Archive for the ‘"Dategli le brioches"’ Category

Il lavoro quando verrà

Posted on Marzo 3rd, 2010 in "Dategli le brioches" | 5 Comments »

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Tempi difficili per il lavoro. Leggiamo e ascoltiamo quotidianamente notizie non buone, che investono l’intero mondo occidentale (ma non solo). Ordinarie considerazioni, con qualche estrapolazione fantascientifica.

Dieci milioni sono oggi i disoccupati negli Usa: una cifra record nei quasi 240 anni di vita d’una nazione  sempre all’avanguardia nei settori della produzione e del lavoro e nella quale – non va dimentichato – hanno trovato da vivere, da metà Ottocento a oggi, circa 6 milioni di nostri connazionali emigrati. Anche l’Italia se la passa maluccio quanto a cifre-record: i disoccupati avrebbero raggiunto i 2,5 milioni - circa il 10%, ma per i giovani siamo al 27% - secondo stime recenti riportate da L’Espresso” (Tito Boeri, 29 dicembre 2009). E in Italia non vediamo ancora la fine del tunnel: ce lo dicono economisti, nonché il Governatore di Bankitalia, Draghi. Perfino le nostre zone ritenute “ricche” - per esempio il Veneto - soffrono: domenica 28 febbraio un piccolo imprenditore edile, in provincia di Padova, si è chiuso dietro casa e si è impiccato; è il terzo nel giro di pochi giorni. Il solo Nord Est conta così 13 suicidi dall’inizio di quest’anno, causati dalla crisi in atto. Nel Veneto hanno chiuso 505 imprese, nel 2009 i posti di lavoro persi sono stati 52 mila e il Pil regionale è in caduta del 4,8%: numeri mai visti da quelle parti, negli ultimi 60 anni. Nell’ultimo anno, stando ai dati del Ministero del Lavoro, in Italia le assunzioni sono calate di circa il 30% e queste assunzioni sono state quasi interamente con contratti temporanei. Il rischio è la perdita di intere generazioni di lavoratori qualificati che, assunti solo con contratti temporanei, non ricevono adeguata formazione in azienda e diventano così manodopera di riserva, di cui disfarsi al primo calo degli ordini.

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I Rondoni sugli ateobus

Posted on Gennaio 21st, 2009 in "Dategli le brioches" | 30 Comments »

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“[...] Pensare di liquidare in modo co­sì banale il problema di Dio con una pub­blicità è un’offesa alla intelligenza prima ancora che alla fede. La sedicente unio­ne di atei razionalisti è stata ridicolizzata nella sua saccente­ria dal semplice buon senso di gen­te normale, che la­vora tutti i giorni, che sa cosa è lavo­rare, amare, soffrire e magari farsi do­mande nel silenzio della coscienza o di fronte ai propri figli sul destino e sul senso delle cose. Un gruppo di auti­sti, non una facoltà di dottori della Chiesa. Perché basta, per così dire, esse­re uomini per capire la violenza stupida di quel messaggio. Dove la violenza di of­fendere la serietà di una questione così importante per i singoli e per la storia del­l’umanità è pari solo alla stupidità di chi pensa di offrire riposte banali riducibili a slogan. Non c’è da essere per forza dei cri­stiani, non c’è da essere dei credenti per misurare la miseria di quella iniziativa. C’è solo da avere un senso di dignità [...]” (Firmato: Davide Rondoni, L’Avvenire, 17 gennaio 2009).

L’articolo di Rondoni continua su questo tono. Certamente ognuno ha diritto a dire la sua. Purtroppo certe frasi sono pesanti, e andrebbero anche supportate da qualcosa di più che non una violenza verbale gratuita che include insulti, disprezzo, ignoranza, presunzione di possedere la Verità assoluta, totale assenza di dialogo, totale incompetenza sull’argomento oggetto del vituperio. Pertanto mi permetto di definire tale atteggiamento con la parola “fascistoide”, perché questo genere di scrittura ricorda da vicino quella usata nel “ventennio” contro i dissenzienti, per esempio contro Arturo Toscanini, allorché il Maestro si rifiutò di far suonare dall’orchestra l’inno Giovinezza all’inizio d’un concerto. Questo è giornalismo? Evidentemente Rondoni, con tutto il rispetto, è una persona estremamente superficiale, che degli atei non sa e non vuol sapere assolutamente e decisamente nulla. Non solo: Rondoni è una persona che sa odiare e detestare il diverso, colui che non la pensa a suo modo; il che è l’antitesi di ogni straccio di democrazia.

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Il mistero dei ghiacci artici

Posted on Gennaio 12th, 2009 in "Dategli le brioches" | 1 Comment »

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Ghiacci artici si allargano e restringono, come un organetto…

Egregi Signori,

mi riferisco alla rubrica “Opinione” del dott. Mazzarella apparsa l’8 gennaio a pag. 4 sul Vostro quotidiano free press “E-Polis Bari”, con il titolo Catastrofisti in castigo. Il dott. Adriano Mazzarella, Responsabile dell’Osservatorio meteorologico dell’Universita’ Federico II di Napoli, vi sostiene che “i ghiacciai artici sono ritornati ai livelli del 1979″ e che ciò è rivelato “dai dati del centro di ricerca sul clima artico dell’Universita’ dell’Illinois”. L’articolo è anche una opportunità perché il dott. Mazzarella ironizzi sui cosiddetti “catastrofisti” e sulle loro previsioni, secondo le quali si sarebbe poi dovuta verificare “la scomparsa totale dei ghiacci artici entro l’anno” (cosa che evidentemente non è avvenuta). L’occasione è anche buona, per il dott. Mazzarella, per ricordare che “esiste una classe di ricercatori che si avvantaggiano del confronto scientifico basandosi su modelli che di scientifico hanno ben poco”. Conclude il Mazzarella: “E’ ora che le persone ragionino come Kant auspicava: Osa di conoscere con la tua testa!. E’ l’ora di ascoltare, con pari dignità, l’altra campana o meglio, come diceva Seneca: Audiatur et altera pars.”

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Double face

Posted on Gennaio 2nd, 2009 in "Dategli le brioches" | 1 Comment »

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Il lato oscuro dei simboli…

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Nei giorni di fine 2008 sono stato a Martina Franca, un paese di circa 50 mila abitanti in provincia di Taranto, sulla Murgia, a 430 metri di altitudine. Le sue origini risalgono al X secolo e il centro storico, molto bello e che raccomanderei di visitare a chiunque venga a trovarsi da quelle parti, è ricco di antichi palazzotti d’un sobrio e contenuto barocco pugliese con sfumature di classicismo. Un autentico, imponente capolavoro di questo stile è la Basilica di San Martino, con portali e fregi che esaltano la fastosità barocca, con interni in marmi policromi e pregevoli stucchi. Non potevo esimermi dal visitarla. Ne riporto qui tre foto, due delle quali – le più grandi – scattate con un modesto cellulare.

Chi mi conosce si meraviglierà che io, non credente, mi sia soffermato in un luogo del genere.

Devo dire allora che io amo moltissimo chiese, cattedrali, basiliche, duomi, cappelle.

Per una serie di motivi.

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Fregole e cattivo sangue

Posted on Ottobre 25th, 2008 in "Dategli le brioches", Pensieri derivati | 4 Comments »

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Studenti in rivolta, cavalcare la tigre, infiltrati, mediocrità dei media e di chi ne frequenta le scene.

Naturalmente ciò che sta accadendo provoca un’altra grande “bolla”… di bla-bla. Provvisoriamente, da notare fra l’altro e rapidamente che:

- gli studenti (quelli intervistati) nella maggior parte tengono a dichiarare di non appartenere a nessun gruppo politico né ai centri sociali;

- Il “dialogo” della ministra o ministressa Gelmini si è risolto in un: “No”;

- Berlusconi non sapeva che solo il Rettore può autorizzare l’ingresso della polizia nelle università;

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Cattive notizie dal Vaticano

Posted on Ottobre 4th, 2008 in "Dategli le brioches" | 6 Comments »

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Lezioni di etica sessuale da parte di autorità religiose.

E’ cronaca: Papa Benedetto XVI ha nuovamente ribadito che l’unico contraccettivo ammissibile è il metodo Ogino-Knaus, perché “naturale”. Il resto e’ peccato.

C’è da domandarsi quante siano al mondo, in un’epoca come la nostra, le dichiarazioni autorevoli - suscettibili di condizionare milioni di persone - sanzionabili e francamente irresponsabili come questa. Non sono poche, in realtà. Ma in un momento in cui il mondo soffre di penuria, con una popolazione globale che già eccede le risorse, con gravi e insolubili questioni di degrado ambientale e sociale, con serissimi problemi di AIDS, un’esortazione del genere dovrebbe essere stigmatizzata, avversata, criticata, disattesa e perfino derisa “coram populo”.

Ciò non accade, il che fa riflettere. Ma ci siamo anche stancati di “riflettere” su evidenze contrastate sistematicamente da fonti che dichiarano di possedere la Verità, hanno la forza di condizionare milioni di persone, ritengono di imporre agli altri le proprie visioni totalizzanti e le proprie nevrosi, e non hanno idea di cosa significhino democrazia e laicità.

Anzitutto, al mondo non si contano i figli che pesano sulla coscienza dell’Ogino-Knaus, metodo contraccettivo elementare e pragmatico ma di valenza scientifica molto modesta. Tanto vero che esso è stato abbandonato quasi da tutte le coppie: troppi i rischi di fecondazione involontaria. Lo praticano ormai pochi seguaci consapevoli, ma soprattutto i fondamentalisti del cattolicesimo. Inoltre ci tormenta una contraddizione: se una coppia per tutta la vita fa sesso soltanto nei periodi infertili della donna, e quindi pensa solo - e beatamente - a “divertirsi”, pecca o non pecca? (il quesito Papa Benedetto XVI non l’ha ancora posto).  

Sorgono altre patenti contraddizioni.

Pochi si rendono conto che la religione, specie quella cattolica, rappresenta quanto di più aderente esista alla pedissequa applicazione delle leggi naturali più elementari, leggi non mediate da alcuna elaborazione. Scopo della Natura è la sopravvivenza della specie? Ebbene, secondo la  religione uomo e donna devono, ovviamente nel matrimonio (”rimedio alla lussuria”) scopare appunto unicamente per far figli, giammai per il loro puro piacere di farlo (salvo Ogino-Knaus). La “famiglia” rappresenta quindi la consequenziale “sacra” istituzione che deve farsi carico di accudire la prole, educarla, inculcarle tali valori etico-religiosi e così tramandarli, allo scopo di avere milioni di persone che scopino solo  figliando e per attuare l’amorevole detto evangelico: “crescete e moltiplicatevi”.

In verità, con i 6,5 miliardi di persone del pianeta - in pesante percentuale indigenti ai limiti della sopravvivenza - e con il degrado ecologico in atto, l’imperativo di aggiungere altri miliardi suona più una Papa robot appena elettocupa beffa, una condanna irreversibile per poveri e malati a divenire sempre più poveri e malati. Insomma un amorevole invito alla strage e alla catastrofe. 

E forse qualcuno si chiederà anche in base a quale raziocinio persone come preti, sacerdoti, papi, suore & affini (che non dovrebbero avere alcuna esperienza pratica di ciò che sia vivere il sesso o metter su famiglia) pretendano, in virtù d’una autodichiarata illuminazione trascendente, di insegnarci cosa fare, quando, e con chi, dei nostri organi sessuali.

Sarebbe ora che molte, moltissime voci si sollevassero - dei politici e parlamentari non parliamo, intenti come sono ad affossare il pianeta per piatti di lenticchie - e dicessero con fermezza al mondo religioso che esso può e deve propagandare ciò che gli pare - perchè siamo in democrazia - ma non può pretendere di urlare le proprie idee premendo per imporle. Che la Chiesa quindi dica (cristianamente, senza strillare, attraverso i canali adeguati) la sua.

Noi diremo, faremo e scoperemo la nostra. 

         

Se il Capitale è in eruzione (1)

Posted on Ottobre 2nd, 2008 in "Dategli le brioches" | 14 Comments »

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Non permetterò che neanche un cittadino perda 1 euro dei suoi depositi…”

Il nostro Premier promette e si fa “garante” dei “depositi” dei cittadini italiani. Ma che vuol dire quella frase rimbalzata su tutte le televisioni?
Secondo me non significa praticamente nulla.
Anzi preoccupa.
Anzitutto, cosa si intende per “depositi”? Se si intende “conti correnti”, al momento non abbiamo in Italia - per fortuna, ma paradossalmente grazie anche alla arretratezza del nostro sistema economico/finanziario - situazioni tali da far temere casi del tipo Lehman e altri. I “depositi” come liquidita’ nei conti correnti sono qui da noi - almeno allo stato attuale - lontani dalla mischia.

Se invece per “depositi” si intende (impropriamente) denaro depositato in banca per investimenti in titoli e fondi, la questione e’ molto diversa. Ma occorrerebbe fare chiarezza su questo punto, che rimane (volutamente?) oscuro.
In realta’ i cittadini italiani, “ogni” cittadino italiano, sta già perdendo e non da ora. Provate a chiederlo a chi ha stipulato un mutuo e si ritrova rate di 1500 euro mentre inizialmente pagava quasi la metà. Una rata che assorbe l’intero stipendio d’una famiglia. O chiedete a chi abbia investito ingenuamente (ma con fraudolenza da parte dei proponenti) in titoli che erano già carta straccia.
Non solo. Domandate anche a quei Comuni italiani (e sono migliaia, non tre o quattro) che credendo di fare bella figura, con plateale incompetenza (e sempre con fraudolenza dei proponenti) hanno contratto prestiti a rimborsi pluridecennali, con una perdita secca iniziale mascherata (di cui si sono - forse - accorti dopo) e in piu’ ritrovandosi oggi, a loro volta, con carta straccia in mano e debiti ingestibili.
Chi paghera’ - e sta pagando - le rate di quei debiti? Non siamo sempre al famoso “cittadino”? Anzi, qui pagheranno anche figli e nipoti, a loro volta “cittadini”. Abbiamo assunto (spalmato, si dice ora) debiti per conto dei nostri posteri senza che essi abbiano firmato alcuna cambiale.    
Ancora: la svalutazione galoppante chi la paga?
E i rialzi dei prezzi manovrati dagli sciacalli del momento, mentre le cosiddette autorità preposte stanno a guardare - come hanno sempre fatto - o addirittura latitano?
Perche’ di tutto questo non si parla, almeno a livello ufficiale. Se ne accenna in qualche trasmissione tv, ma non sappiamo ancora per quanto. 
E non e’ neanche vero che il perfido capitalismo stia cantando in grande stile il proprio requiem. Com’era previsto nei testi di economisti oggi boicottati o additati al pubblico ludibrio, il capitalismo non sta che applicando al meglio le sue regole implacabili che prevedono picchi di benessere e picchi di crisi o sprofondamenti. Magari sempre piu’ alti o sempre piu’ in basso. Infatti oggi siamo al massimo sprofondamento del capitalismo terrestre. Su Marte non sappiamo. 

L’altra sera durante la trasmissione tv “Ballarò” l’economista statunitense & falco di professione Edward Luttwak ha dichiarato piu’ volte che, in tutto questo bailamme, “saranno solo i ricchi a rimetterci”. E’ necessaria una bella faccia tosta per uscirsene con queste parole mentre milioni di persone si ritrovano di colpo sul lastrico, proprio a partire dagli Usa, e c’è da chiedersi perché si spenda denaro pubblico per ascoltare il parere di gente simile.

La verità è che davanti e fenomeni del genere non possono più granché né economisti né politici né presidenti del consiglio. Le variabili sono divenute troppe, la forza d’urto è incontenibile, i rimedi sono palliativi. Non siamo più all’economia di 20 o 30 anni fa, né tanto meno a quella del ‘29. Lavoro, finanza, mercati, tecnologie, hanno grandezze e complessità inedite mentre gli uomini di stato hanno perso il controllo d’un meccanismo che essi stessi hanno voluto ”globale”.

Comunque calma ragazzi, e’ uno dei cicli periodici del Capitale, solo che il vulcano è più imbestialito del solito e non se ne vede la fine a dispetto di quanto blaterano gli addetti ai lavori dall’agosto 2007, data d’avvio del caos. E’ un fenomeno periodico, così come sappiamo che prima o poi il anche Vesuvio tornerà a vomitare seppellendo migliaia di persone incaute o ignare, oppure come il Big One distruggera’ interi agglomerati urbani. Una certezza emerge, la nuova “redistribuzione della povertà”: i poveri stanno diventando ancora piu’ poveri se possibile, i “benestanti” diventano indigenti, i vecchietti pensionati rubano nei supermercati, qualche riccone perderà un po’ dei suoi stramiliardi ma tutto sommato resterà a galla, e le macerie saranno più ingombranti che in passato.

Ma la vita - se vita è questa - ripartira’. In attesa della prossima eruzione.