Luoghi immaginari. Creature, lingue, scienze fantasticate. L’ineliminabile desiderio di stupirsi, di sperare in una “alterità” rispetto alla vita d’ogni giorno…
Da sempre l’umanità ha fantasticato su luoghi affascinanti e misteriosi del passato (forse mai esistiti), i cui
nomi ci sono tramandati da documentazioni (spesso incerte, se non chiaramente false). L’antichità prolifera di “relazioni” redatte da sedicenti esploratori che narravano d’aver superato i confini del mondo conosciuto, per terra e per mare, addentrandosi in lande meravigliose o terrificanti, sedi di comunità paradisiache o abitate da creature non umane, mostruose e bizzarre. Spesso questi “rapporti” da terre o isole ignote non erano di prima mano, ma trascrizioni di racconti di terze persone, se non semplici “sentito dire”, la cui origine - non verificabile - si perdeva nella notte dei tempi. E’ giunta ai nostri giorni una cospicua letteratura di luoghi creati (si ritiene) in buona parte dall’immaginazione, divenuti tuttavia famosi quasi fossero reali. Si potrebbe pensare che con l’avvento dell’Illuminismo, la scienza, le esplorazioni geografiche e lo sviluppo della razionalità, il fenomeno si sia estinto. Tutt’altro: proprio l’exploit dei mezzi di comunicazione – dalla stampa a Internet – ha paradossalmente amplificato la tendenza, accrescendo di numero i “luoghi” ormai notoriamente frutto dell’immaginario. Essi sembrerebbero assolvere a un’esigenza: l’ineliminabile desiderio di stupore, meraviglia, mistero; di credere o sperare in un’“alterità” che, nella vita d’ogni giorno, appare sempre più omologata se non avversata. Si è giunti alla pubblicazione di elaborati dizionari dei posti creati dall’immaginazione umana: per esempio quello recentemente edito da Utet, di Anna Ferrari, studiosa di antichità greche e romane. E ci sono anche cataloghi di animali fantasticati, “enciclopedie” di scienze immaginarie, elenchi di oggetti mai creati e così via. Naturalmente tutto ciò viene solitamente proposto quale sottile gioco intellettuale, scherzo, autoironia: ma non è raro il caso di chi seriamente satireggi, con queste “invenzioni”, una mentalità ufficiale ingessata. Il gioco, se di questo si tratta, può dunque assumere connotazioni ambigue, spiazzanti, magari inquietanti. Di località inesistenti (o perdute, scomparse) è ricca la Storia e traboccano libri e cinema: boschi, castelli, abbazie, città, mari, isole,
montagne descritti in migliaia di opere di vario tono.
Luogo immaginario per eccellenza crediamo sia anzitutto il “labirinto”, controparte oscura della nostra anima; e labirinto per antonomasia era quello di Cnosso dove l’eroe Teseo con Arianna, armato d’un gomitolo di filo astutamente dipanato per ritrovare la via del ritorno, uccise il mostruoso Minotauro. Labirinti sono esistiti fin dai tempi degli Egizi: ne scrissero illustri nomi, per esempio Erodoto (484 avanti Cristo). Come quasi ogni altro luogo dell’immaginario, il labirinto è anche un percorso solitamente segreto e iniziatico, nel senso che la sua conquista richiede fermezza di spirito e disponibilità a superare prove e disagi. Altro “luogo dell’anima” - ma moderno - è la felice vallata di Shangri-La, con la cittadina omonima. Località ignota e quasi irraggiungibile, perché situata nel cuore dell’Himalaya e circondata da inaccessibili montagne. Gli abitanti di Shangri-La godono d’una quasi ultraterrena oasi di pace che ricorda le comunità dei lama e da cui sono banditi per comune volontà odio, sopraffazione, invidia e via discorrendo. Una sorta di Eden materiale e spirituale in cui gli abitanti producono il necessario al sostentamento e trascorrono i giorni nella contemplazione, nello studio e la produzione di opere d’arte. Chi vive a Shangri-La diviene immortale, ma attenzione: andarsene significherebbe perdere l’eterna giovinezza e riacquistare di colpo l’età anagrafica, con catastrofiche conseguenze. Shangri-La è invenzione dello scrittore inglese James Hilton; l’autore ce ne narra nel celebre romanzo “Orizzonte perduto” (1933), dal quale Frank Capra trasse un film rimasto famoso. Della leggendaria
isola di Thule si racconta invece nei diari di viaggio dell’esploratore greco Pitea (330 a.C.), che avrebbe navigato l’Atlantico del nord. Il relatore ne scriveva come di “una terra di fuoco e ghiaccio, dove non tramonta mai il sole”. Nel II secolo d.C. il romanzo di Antonio Diogene “Le incredibili meraviglie al di là di Thule” diedero alla fantomatica isola (forse, in realtà, un tratto di costa norvegese) un ulteriore alone di luogo paradisiaco. La persistente memoria di Thule generò, nel Medioevo, il mito di un’Ultima Thule (cui forse si ispirò Hilton per la sua Shangri-La). Un fascino proseguito fino alla nostra epoca: nel 1920 in Germania fu creata la segreta Società Thule (Thule Gesellschaft), che rapportava la Thule del mito ad abitanti d’una razza umana superiore, quindi “ariana”. Ancora oggi rimane il detto “tendere all’Ultima Thule” nel senso di “ambire alla perfezione”, a un ideale trascendente.
Altre isole presentano segreti. Celebre il romanzo “L’isola misteriosa” di Jules Verne, nascondiglio del Capitano Nemo e del suo sommergibile “Nautilus”. Verne scriveva di una terra emersa situata nell’Oceano Pacifico, 2500 km. a est della Nuova Zelanda, e alcuni studiosi ritennero di poterla identificare con l’isola Lincoln. Famosa anche l’Isola-che-non-c’è, luogo magico al quale possono accedere solo i bambini attraverso la loro fantasia, seguendo “la seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino”. Ci riferiamo ovviamente all’intramontabile “Peter Pan”, il romanzo di James M. Barrie (1904). Come tutti i luoghi immaginari, anche l’Isola-che-non-c’è ha valenze allegoriche: spesso la si cita per riferirsi a un ideale da
raggiungere. Ma è indubbio che l’isola più famosa e misteriosa fra tutte sia Atlantide.
Qui la letteratura diviene sconfinata: è davvero esistita? Dove? Alcuni sostengono nell’Atlantico. Perché è scomparsa: un maremoto, il Diluvio Universale, un cataclisma cosmico? Di Atlantide si parla fin dai tempi di Platone (Atene, 421 a.C.) e la si situa oltre le Colonne d’Ercole (Stretto di Gibilterra). Non se ne sono mai trovate tracce. Alcuni studiosi l’hanno ipotizzata altrove: nel Mediterraneo (per cui la civiltà atlantidea sarebbe una idealizzazione di quella minoica, nell’isola di Creta), altri additano i resti di Cipro, o addirittura la Sardegna; o ancora un mitico continente scomparso, Lemuria; poi una terra prossima all’Antartide; e perfino il deserto del Sahara, che in un periodo trascorso sarebbe stato fertile ospitando una civiltà scomparsa. Questa interpretazione sceglie il noto romanzo “L’Atlantide” (1919) del francese Pierre Benoît, dove nel sottosuolo del Sahara si scoprono i resti d’una immensa monumentale città, tuttora abitata da Atlantidei e dall’affascinante regina Antinea, immortale sacerdotessa che colleziona amanti trasformandoli in statue d’oro. Numerose le versioni cinematografiche, una delle quali il farsesco “Totò sceicco” (1950). Macondo è, per contro, l’immaginario e fantasioso paese ubicato in una foresta della Colombia, teatro delle vicende che il romanziere premio Nobel Gabriel Garzía Márquez narra in “Cent’anni di solitudine” (1967): un paese in cui il tempo appare girare intorno a se stesso, i morti tornano a vivere, nulla mai cambia e la caratteristica essenziale è appunto la solitudine (opera ricchissima d’inventiva e godibilissima, al contempo trasparente allegoria d’una degradata situazione economica e sociale). Leggendario è anche l’Eldorado (o El Dorado, abbreviazione di “el Indio Dorado”): luogo fin dal Medioevo ritenuto esistente e che si diceva contenesse grandi quantità d’oro e preziosi. Circa la sua ubicazione, anche stavolta c’era discordanza finché, con la scoperta del Nuovo Mondo, si ritenne di
identificarlo con gli imperi Azteco e Inca, poi con la Bolivia, la Colombia, e così via…
L’avvento della narrativa fantasy e della fantascienza segna una svolta, “creando” ulteriori notissimi luoghi di meraviglia: un esempio è la tolkieniana Terra di Mezzo (la leggendaria regione di Arda), popolata da creature insolite e dove vige la Magia. Il ciclo dei romanzi dedicati al pianeta Dune, detto anche Arrakis, è la descrizione d’un mondo desertico ma abitato ed estremamente complesso, creato dallo scrittore statunitense Frank Herbert. Trantor è un mostruoso pianeta-megalopoli, capitale dell’Impero Galattico nel ciclo della “Fondazione”, di Isaac Asimov. E anche chi non conosca le storie di Star Trek sa del dottor Spock o del pianeta Romulus e dei suoi abitanti, i Romulani. Va anche detto che, secondo un’interpretazione… fantascientifica, Atlantide si sarebbe autodistrutta per l’ottusità della propria civiltà, provocando un olocausto atomico. Infine anche Internet ha creato i suoi luoghi celebri, a mezzo tra sogno e realtà (dovremmo dire “tra reale e virtuale”): per esempio Second Life. E’ un “territorio” ideato nel 2003 dalla Linden Lab di San Francisco, che si è posta il problema di “usare i computer per creare una simulazione digitale del mondo”. Attualmente Second Life è un’isola vasta circa 130 km quadrati. Vi si accede semplicemente per… viverci e svolgervi attività, per esempio creare oggetti virtuali che – è questo l’interessante - vengono venduti in denaro non virtuale. Second Life è divenuto in pochi anni un “mondo di fantasia” frequentatissimo che coniuga l’irrealtà con il reale produ
cendo un flusso di denaro concreto, notevole e crescente. Segno d’un tramonto dei vecchi “luoghi immaginari”? O forse della crescente confusione tra realtà e fantasia…
Da notare che…
Il Dizionario dei luoghi letterari immaginari (Utet) di Anna Ferrari, sopra citato, è la più recente punta di un insospettato iceberg. Dicevamo anche di libri su animali di fantasia: per esempio il celebre Manuale di zoologia fantastica di Jorge L. Borges, il Bestiario di Julio Cortázar, analoghe opere di Apollinaire, Henri Michaux e, recentemente, il volume Animali della quinta notte di Bruno Pompili, docente presso l’Università di Bari. Nel 1999 Zanichelli editò un’opera singolare: Forse Queneau. Enciclopedia delle Scienze Anomale di Paolo Albani e Paolo della Bella: libro sospeso tra linguaggio parascientifico e surrealismo, nel quale 1100 voci illustrano “scienze” fallite, immaginate, futuribili, paradossali o chiaramente impossibili, ma che in qualche modo condividono le pretese di verità e universalità spettanti alla “vera” scienza.
Esistono anche un Dizionario delle lingue immaginarie di Berlinghiero Buonarroti (che include ovviamente anche linguaggi “alieni”); e Mirabiblia. Catalogo ragionato di libri introvabili, dello stesso Buonarroti con Paolo Della Bella. Mirabiblia si colloca nel genere letterario che ha come oggetto le biblioteche immaginarie o gli pseudobiblia, cioè libri inesistenti (un celebre libro inesistente è il Necronomicon, “inventato” dallo scrittore statunitense Howard Phillips Lovecraft). Micromondi, dello scrittore di fantascienza polacco Stanislaw Lem, è invece una arguta raccolta di recensioni di libri mai scritti.
Questo articolo è apparso su “La Gazzetta del Mezzogiorno” di domenica 3 febbraio 2008.