero minimo. In platea più d’uno si chiedeva dove fossero i melomani e gli studenti del Conservatorio e insomma dove fosse Bari. Forse davanti alla tv con <em>L’Isola dei famosi</em>.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;">
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt; mso-layout-grid-align: none;">.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Futuri in svendita</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/11/15/futuri-in-svendita/</link>
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		<pubDate>Sat, 15 Nov 2008 00:49:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[.
Ricordando il Futuro&#8230;
La crisi mondiale in atto ridisegna pesantemente gli scenari del nostro futuro, se non interverranno elementi in grado di rallentarne e attutirne gli effetti. Sta di fatto che già da tempo se ne avvertivano i segnali, sebbene poco ci abbiano detto e ci dicano in merito i mezzi d’informazione ufficiali.
 
Non è la prima volta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.</p>
<p><strong>Ricordando il Futuro&#8230;</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">La crisi mondiale in atto ridisegna pesantemente gli scenari del nostro futuro, se non interverranno elementi <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/il-futuro-non-e-piu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-222" title="il-futuro-non-e-piu" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/il-futuro-non-e-piu.jpg" alt="" width="300" height="141" /></a>in grado di rallentarne e attutirne gli effetti. Sta di fatto che già da tempo se ne avvertivano i segnali, sebbene poco ci abbiano detto e ci dicano in merito i mezzi d’informazione ufficiali.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Non è la prima volta che fattori imprevisti, di violento impatto, mutano l&#8217;assetto socio-economico di vaste zone del pianeta in modo sfavorevole – talora anche favorevole. Il paragone immediato è la Grande Crisi del 1929, che negli Usa ridusse al lastrico milioni di persone, con ripercussioni mondiali; e tuttavia l&#8217;attuale sconvolgimento è molto più esteso: sia perché già dalle radici ha una connotazione &#8220;globale&#8221;, sia perché la sua natura è diversa e più insidiosa. Un altro esempio di evento che ha mutato il futuro di centinaia di milioni di persone, se non miliardi, è la caduta del muro di Berlino: scossa &#8220;benefica&#8221; in questo caso, che ha peraltro mietuto innumerevoli vittime specie nell&#8217;Est europeo. Ulteriore rivoluzione in tempi &#8220;brevi&#8221;: quella informatica, con l&#8217;avvento pervasivo di cellulari, computer domestici, Internet, che hanno contribuito a una trasformazione radicale.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span id="more-221"></span></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Questi (e altri) eventi-chiave erano assolutamente non previsti (in verità sulla crisi attuale potrebbe porsi al riguardo qualche obiezione), il che sottolinea comunque il valore fortemente relativo delle grandi pianificazioni, delle ipotesi futurologiche a tavolino. Ma l&#8217;uomo non sa ancora elaborare di meglio e nessuno, neanche i maghi e gli astrologhi, possiede la sfera di cristallo. Si mostra qui una presunzione dell&#8217;uomo che, specie negli ultimi decenni, riteneva d&#8217;avere ben inquadrato e impacchettato il suo futuro, lavorando e investendo su comode programmazioni – commerciali, industriali, tecnologiche, di mercato – a media e lunga scadenza.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Illustrerò in breve alcuni scenari futuri ipotizzati negli ultimi anni da esperti in materie che vanno dall’economia alla scienza, e anche alla fantascienza, perché sovente le narrazioni futuribili di questo genere letterario sono firmate da scienziati, informatici, economisti. Studiosi che non di rado sono personaggi di tutto rilievo nei loro ambiti e che di solito puntellano le proprie “previsioni” con asserzioni di &#8220;inevitabilità&#8221;, &#8220;necessità&#8221;.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Uno di questi scenari si può sintetizzare nel titolo d&#8217;un libro conosciutissimo: <em>La fine della Storia</em> (1992) di Francis Fukuyama, professore di economia politica alla Johns Hopkins School di studi internazionali avanzati (Washington). In esso l&#8217;autore, muovendo dal crollo del socialismo reale (ex <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/francis-fukuyama.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-223" title="francis-fukuyama" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/francis-fukuyama.jpg" alt="" width="235" height="185" /></a>Urss), asseriva il trionfo definitivo e perpetuo del Capitale e quindi l&#8217;avvento d&#8217;una nuova &#8220;storia universale&#8221; conducente alla vera meta, di rilevanza mondiale: il sistema sociale politico-economico della liberaldemocrazia, nella attuale versione statunitense. Una rappresentazione della Storia, questa, come presente definitivo, eterno, al più suscettibile di mutamenti tutto sommato superficiali. Inutile forse sottolineare che la crisi in atto ha risvegliato bruscamente dal sogno (per alcuni un incubo) della sovranità del Dio Mercato: proprio una gestione economico-finanziaria senza redini né regole ha condotto alla situazione corrente, con conseguenti colossali salvataggi di Stato (cioè pagati dai cittadini) nel privato, roba che fino a ieri sarebbe stata scandalosa (“socialista”) per i guru e relativi discepoli del paradiso liberista. Molto ci sarebbe da dire al riguardo, ma bastano poche parole: anche il mitico Capitalismo sa essere apocalittico e distruggere la vita di centinaia di milioni di persone. (In data 13 novembre 2008, cioè con crisi in piena espansione, George W. Bush ha confermato in tv il concetto-base di Fukuyama. Il quale ultimo, invece, recentemente ha rivisto in modo drastico le sue posizioni. La mano destra non sa&#8230;)</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Di tutt&#8217;altro genere e tono è una sorta di utopia scientifica nata negli anni ’90: il Transumanesimo. Movimento d&#8217;impianto culturale-scientista più che politico-economico, esso ci viene proposto con varie sfaccettature da valenti scienziati e studiosi. Fra i più illustri, il pioniere statunitense dell&#8217;informatica Raymomd Kurzweil, il sociologo Derrick de Kerckhove, ritenuto erede di Mashall McLuhan; nonché il matematico, <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/transumanisti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-227" title="transumanisti" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/transumanisti.jpg" alt="" width="250" height="188" /></a>informatico e importante scrittore di fantascienza Vernon Vinge. Grazie al vorticoso sviluppo della scienza e di nuove tecniche (ingegneria genetica, nuove telecomunicazioni, nanotecnologie, intelligenze artificiali) in pochi decenni - a metà secolo circa - l&#8217;uomo potrà modificare se stesso divenendo qualcosa che va oltre (&#8221;trans-&#8221;) l&#8217;umano. Corpo e psiche ne verranno radicalmente trasformati giungendo alla realizzazione non d&#8217;un superuomo quanto d&#8217;una creatura &#8220;oltre&#8221; l&#8217;Homo sapiens, un essere dalle facoltà più che umane, grazie all&#8217;ibridazione con altri viventi (animali, insetti, vegetali, virus) e all’ingegneria genetica, alla nuova chimica, all’uso di protesi artificiali intimamente connesse col suo corpo.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Anche l&#8217;intelligenza artificiale autocosciente diverrà realtà: essa sarà in grado di partorire a sua volta una intelligenza superiore. A questo punto il progresso tecnologico farà un salto (&#8221;singolarità&#8221;), scavalcando l&#8217;uomo e accelerando vorticosamente conoscenze e realizzazioni, fino a travalicare ogni nostra capacità di comprensione, generando un nuovo tipo di civiltà. Secondo i transumanisti, la via all’utopia è già tracciata dalle attuali tendenze scientifiche nonché dagli interessi economici e industriali: ergo è &#8220;inevitabile&#8221; l’avvento di un mondo transumanizzato.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Altro scenario altra musica. Serge Latouche – economista e filosofo, docente presso l&#8217;Università di Parigi - ha acquisito fama con alcuni suoi libri, il più noto dei quali è <em>L&#8217;occidentalizzazione del mondo</em> (1989), una serrata <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/800px-torrisuperiore1.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-226" title="L\'ecovillaggio Torri Superiore (Liguria)" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/800px-torrisuperiore1.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>critica circa l&#8217;imposizione, all&#8217;intero pianeta, del modo di vita e della Economia occidentali. Secondo Latouche per salvare noi e le future generazioni occorre non la crescita dello sviluppo bensì la &#8220;decrescita&#8221;. Questo termine un po&#8217; provocatorio è stato coniato dal fondatore della &#8220;bioeconomia&#8221;, Nicholas Georgescu-Roegen. Il principio di base è: le risorse naturali sono limitate, pertanto non può esistere una crescita infinita. E&#8217; d&#8217;obbligo quindi che il progresso segua nuove strade che non siano l&#8217;incentivo capitalistico a un aumento sfrenato dei consumi, col conseguente incremento dell&#8217;inquinamento ambientale. Una ricchezza misurata solo con indicatori monetari danneggia altre ricchezze quali gli ecosistemi, la qualità della giustizia, della stessa democrazia; inasprisce il divario ricchi/poveri, crea pericolose sacche di risentimento. Sui presupposti della decrescita agiscono da tempo alcune note organizzazioni: i Gas (gruppi d&#8217;acquisto solidale), gli ecovillaggi [nell'immagine: l'ecovillaggio Torri Superiore, Liguria]; e ancora i sistemi di scambio non monetario, nonché una costellazione di aggregazioni minori. Anche questa &#8220;visione&#8221; è considerata, ovviamente, &#8220;inevitabile e necessaria&#8221; pena il fallimento globale.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Un insolito, curioso scenario cultural-estetizzante della “decrescita”, detto <em>steampunk</em> (“punk a vapore”) è alla base d’un movimento creatosi pochi anni or sono, diffuso specie negli Usa. Una tendenza, uno stile di vita che si ispira a panorami della fantascienza cyberpunk di autori quali William Gibson, Bruce Sterling, Neal Stephenson, Paul Di Filippo. Dati di partenza: il mondo odierno è ai limiti dell’Apocalissi ecologica; la lotta per arraffare denaro e risorse sta <a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/m191.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-225" title="Computer steampunk, stile vittoriano, con lampada a petrolio" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/m191.jpg" alt="" width="300" height="227" /></a>riportando città e popolazioni a bassifondi degni d’una Londra Ottocentesca; diritti civili e democrazia conquistati in due secoli di lotte collettive e spargimenti di sangue si sciolgono come neve al sole; la società è in mano a onniveggenti organismi del controllo e della paura; il lavoro è divenuto sfruttamento sostanzialmente schiavistico. Pertanto l’idea di un rallentamento dei ritmi produttivi, il ritorno a condizioni proto-industriali, sono le uniche alternative presentabili. Ciò che, sia chiaro, non significa un farneticante e idealistico regresso al passato: la tendenza vuole contaminarsi con l’etica hacker e punk della accettazione e del fai-da-te tecnologico, con proposte di autogestioni e autoproduzioni. Lo steampunk ha, ovviamente, soprattutto un fine ludico-provocatorio. E tuttavia se da un lato non è possibile cancellare un raffronto fra l’orrore degli albori industriali, i massacri del colonialismo, e gli effetti letali dell’attuale turbocapitalismo, non va neanche dimenticato che il capitalismo vittoriano era l’avvio d&#8217;un percorso che oggi si infrange contro i suoi limiti di natura fisico-geografica. Il tutto, ovviamente, rimette in discussione il mito del “progresso”. Infine lo steampunk guarda alla catastrofe come elemento positivo. Anche qui si gioca fra ironia, utopismo e serietà: solo un colpo di spugna potrebbe ormai ripristinare condizioni “vergini”, dalle quali inforcare strade diverse da quella che conduce alla rivoluzione industriale. Per quindi immaginare un mondo dove il Futuro sia ancora quello d’una volta.</p>
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<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Se gli esempi sopra richiamati – numerosi altri potremmo elencarne – propongono alternative più o meno realizzabili al modello sociale in atto, e comunque sottolineano limiti e contraddizioni reali, i governi dal canto loro restano tetragoni a modifiche tempestive e radicali.<a href="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/21.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-228" title="Il futuro nel sangue" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/11/21.jpg" alt="" width="176" height="300" /></a> Lo strombazzato G20 del 16 novembre ha solo offerto molte promesse. Intanto continua la privatizzazione d&#8217;ogni aspetto della vita (scuola, carceri, giustizia, risorse naturali); cresce oltre la soglia di guardia il degrado ambientale; i governi si fanno complici di multinazionali e ambiti mafiosi; aumentano la crisi alimentare e quella idrica; si assiste a conseguente moltiplicazione di guerre e guerricciole. Quanto al disastro provocato dalla bolla finanziaria (cui ne seguiranno altre di vario genere), i governi – che dichiaravano di risolvere tutto &amp; subito – ci stanno gradualmente preparando a tempi lunghi&#8230; lunghissimi&#8230; Sugli schermi tv scorrono immagini di quartieri deserti e di cittadine morte negli Usa: sfrattati gli abitanti, non più in grado di pagare le rate dei mutui. Recessione: già migliaia di licenziati in Italia, altre centinaia di migliaia in programma. Aziende chiudono a raffica. Svalutazione al galoppo. Eppure mai come in questo periodo erano usciti alla luce del sole, dai forzieri, migliaia di miliardi dagli Stati, dalle Istituzioni, travasati a banche e aziende private; un flusso di denaro da capogiro (<em>perché dunque i soldi ci sarebbero</em>&#8230;) Che la plebe s&#8217;arrangi, o meglio si faccia &#8220;ottimista&#8221;: intanto gli scioperi con interruzione di servizi pubblici saranno perseguiti, le occupazioni di scuole e università sanzionate, i Capi carnefici della Diaz e di Bolzaneto resi invisibili; un ex Presidente della Repubblica sbandiera le sue carneficine e ne incita a nuove le forze dell&#8217;ordine; la massa dei lavoratori viene soffocata di tornelli e ritornelli. Poi sarà gettata sul lastrico: ma <em>God save the King</em>.</p>
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