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	<title>Commenti per Vikkor</title>
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	<description>Occuparsi dell'oggi che maggiormente può influire sul domani</description>
	<pubDate>Fri, 09 Jan 2009 04:21:54 +0000</pubDate>
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		<title>Commenti su Double face di Vincenzo Oliva</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2009/01/02/double-face/#comment-121</link>
		<dc:creator>Vincenzo Oliva</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 17:15:57 +0000</pubDate>
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		<description>Quel che descrivi - la rimozione, intendo - è in parte l'assenza di senso critico di cui tutti siamo in parte affetti. E molti lo sono in toto.

V.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Quel che descrivi - la rimozione, intendo - è in parte l&#8217;assenza di senso critico di cui tutti siamo in parte affetti. E molti lo sono in toto.</p>
<p>V.</p>
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	<item>
		<title>Commenti su L&#8217;anno del diagramma di Vincenzo Oliva</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/29/lanno-del-diagramma/#comment-120</link>
		<dc:creator>Vincenzo Oliva</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 17:11:46 +0000</pubDate>
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		<description>&#60;&#62;

Ahinoi, Croce (nel senso di: il modo di pensare esemplificabile in quello crociano, e che sicuramente data da molto più lontano, per molti versi dalla Controriforma) è stata la iattura del povero stivale. Già debole di suo, per il crollo economico seguito agli splendori rinascimentali, e per la disunione politica, si è poi chiuso in un provincialismo culturale che ha depresso il progresso scientifico e sociale, nonostante le molte eccezioni individuali. Ma le molte eccezioni individuali non fanno sistema - e soprattutto non fanno cultura, nel senso di massa critica, di percezione comune. E temo che saranno sempre di meno, visto il primato dell'ignoranza che le ultime riforme dell'educazione sembrano voler perseguire con un vigore ancora ignoto fino a oggi.

V.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&lt;&gt;</p>
<p>Ahinoi, Croce (nel senso di: il modo di pensare esemplificabile in quello crociano, e che sicuramente data da molto più lontano, per molti versi dalla Controriforma) è stata la iattura del povero stivale. Già debole di suo, per il crollo economico seguito agli splendori rinascimentali, e per la disunione politica, si è poi chiuso in un provincialismo culturale che ha depresso il progresso scientifico e sociale, nonostante le molte eccezioni individuali. Ma le molte eccezioni individuali non fanno sistema - e soprattutto non fanno cultura, nel senso di massa critica, di percezione comune. E temo che saranno sempre di meno, visto il primato dell&#8217;ignoranza che le ultime riforme dell&#8217;educazione sembrano voler perseguire con un vigore ancora ignoto fino a oggi.</p>
<p>V.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su L&#8217;anno del diagramma di Gianluca Bifolchi</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/29/lanno-del-diagramma/#comment-119</link>
		<dc:creator>Gianluca Bifolchi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 18:41:00 +0000</pubDate>
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		<description>Però, Vittorio, se tu accetti di discutere il destino della fantascienza in Italia come caso particolare del destino della letteratura popolare, non sfuggiamo alla domanda che Gramsci si pone in Letteratura e vita nazionale e che si ripropone sempre nella sua attualità: perché in Italia vanno a ruba i libri su Sherlock Holmes, Padre Brown, i tre moschettieri, eccetera... particolarmente quando pubblicati in appendice dai quotidiani, e non ci sono scrittori italiani capaci di replicare quel successo?
Se Gramsci aveva ragione (dico se...) la spiegazione non andava cercata tanto in un clima culturale generale, che sarebbe stato anche propizio (almeno in misura pari ad altri paesi), ma in una particolare formazione di ceto intellettuale che, socialmente slegato dal popolo e abituato dai tempi del Rinascimento a vedersi come gruppo cosmopolita, non era in grado di impegnarsi in una produzione di qualità che aderiva a gusti popolari. A questi si suppliva con le traduzioni.
E' così anche oggi? Dobbiamo cercare la spiegazione della debole accettazione della fantascienza made in Italy in una strozzatura che si produce al livello di autore ed editore? Io non lo so, perché per le mie conoscenze del settore (scarse!) dovrei tirare a indovinare.
Il cattolicesimo... io non sono un esperto di Verne, eppure la biografia di Lottman che ti ho citato è molto attenta a descrivere l'ambiente di ortodossia cattolica e conservatorismo politico in cui Verne matura intellettualmente, e quei pochi frammenti del carteggio Hetzel-Verne che conosco permettono di definire abbastanza bene il settore di pubblico a cui la narrativa di Verne si rivolgeva: alle famiglie come la sua!
Il peso del crocianesimo sulla cultura italiana mi convince di più, ma non può essere stato un fattore troppo determinante, perché biologi, fisici o ingegneri che avessero voluto dilettarsi a scrivere fantascienza (come fecero Asimov o Clarke) non si sarebbero fatti intimidire da Don Benedetto, del quale peraltro non si ricorda mai che era un grande ammiratore di Dumas, e che non era affatto nemico della letteratura popolare (se accettava di rimanere al suo posto...)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Però, Vittorio, se tu accetti di discutere il destino della fantascienza in Italia come caso particolare del destino della letteratura popolare, non sfuggiamo alla domanda che Gramsci si pone in Letteratura e vita nazionale e che si ripropone sempre nella sua attualità: perché in Italia vanno a ruba i libri su Sherlock Holmes, Padre Brown, i tre moschettieri, eccetera&#8230; particolarmente quando pubblicati in appendice dai quotidiani, e non ci sono scrittori italiani capaci di replicare quel successo?<br />
Se Gramsci aveva ragione (dico se&#8230;) la spiegazione non andava cercata tanto in un clima culturale generale, che sarebbe stato anche propizio (almeno in misura pari ad altri paesi), ma in una particolare formazione di ceto intellettuale che, socialmente slegato dal popolo e abituato dai tempi del Rinascimento a vedersi come gruppo cosmopolita, non era in grado di impegnarsi in una produzione di qualità che aderiva a gusti popolari. A questi si suppliva con le traduzioni.<br />
E&#8217; così anche oggi? Dobbiamo cercare la spiegazione della debole accettazione della fantascienza made in Italy in una strozzatura che si produce al livello di autore ed editore? Io non lo so, perché per le mie conoscenze del settore (scarse!) dovrei tirare a indovinare.<br />
Il cattolicesimo&#8230; io non sono un esperto di Verne, eppure la biografia di Lottman che ti ho citato è molto attenta a descrivere l&#8217;ambiente di ortodossia cattolica e conservatorismo politico in cui Verne matura intellettualmente, e quei pochi frammenti del carteggio Hetzel-Verne che conosco permettono di definire abbastanza bene il settore di pubblico a cui la narrativa di Verne si rivolgeva: alle famiglie come la sua!<br />
Il peso del crocianesimo sulla cultura italiana mi convince di più, ma non può essere stato un fattore troppo determinante, perché biologi, fisici o ingegneri che avessero voluto dilettarsi a scrivere fantascienza (come fecero Asimov o Clarke) non si sarebbero fatti intimidire da Don Benedetto, del quale peraltro non si ricorda mai che era un grande ammiratore di Dumas, e che non era affatto nemico della letteratura popolare (se accettava di rimanere al suo posto&#8230;)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su L&#8217;anno del diagramma di Vittorio Catani</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/29/lanno-del-diagramma/#comment-118</link>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 17:35:59 +0000</pubDate>
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		<description>Fermo restando che sono anche io convinto di quanto dici sul carteggio Verne-Hetzel, che davvero mi piacerebbe leggere, posso elencarti una breve serie di elementi che a mio parere (ma non solo mio) hanno condizionato negativamente, in Italia, lo sviluppo e l'apprezzamento di una narrativa 
"popolare" e della fantascienza in particolare. Il fatto è che qui bisogna partire, credo, dal peso (morto) di una grande tradizione di narrativa "colta", che parte dai classici. Tutto il resto veniva considerato spazzatura fino a pochi decenni fa. Quanto al "fantastico" in genere, poi, noi non abbiamo avuto né l'equivalente dei Canti di Ossian (per fare un esempio) né dei fratelli Grimm: fu proprio il movimento Romantico che, nei vari Paesi d'Europa, spinse a riconsiderare come "genuine" favole e narrazioni popolari esaltando le origini di ciascuna popolazione. Carl Maria von Weber e più tardi Wagner, come reinventarono il teatro lirico tedesco? Il primo con l'opera "Il Franco cacciatore" (piena di stregonerie e incantesimi), il secondo con una ciclopica tetralogia che resta un inno all'Olimpo teutonico e magari anticipa il genere fantasy. In Italia, invece, le spinte del Romanticismo vennero incanalate diversamente, cioè furono viste come un anelito alla libertà e alla ribellione dal giogo straniero. La presenza della Chiesa, la diffusione di un cattolicesimo mescolato a superstizioni contadine, mal si legavano con orchi streghe e folletti, che invece allignavano benissimo nelle ombre della Foresta Nera ma sarebbero stati fuor di luogo nella luminosa e assolata Penisola. Eppoi la religione cattolica non permetteva credenze alternative (anche se negli ultimi anni si sono scoperte numerose opere, attinenti soprattutto al fantastico e al soprannaturale, firmate da scrittori di varia estrazione, anche noti, tra fine Ottocento e inizio del Novecento). Benedetto Croce (lo so, si tira in ballo sempre lui...) ha fatto il resto, coadiuvato da Gentile nei successivi programmi scolastici. La "scienza" doveva essere materia ancillare, buona per la pratica delle volgari incombenze tecniche quotidiane, ma doveva restare ben lontana da un'Arte concepita come afflato divino, superiore a ogni altra attività umana. Questo atteggiamento di rifiuto di una letteratura che fosse anche riflessione scientifico-tecnologica si è protratta, e non è assolutamente scomparsa del tutto. Non molto tempo addietro (un paio d'anni fa) presentavo un mio libro di fantascienza ecologica all'Università di Bari; ci fu una tizia (credo una laureanda, o forse anche una docente) che obiettò dicendo che la sf era a sua volta una "narrativa ancillare". Un'altra volta illustravo la trama di un racconto sf in cui avveniva un esperimento genetico per cui nasceva un figlio da tre genitori. Dalla platea insorse con voce indignata un ascoltatore che mi accusò di dire cazzate in un ambito, la biologia, che non era di mia pertinenza ma nel quale lui - biologo - lavorava da anni. 'Sto tizio non aveva capito neanche la differenza tra scienza e narrativa di fantasia proiettata nel futuro. Per chiudere ti dico l'ultima: altra presentazione di libro. Prima di incominciare mi rivolgo agli astanti, chiedendo che idea abbiano della fantascienza. Una signora mi grida: "Quei cartoni animati rompitimpani che si ostina a vedere mio figlio in tv". E noi stiamo qui a discutere sul sesso dei marziani!!! :-)
Ciao!  V.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Fermo restando che sono anche io convinto di quanto dici sul carteggio Verne-Hetzel, che davvero mi piacerebbe leggere, posso elencarti una breve serie di elementi che a mio parere (ma non solo mio) hanno condizionato negativamente, in Italia, lo sviluppo e l&#8217;apprezzamento di una narrativa<br />
&#8220;popolare&#8221; e della fantascienza in particolare. Il fatto è che qui bisogna partire, credo, dal peso (morto) di una grande tradizione di narrativa &#8220;colta&#8221;, che parte dai classici. Tutto il resto veniva considerato spazzatura fino a pochi decenni fa. Quanto al &#8220;fantastico&#8221; in genere, poi, noi non abbiamo avuto né l&#8217;equivalente dei Canti di Ossian (per fare un esempio) né dei fratelli Grimm: fu proprio il movimento Romantico che, nei vari Paesi d&#8217;Europa, spinse a riconsiderare come &#8220;genuine&#8221; favole e narrazioni popolari esaltando le origini di ciascuna popolazione. Carl Maria von Weber e più tardi Wagner, come reinventarono il teatro lirico tedesco? Il primo con l&#8217;opera &#8220;Il Franco cacciatore&#8221; (piena di stregonerie e incantesimi), il secondo con una ciclopica tetralogia che resta un inno all&#8217;Olimpo teutonico e magari anticipa il genere fantasy. In Italia, invece, le spinte del Romanticismo vennero incanalate diversamente, cioè furono viste come un anelito alla libertà e alla ribellione dal giogo straniero. La presenza della Chiesa, la diffusione di un cattolicesimo mescolato a superstizioni contadine, mal si legavano con orchi streghe e folletti, che invece allignavano benissimo nelle ombre della Foresta Nera ma sarebbero stati fuor di luogo nella luminosa e assolata Penisola. Eppoi la religione cattolica non permetteva credenze alternative (anche se negli ultimi anni si sono scoperte numerose opere, attinenti soprattutto al fantastico e al soprannaturale, firmate da scrittori di varia estrazione, anche noti, tra fine Ottocento e inizio del Novecento). Benedetto Croce (lo so, si tira in ballo sempre lui&#8230;) ha fatto il resto, coadiuvato da Gentile nei successivi programmi scolastici. La &#8220;scienza&#8221; doveva essere materia ancillare, buona per la pratica delle volgari incombenze tecniche quotidiane, ma doveva restare ben lontana da un&#8217;Arte concepita come afflato divino, superiore a ogni altra attività umana. Questo atteggiamento di rifiuto di una letteratura che fosse anche riflessione scientifico-tecnologica si è protratta, e non è assolutamente scomparsa del tutto. Non molto tempo addietro (un paio d&#8217;anni fa) presentavo un mio libro di fantascienza ecologica all&#8217;Università di Bari; ci fu una tizia (credo una laureanda, o forse anche una docente) che obiettò dicendo che la sf era a sua volta una &#8220;narrativa ancillare&#8221;. Un&#8217;altra volta illustravo la trama di un racconto sf in cui avveniva un esperimento genetico per cui nasceva un figlio da tre genitori. Dalla platea insorse con voce indignata un ascoltatore che mi accusò di dire cazzate in un ambito, la biologia, che non era di mia pertinenza ma nel quale lui - biologo - lavorava da anni. &#8216;Sto tizio non aveva capito neanche la differenza tra scienza e narrativa di fantasia proiettata nel futuro. Per chiudere ti dico l&#8217;ultima: altra presentazione di libro. Prima di incominciare mi rivolgo agli astanti, chiedendo che idea abbiano della fantascienza. Una signora mi grida: &#8220;Quei cartoni animati rompitimpani che si ostina a vedere mio figlio in tv&#8221;. E noi stiamo qui a discutere sul sesso dei marziani!!! <img src='http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /><br />
Ciao!  V.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su L&#8217;anno del diagramma di Gianluca Bifolchi</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/29/lanno-del-diagramma/#comment-117</link>
		<dc:creator>Gianluca Bifolchi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 16:34:59 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao Vittorio,

anche se sono d'accordo con tutto quello che dici, quando parlavo di "linguaggio" intendevo un'altra cosa.
Io credo che sia la letteratura popolare che in Italia non abbia mai attecchito molto bene, e un'eccezione di rilievo come Salgari, che pure viveva in un paese di grandi tradizioni marinare, ambientava le sue storie di mare tra i pirati malesi, che avevano a che fare con i colonialisti inglesi. Gli infelici esiti della fantascienza in Italia andrebbero secondo me visti sotto questo punto di vista.
Non nego che il peso che la scienza e la tecnica hanno sulla storia economica di un paese influenzino anche la sua letteratura, e il caso di un genio come Verne, che tutto sommato viveva in un paese all'avanguardia come la Francia della fin del XIX secolo, e che tuttavia prediligeva personaggi anglosassoni per le sue storie, è significativo.
In realtà è molto difficile capire perché storie di fantascienza con personaggi che si chiamano Rocco e Antonietta appaiano non plausibili: la fantascienza è un genere di forte intensità "straniante" e il corto circuito con la nostra realtà quotidiana ci appare un po' ridicolo rispetto a quello che accadrebbe a lettori di altri paesi. Devono esserci ragioni storiche importanti che hanno imposto un simile schema di gusto, anche se ora non saprei delineare una spiegazione neanche a grandi tratti. Temo che bisognerebbe passare in rivista un enorme quantità di materiale per abbozzare una spiegazione che stia in piedi, e che non potrebbe che trovare posto che in un libro di tre o quattrocento pagine.
E' però anche vero che gli schemi di gusto si evolvono e che non bisognerebbe accettare troppo supinamente le vecchie resistenze che imperano tra il pubblico. A questo proposito, ho letto un paio di mesi fa la biografia di Jules Verne di Herbert Lottman e sono giunto alla conclusione che il carteggio tra Verne e il suo editore Jules Hetzel dovrebbe essere una lettura obbligatoria per editori e scrittori per capire in che modo si inventa e si sviluppa un genere imponendolo all'attenzione del pubblico. Hetzel era un genio dell'editoria, almeno tanto quanto Verne lo era della letteratura d'avventura. Se si riuscisse a replicare una miscela di questo tipo in Italia, tra riserve di talento creativo e un'imprenditoria editoriale illuminata forse le cose potrebbero cambiare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao Vittorio,</p>
<p>anche se sono d&#8217;accordo con tutto quello che dici, quando parlavo di &#8220;linguaggio&#8221; intendevo un&#8217;altra cosa.<br />
Io credo che sia la letteratura popolare che in Italia non abbia mai attecchito molto bene, e un&#8217;eccezione di rilievo come Salgari, che pure viveva in un paese di grandi tradizioni marinare, ambientava le sue storie di mare tra i pirati malesi, che avevano a che fare con i colonialisti inglesi. Gli infelici esiti della fantascienza in Italia andrebbero secondo me visti sotto questo punto di vista.<br />
Non nego che il peso che la scienza e la tecnica hanno sulla storia economica di un paese influenzino anche la sua letteratura, e il caso di un genio come Verne, che tutto sommato viveva in un paese all&#8217;avanguardia come la Francia della fin del XIX secolo, e che tuttavia prediligeva personaggi anglosassoni per le sue storie, è significativo.<br />
In realtà è molto difficile capire perché storie di fantascienza con personaggi che si chiamano Rocco e Antonietta appaiano non plausibili: la fantascienza è un genere di forte intensità &#8220;straniante&#8221; e il corto circuito con la nostra realtà quotidiana ci appare un po&#8217; ridicolo rispetto a quello che accadrebbe a lettori di altri paesi. Devono esserci ragioni storiche importanti che hanno imposto un simile schema di gusto, anche se ora non saprei delineare una spiegazione neanche a grandi tratti. Temo che bisognerebbe passare in rivista un enorme quantità di materiale per abbozzare una spiegazione che stia in piedi, e che non potrebbe che trovare posto che in un libro di tre o quattrocento pagine.<br />
E&#8217; però anche vero che gli schemi di gusto si evolvono e che non bisognerebbe accettare troppo supinamente le vecchie resistenze che imperano tra il pubblico. A questo proposito, ho letto un paio di mesi fa la biografia di Jules Verne di Herbert Lottman e sono giunto alla conclusione che il carteggio tra Verne e il suo editore Jules Hetzel dovrebbe essere una lettura obbligatoria per editori e scrittori per capire in che modo si inventa e si sviluppa un genere imponendolo all&#8217;attenzione del pubblico. Hetzel era un genio dell&#8217;editoria, almeno tanto quanto Verne lo era della letteratura d&#8217;avventura. Se si riuscisse a replicare una miscela di questo tipo in Italia, tra riserve di talento creativo e un&#8217;imprenditoria editoriale illuminata forse le cose potrebbero cambiare.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su L&#8217;anno del diagramma di Vittorio Catani</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/29/lanno-del-diagramma/#comment-116</link>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 15:09:32 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/?p=262#comment-116</guid>
		<description>Se intendi riferirti al linguaggio della sf italiana, è un discorso abbastanza lungo ma in fondo semplice. Per decenni i nostri autori hanno scritto storie i cui personaggi si chiamavano John e Mary e le ambientazioni erano più o meno anglosassoni. Incapacità di concepire una sf in uno scenario italiano. In effetti noi (diciamo anche noi europei) non abbiamo mai vissuto a contatto con il Futuro, come invece è sempre accaduto negli Usa, nazione in prima linea sul fronte delle tecnologie e pertanto Paese in grado di creare un immaginario tecnologico. E tuttavia ci sono stati fin dai primordi (anni '50) anche nostri autori che bene o male incominciavano a usare come sfondo il nostro sfondo, la nostra società. Fra quelli (Aldani, Curtoni, Pestriniero e altri) c'ero anche io. Da fine anni '60 in poi ho scritto sf sempre con protagonisti italiani, calati nel nostro ambiente. Se anche il fronte delle meraviglie tecnologiche restavano gli Usa, e se anche negli Usa nascevano i Maestri del genere, noialtri comunque sperimentavamo, di riflesso, un fall out tecnologico notevole, che andava a incidere in modo non indifferente ai livelli sociale e individuale. La nostra cultura, la letteratura, potevano benissimo assimilare queste novità, nel bene e nel male. E così si incominciò a fare. Secondo me un grosso errore dell'editoria è stato non aver intuito una faccenda del genere, per me evidentissima, e aver proseguito nel progetto impossibile di creare una sf italiana specchio di quella statunitense. Ma a questo punto, l'originale è sempre migliore della copia... In Francia, in Spagna, questo non è accaduto e da decenni quei Paesi vantano una tradizione di sf autoctona di tutto rispetto. Praticamente sconosciuta qui da noi. Ciao, V.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se intendi riferirti al linguaggio della sf italiana, è un discorso abbastanza lungo ma in fondo semplice. Per decenni i nostri autori hanno scritto storie i cui personaggi si chiamavano John e Mary e le ambientazioni erano più o meno anglosassoni. Incapacità di concepire una sf in uno scenario italiano. In effetti noi (diciamo anche noi europei) non abbiamo mai vissuto a contatto con il Futuro, come invece è sempre accaduto negli Usa, nazione in prima linea sul fronte delle tecnologie e pertanto Paese in grado di creare un immaginario tecnologico. E tuttavia ci sono stati fin dai primordi (anni &#8216;50) anche nostri autori che bene o male incominciavano a usare come sfondo il nostro sfondo, la nostra società. Fra quelli (Aldani, Curtoni, Pestriniero e altri) c&#8217;ero anche io. Da fine anni &#8216;60 in poi ho scritto sf sempre con protagonisti italiani, calati nel nostro ambiente. Se anche il fronte delle meraviglie tecnologiche restavano gli Usa, e se anche negli Usa nascevano i Maestri del genere, noialtri comunque sperimentavamo, di riflesso, un fall out tecnologico notevole, che andava a incidere in modo non indifferente ai livelli sociale e individuale. La nostra cultura, la letteratura, potevano benissimo assimilare queste novità, nel bene e nel male. E così si incominciò a fare. Secondo me un grosso errore dell&#8217;editoria è stato non aver intuito una faccenda del genere, per me evidentissima, e aver proseguito nel progetto impossibile di creare una sf italiana specchio di quella statunitense. Ma a questo punto, l&#8217;originale è sempre migliore della copia&#8230; In Francia, in Spagna, questo non è accaduto e da decenni quei Paesi vantano una tradizione di sf autoctona di tutto rispetto. Praticamente sconosciuta qui da noi. Ciao, V.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Commenti su L&#8217;anno del diagramma di Gianluca Bifolchi</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/29/lanno-del-diagramma/#comment-115</link>
		<dc:creator>Gianluca Bifolchi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Dec 2008 07:09:26 +0000</pubDate>
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		<description>Una Bari del futuro dai più accentuati tratti levantini, tra moschee e macchine del tempo, è interessante. Del resto non ho mai capito l'anatema che grava sulle ambientazioni italiane per le storie di fantascienza e che si riassume nella massima: "un disco volante non atterra a Lucca". Se non può atterrare a Lucca fatelo atterrare a Molfetta!
Penso che quello che non vada in Lucca non è Lucca, ma il volerla descrivere con il linguaggio e gli schemi mentali della Pro Loco.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Una Bari del futuro dai più accentuati tratti levantini, tra moschee e macchine del tempo, è interessante. Del resto non ho mai capito l&#8217;anatema che grava sulle ambientazioni italiane per le storie di fantascienza e che si riassume nella massima: &#8220;un disco volante non atterra a Lucca&#8221;. Se non può atterrare a Lucca fatelo atterrare a Molfetta!<br />
Penso che quello che non vada in Lucca non è Lucca, ma il volerla descrivere con il linguaggio e gli schemi mentali della Pro Loco.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su L&#8217;anno del diagramma di Vittorio Catani</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/29/lanno-del-diagramma/#comment-114</link>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 23:59:14 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/?p=262#comment-114</guid>
		<description>Dimenticavo: stavolta ho pubblicato l'immagine prima del relativo testo. Ora ci sono l'una e l'altro. V.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Dimenticavo: stavolta ho pubblicato l&#8217;immagine prima del relativo testo. Ora ci sono l&#8217;una e l&#8217;altro. V.</p>
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		<title>Commenti su L&#8217;anno del diagramma di Vittorio Catani</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/29/lanno-del-diagramma/#comment-113</link>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 23:57:06 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/?p=262#comment-113</guid>
		<description>Ciao. Il disegno è semplicemente la copertina del romanzo col quale vinsi la prima edizione del Premio Urania, "Gli universi di Moras" (1990), imperniato sugli universi paralleli. Sì, nel testo c'era anche la descrizione di una Bari italo-turca. Come immagine mi è parsa interessante per suggerire le incognite dell'anno in arrivo:-)  Saluti, V.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao. Il disegno è semplicemente la copertina del romanzo col quale vinsi la prima edizione del Premio Urania, &#8220;Gli universi di Moras&#8221; (1990), imperniato sugli universi paralleli. Sì, nel testo c&#8217;era anche la descrizione di una Bari italo-turca. Come immagine mi è parsa interessante per suggerire le incognite dell&#8217;anno in arrivo:-)  Saluti, V.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Commenti su Se il Capitale è in eruzione (2) di Vincenzo Oliva</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2008/12/27/254/#comment-112</link>
		<dc:creator>Vincenzo Oliva</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Dec 2008 19:48:39 +0000</pubDate>
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		<description>Grazie, letti! Molto interessanti come questo ultimo.

V.</description>
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<p>V.</p>
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