Archive for the ‘Storie d'ordinario infinito’ Category

I suoni del silenzio, con parole e musica

Posted on Gennaio 18th, 2010 in Storie d'ordinario infinito | No Comments »

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Martedì 19 gennaio alle ore 18,30, a Bari, presso la nota Casa musicale GIANNINI, Vittorio Catani presenta il suo ultimo libro “I suoni del silenzio” (Florestano Edizioni, Bari). Relatori Massimo Del Pizzo e Alessandro Romanelli. Letture di Elisa Robino.

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 La musica è fonte di misteri: “cantare” ha la medesima radice di “incantesimo”. La musica rappresenta un controsenso: è un linguaggio asemantico, che cioè ci parla di qualcosa, ma paradossalmente non sapremmo dire con precisione di cosa. La musica è l’unica arte invisibile e che esiste solo come fuggevole sequenza temporale, in quanto mondo impalpabile di suoni in successione… Per queste e altre peculiarità insolite, la musica possiede una sua essenza concreta ma enigmatica che da sempre ha originato leggende. Come nelle tre che si raccolgono nel libro I suoni del silenzio (Florestano Edizioni, Bari).

Arnold Schönberg (1874-1951) e l’”universo parallelo” del suo “metodo di composizione con i dodici suoni” (dodecafonia); Jean Sibelius (1865-1957) con i personaggi del poema epico finnico Kalevala e la sua mai ritrovata Ottava Sinfonia; infine (nel futuro prossimo) il compositore Shani e il suo “blocco creativo”, che prelude a un’inverosimile domanda: se sia davvero infinito il numero dei temi musicali possibili. Tre racconti, tre paradossi che assumono valenze metaforiche extramusicali.

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In attesa di Aline

Posted on Novembre 6th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | No Comments »

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Breve storia di fanta-amore. Felice colui al quale non dovesse mai accadere di invidiare – sia pure per pochi secondi – il destino finale del protagonista.

La notte era una losanga bianca psicotica in fondo a un corridoio nero, ma a tratti la notte diventava strabica e Vetto vedeva una losanga nera in un corridoio bianco, con al centro la falce di luna declinante alta sul suo letto spettrale. Vetto non sapeva se la notte sarebbe finita, o se avrebbe cambiato ancora colore, magari una notte senza tempo rossa di sangue. A un certo punto la losanga divenne una finestra alta, lui non poteva arrivarci neanche mettendo la sedia sul tavolino. Si alzò.
L’orologio segnava le nove e venti, un’ora buona per la sua ultima giornata. — Ciao, Signorina Deda — disse. Dette un’occhiata intorno, come un addio. Ma sapeva quanto fosse inutile: conosceva a menadito la celletta spoglia e il suo puzzo inestirpabile, e sapeva che la Signorina Deda era una specie di mostro capace di vederlo e sentirlo parlare respirare anche dall’altro capo del mondo…

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Se rivivi il tuo passato

Posted on Agosto 19th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | 1 Comment »

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Tre esempi “classici” sul tema, e un quarto - Lo scherzo del filosofo - a firma dello scrittore e umorista inglese Jerome Klapka Jerome (1859-1927), recentissimamente edito in Italia.

Uno dei temi più accattivanti della narrativa fantastica è quello della rivisitazione critica del proprio passato, la possibilità di poter in qualche modo “rivivere” o comunque rivisitare molto da vicino il vissuto personale, per trarne considerazioni di varia natura. Gli strattagemmi escogitati dagli scrittori per realizzare una trama del genere sono numerosi, e anche la fantascienza – con gli espedienti del viaggio indietro nel tempo, il tempo che scorre al contrario, e altri – ha dato un suo innovativo, spesso brillante contributo in materia.
Di Jerome Klapka Jerome – autore inglese quasi dimenticato – si conosce soprattutto il romanzo Tre uomini in barca (1889). Qualche notorietà hanno anche i volumi Tre uomini a zonzo (1900) e Pensieri oziosi di un ozioso (1886). Ancora minor diffusione hanno i racconti di JKJ. Io per primo non avevo mai avuto occasione di leggerne, finché non mi è capitato di imbattermi, per caso, in un fascicolo di “L’Espresso”, il n. 33 (agosto 2009). Alla rivista è allegato un libriccino contenente due racconti del Nostro. Fantastici, per di più: L’anima di Nicholas Snyders, o l’avaro di Zaandam e Lo scherzo del filosofo.
Non ho potuto esimermi dall’acquisto…

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Biomorfi e Creature della quinta notte

Posted on Agosto 4th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | 3 Comments »

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“Poesia e racconto devono stare piuttosto sull’abisso dell’invenzione e della ricerca: ma non per descrivere il noto bensì per trovare quanto è nascosto, ovvero non esiste.”

Nel volume di brevi racconti-resoconti Animali della quinta notte, di Bruno Pompili, convivono i dipinti di Desmond Morris, l’evoluzionismo di Richard Dawkins, la Creazione, le creature immaginarie ma possibili dell’”iperspazio genetico”, surrealismo, narrativa fantastica e altro… 

Non è la prima volta che si pubblicano libri dedicati alla descrizione - se non classificazione - di un genere particolare di creature: animali inesistenti, ovvero di pura fantasia, “creature increate”. Potrebbero apparire, queste pagine, un puro gioco privo di senso, ma non è un caso che volumi su questo stesso tema, dalle mille sfaccettature, portino firme anche illustri: bastino quali esempi Jorge L. Borges e il suo Manuale di zoologia fantastica, il Bestiario di Julio Cortázar, il Bestiaire ou cortège d’Orphée di Apollinaire, l’Ailleurs di Henri Michaux, Il circo del Dottor Lao di Charles G. Finney e – per restare in ambito di fantascienza italiana – I  Rinogradi di Harald Stümpke e la Zoologia Fantastica di Massimo Pandolfi, il racconto Antropologia fantastica di Giuseppe Lippi.

Non molto tempo fa è uscito, per i tipi di Carabba editore, Animali della quinta notte di Bruno Pompili (2007), docente di Lingua e letteratura francese presso l’Università di Bari.

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Come ladro di notte

Posted on Luglio 25th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | 3 Comments »

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L’”Urania Collezione” n° 77 uscito a giugno scorso ripropone Come ladro di notte, romanzo di Mauro Antonio Miglieruolo pubblicato la prima volta nel lontano 1966, nella collana “Galassia” (ed. CELT, Piacenza) curata da Vittorio Curtoni e Gianni Montanari. Si tratta di una riproposizione importante, in quanto presenta un’opera tra le più originali, personali e discusse della fantascienza italiana. Con l’occasione riporto, in calce, una mia presentazione del romanzo che ebbi occasione di scrivere qualche anno fa, nonché notizie sull’Autore.

La nuova ristampa di Come ladro di notte contiene una lucidissima analisi-commento del romanzo, a firma di Giuseppe Lippi, curatore delle collane di fantascienza e fantasy mondadoriane. I lettori possono trovarla qui (sul blog di “Urania”).

Nel novembre 2000, sulla rivista telematica “Delos” n° 61 (webzine poi confluita in “Fantascienza.com”), in una mia rubrica di “ripescaggi” storici di autori e titoli della fantascienza italiana, volli a mia volta ripresentare il romanzo di Miglieruolo…

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I suoni del silenzio

Posted on Giugno 16th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | 16 Comments »

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Gentili lettori, stavolta ho il piacere di annunciare l’uscita di un mio nuovo libro: “I suoni del silenzio”, Florestano Ed., Bari 2009, pagg. 89, Euro 12,00. Prefazione di Massimo Del Pizzo. Si tratta di tre racconti fantastici e fantascientifici imperniati sulla musica. I titoli dei racconti: “I suoni del silenzio”; “Sogno di mille laghi”; “La musica è finita”.

[Dal primo risvolto di copertina] - «La musica è fonte di misteri: “cantare” ha la medesima radice di “incantesimo”. La musica rappresenta un controsenso: è un linguaggio asemantico, che cioè ci parla di qualcosa, ma paradossalmente non sapremmo dire con precisione cosa. La musica è l’unica arte invisibile e che esiste solo come sequenza temporale, in quanto mondo impalpabile di suoni in successione.

Per queste e altre peculiarità insolite, la musica ha una sua essenza concreta ma enigmatica, che da sempre ha originato leggende. Come nelle tre che si raccolgono in questo libro. Una d’esse ipotizza fantasiosamente l’esistenza d’un altro universo popolato da creature angeliche - i Suoni, per l’appunto - i cui destini sono drammaticamente interconnessi con le vicende umane. Un’altra leggenda ci immerge nei personaggi del pantheon finnico descritto nel Kalevala e ci presenta uno dei suoi massimi cantori, il compositore Jean Sibelius, con la sua misteriosa e mai rinvenuta Ottava sinfonia. La terza ha luogo nell’immediato futuro e si pone un’inverosimile domanda…

 

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Alia 5 - Gli autori anglosassoni

Posted on Aprile 25th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | 2 Comments »

“Alia. L’arcipelago del fantastico” n. 5, Anglostorie. Ed. CS_Libri, Torino, pag. 143, euro14,00.

E’ disponibile il terzo volume di Alia n. 5 (come noto, ogni uscita di questa testata è triplice), dedicato ad autori del fantastico di lingua anglosassone. Gli altri due volumi (”Alia Italia” e “Alia Sol Levante”, dedicati rispettivamente a scrittori italiani e giapponesi) sono stati pubblicati nello scorso ottobre. Si completa così il quinto numero di questa insolita raccolta antologica annuale, che presenta un ”fantastico” inteso nella sua accezione più ampia, di mole e impegno notevoli per la CS_libri di Torino, ma soprattutto di grande interesse per il lettore.

I volumi di Alia sono reperibili in alcune delle maggiori librerie del nord (per ora), oppure si possono richiedere richiedere direttamente all’editore, tramite la specifica pagina in rete.

La scelta, raccolta e traduzione dei brani di questo volume sono  a cura di Davide Mana, come pure sua è la prefazione; il coordinamento e la revisione dei testi sono di Silvia Treves. Riporto di seguito - come fatto in questo blog per gli altri due tomi del n. 5 - indice e prefazione:

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Sboccerà il crisantemo

Posted on Febbraio 14th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | No Comments »

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Non c’è San Valentino se non c’è storia d’amore. Non c’è storia d’amore se non c’è dramma.

Bussarono alla porta. Aprii e, stupefatto, la vidi sulla soglia. Rigida, ma come se nulla fosse mai accaduto. Esclamai con un tremito: «Lorna… sei tu!» Avrei voluto caderle ai piedi, abbracciarle le ginocchia, fare salti di gioia, piangere, ridere, ma restavo immobile. Nonostante i dubbi e i costi avevo infine acconsentito, pressato da agenti pubblicitari del Centro e solleticato dalla travolgente novità. Ma non credevo che sarebbe tornata così presto, con le sue gambe.

Entrò lentamente in casa e disse con una voce un po’ soffiante: «Ora mi chiamerai Lazzarella». Non capii il perché di quel cambio di nome. Si accostò per darmi sulla guancia un bacio leggerissimo, che sentii freddo. D’istinto mi ritrassi appena, con una specie di pelle d’oca. Pensai che fosse una reazione ipocrita. Dissi: «Vieni… stavo mangiando qualcosa e…»

Camminò in silenzio verso il tavolino in stile. L’avevamo acquistato insieme anni prima. Ricordai quel giorno luminoso, ricordai la nostra spensieratezza.

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In attesa di Aline

Posted on Febbraio 6th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | No Comments »

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Eros e Tanathos nell’era del pensiero chimico

La notte era una losanga bianca psicotica in fondo a un corridoio nero, ma a tratti la notte diventava strabica e Vetto vedeva una losanga nera in un corridoio bianco, con al centro la falce di luna declinante alta sul suo letto spettrale. Vetto non sapeva se la notte sarebbe finita, o se avrebbe cambiato ancora colore, magari una notte senza tempo rossa di sangue. A un certo punto la losanga divenne una finestra alta, lui non poteva arrivarci neanche mettendo la sedia sul tavolino. Si alzò.

L’orologio segnava le nove e venti, un’ora buona per la sua ultima giornata. — Ciao, Signorina Deda — disse. Dette un’occhiata intorno, come un addio. Ma sapeva quanto fosse inutile: conosceva a menadito la celletta spoglia e il suo puzzo inestirpabile, e sapeva che la Signorina Deda era una specie di mostro capace di vederlo e sentirlo parlare respirare anche dall’altro capo del mondo.

Avanti, indietro, sopra, sotto. I gesti rituali da fare senza pensarci, da non pensarci sperando di non doverli fare. Appena si vide vestito Vetto andò al tavolino, e sedette. Aline…

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Casa popolare vista mare

Posted on Gennaio 7th, 2009 in Storie d'ordinario infinito | No Comments »

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La guerra eterna dell’abitare

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Sceglie una mistura di toni dal nostalgico al colto, al popolare, ironico, patetico (talora poetico), ma soprattutto satirico se non corrosivo come un acido Giacomo Annibaldis, autore del breve romanzo Casa popolare vista mare (Besa, 2007, pagg. 92, euro 10,00). Siamo in una sorta di odissea quotidiana vissuta e dipanata nel corso d’un paio di decenni in un ambiente davvero fuori del tempo: un gruppo di case popolari, L’Iaccipì, alias IACP (Istituto Autonomo delle Case Popolari).

Il volumetto è ordinato non per capitoli ma per “palazzine”, perché sono queste ultime (la “A”, la “B”, la “C”…) in un certo senso le vere protagoniste: incombenti, immobili, immutabili a fronte di eventi e vite che, quasi fossero arredo, si susseguono, alternano, ripetono e consumano in un loop temporale circolare. Perché su tutte le paure di chi abita nell’Iaccipì pende quella più terribile, definitiva: il furto violento dell’immobile che si è avuto in assegnazione. O che, comunque, “si è avuto”. Furto che può estrinsecarsi in una stupefacente gamma di modalità, sebbene tutte con finale obbligato: “smammare”, cambiare aria, “fuori dai piedi”. Con annessa appendice di varia umanità.

Annibaldis ci narra del povero vecchio disgraziato come del mafioso, del ricattatore e altri ancora. Per esempio c’è l’anziana signora che andava “a pisciare fuori casa, appoggiata al muro retrostante la nostra palazzina, apriva le gambe e scrosciava”.

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