Tutti al Totalcinema!
Posted on Luglio 30th, 2010 in Tempo presente |
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Dunque, succede che tutti oggi, nel 2016, mi decantano le meraviglie del nuovo “totalcinema” e allora bisogna assolutamente andarci. I film sono tridimensionali, trasmessi da un satellite che li distribuisce (”wireless”, senza fili) in contemporanea fino a 12.384.577 città del mondo e quindi non c’è bisogno né di proiettore né di personale addetto: occorrono solo uno schermo gigante e posti dove sedersi.
Allora vado. E’ fuori città. Superato il traffico caotico, eccomi dinanzi al caratteristico palazzo semisferico del totalcinema (questo si chiama “Starwars”), in un nuovo ingorgo d’auto e una gran confusione. Dopo lunga pena per parcheggiare (a pagamento) entro e mi accorgo che nel salone d’ingresso ci sono due file: una per chi ha già fatto altre due precedenti code (prenotazione; ritiro del biglietto); l’altra fila (la mia) è per i poveri di spirito imprevidenti e fannulloni: dovremo dividerci i biglietti residui, se ci sono. Dopo un’ora di attesa un tabellone segnala infatti il tutto esaurito, e io resto fuori. Assurdo: nell’epoca dell’elettronica non c’è un distributore di tagliandi - foss’anche di tipo “salumeria” - che regoli le precedenze o le capienze, e si provocano attese a vuoto. In altri tempi sarebbe da denuncia. Nell’aria dilaga l’”odore” (chiamiamolo così) del sint-pop-corn, molto peggiore di quello del popcorn naturale.
Il totalcinema mi sembra un luogo di odori forti, dove giovani e meno giovani stridono, sghignazzano, si danno spintoni, si sbaciucchiano, pomiciano e masticano rumorosamente roba immangiabile spargendo carte bicchieri e lattine ovunque. Ormai mi sono contrariato, incazzato, e all’apertura dei cancelli spingo e mi intrufolo: ce l’ho fatta anche senza biglietto! Neanche io so come. Ma ora viene il bello, penso.
Il film si intitola Srtsfazz Myg&%rtso$gk: sembrerà strano ma è cosa comprensibilissima; infatti l’opera è stata prodotta in un piccolo Stato, il Kskoz, e come saprete, da decenni i titoli originali sono veri marchi di fabbrica e non si possono tradurre (furono gli Usa a cominciare così, negli anni ‘90 del XX secolo). Questo film, leggo, ha vinto vari premi, e ciò mi ha spinto a venire qui. Arrivo in sala proiezione: ci saranno neanche 50 poltrone, per gli altri ci sono scalini o apposite sporgenze o maniglie ai muri, alle quali appendersi (”posti” prenotati anch’essi, a prezzi più bassi). Io, senza biglietto, finisco in prima fila: vedrò il film da strabico, da sotto un maxischermo che così mi appare sghembo, pazienza. Poi però qualcuno reclama il posto e mi scaccia. Nel caos di chi va, viene, si siede, si alza, cambia posto, urla etc. mi abbasso pian piano perché ho pensato d’infilarmi sotto un sedile. E mi ci infilo. Sempre in prima fila.
Parte la proiezione con una musica rompitimpani. Il film è in lingua originale, parlato in lingua kskoza, con sottotitoli anch’essi in kskozo (per garantire che vengano ascoltati i dialoghi originali, protetti da copyright) ma ci sono anche altri sottotitoli. Però sono in ostrobotniano. Fortuna che mio zio è nato a Helsinki e da piccolo mi insegnò alcuni vocaboli. Da sotto la poltrona non capisco assolutamente un tubo. Sono rintronato. Però il film, come dicevo, è in 3D e spesso appare un’attrice molto procace che sembra sporgersi oltre l’orlo dello schermo. Da sotto sbircio e le vedo molto bene il sottilissimo tanga! Se non altro…
[Pubblicato su "La Gazzetta del Mezzogiorno", rubrica Accadde... domani, il 27 settembre 2006]
