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Che possa riposare in pace.

Ma personalmente non mi sento assolutamente di condividere il coro di elogi, esaltazioni e rimembranze che tracimano soprattutto dalla tv e dai politici di tutti i colori.

A me, Cossiga detto Kossiga non mancherà affatto, e quando c’era ed era in piena attività mi suscitava una sensazione di rifiuto. Per le cose che diceva e che ha detto fino alla fine. Per le cose che sapeva (se sapeva) ma non diceva. Per le cose che fingeva di sapere e intorno alle quali parlava. Per quel suo tono sornione sempre allusivo ma mai esplicito. Per la tristemente famosa e gravissima faccenda “Gladio”. Per chi morì nelle manifestazioni di piazza (Roma, 12 maggio 1977; Cossiga Ministro degli Interni). Per la gestione della faccenda “Moro”. Per come trattava persone importanti o delle istituzioni: vedi il buonanima Dalla Chiesa, o il sindaco Dalfino (di Bari)  allorché nel porto della città attraccò la prima nave gremita da albanesi (solo due esempi). Per aver recentemente dichiarato che lui il “popolo viola” l’avrebbe sistemato con le mitragliatrici. Giusto definirlo - da Napolitano, oggi 18 agosto 2010 - ”un grande uomo di stato”?

Insopportabile che in tv e in Parlamento non una voce critica si sia levata, o sia stata raccolta in cotanto luttuoso e ipocrita rammarico. Vero che, come suona un proverbio, “dei morti o degli assenti / o dici bene niente”. Ma questo non significa che debbano arrivarci solo nobili parole, in “coccodrilli” peraltro grotteschi sulla bocca di gente chiacchierata, o indagata, o inquisita, talora anche condannata. E’ il trionfo della falsità, dell’ignoranza, della complicità. E’ un ulteriore segnale del famoso “ciarpame”. Che avanza.  Amen.

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