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	<title>Vikkor Vittorio Catani</title>
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	<description>Occuparsi dell'oggi che maggiormente può influire sul domani</description>
	<pubDate>Tue, 21 May 2013 19:15:56 +0000</pubDate>
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		<title>Il Maggio 2035 di nononne</title>
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		<pubDate>Tue, 21 May 2013 19:15:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[.                                                                                                                                                                         Il Maggio Barese è una festività antica che celebra annualmente l’arrivo a Bari delle spoglie di San Nicola (la cosiddetta Traslazione) prelevate avventurosamente – con una spedizione di tre caravelle - dalla cattedrale di Myra (Turchia) e trasferite nella Basilica di Bari l’8 maggio 1087. Il breve racconto che segue essere solo una scherzosa parodia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="APsummary">.                                                                                                                                                                         <strong>Il Maggio Barese è una festività antica che celebra annualmente l’arrivo a Bari delle spoglie di San Nicola (la cosiddetta Traslazione) prelevate avventurosamente – con una spedizione di tre caravelle - dalla cattedrale di Myra (Turchia) e trasferite nella Basilica di Bari l’8 maggio 1087. <img class="alignleft" src="http://img341.imageshack.us/img341/6722/cyborgk.jpg" alt="" width="276" height="333" />Il breve racconto che segue essere solo una scherzosa parodia del festeggiamento. </strong></div>
<div class="APsummary"><strong>.</strong></div>
<div class="APsummary"><strong></strong></div>
<div class="APsummary">Mio nonno Ferruccio Catinella è del 1930 e siccome oggi siamo nel 2035 lui tiene la bellezza di centocinque anni con la buona salute, e si incazza che noi nipoti lo chiamiamo “nononne” perché dice di sentirsi un ragazzino come me, ho quasi un decimo della sua età!(1)</div>
<div class="APsummary">.</div>
<div class="APsummary">E se lui crede di essere giovane, si capisce: siccome aveva avuto le cateratte e un distacco della retina, nel 2021 gli cambiarono tutt’e due gli occhi naturali con due artificiali, che ci vede pure di notte meglio del mio gatto Sbirulò. Non basta: ha detto che se gli va una mosca in un occhio lui non sente niente, anzi la mosca muore fulminata. Poi gli hanno cambiato una gamba vera con una elettronica per via di una paralisi, le due mani perché le aveva infilate nell’ultraforno di casa senza accorgersi che era acceso a 2000 gradi, il fegato perché gli è venuta l’epatite D per le cozze crude, il cuore perché da un momento all’altro gli scoppiava (per colpa nostra, dice lui), un polmone perché l’aveva arrostito con un secolo di Marlboro, e altre frattaglie. Insomma lui dice che ora è proprio “un uomo di ferro” e non per niente si chiama Ferruccio. Io a scuola l’avevo saputo, che ci sono persone metà carne e metà metallo o plastica dette “cyborg”, ma questa parola mi ricordava i vecchi film di Schwarzenhegger, invece il cyborg io ce lo tenevo già in casa: nononne!</div>
<div class="APsummary">.</div>
<div class="APsummary"><a href="http://www.fantascienza.com/magazine/rubriche/17714/il-maggio-2035-di-nononne/">Leggi il seguito su Fantascienza.com &#8211;&gt;&gt; </a></div>
<div class="APsummary">.</div>
<p class="APsummary">(1) Nel dialetto barese &#8220;nononne&#8221; è il nonno di età molto avanzata, più o meno dai 90 anni in poi..-</p>
<p class="APsummary">.</p>
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		<title>Il Gruppo dei Cinque</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 23:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[                                                                                                                                                                Sabato 4 maggio, alle ore 18,30 presso “Teatro Puglia-L’Eccezione” di Rino Bizzarro, via Indipendenza 75, Bari, per il ciclo Orizzonti Musicali, il sottoscritto presenta “Il Gruppo dei Cinque&#8221;. 
L’esotismo delle fiabe musicali di Nikolaj Rimskij-Korsakov e di Milij Balakirev, i delicati ed evocativi temi di Alexander Borodin e di Cezar Kjui, la sorprendente modernità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                                                                                                                <strong>Sabato 4 maggio, alle ore 18,30 presso “Teatro Puglia-L’Eccezione” di Rino Bizzarro, via Indipendenza 75, Bari, per il ciclo Orizzonti Musicali, il sottoscritto presenta “Il Gruppo dei Cinque&#8221;.<img class="aligncenter" src="http://img28.imageshack.us/img28/1966/korskov13.jpg" alt="" width="453" height="332" /> </strong></p>
<p>L’esotismo delle fiabe musicali di Nikolaj Rimskij-Korsakov e di Milij Balakirev, i delicati ed evocativi temi di Alexander Borodin e di Cezar Kjui, la sorprendente modernità di Modest Musorgskij, restano tutt’oggi tra i massimi tesori dell’arte musicale.</p>
<p><em>La leggenda della invisibile città di Kitezh e della fanciulla Fevronia</em>, <em>Sheherazade</em>, <em>La Grande Pasqua Russa</em>, <em>Nelle steppe dell’Asia Centrale</em>, <em>Il principe Igor</em>, <em>Danze polovesiane</em>, <em>Boris Godunov</em>, <em>Quadri d’una esposizione</em>, <em>Islamey</em>, <em>La fiaba dello Zar Saltan</em>”: sono i titoli tra i più famosi delle composizioni (orchestrali, da camera, teatrali) che in Russia, nella seconda metà dell’Ottocento, accompagnarono la straordinaria esplosione creativa del “Gruppo”.</p>
<p><span id="more-1056"></span></p>
<p>Gli autori e le loro opere saranno presentati con l’ausilio di brevi video e l’ascolto di estratti musicali.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: 14pt;"><span style="font-family: Times New Roman;"><span style="mso-spacerun: yes;">.</span></span></span></p>
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		<title>Contro/luce</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2013/04/14/controluce/</link>
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		<pubDate>Sun, 14 Apr 2013 14:54:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Accadde... domani]]></category>

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		<description><![CDATA[                                              
Appena sveglio, Ludovico ebbe un pensiero: un mercoledì che comincia come una domenica ha  qualcosa che non va&#8230;
C’era un silenzio assoluto, intorno. Si riaddormentò. Credette di percepire il trillo lontano della sveglia, ma forse se l’era sognato. La sera prima avevano fatto bisboccia in casa di Armando, e aveva la testa pesante. Dalla finestra la luce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                              </p>
<p><strong>Appena sveglio, Ludovico ebbe un pensiero: un mercoledì che comincia come una domenica ha  qualcosa che non va</strong>&#8230;</p>
<p>C’era un silenzio assoluto, intorno. Si riaddormentò. Credette di percepire il trillo lontano della sveglia, ma forse se l’era sognato. La sera prima avevano fatto bisboccia in casa di Armando, e aveva la testa pesante. <img class="alignleft" src="http://img443.imageshack.us/img443/3216/lucebuia.jpg" alt="" />Dalla finestra la luce del giorno pareva ancora assente, perciò si rigirò dall’altra parte. Dopo un tempo indeterminato sobbalzò, convinto che qualcosa non funzionasse. Il silenzio era totale, irreale.</p>
<p>Nel buio andò alla finestra, a tastoni aprì le ante. Incredulo, spalancò gli infissi. Fu allora che in lui si insinuò l’incubo. L’esterno era un canyon nero, imperscrutabile, dal quale salì un urlo lontano, più che altro un ululato. Dal cielo, dai palazzi, dal mondo non traspariva il minimo barlume. Ludovico indietreggiò incerto, strisciando lungo mobili e  pareti. Più tardi non ricordò bene quali fossero stati i suoi pensieri in quei momenti. Forse avrebbe dovuto sentirsi terrorizzato, come un uomo di Neanderthal convinto che sul pianeta fosse calato un oscuro sortilegio mortale. Raggiunse l’interruttore, ma la lampada centrale non si accese. Un black-out generale, ma che ora era? Si rammaricò di non avere torce elettriche o candele, ma per fortuna  la sua memoria della disposizione degli oggetti in casa era sempre stata più che buona. Esitante, tendendo le braccia, raggiunse la cucina e recuperò i fiammiferi. Stentò ad accenderne uno, che comunque si limitò a emettere uno sfrigolio. Credette di aver notato un lieve bagliore&#8230; o l’aveva immaginato?</p>
<p><span id="more-1055"></span></p>
<p>Provò con un secondo, avvicinandolo agli occhi. Forse per un istante si manifestò una specie di ectoplasma chiaro, piccolo come un bottone di camicia. Trascorse il resto del suo tempo (mezz’ora? l’intera mattinata?) a cercare di capire. Telefono muto. Palazzo silente, come incantato. Dalla radiolina giunse un rumore di fondo simile a un inquietante sospiro, o a una risacca. Smontò il vetro dell’orologio d’argento sulla scrivania e tastò le lancette: segnavano le undici e mezzo&#8230; e lui girava in tondo da ore. Era un antico orologio a molla, e si affrettò a ricaricarlo. Finirà, pensò. Deve finire, prima o poi&#8230; Una cosa simile non aveva senso, era impossibile. Un nuvolone, ecco. O l’inquinamento. Un fenomeno meteorologico, un diavolo di motivo qualunque. Non sarebbe potuto durare un minuto di più.</p>
<p>Dopo, gli fu difficile rievocare quei primi momenti senza ripiombare in un’angoscia primordiale. Il frigo era disattivo: se la faccenda durava, si sarebbe dovuto preoccupare di consumare il cibo deteriorabile, prima che andasse a male. Ma come cuocerlo? Se la corrente non tornava avrebbe dovuto buttare via tutto. Ma no, che stava immaginando. Presto sarebbe finita. Chissà  Licia a casa sua cosa faceva,  cosa  pensava. Era un evento limitato al quartiere, alla città? C’era da perdere la ragione.</p>
<p>Più tardi – toccò le lancette: sei e dieci&#8230; di sera, mattina? – decise di uscire sul pianerottolo. Ricordò i suoi terrori da piccolo, quando salendo a piedi si spegneva all’improvviso la luce nella tromba delle scale. Ancorandosi alla ringhiera e spalancando inutilmente gli occhi raggiunse il piano inferiore. Provò il campane<img class="alignright" src="http://img854.imageshack.us/img854/694/agguatonelbuio.jpg" alt="" />llo sapendo che sarebbe rimasto muto. Pestò alla porta con le nocche. Non rispose nessuno. Anche dal coinquilino accanto non giunsero segni di vita. Da giù salì un vociare sconnesso, allora  Ludovico riprese a scendere lentamente. Infine fu nell’androne.</p>
<p>Le voci parevano essersi dissolte. Fu investito dall’alito freddo della strada che gli portava fruscii, lamenti, un pianto isterico, un parlottare lontano. Decise di avventurarsi e si affacciò all’esterno, cominciando a muoversi e aderendo alla muratura. Qualcosa di piccolo e leggero gli sfrecciò fra le gambe. Ora ascoltava chiaramente, per via erano scese altre persone che evidentemente avevano avuto il suo stesso impulso. Improvvisamente urtò contro un’anta aperta, e la cosa lo stupì: non ricordava portoni da quel lato del marciapiede&#8230; O ce n’erano e lui non li aveva mai notati? Doveva assolutamente conservare una traccia mnemonica del percorso. Poteva contare le porte&#8230;</p>
<p>Qualcuno gli sbatté contro. “Chi è lei?” urlò una voce in falsetto, esagitata, di donna; non doveva essere giovanissima. “La scongiuro mi aiuti mi aiuti!”. La donna gli si aggrappò addosso con le unghie, isterica. “Ma cosa succede, in nome del Signore&#8230; Mi sono persa&#8230; Via  Raimondi 13, lei sa dov’è&#8230; mi aiuti, mi aiuti&#8230;”.  Ludovico fu costretto suo malgrado a sgusciare via. “Mi lasci, sono in difficoltà anch’io!”.  Più avanti doveva esserci un capannello di gente che parlottava, una sorta di borborigmo della notte. Nello scalpiccio, corpi lo intralciarono, ma rabbiosamente tentò di non perdere il contatto con la parete. Qualcosa lo scaraventò verso la strada; perse l’equilibrio e cadde affondando su una cosa molliccia bagnata, inodora, battendo con violenza il capo su uno sperone. Stordito, tastò e si accorse che aveva urtato contro un fioriera situata a pochi metri da casa. Per fortuna aveva recuperato il senso della direzione. Faceva freddo.</p>
<p>Raggiunse con estrema prudenza le voci mormoranti, ma non ne riconobbe nessuna. Gente che come lui cercava di capire, di mantenere l’orientamento. E una parvenza di civismo. Ascoltò siegazioni, invettive, maledizioni. Evidentemente anche altri immaginavano una nuvola d’uno smog micidiale, ancora sconosciuto; ma a questa supposizione si opponeva il fatto che l’aria, al respiro, non appariva più pesante o fetida del solito. Qualcuno che sembrava maggiormente informato s’intromise a dire che doveva trattarsi di un fenomeno spaziale: la Terra era entrata all’improvviso in una nube di polveri cosmiche: ce n’erano in giro, eccome! Già: ma <img class="alignleft" src="http://img194.imageshack.us/img194/704/maninelbuio.jpg" alt="" />dov’era la polvere, o forse alla luce sarebbe stata evidente? E nessun astronomo se n&#8217;era accorto prima? Forse era qualcosa di impalpabile e nel frattempo erano diventati tutti neri come carbonai.</p>
<p>Un altro, che disse di chiamarsi Orsini, ipotizzò una nuova arma segreta. “Lo sapevamo tutti che questa guerra fratricida, a due passi dalla nostra nazione, poteva degenerare da un istante all’altro! Quel criminale pazzo del presidente Watzlach  l’aveva minacciato, un’arma segreta&#8230;”. Orsini continuò, le sue parole vaneggianti si intonavano sinistramente al contesto. Un meccanismo ignoto capace, semplicemente, di lanciare in precise direzioni un’onda elettromagnetica di contrasto all’intero spettro luminoso! In realtà la luce non era scomparsa: finché giungeva questa contro-radiazione, argomentava Orsini, la luce risultava &#8220;annullata&#8221;.</p>
<p>Possibile? Allora era un fenomeno locale? Come fare per saperlo, se anche radio e tv erano tacitate.  Doveva essere davvero estesa la contro-radiazione, se interessava una gamma così vasta dello spettro elettromagnetico.</p>
<p>Pn quei giorni Ludovico comprese che avrebbe dovuto duramente attrezzarsi e arrangiarsi. Pensare a Licia era prematuro; non sarebbe mai riuscito a giungere fino a casa della ragazza. Forse dopo, con maggior esperienza di movimenti. Ma ineludibile era la questione del cibo. Bisognava affrettarsi: prima che altri lo precedessero. E si imponessero.</p>
<p>Quel giorno (&#8221;giorno&#8221;: ridicolo! Quanti ne erano trascorsi nel buio assoluto&#8230; cinque&#8230; dieci?) prese una decisione. Uscì da casa. Le sue riserve alimentari erano agli sgoccioli. Scendendo per la scalinata abissale credette di cogliere luci colorate: ma sapeva che non doveva lasciarsi burlare dai suoi occhi, dal suo cervello. Spesso, ora, gli si creavano sulla retina memorie di colori. Dolorose. Per strada, a un cantone fu assalito da una donna ansimante che lo tastò e poi cercò di abbarbicarglisi e baciarlo con violenza. Fu costretto a strapparsela di dosso e spintonarla.</p>
<p>Il vecchio - ricordava Ludovico - aveva stazionato all’incrocio per anni, a due isolati da casa. Gente, intorno. Si ascoltava la disperazione, il pianto, l’ombra insondabile della follia. Quando finalmente riuscì ad arrivarci, si chinò verso l’angolo tra marciapiede e muratura, a toccare. Sotto le dita trovò la parete ruvida; accanto, addossato alla parete, il supporto metallico di un’insegna pubblicitaria, una volta luminosa. Tirò un sospiro. “Sei sempre tu?” chiese Ludovico. Lontano si udì chiaramente un rimbombo sordo che fece tremare l’asfalto.<br />
“Sono io” rispose il vecchio. Ma dalla voce, Ludovico capì che c&#8217;era già un cambiamento. “Bene” disse Ludovico “d’ora in avanti noi due possiamo aiutarci. Tu sei anche zoppo e malandato. E scommetto che hai fame. Tanta fame”.<br />
“Io sono come lui, ma forte e robusto” s’intromise una voce aggressiva, accanto. “Che ci fai con una spazzatura come quello? Verrò io con te”.<br />
Ludovico restò interdetto. Rifletté velocemente, poi disse: “No. Tu non mi piaci”. All’improvviso si sentì investire di peso da un corpo massiccio. L’estraneo prese a rintronarlo con pugni violenti, caddero entrambi sull’asfalto, rotolando. Dovevano aver urtato altra gente, ci furono imprecazioni  isteriche e un tonfo. “Lasciami” urlò Ludovico “puoi unirti a qualcun altro!” Ma forse non era più tempo di ragionamenti. Mentre rispondeva al pestaggio raccogliendo tutte le forze dei suoi buoni muscoli, gli balenò il discorso del Primo Ministro, in televisione, solo qualche giorno prima: &#8220;La nostra ragione non può tollerare che alle porte di casa si perpetrino atrocità e orrori come questi, che credevamo scomparsi con i lager&#8230;&#8221; Sperò che Orsini avesse torto marcio.<br />
Si riscosse che l’uomo giaceva inerte sull’asfalto. Si accorse che addosso aveva un<img class="alignright" src="http://img811.imageshack.us/img811/1479/buioaltramonto.jpg" alt="" width="302" height="273" /> liquido che gl’invischiò le dita. Si risollevò. “Ci sei?” disse rivogendosi al vecchio. “Andiamo. Sai qual è il negozio più vicino”.<br />
Si mossero. “Certo che lo so” sghignazzò il vecchio tossendo “ma finora ho dovuto tenermene a distanza. Ascolta bene, giovanotto” aggiunse in un tono improvvisamente duro “d’ora in poi mi devi tenere la mano”. Ludovico si sentì afferrare al polso con una stretta, trascinato con decisione verso la strada dal vecchio.<br />
Aveva fatto bene, pensò Ludovico, a rifiutare l’aiuto del più forte? Ora un cieco diventava una delle merci più ambite, e da costui – storpio e malandato com’era – non avrebbe dovuto temere sgambetti: erano diventati di colpo reciprocamente indispensabili, loro due. O no? Nel buio arrivavano nuove voci concitate, urla, rumori violenti, lo sbatacchiare metallico di una saracinesca.<br />
“Il supermercato&#8230;” esclamò il vecchio. “Accidenti, qualcuno ci ha preceduto!” Ebbe un riso roco, scatarrante.<br />
Ludovico esitò. Il vecchio era gli occhi, lui era i muscoli. “Andiamo” disse.<br />
Si avviarono inarcando le schiene.        </p>
<p>.</p>
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		<title>A Roma, ricordando Luce d&#8217;Eramo&#8230;</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2013/02/26/ricordando-luce-deramo/</link>
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		<pubDate>Tue, 26 Feb 2013 19:06:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[.                                                                                                                                                                       
 
Nei giorni 1-2 marzo p.v. (venerdì e sabato), a Roma, avrà luogo l’“incontro” Come intendersi con l’altro – Giornate di studio su Luce d’Eramo.
 

Il venerdì sera la manifestazione (Luce d’Eramo, l’altra deviazione) avrà luogo presso Fandango Incontro, in via dei Prefetti 22 alle ore 17; sabato (Su Luce d’Eramo) presso la Casa Internazionale delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: small; font-family: Times New Roman;">.                                                                                                                                                                       </span><strong></strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><strong>Nei giorni 1-2 marzo p.v. (venerdì e sabato), a Roma, avrà luogo l’“incontro” <em>Come intendersi con l’altro – Giornate di studio su <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Luce_d%27Eramo">Luce d’Eramo</a></span></em>.</strong></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><img class="alignleft" src="http://img9.imageshack.us/img9/8470/immaginecopiay.jpg" alt="" width="494" height="455" /></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Il venerdì sera la manifestazione (<em>Luce d’Eramo, l’altra deviazione</em>) avrà luogo presso Fandango Incontro, in via dei Prefetti 22 alle ore 17; sabato (<em>Su Luce d’Eramo</em>) presso la Casa Internazionale delle Donne – Sala Carla Lonzi, in via della Lungara 19, dalle ore 10, e si protrarrà, con intervallo, fino al pomeriggio.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Interverranno numerosi esponenti della cultura italiana, fra cui Margaret Mazzantini (reading); per la fantascienza sarà presente Vittorio Catani.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">Luce d’Eramo (pseudonimo di Lucette Mangione, Reims 1925 – Roma 2001) è stata una delle più notevoli voci della letteratura italiana, emersa a fine anni ’70 grazie al  romanzo autobiografico Deviazione, poi assurto a fama internazionale, nel quale l’autrice narrava le sue peripezie nei campi di lavoro tedeschi, dove&#8230;</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><a href="http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/17424/a-roma-la-fantascienza-di-luce-d-eramo/ ">Leggi il seguito su Fantascienza.com »</a></p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;">.</p>
<p style="margin: 0cm 0cm 0pt;"> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>Saremo tutti Sanremo?</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2013/02/17/saremo-tutti-sanremo/</link>
		<comments>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2013/02/17/saremo-tutti-sanremo/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 17 Feb 2013 01:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/?p=1053</guid>
		<description><![CDATA[                                                                                                                                                                       Un personalissimo parere sul 63.mo Festival di Sanremo.
Credo che con questa edizione del Festival, la canzone italiana abbia toccato il picco più basso dal dopoguerra a oggi. Chiaro che anche la musica, &#8220;colta&#8221; (posto che oggi esista ancora una musica colta) o &#8220;popolare&#8221; che sia, si aggiorna, cambia, si evolve, ed è più volte accaduto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                                                                                                                       <strong>Un personalissimo parere sul 63.mo Festival di Sanremo.</strong></p>
<p>Credo che con questa edizione del Festival, la canzone italiana abbia toccato il picco più basso dal dopoguerra a oggi. Chiaro che anche la musica, &#8220;colta&#8221; (posto che oggi esista ancora una musica colta) o<img class="alignright" src="http://img822.imageshack.us/img822/9906/italy21ceuterpej.jpg" alt="" width="498" height="317" /> &#8220;popolare&#8221; che sia, si aggiorna, cambia, si evolve, ed è più volte accaduto negli ultimi decenni, ma bisogna vedere in quale direzione si evolve.</p>
<p>Quanto alla gestione del Festival, ho senz&#8217;alto apprezzato gli sforzi, l&#8217;estro e la professionalità di Fazio e della Littizzetto, di personaggi quali Crossa o - meglio ancora - Bisio; la perfezione degli orchestrali, lo strepitoso virtuosismo e la simpatia del pianista Bollani, l&#8217;apparato scenico, l&#8217;intero svolgimento dell&#8217;evento. Ma a parte tutto questo, e nonostante la pioggia di elogi della stampa e delle tv - finora non ho letto nessuna critica sfavorevole, neanche una - ho trovato il &#8220;cuore&#8221; del Festival, ovvero la <em>musica</em>, del tutto inconsistente.</p>
<p><span id="more-1053"></span></p>
<p>Delle canzoni ascoltate, tranne due o tre casi, non ne ho trovata una di cui sia rimasta memoria d&#8217;un ritornello interessante, originale, o comunque un riff, un tema. Ho ascoltato una musica suonata quasi come sottofondo, come può essere la colonna sonora di un film. Musica come una sorta di optional. La struttura musicale dei pezzi era sempre la stessa: canzoni (si fa per dire) tutte uguali o tutte prevedibili dopo avere udito le prime note, con grande povertà di cromatismo, ovvero di giri di accordi, giochi di tonalità eccetera, insomma di tutto ciò che &#8220;fa&#8221; una musica, una canzone, invece imbottita di luoghi comuni. Meglio, a volte, la musica prodotta da certi programmi per computer. Musica - per richiamare le parole di Eric Satie, famoso e ironico compositore francese del primo &#8216;900, &#8221;che non ha bisogno di essere ascoltata&#8221;. Musica che &#8220;si sa che c&#8217;è&#8221; e tanto basta.</p>
<p>Si dirà: c&#8217;erano buoni testi. Mah&#8230; Anzitutto la maggior parte dei cantanti pareva infischiarsi di una norma logica primaria del canto: far comprendere le parole, cantare non per se stessi ma per far capire all&#8217;ascoltatore e seguire ciò che si dice. Ma di parole, anche qui con pochissime eccezioni, ne giungeva raramente qualcuna, spesso neanche quella, il resto solo urli o sussurri e balbettii.</p>
<p>Mi sarebbe piaciuto che Fazio, al momento giusto, chiedesse pareri al gruppetto della giuria presente in sala. Da alcune parole brevemente scambiate tra loro, è parso di capire che i giurati ne stessero discutendo, con pareri divergenti. Ma forse è solo una mia impressione. E non so se il volto di Piovani fosse il suo abituale: l&#8217;espressione di una persona non certo allegra.   </p>
<p>Non so se oggi la &#8220;musica&#8221; sia questa. Né in questa sede penso sia il caso di allargare il discorso, o polemizzare, perchè sul fenomeno della totale banalizzazione - e quindi distruzione - dell&#8217;arte (musica, pittura, scultura, letteratura, eccetera) il discorso sarebbe lungo e, temo, molto deprimente. Dire, per esempio: quali sono, oggi, i più grandi compositori, pittori, scultori, filosofi, letterati, e cosi via? Se quello del film non era &#8220;un paese di vecchi&#8221;, oggi il nostro &#8220;non è un paese di arti&#8221; e non solo di queste, perché lo stato dell&#8217;arte di un paese rispecchia il suo grado di evoluzione intellettuale, culturale e civile.</p>
<p>.          </p>
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		<title>Roma con e senza Papa</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 01:28:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[.                                                                                                                                                                        La fantascienza è, a mio modesto parere, una scansione a 360 gradi del reale, nel senso che non ha come temi solo guerre stellari e raggi laser e Ufo, ma il suo campo è esteso,  direi, a ogni aspetto della vita quotidiana. Non c&#8217;è da meravigliarsi, quindi, se questa narrativa si è molte volte occupata anche del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.                                                                                                                                                                        <strong>La fantascienza è, a mio modesto parere, una scansione a 360 gradi del reale, nel senso che non ha come temi solo guerre stellari e raggi laser e Ufo, ma il suo campo è esteso,  direi, a ogni aspetto della vita quotidiana. Non c&#8217;è da meravigliarsi, quindi, se questa narrativa si è <img class="alignleft size-medium wp-image-194" title="Papa robot appena eletto" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2008/10/scansione00022.jpg" alt="Papa robot appena eletto" width="199" height="327" />molte volte occupata anche del Papa, con risultati spesso notevolissimi. Ne è una dimostrazione il testo che segue, da me ripreso - con qualche aggiunta finale - dal blog di Daniele Barbieri (testo intitolato <em><a href="http://danielebarbieri.wordpress.com/2013/02/15/papi-da-fantascienza/">Papi da fantascienza</a></em>). Grazie, Daniele!</strong></p>
<p>Fumata bianca o nera? Nel racconto <em>Buone notizie dal Vaticano </em>(1979), di Robert Silverberg, si discuteva in Piazza San Pietro, in attesa che il Conclave eleggesse l’ennesimo successore di Pietro, di come la Chiesa stesse adattandosi ai nuovi tempi. Finalmente la proclamazione: e subito papa Sisto VII si sollevava verso il Cielo su una scia infuocata, mentre un cardinale commentava: «Ogni epoca ha il papa che si merita: oggi è un robot, domani sarà una balena o una montagna».</p>
<p>Fantascienza, certo. Ma che ci parla del complesso rapporto fra la Chiesa di Roma (forse vale per tutte le religioni) e la modernità. Se, con Giovanni Paolo II, il Vaticano scelse un profilo innovativo, almeno nei media, e con Ratzinger finì su twitter, altre sorprese non sono da escludere. Nulla di nuovo, obietta qualcuno: se il cristianesimo (come potenza oltre che come idea) resiste da un paio di millenni, è perché ha saputo – seppure con grandi ritardi – adattarsi ai tempi.</p>
<p><span id="more-1052"></span></p>
<p>Un po’ per gioco e un po’ per guardare il futuro senza i paraocchi del breve periodo, esaminiamo cosa ha proposto la fantascienza sui papi venturi.</p>
<p>Un pontefice-computer c’è nel romanzo <em>L’ultima astronave per l’inferno</em> di John Boyd (1968). Nel breve racconto «L’era psichedelica» (1971), Norman Spinrad appare certo che, nel suo costante camaleontismo, il Vaticano annunci – non senza qualche polemica interna – una permissiva «enciclica pontificia sulla marijuana».</p>
<p>Molto più complesso il romanzo di Clifford Simak, uscito nel 1981, <em>Il papa definitivo</em>. Su un pianeta ai margini della Galassia uomini e robot lavorano a un progetto segretissimo chiamato Progetto Papa. Sono chiusi dentro il palazzo Vatican-17 che ospita robot cardinali e un immenso computer chiamato Papa. Come spiega il robot-cardinale Ecuyer: «Incominciò mille anni fa, con un gruppo di robot provenienti dalla Terra. Lì i robot non avevano fatto parte di nessuna religione… Per professare una fede, era necessario avere un’anima o l’equivalente. I robot non l’avevano: vennero qui e istituirono il loro Vaticano perché ne ammiravano l’organizzazione, la gerarchia, la lunga tradizione, i dogmi». La trama è assai complessa ma dominano due interrogativi: se il cristianesimo, cinquemila anni dopo Gesù, sia ancora la strada migliore verso la verità. E se un super-computer sia il migliore dei papi possibili… o «un’eresia».</p>
<p>Nel 2003 il romanzo <em>Papa nero</em> (il riferimento è alla pelle) scandalizza la chiesa brasiliana e l’autore, il sacerdote Joao Machado Evangelo, perde il posto di insegnante nel seminario di Nova Friburgo. Mentre in<img class="alignright size-medium wp-image-397" title="scansione00011" src="http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/wp-content/uploads/2009/03/scansione00011.jpg" alt="" width="305" height="450" /> Italia passa sotto silenzio, nel 2008, un papa malato e attaccato alla spina per 13 anni nel romanzo <em>Cronache dal futuro</em> (con il sottotitolo <em>Zeffirino II e il dramma della sua Chiesa</em>), ambientato nel 2100 e scritto da Luigi Sandri, vaticanista di lungo corso.</p>
<p>Anche il famoso Morris West affrontò il tema di un papato-choc: il romanzo (del 1963) divenuto poi film con il lungo titolo <em>L’uomo venuto dal Kremlino - Nei panni di Pietro </em>(1968, con Anthony Quinn e Laurence Olivier) immaginò un cardinale russo che, dopo 20 anni di prigionia, era eletto papa: nel primo discorso annunciava che il Vaticano avrebbe donato ai poveri tutti i suoi beni.</p>
<p>Nel marzo 1978, &#8220;Urania&#8221; pubblicò un racconto di Herbie Brennan intitolato <em>Il dilemma di Benedetto XVI</em>: osservate bene (basta andare in rete) la copertina di Karel Thole e noterete una notevole rassomiglianza fra Ratzinger e quel papa immaginario. Nessuna profezia, solo una buffa coincidenza. Si narra una sordida storia avvenuta anni prima nell&#8217;ambiente vaticano, rimasta segreta e nota a pochissimi, e di come un Papa possa restarne coinvolto. [<em>Qui termina il testo di Daniele Barbieri e inizia il mio</em>].</p>
<p>Nel 1974 Adelphi pubblicò il romanzo <em>Roma senza papa</em>, di Guido Morselli. Un&#8217;opera - non l&#8217;unica - scritta da un autore <em>mainstream</em> che spesso si esprimeva tramite moduli di pura fantascienza, con una visionarietà e profondità di analisi stupefacenti. In questo romanzo le idee proliferano in ogni pagina, narrando e ipotizzando modi e significati che potranno coinvolgere in futuro la figura del &#8220;papa&#8221; e il significato della Chiesa, con l&#8217;evoluzione della scienza, delle tecnologie e dei costumi (<a href="www.rivistapaginauno.it/riflettori7.php">qui</a> si possono trovare dettagliate notizie sul romanzo). Purtroppo Morselli non riuscì a pubblicare nessuno dei suoi lavori, e all&#8217;ultimo rifiuto (della Mondadori, Fruttero &amp; Lucentini) si suicidò. Lo scoprì anni dopo Adelphi, e divenne (troppo tardi) un &#8221;caso&#8221; editoriale. </p>
<p><img class="alignleft" src="http://img717.imageshack.us/img717/3446/ucl116.jpg" alt="" width="298" height="445" />In questi giorni stampa e tv hanno fatto notare forti similitudini tra il &#8220;caso Ratzinger&#8221; e quanto narrava, nel 2011, il  film <em>Habemus</em> <em>papam</em> di Nanni Moretti.</p>
<p>Nel romanzo <em>San Leibowitz e il Papa del giorno dopo</em>, di Walter Miller jr. e Terry Bisson (1997), si narra la storia di un lontano futuro, dopo una serie di vicende culminate in una catastrofe nucleare. Tutto è cambiato, ed esiste ancora la figura del Papa, ma i conclave si tengono nella città di Valana (in Italia ma oggi inesistente), in cui il Papato è insediato in esilio. In questa epoca i Papi durano pochi giorni, continuamente eliminati da diversi nemici della Chiesa, ma anche da sicari prodotti all&#8217;interno del clero stesso. Quest&#8217;opera conclude una storia avviata da Walter Miller jr. con il romanzo <em>Un cantico per Leibowitz</em> (1959) che ebbe a suo tempo un grande successo. Il co-autore Terry Bisson ha completato un&#8217;opera rimasta inedita, per la morte di W. Miller (1996), anch&#8217;egli suicida. </p>
<p>&#8230;E scavando ancora tra libri e riviste, certamente c&#8217;è dell&#8217;altro. </p>
<p> </p>
<p>.</p>
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		<title>Addio ad Antonio Caronia</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2013 14:55:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[.                                                                                                                                                                                                  Il 30 gennaio 2013 è deceduto all’età di 69 anni Antonio Caronia. Giornalista, critico letterario, traduttore, Caronia è stato un importante personaggio della fantascienza italiana, forse poco conosciuto dalle più recenti generazioni di lettori ma notissimo, per la sua intensa poliedrica e creativa attività, specie negli anni ’70-90.
Nato nel &#8216;44 a Genova, ma residente a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.                                                                                                                                                                                                  Il<strong> 30 gennaio 2013 è deceduto all’età di 69 anni Antonio Caronia. Giornalista, critico letterario, traduttore, Caronia è stato un importante personaggio della fantascienza italiana, forse poco conosciuto dalle più recenti generazioni di lettori ma notissimo, per la sua intensa poliedrica e creativa attività, specie negli anni ’70-90.</strong></p>
<p>Nato nel &#8216;44 a Genova, ma residente a Milano, Caronia studiò <img class="alignright" src="http://img217.imageshack.us/img217/2598/69665314.jpg" alt="" width="368" height="181" />matematica, laureandosi con una tesi su Naom Chomsky. Dal &#8216;64 al &#8216;77 svolse attività politica, prima nella sinistra del PSI, poi nella sezione italiana della Quarta Internazionale, dirigendo per un paio d&#8217;anni il giornale “Bandiera Rossa”;  fino al &#8216;91 insegnò nella scuola secondaria superiore. Dal &#8216;78 data il suo ingresso nel mondo della fantascienza italiana, allorché si unì all&#8217;attivissimo collettivo milanese &#8220;Un&#8217;ambigua utopia&#8221; (UAU), denominazione che riprendeva il sottotitolo del celebre romanzo di Ursula K. LeGuin <em>I reietti dell&#8217;altro pianeta</em> (<em>The Dispossed</em>, 1976). In quel collettivo – per vari anni vivacissimo punto di riferimento per un&#8217;ala della fantascienza italiana – Caronia collaborò a numerose iniziative: alla rivista omonima, ai dibattiti, alle manifestazioni, nonché a una sorta di vivacissima contro-convention rimasta famosa, &#8220;L&#8217;invasione dei mar/x/ziani&#8221; (Milano, settembre 1978).</p>
<p><span id="more-1051"></span></p>
<p>Può dare un’idea dell’importanza dell’apporto critico del collettivo UAU constatare come il gruppo interpretasse un ruolo importante nello snellire e cercare di rinnovare l’apparato critico fantascientifico italiano, a quei tempi ancora legato, per la maggior parte, a vecchie idee classiche. Ma soprattutto la rivista rappresentò un valido contrappunto alla critica di destra della sf. Mentre questa si attestava su simbolismi, inconscio collettivo, Jung, Guénon (che al riguardo avevano anche detto cose interessanti), UAU si sforzava di rinnovare i canoni, di aggiornarli pescando nel reale e nel contemporaneo, di attingere altrove. Operazione resa peraltro necessaria negli anni ’70, quando nella fantascienza irruppe una ondata di autori che restano tra i massimi del genere, e che proponevano un linguaggio molto più ricco, denso, innovativo, fin allora sconosciuto alla fantascienza; una mutazione capace di scendere più in profondità di quanto avesse fatto la fantascienza in precedenza.</p>
<p>La nuova narrativa degli anni ’70 mostrava d’aver assimilato una consapevolezza della dimensione “politica” (in senso esteso) del discorso, una diversità rispetto al passato. Erano scrittori quali Thomas Disch, Joanna Russ, James Tiptree jr (alias Alice Sheldon), Ursula Le Guin, James G. Ballard, Naomi Mitchison, Philip Jose Farmer, Ph. K. Dick, Robert Silverberg, Barrington J. Bayley, Raphael A. Lafferty, Joh<img class="alignleft" src="http://img217.imageshack.us/img217/7764/ambiguautopia.jpg" alt="" width="219" height="309" />n H. Varley, Samuel R. Delany, Richard Zelazny, e molti altri. Nel volume di saggistica <em>Nei labirinti della fantascienza. Guida critica</em> (Feltrinelli, 1979), Caronia scriveva: </p>
<p><em>La scrittura della nuova fantascienza (…) è impegnata in operazioni di destrutturazione del reale, di esplorazione di nuovi codici comunicativi, in un universo che la crisi e la scomposizione del linguaggio mantiene costantemente aperto (…) La nuova fantascienza gioca con le convenzioni stilistiche e narrative fino a stravolgerle. (…) Questa fantascienza vuole caricare di ambiguità i [vecchi] temi del corpo e della sessualità per farne strumento di conoscenza reale e di messa in crisi dei modelli.</em></p>
<p>Cessata a metà degli anni ’80 l&#8217;attività del gruppo UAU, Caronia avviò un’attività pubblicistica con una crescente serie di collaborazioni a riviste e quotidiani, fra cui “Linus”, “Corto Maltese”, “il manifesto”, “Isaac Asimov Science Fiction Magazine”, “Virus”. “L’unità”, “Linea d’ombra”, e molte altre testate. Fu tra i primi, in Italia, a scrivere di reti telematiche, di realtà virtuali, di immaginario tecnologico, e a trattare i problemi della comunicazione, usando un taglio antropologico-sociologico che non trascurava la riflessione e la valutazione estetica. Numerose le partecipazioni a convegni, incontri presso università e circoli culturali. Dirigeva convegni e mostre, ed era anche ottimo traduttore (specie opere di Dick, Rucker, e in particolare di Ballard). Dal 1993 al 1995 curò l&#8217;edizione italiana di Batman.</p>
<p>Da citare ancora alcuni testi rilievo riguardanti strettamente la fantascienza e/o le innovazioni tecnologiche: il sopra citato volume <em>Nei labirinti della fantascienza. Guida critica</em>,  curato dal collettivo (Feltrinelli, Milano 1979); <em>Variazioni cosmiche. La fantascienza fra letteratura e immagine</em> (contenente saggi e un catalogo, edito a cura dei comuni di Vimercate e   Mezzago/Editrice Nord, Milano 1988); <em>Il cyborg. Saggio sull&#8217;uomo artificiale</em> (Theoria, Roma-Napoli 1985, cui seguì una nuova edizione ampliata); <em>Attenzione polizia!</em> di Philip K. Dick (Telemaco, Bologna 1992; cura dell&#8217;edizione italiana). Una notevole guida nelle origini, nelle meraviglie e negli orrori del cyberpunk fu il volume <em>Houdini e Faust. Breve storia del cyberpunk</em> (con Domenico Gallo; Baldini&amp;Castoldi, Milano 1997), che analizzava lucidamente gli aspetti del fenomeno “cyberpunk” non solo sotto l’aspetto narrativo ma come vero e proprio movimento culturale, l’ultimo del XX secolo. “Parlava” da sé il titolo dell’altro volume-saggio <em>Il corpo virtuale. Dal corpo robotizzato al corpo disseminato nelle reti</em> (Muzzio, Padova 1996). Seguì la cura dell’edizione italiana del volume <em>Virtual Reality. Teoria, pratica, prospettive</em>, di Sandra K. Helsel e Judith P. Roth (Phoenix, Bologna 1995). Più recente il testo di saggistica <em>Filosofie di “Avatar”. Immaginario, soggettività, politiche</em> (Hoepli, 2011), che espone interessanti riflessioni sui contenuti, palesi o impliciti, del film &#8220;Avatar&#8221;. Con Daniele Brolli diresse la rivista &#8220;Alphaville&#8221;. Opera di rilievo è stato il volume (con Domenico Gallo) <em>Philip K. Dick. La macchina della paranoia. Enciclopedia dickiana</em>, (2006, Agenzia X). Del 2011 è <em>Universi quasi paralleli. Dalla fantascienza alla guerriglia mediatica</em> (ed. Cut-up), una raccolta di articoli e saggi già apparsi tra il 1981 e il 2005 ma dai contenuti tuttora attuali: il nesso tra scrittura e lotte sociali, tra avanguardia artistica e innovazione tecnologica, nelle opere di &#8220;grandi&#8221; quali Dick, Delany, LeGuin e altri.</p>
<p>Prima di terminare, qualche parola su una <em>vexata quaestio</em> innescata da Caronia a partire dal lontano 1979, un tema che talora riemerge nel piccolo grande mondo di<img class="alignright" src="http://img842.imageshack.us/img842/4867/caronia1.jpg" alt="" /> cui trattiamo, a volte scompare, per poi ripresentarsi: la “morte della fantascienza”. Nell’idea di partenza, nei primi sintomi del “malessere” che Caronia individuava, in verità ancora non si accennava alla &#8220;morte”; tuttavia già si parlava (elaborando da Jean Baudrillard e da Jorge L. Borges) di un immaginario giunto ormai a &#8220;ricoprire tutto il reale&#8221;, per cui &#8220;non è più possibile costruire dell&#8217;immaginario partendo dalla realtà&#8221;. E sottolineava inoltre - elemento che negli anni successivi avrebbe acquistato maggiore importanza - come la &#8220;nuova fantascienza&#8221; fosse giunta in grado di giocare con le proprie convenzioni stilistiche e narrative fino a farne elementi autentici di critica e conoscenza: ciò che però al contempo “finisce con lo stravolgere quelle stesse convenzioni e caricarle di ambiguità&#8221;. Successivamente, negli anni, si sono aggiunte altre pesanti motivazioni, che però illustrate qui porterebbero a un altro lungo discorso. Antonio Caronia era nel giusto, la fantascienza è morta, o sta morendo?</p>
<p>Certo è che la fantascienza negli ultimi venti anni ha avuto un progressivo calo nelle vendite, dovuto peraltro in buona misura ad altre cause. Comunque i pareri restano tuttora discordi. Rimane la memoria di un intellettuale (come si diceva negli anni &#8216;70) che con la sua opera ha scavato con originalità e con idee innovative nei meandri di un genere narrativo decisamente singolare, la fantascienza, evidenziandone in modo più approfondito natura, sfaccettature, potenzialità narrative.</p>
<p>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;immortalità è una piccola medusa</title>
		<link>http://www.fantascienza.com/blog/vikkor/2013/01/21/limmortalita-e-una-medusa/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 23:55:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Tempo presente]]></category>

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		<description><![CDATA[.                                                                                                                                                      Immortalità: sempre un sogno? La medicina, la farmacologia, la chirurgia, le tecnologie riguardanti l’analisi e l’esplorazione del corpo umano, protesi grandi e piccole d’ogni genere, una dieta più appropriata, hanno grandemente contribuito, negli ultimi decenni, a far crescere l’età media dell’Homo sapiens&#8230;
 Ma quale può essere il limite massimo di vita dell’uomo? Nel giugno scorso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p id="[object]">.                                                                                                                                                      <strong id="[object]">Immortalità: sempre un sogno? La medicina, la farmacologia, la chirurgia, le tecnologie riguardanti l’analisi e l’esplorazione del corpo umano, protesi grandi e piccole d’ogni<img class="alignright" src="http://img20.imageshack.us/img20/5498/turritopsisnutricula.jpg" alt="" width="336" height="361" /> genere, una dieta più appropriata, hanno grandemente contribuito, negli ultimi decenni, a far crescere l’età media dell’Homo sapiens&#8230;</strong></p>
<p> Ma quale può essere il limite massimo di vita dell’uomo? Nel giugno scorso è morta nel Congo, a Kinshasa, Antoinette Mbinga: età 130 anni. Aveva 9 figli, 88 nipoti e 130 pronipoti. Probabilmente era la donna più anziana del mondo. Davvero una bella età, se vissuta senza troppi malanni.</p>
<p id="[object]">Una longevità, però, che passa in second’ordine se entriamo nel regno animale. Per non dire di quello vegetale. Nel novembre 2006 morì per un attacco cardiaco la tartaruga gigante Harriet, che aveva festeggiato i 176 anni. Viveva in uno zoo di Sydney, in Australia, e si dice che l’avesse prelevata Darwin nelle isole Galápagos, quando l’animale aveva cinque anni (era, si noti bene, il 1835), facendone accurato soggetto dei suoi studi. Ma ancora più “anziano” è un esemplare di vongola oceanica della specie <em id="[object]">Arctica islandica</em>: 376 anni. C’è di più: la Spugna antartica, che ha un ciclo vitale estremamente lento e si ritiene che alcuni esemplari superino i 1.550 anni.</p>
<p id="[object]"><span id="more-1050"></span></p>
<p id="[object]">Età che peraltro è a sua volta modesta rispetto a quella, stimata tra i 2300 e 2700 anni, della sequoia denominata “Generale Sherman”, un colossale albero che si erge per 83 metri nel Parco Nazionale di Visalia, in California (il nome è quello di un famoso combattente unionista nella Guerra di Secessione). E tuttavia , anche la Sherman è messa in ombra dall’albero Methuselah (Matusalemme), una <em id="[object]">Pinus longaeva</em>, nell’Inyo National Forest, in California: a tutt’oggi 4.765 anni. Ciò è possibile, perché il sistema vascolare di queste piante è diviso in compartimenti che lascia morire alcune parti, mentre altre germogliano grazie ai “meristemi”, un equivalente delle nostre staminali e che si possono riprodurre in continuazione.</p>
<p id="[object]">Ma qui potremmo dire che il cerchio si chiude con un animale con caratteristiche biologiche che superando anche quelle della plurimillenaria <em id="[object]">Pinus</em>: è una medusa piccolissima, la <em id="[object]">Turritopsis nutricula</em>, che raggiunge un massimo di 5 millimetri di diametro. Esperimenti di laboratorio – ne accennava pochi giorni fa anche il programma tv “Leonardo” – hanno rivelato che la <em id="[object]">Turritopsis</em>, tramite un processo definito “transdifferenziazione” che necessita della presenza di particolari cellule, sia in grado di rigenerare periodi<img class="alignleft" src="http://img708.imageshack.us/img708/6575/latartarugaharriet.jpg" alt="" width="362" height="324" />camente le sue cellule invecchiate, invertendo il ciclo vitale e consentendo alla medusa di evitare, o quanto meno ritardare, la morte, rendendosi potenzialmente immortale.<br />
Tale sbalorditiva scoperta, che rischia di diventare una tra le più importanti e densa di conseguenze per l&#8217;umanità, è merito di due scienziati italiani: il professor Ferdinando Boero, docente di zoologia e biologia marina presso l&#8217;Università degli Studi di Lecce, in collaborazione con Stefano Piraino dell&#8217;Istituto Talassografico CNR  A. Cerruti di Taranto.</p>
<p id="[object]">In verità il processo di transdiffenziazione non è rarissimo in natura, ma mentre per la medusa coinvolge l’intero corpo, e indefinitamente, per altri animali si riscontra  in forma “localizzata”, cioè solo per particolari organi. Un esempio comune è la coda della lucertola, che ricresce se staccata. Anche le salamandre possono rigenerare alcuni arti, i ruminanti e cani le pareti dell’esofago. Questa capacità di auto-rinnovamento delle cellule tende a ridursi, per animali e vegetali, via via che si sale la scala evolutiva. Secondo alcuni studiosi, essa in tempi antichissimi sarebbe stata un patrimonio comune delle specie viventi, “perduto” nel corso dei millenni. Ma non del tutto, anche per l’uomo: testimonianze ne sarebbero, a parte la normale rigenerazione della pelle e comunque di tutte le cellule definite “rinnovabili”, la capacità di rigenerazione delle cellule del fegato, o la presenza delle staminali. Ma gran parte del corpo umano, a partire dai neuroni, è “costruito” da cellule non rigenerabili (“perenni”).</p>
<p id="[object]">Tutto ciò considerato, risulta evidente quale possa essere, in un’era di scienze e tecniche avanzate, la risposta dell’uomo a queste scoperte scientifiche: il potenziamento di un’inesausta ricerca che giunga a trasferire maggiori capacità di sopravvivenza al corpo umano, tendendo (idealmente) all’inestirpabile antico<img id="[object]" class="alignright" src="http://img651.imageshack.us/img651/1403/sequoiageneralsherman.jpg" alt="" width="297" height="393" /> sogno: la scoperta di un (tecnologico) elisir di lunga vita, l’immortalità.</p>
<p>Per il momento, nell’attesa di strabilianti notizie circa una maggiore longevità umana tramite gli studi sulla piccolissima medusa, ci si accontenta di traguardi più “modesti”, ma molto promettenti. Le staminali pluripotenti sono cellule primitive non specializzate, quindi capaci di trasformarsi in altri tipi tramite il “differenziamento cellulare”, adatte a riparare vari organi del corpo umano, per esempio il cuore dopo un infarto. Ma il prelievo di queste cellule, che può avvenire anche da embrioni umani, ha sollevato problemi etici ed è tuttora molto controverso. È quindi benvenuta la scoperta del gruppo del professor Shinya Yamanaka, dell’Università di Kyoto e che gli è valsa il Premio Wolf, assegnato a chi si sia distinto per il bene dell’umanità, nonché il Premio Nobel, entrambi per la medicina. Yamanaka ha “inventato” le iPSCs  (Induced Pluripotent Stem Cells), “staminali pluripotenti indotte”, molto simili alle staminali embrionali, che eviteranno quindi le diatribe sollevate dal ricorso agli embrioni. Un passo più avanti emerge dagli studi del prof. Mauro Giacca, direttore dell’ICGEB di Trieste (Centre for Genetic Engineering and Biotechnology). Recentemente la rivista “Nature” ha pubblicato l’esito d’una ricerca di Giacca, secondo la quale alcune molecole del microRNA (acido ribonucleico, molto simile al Dna), sono in grado riparare le parti danneggiate del cuore di pazienti reduci da infarto o con scompenso cardiaco.</p>
<p>Siamo ancora lontanissimi dall’immortalità, dunque. Ma forse ci avviciniamo alle tartarughe.</p>
<p><strong id="[object]">L&#8217;immortalità nella fantascienza</strong><br />
L’immortalità, o comunque una vita lunghissima, è uno dei temi cardine delle fantasie e delle segrete aspettative umane, benché se realizzata comporterebbe problemi enormi, ai quali si preferisce non pensare. Un intero universo di miti religiosi o di avventure del soprannaturale ci narra le gesta meravigliose di <img id="[object]" class="alignleft" src="http://img585.imageshack.us/img585/4255/vecchiaia.jpg" alt="" width="370" height="284" />creature dotate di poteri quasi divini, tra cui l’immortalità. La fantascienza non è da meno, seppure in vesti fanta-razionali. Nel romanzo <em id="[object]">Il rosso fiume dell’eternità</em> (1962), lo scrittore statunitense James Gunn narrava l’odissea di alcune persone divenute immortali in seguito a una mutazione del sangue, perseguitate dai “normali”, che volevano divenire a loro volta immortali tramite trasfusioni di sangue (dal libro fu tratta una serie televisiva). Nel romanzo <em id="[object]">Il trionfo del tempo</em> (1962) l&#8217;autore inglese James Blish narrava di uomini d’un lontano futuro vivi fin quasi ai 1000 anni, e ne descriveva la solitudine e le sbiadite memorie dei troppi eventi ai quali avevano assistito. Di taglio del tutto diverso gli immortali descritti da Jonathan Swift in <em id="[object]">I viaggi di Gulliver </em>: persone che continuano a invecchiare per l’eternità, ridotti a decrepitezze mostruose irreversibili. Nel romanzo <em id="[object]">La città e le stelle</em> (1955) il grandissimo A.C. Clarke anticipava una eternità virtuale: l&#8217;intera umanità ha preferito trasferire la propria essenza e memoria in banche dati, dalle quali tutti possono venir fuori e poi rientrare, “reincarnandosi” ogni volta a piacimento.</p>
<p> </p>
<p id="[object]">[<em>Articolo apparso su </em>"La Gazzetta del Mezzogiorno" <em id="[object]&#8220;>di domenica 6 gennaio 2013, con il titolo</em> Immortali? Un sogno (il rischio è che si avveri)].   <br />
                                                                             </p>
<p id="[object]"> </p>
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		<title>Un moderno Buon Natale a tutti</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Dec 2012 18:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Il mestiere di vivere]]></category>

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		<description><![CDATA[.
Anche Babbo Natale si aggiorna.
.

Purtroppo e&#8217; invecchiato, ha qualche 
secolo addosso e ormai non riusciva piu&#8217;
a mantenere la giusta velocità nella distribuzione 
dei regali. E Greepeace, a buona ragione, ha protestato 
per lo sfruttamento delle renne. Spero pero&#8217; che gli ecologisti 
a loro volta non protestino per l&#8217;inquinamento che un 
veicolo inevitabilmente genera se deve visitare 
qualche miliardo di famiglie in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-family: Arial;">.</span></div>
<div><span style="font-family: Arial;"><strong>Anche Babbo Natale si aggiorna.</strong></span></div>
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<div><span style="font-family: Arial;">Purtroppo e&#8217; invecchiato, ha qualche </span></div>
<div><span style="font-family: Arial;">secolo addosso e ormai </span><span style="font-family: Arial;">non riusciva piu&#8217;</span></div>
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<div><span style="font-family: Arial;">dei regali. E Greepeace, a </span><span style="font-family: Arial;">buona ragione, </span><span style="font-family: Arial;">ha </span><span style="font-family: Arial;">protestato </span></div>
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<div><span style="font-family: Arial;">nottata. Alleluia!</span><span style="font-family: Arial;">.</span></div>
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		<title>Salvate Terramatta</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 20:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vittorio Catani</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Storie d'ordinario infinito]]></category>

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		<description><![CDATA[.                                                                                                                                                                        La fine del mondo dei Maya è improbabile anzi impossibile, quella qui descritta è impossibile ma molto più probabile.
La carriola era pesante da spingere e Xeno, arrancando per la strada in salita e aprendosi un varco nella folla berciante, ogni tanto tirava fuori una bestemmia. Giornata di merda. Alla lettera. Per terra il manto stradale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>.                                                                                                                                                                        <strong>La fine del mondo dei Maya è improbabile anzi impossibile, quella qui descritta è impossibile ma molto più probabile.</strong></p>
<p>La carriola era pesante da spingere e Xeno, arrancando per la strada in salita e aprendosi un varco nella folla <img class="alignleft" src="http://img834.imageshack.us/img834/8941/immagineszd.jpg" alt="" width="289" height="215" />berciante, ogni tanto tirava fuori una bestemmia. Giornata di merda. Alla lettera. Per terra il manto stradale tempestato di buche, rifiuti, sterco di animali e certamente anche di persone; in alto l’eterna cappa di nuvole grigie gonfie di decenni di polveri vulcaniche, industriali e altri veleni. E lui in mezzo. Erano le sedici ma pareva fosse quasi notte. <br />
Qualcuno gli mise una mano sulla spalla. — Amico, perché non sorridi? — La voce a Xeno suonò sconosciuta. Si girò.<br />
Era un vecchio con un cappellaccio di traverso e occhi dalle iridi appuntite. Sorrideva a sua volta, mostrando qualche dente in un vuoto nero. — Ascolta! —  bofonchiò additandogli il logo sulla camicia gualcita. — Dai retta ai Consigli dei Mistic. Non hai a cuore la Salvezza?<br />
— Togliti dalla mia strada, vecchio —  rispose Xeno esasperato. — Non è la serata giusta. Ho il mio daffare. Quanto ai Mistic, possono andare a impalarsi sulle aste delle loro bandiere. — Dette una lieve spinta all’uomo, che brontolò qualcosa.<br />
Riprese la salita.<br />
I Consigli dei Misticheggianti!<br />
Già il governo aveva decretato lo stato di estrema emergenza, e vivere stava diventando un’assurdità. Razionata al massimo l’energia, proibito l’uso di vetture, motorini, aerei, treni. Disattivati telefono e tv. L’ossessione dell’EI, l’Energia Inquinante. Le strade diventavano intasate, impraticabili, specie in una città con tre milioni di abitanti. Incidenti, malattie, divieti…</p>
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<p>.</p>
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