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Oggi, nel 2015, le bioingegnerie consentono manipolazioni impensabili fino a pochi anni fa, ed è possibile intervenire sui batteri. Già lo si faceva agli inizi del secolo, ma ora queste tecniche hanno raggiunto vertici impensabili.

Parlo della “ingegneria metabolica”. Con opportune attrezzature è cosa relativamente facile: i batteri sono forme vitali “semplici”. In essi si inseriscono, manipolano o eliminano geni trasformandoli in veri e propri produttori di farmaci. Il principio è dunque banale, anche se le cose nei dettagli sono abbastanza complesse. Per esempio, vi sono batteri modificati mediante l’inserimento non di un solo gene ma di molti, provenienti da fonti diverse. Questa attività è strettamente connessa con un’altra che, in apparenza, sembrerebbe estranea all’argomento: la conservazione dell’ambiente e il mantenimento della biodiversità.

Si prenda il mio lavoro: io sono brasiliano, mi chiamo Heitor e mi guadagno la vita lavorando per un grosso centro internazionale di ricerche chimico-farmacologiche. La mia attività mi porta a viaggiare in palloni aerostatici (che oggi sono ultratecnologici e hanno costi di gestione ridotti), in molte parti del mondo. Soprattutto, sorvoliamo foreste (quelle che restano) raccogliendo campioni e cercando piante particolari, alcune delle quali rarissime o in via di estinzione. Ma preziose per la vita umana.

Nel pallone aerostatico siamo in tre: il tecnico, uno studioso, e colui che fa il lavoro “bruto”, cioé il sottoscritto. Sono io quello che, al momento opportuno, dopo aver fatto scendere il pallone a pochi metri dal suolo, si cala dalla navicella e raccoglie campioni, dal terreno o dalle cime degli alberi (un posto sul quale vento e piogge depositano tante di quelle forme vitali da non avere idea; tutte preziose e da studiare). Come potete immaginare è un lavoro non privo di rischi, ma che io trovo entusiasmante.

 In una foresta dello Zanzibar siamo riusciti a individuare alcuni esemplari del sempre più raro Catharantus roseus, che fornisce alcaloidi come la vinblastina e la vincristina, efficaci contro il linfoma di Hodgkin e la leucemia linfocitaria acuta. Nel nostro “paniere” abbiamo avuto, fra le altre, una pianta endemica della Cina centrale unica fonte al mondo dell’artemisina, anti-malarico efficace quasi al 100%. Un altro nostro successo è aver individuato anche al di fuori delle isole Samoa un albero che si riteneva esistesse solo lì, il “mamala”. Dalla sua corteccia si estrae la prostratina, un composto con proprietà anti-Hiv. E così via. Tutta questa roba, da noi raccolta o a volte solo segnalata, viene poi studiata ed elaborata dal centro di ricerche, che modificando innocui batteri li trasforma appunto in produttori di sostanze che diventano farmaci utilissimi, spesso salvavite.

Questo, fra l’altro, ci convince sempre più (se ce ne fosse bisogno) che la biodiversità è la vera ricchezza del mondo. 

                                                                                                                                                         [Pubblicato su "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 22 dicembre 2005 nella rubrica Accadde... domani].

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